La Lega terronaI giovani padani hanno trovato i colpevoli dell’investimento leghista da 4,5 milioni di euro in Tanzania: i terroni.
Lo è la pugliese Rosy Mauro, è “un terun” il tesoriere e regista dell’operazione, Francesco Belsito, ex buttafuori nelle discoteche liguri, transitato da Forza Italia al Carroccio con il ruolo di amministratore dell’editoriale Nord. È di lontane origini meridionali pure la moglie di Bossi, e padanoverde giunge alla tagliente sintesi che “la Lega ormai è in mano ai terroni”. La palma va a Nord, fu la profezia di Sciascia, e il cerchio magico che circonda il Capo è ormai reputato un covo di borboni.
Nel loro forum, uno dei pochissimi sopravvissuti alla censura, fiorisce il disappunto.
“E poi parlano male del negher”, chiosa Manfrino. “Bossi ha detto di fidarsi del figlio (sic) perché sta prendendo la laurea in economia: sì, come la sua in medicina”.
Marco M., memore del disastroso investimento degli anni Novanta nel villaggio vacanza in Croazia, sostiene “che quando ci sono di mezzo i quattrini la Lega si dimostra più transnazionale persino di Pannella”.
Gronda insomma un’ironia amara, nera rassegnazione, un disincanto feroce per un partito di “tante parole, poco di buono e promesse tradite”.
La storia dei soldi in Tanzania è già un pezzo da cabaret e Maroni vuol espellere Belsito, il cui biglietto da visita venne trovato nella casa genovese di Ruby; “i soldi doveva darli alle sezioni invece che farli sparire”, è il ritornello ricorrente. “Vuoi vedere – scrive antogismo – che erano più onesti i democratici cristiani?”.
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