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  1. #1
    the dark knight's return
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    Predefinito Per un Fronte Conservatore

    Uno dei miei piùgrandi rimpianti è di esserestato ingenuo facendo cadere la federazione della Destra Conservatrice su POL... Oggi, in onore a quei tempi e a quelle persone, la ripropongo su Politica in Rete.

    Vorrei uno schieramento alleato al centrodestra in cui Rinnovamento Nazionale e i Conservatori di PIR siano i protagonisti assieme a forumisti validi della società civile pirriana, uno schieramento che nasca in onore alla Destra Conservatrice che c'era su Politica Online, una Destra culturalmente forte, una Destra con profondo senso istituzionale. Credo fortemente in una Federazione di questo tipo, una Federazione che può prendere per mano il centrodestra portandolo alla vittoria.Una Destra che immagini il futuro e lo affronti senza paura pur vivendo nella Tradizione.

    Richard Gecko
    Ultima modifica di Dark Knight; 12-01-12 alle 17:15
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  2. #2
    the dark knight's return
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    Predefinito Rif: Per un Fronte Conservatore

    Rubo alcuni articoli del buon Florian comparsi su "Conservatorismo"

    Maistre e il conservatorismo latino

    Tra i pensatori influenzati da Burke il diplomatico e polemista francese Joseph de Maistre sviluppò una sua personale forma, più estrema, di conservatorismo all'inizio del secolo XIX. Laddove il conservatorismo burkeano era il prodotto dell’evoluzione, il conservatorismo di Maistre era controrivoluzionario. Entrambi protessero la tradizione dalle innovazioni radicali della rivoluzione, ma le tradizioni protette erano molto differenti: Burke respinse la rivoluzione per il bene delle libertà tradizionali, Maistre per il bene dell’autorità tradizionale. Burke non fu autoritario, ma costituzionalista - e sempre parlamentarista - mentre Maistre, nel sottolineare l'autorità delle élites tradizionali, è spesso chiamato giustamente non conservatore ma reazionario. Definire la sua posizione totalitaria, tuttavia, sarebbe andare troppo lontano, perché egli non si propose di subordinare tutti gli aspetti della vita dei singoli alle autorità dello Stato, ma solo la sua fedeltà politica e talvolta religiosa. Questa distinzione tra l'autoritario e il totalitario distingue il conservatore più reazionario da gruppi come i nazisti.

    Maistre respinse l'intero patrimonio dei Lumi e attribuì i disordini rivoluzionari dell'Europa all'influenza di quelle perniciose idee. Egli tratteggiò un quadro degli esseri umani come essenzialmente emotivi e tendenti al disordine e al male se non controllati all'interno di una struttura politica strettamente dominata da governanti, sacerdoti, religiosi, e dalla minaccia del carnefice. Contro lo slogan "Libertà, uguaglianza, fraternità" dei francesi rivoluzionari, Maistre sembrò quasi personalmente incarnare lo slogan "trono e altare." Il suo programma chiamò ad un ripristino della monarchia assoluta ed ereditaria in Francia, anche se avrebbe dovuto essere una monarchia più religiosa e meno frivola rispetto a prima. La restaurazione dei Borbone, avvenuta in Francia dopo il 1815, tentò effettivamente di creare una versione modificata dell’ancien régime simile a quella suggerita da Maistre, ma i Borboni furono rovesciati nel 1830.

    Gli scritti di Maistre costituirono una fonte importante del pensiero conservatore in Spagna, Italia e Francia nella prima metà del secolo XIX. Ma nessuna opera di Maistre o di qualsiasi altro anti-giacobino ebbe l’influenza del classico saggio di Burke, che divenne la base di tutte le successive argomentazioni conservatrici contro la rivoluzione francese. Mentre il conservatorismo rigido e gerarchico di Maistre si è oggi estinto, quello più flessibile di Burke è più forte che mai, permeando tutti i partiti politici d'Occidente che tendono ad un cambiamento graduale, piuttosto che radicale o rivoluzionario.


    Il conservatorismo nel secolo XIX

    Il secolo XIX fu in molti modi antitetico al conservatorismo, sia come filosofia politica che come programma di specifici partiti identificati con gli interessi conservatori. L'Illuminismo aveva generato la convinzione diffusa nelle possibilità di migliorare la condizione umana - un credo insito nell'idea di progresso - e la disposizione razionalista a modificare o abbandonare le istituzioni e le consuetudini esistenti nel perseguimento di tale obiettivo. Questo credo alimentò la rivoluzione francese e si rafforzò grazie alla rivoluzione industriale e ai progressi scientifici. La conseguente politica razionalista abbracciò un ampio segmento dello spettro politico, compresi il riformismo liberale, il socialismo sindacalista (o social-democrazia) e, infine, il marxismo. I cambiamenti maturati sotto il vessillo della politica razionalista sono stati immensi e hanno evidenziato il dilemma del conservatorismo moderno: di fronte alla costante innovazione razionalista, i conservatori sono stati spesso costretti ad adottare un ruolo meramente difensivo, cosicché l'iniziativa politica è rimasta il più delle volte nel campo avverso.

    Metternich e il Concerto Europeo

    I pesanti sconvolgimenti sociali dei periodi rivoluzionari e napoleonici provocarono una reazione dalle conseguenze più immediate e di ampia portata degli scritti dei teorici conservatori. Durante il periodo 1815-48, lo statista austriaco Principe di Metternich, che esercitò una grande influenza in Austria e in generale in Europa, dedicò le sue energie alla formazione di una catena antirivoluzionaria di alleanze internazionali in tutta Europa.

    Metternich fu una figura dominante al Congresso di Vienna, la conferenza internazionale di pace convocata nel 1814 quasi al termine delle guerre napoleoniche. La risoluzione di pace, siglata a Vienna nel 1815, si basò sui principi condivisi dal delegato austriaco conservatore Metternich, dal delegato britannico Visconte Castlereagh, dal delegato francese Talleyrand, e dallo zar russo, in passato liberale, Alessandro I. Questi principi erano il tradizionalismo, in reazione a 25 anni di rapido cambiamento; il legittimismo (la monarchia ereditaria come unica regola lecita), e la restaurazione dei monarchi rimossi dopo il 1789.

    Le grandi potenze europee tentarono anche di far rispettare la pace attraverso conferenze periodiche tra i governi che diedero origine ad un periodo di cooperazione internazionale noto come il Concerto Europeo. Il Sistema del Concerto, pari ad una rudimentale forma di governance internazionale, venne utilizzato per arbitrare pacificamente varie controversie internazionali e per favorire la cooperazione tra gli Stati membri nel reprimere le insurrezioni liberali e la conservazione dello status quo all'interno dei propri confini. Anche se i tentativi di arbitrato istituirono un importante e positivo precedente, il Sistema del Concerto era viziato dalla sua restrittiva base aristocratica e dalla sua fanatica opposizione a un progressivo cambiamento sociale.

    Secondo Metternich, le rivoluzioni liberali degli anni 1820 e 1830 in Spagna e in parti d'Italia e di Germania erano state "antistoriche" e irrealistiche. I liberali si erano impegnati in un inutile tentativo di imporre le istituzioni del governo parlamentare inglese e la monarchia costituzionale in luoghi in cui queste non avevano radici storiche. Utilizzando argomenti presi in prestito da Burke, insistette sulla necessità di continuità con il passato e su di un ordinato, organico sviluppo. Da qui, il suo commento sarcastico sulle rivoluzioni liberali a Napoli e altrove: Un popolo che non è in grado né leggere né scrivere, la cui ultima parola è il pugnale - materiale eccellente per i principi costituzionali! … La Costituzione Inglese è opera di secoli.… Non vi è alcuna ricetta universale per le costituzioni.


    La ritirata del conservatorismo vecchio stampo

    La soluzione architettata da Metternich al Congresso di Vienna fu reazionaria, in quanto volta a ripristinare l’ordine politico e sociale che esisteva prima della Rivoluzione. Tuttavia, le monarchie restaurate in Francia, Austria-Ungheria e Spagna ritennero prudente dar vita alla formazione di istituzioni parlamentari quale concessione al sentimento liberale. I partiti politici non erano affatto necessari in questi Stati, dato il limitato potere concesso ai nuovi parlamenti e la limitatezza del diritto di voto. Come risultato, i più affidabili sostenitori delle monarchie, i proprietari terrieri, gli aristocratici e il clero, furono in grado di garantire la fedeltà della popolazione generale. Erano particolarmente influenti nelle aree rurali, dove i contadini intrinsecamente conservatori erano ancora piuttosto insensibili all’industrializzazione e alle altre innovazioni moderne.

    Questa soluzione politica si dimostrò insostenibile nel giro di pochi decenni dalla Restaurazione, soprattutto a causa del crescente malcontento dei liberali urbani. Gli abitanti delle città tendono ad essere più attivi politicamente di quelli delle campagne e come le popolazioni urbane crebbero di numero in seguito alla rivoluzione industriale, il loro aspro scontento cominciò a minacciare il sistema della Restaurazione. Di fronte alle loro agitazioni e rivolte, i conservatori persero progressivamente terreno, e dopo le rivoluzioni del 1848 - che provocarono l'esilio di Metternich dall’Austria e del re Luigi Filippo dalla Francia – le fazioni conservatrici avevano smarrito sia il potere a vantaggio dei liberali e dei nazionalisti sia l’aggancio a coalizioni con altri gruppi.

    I conservatori francesi rimasero fedeli alla monarchia restaurata, ma le rivoluzioni del 1830 e del 1848 diedero successivi colpi a quella istituzione e prima della fine del secolo XIX i realisti in Francia affrontarono lo sconcertante fatto che c’erano non meno di tre famiglie che rivendicavano un inesistente trono francese. I sostenitori del conservatorismo francese tra il clero cattolico, gli ufficiali della classe militare e l’aristocrazia terriera rimasero ossessionati dalla nostalgia per l'ancien régime, e quindi in collisione con le aspirazioni della crescente e potente borghesia.

    Conservatorismo e nazionalismo

    L’industrializzazione accelerò il declino del conservatorismo vecchio stile perché tese a rafforzare la mentalità commerciante della borghesia e a creare una nuova classe industriale operaia con sentimenti di minore lealtà nei confronti delle vecchie istituzioni. Tra il 1830 e il 1880 il liberalismo conseguì ripetute vittorie nei confronti del sistema conservatore dell’Europa occidentale. I conservatori, come altri gruppi politici, dovevano formare maggioranze in parlamento se volevano mantenere il potere, e la progressiva espansione del diritto di voto aveva fatto sì che essi dovessero coltivare il sostegno di un ampio elettorato. Tuttavia, la loro principale fonte di forza, i contadini rurali, declinò nei numeri rispetto ad altri gruppi sociali e fu in ogni caso, troppo esigua per sostenere un efficace partito nazionale.

    I partiti conservatori risolsero infine il problema identificandosi con i sentimenti nazionalistici. Tale strategia venne perseguita con il massimo vigore in Germania, dove la questione dell’unificazione degli Stati tedeschi in una singola nazione divenne una preoccupazione centrale sia dei liberali che dei conservatori a partire dalla metà del secolo XIX. L’illustre ma ambiguo cancelliere prussiano Otto von Bismarck utilizzò il sentimento nazionalista suscitato dai successi militari della Prussia contro la Danimarca (1864), l’Austria (1866), e la Francia (1870-71) per creare nel 1871 una Germania unita sotto la monarchia prussiana. I governi conservatori che diresse come cancelliere della Germania per i successivi 20 anni ha istituirono varie misure di assistenza sociale - come ad esempio le pensioni e l’indennità di disoccupazione - per togliere il sostegno della classe operaia alla sinistra del partito socialdemocratico. Sebbene Bismarck proteggesse la posizione dominante delle classi sociali dei proprietari terrieri e degli ufficiali prussiani, le sue misure di assistenza sociale mitigarono i conflitti di classe e facilitarono una coesione sociale che si protrasse in Germania fino alla fine della Prima Guerra Mondiale.

    Alla fine del secolo XIX la strategia nazionalista era stata adottata dai partiti conservatori in tutta Europa. Questa ha conferito loro maggior seguito popolare in un'epoca di intensificati sentimenti patriottici, ma ha anche contribuito al clima di rivalità internazionale culminante con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914. I partiti conservatori furono quasi sempre i sostenitori più fermi e intrattabili di quella guerra.

    Gran Bretagna

    Nei secoli XVII e XVIII le cause politiche conservatrici in Gran Bretagna vennero difese dai tories, una fazione parlamentare che rappresentava la gentry, le classi mercantili e il clero. Questa fazione diventò il Partito Tory nel 1784 e adottò definitivamente il marchio "conservatore" dopo il 1831. Come Partito Conservatore ha avuto grande forza in tutto il secolo XIX, ricevendo consistentemente il sostegno di circa la metà dell'elettorato. Anche se il partito venne indebolito dalla riforma di legge Whig del 1832 e da altre misure di Whig e liberali che compromisero il potere della gentry, riuscì a salvarsi grazie alla fertile immaginazione e all’astuta gestione di Benjamin Disraeli, che fu primo ministro nel 1868 e di nuovo dal 1874 al 1880. Mostrando di avere notevole lungimiranza, Disraeli alimentò il sostegno al partito della classe operaia estendendo il diritto di voto agli operai delle industrie con la legge di riforma del 1867. Disraeli combinò il desiderio di mitigare le dure condizioni dei lavoratori sotto un capitalismo sfrenato con la fede nel valore del sistema di classe e di istituzioni come la Monarchia e la Chiesa. Sotto Disraeli il partito fu in grado di ampliare il suo sostegno elettorale e, di conseguenza, di aggirare il Partito Liberale e la nuova classe commerciale da esso rappresentato. Il successore di Disraeli come leader di partito, Lord Salisbury, fu primo ministro nel 1885 e nuovamente dal 1886 al 1892 e dal 1895 al 1902; Arthur Balfour guidò un altro governo conservatore dal 1902 al 1905. La più lunga era di dominio conservatore fu segnata dall’imperialismo, da tariffe elevate e dalla progressiva erosione del voto operaio del partito.
    Dai tempi di Disraeli, il conservatorismo in Gran Bretagna si è mosso tra una passiva e rassegnata accettazione di gran parte delle modifiche introdotte dai suoi oppositori liberali e (più tardi) laburisti e un più "positivo" conservatorismo, il cui obiettivo fu quello di favorire le condizioni sociali in cui l’individuo potesse curare i propri interessi senza l’indebito ostacolo o la dipendenza da parte dello Stato. Ironia della sorte, questa politica derivava dall’individualismo liberale del secolo XIX ed era associata in special modo al Partito Liberale.
    Ultima modifica di Dark Knight; 12-01-12 alle 18:33
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

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    Predefinito Rif: Per un Fronte Conservatore

    6. La Nuova Destra

    Va detto subito che la Nuova Destra non rappresenta assolutamente un movimento omogeneo che condivide un'unica dottrina. Al suo interno esistono tre diverse (e in ultima analisi incompatibili) scuole di pensiero che, ai fini della nostra analisi, possiamo definire scuola economica, radicale e politica. La tesi sostenuta dalla scuola economica è che una società libera richiede un libero mercato. La tesi della scuola radicale è che nelle attuali condizioni di decadenza della società non si può stabilire un ordine politico senza che vi sia stata prima una rigenerazione spirituale. La scuola politica, infine, mette l'accento sui problemi costituzionali, anche se al suo interno i suoi esponenti si dividono in convinti sostenitori del pluralismo, da un lato, e fautori della necessità di creare innanzitutto un ordine sociale organico, dall'altro. Non si tratta naturalmente di temi nuovi; la novità consiste semmai nel fatto che vengono per la prima volta associati al pensiero conservatore, e anche nel contesto nel quale essi tornano a essere attuali. Sembra opportuno prendere adesso in considerazione in maniera più dettagliata la dottrina di ognuna di queste scuole, facendo riferimento in particolare alle conseguenze che esse hanno determinato su quel modo di far politica che abbiamo definito 'limitato' e che è stato tradizionalmente proprio del conservatorismo moderato.

    Prenderemo in considerazione per prima la scuola economica, dato che essa rappresenta non solo la parte più nota della Nuova Destra, ma anche quella che ha maggiormente influenzato la politica dello scorso decennio. L'argomento centrale sostenuto da questa scuola è, come abbiamo detto, che una società libera richiede un libero mercato. Per dirla in altre parole, la 'politica limitata' è possibile solo in un sistema capitalista, ossia, per usare un'espressione ancora più concisa, la libertà non è divisibile. Nel presente articolo ci limiteremo a esaminare il pensiero di Friedrich von Hayek, nei cui scritti questa tesi viene sostenuta nella maniera più sistematica. Non ci soffermeremo sul modo paradossale in cui l'originario asserto marxista del primato dell'ordine economico su quello politico è stato trasformato dalla Nuova Destra in un'arma per combattere il marxismo stesso; ciò che ha maggiore importanza è l'ambiguità diffusa, evidente negli scritti di Hayek, con cui la scuola economica porta avanti la sua difesa della 'politica limitata'. Questa ambiguità - che consiste nel fatto che non è mai chiaro se Hayek sostenga la 'politica limitata' perché intrinsecamente valida o perché serve a promuovere la prosperità e il progresso - risulta particolarmente evidente, per esempio, nel modo in cui egli cerca di giustificare l'importanza data al principio di legalità. Sotto il profilo etico, il principio di legalità deve garantire la libertà e la dignità dell'uomo abolendo il potere arbitrario; ma Hayek purtroppo nasconde il fondamento etico di questo principio cercando invece di sostenerlo in base a due argomentazioni, nessuna delle quali è in grado di conferirgli un valore intrinseco. Una di queste argomentazioni è di tipo naturalistico, e anzi in realtà non è tanto un'argomentazione quanto un richiamo costante ad analogie tra l'adattamento organico al proprio ambiente, riscontrabile in tutti gli animali, e il tipo di adattamento spontaneo che Hayek ritiene sia determinato negli uomini da un mercato regolato esclusivamente dal principio di legalità. L'altra argomentazione è un richiamo estremamente sofisticato al valore epistemologico del libero mercato, inteso non tanto come puro sistema economico che favorisce l'efficienza degli scambi, quanto piuttosto come delicato sistema per memorizzare e trasmettere informazioni. Secondo Hayek, il merito di queste argomentazioni consiste in quella che egli ritiene essere la loro natura scientifica; tuttavia è proprio la loro pretesa natura 'scientifica' che toglie a queste argomentazioni qualsiasi connotazione etica. In generale, quindi, il punto debole della scuola economica è che, anche se essa riuscisse a fornire un'analisi convincente del rapporto tra capitalismo e 'politica limitata', il tipo di conservatorismo da essa sostenuto non conferirebbe comunque alcuna base logica agli ideali etici a cui implicitamente o esplicitamente si richiama.

    Mentre la scuola economica della Nuova Destra ha avuto un certo seguito a livello internazionale, la scuola radicale è rimasta un fenomeno esclusivamente continentale. In Germania i suoi esponenti sono gli ultimi fautori della 'rivoluzione conservatrice' originariamente propugnata da Moeller van den Bruch nel libro Das Dritte Reich, del 1923. In Italia essa è rappresentata dalla Nuova Destra. Il suo più noto rappresentante, tuttavia, è forse il pensatore francese Alain de Benoist, che ha divulgato le idee della scuola radicale attraverso due giornali, "Éléments" e "Nouvelle école". De Benoist, come quasi tutti gli esponenti della scuola radicale, parte dalla convinzione che il mondo occidentale moderno sia entrato in uno stato di profonda decadenza, di cui la cultura e la politica degli Stati Uniti forniscono l'esempio più chiaro. La scuola radicale, però, sarebbe disposta a tutto pur di porre termine a questa decadenza, poiché - per usare le parole di de Benoist - "qualunque dittatura è un male, ma qualunque decadenza è un male ancora peggiore". Questa propensione all'estremismo viene tuttavia nascosta dietro una strategia che distingue immediatamente la Nuova Destra dalla destra reazionaria tradizionale, mentre allo stesso tempo la lega ai metodi rivoluzionari sostenuti da teorici di sinistra come Antonio Gramsci (cfr. Quaderni del carcere, 1929-1935). Secondo questa strategia bisogna rinunciare a qualsiasi aspirazione politica diretta per concentrarsi invece sulla rigenerazione culturale, senza la quale è naturalmente impossibile por fine alla decadenza.

    Altre tre caratteristiche distinguono in modo rilevante la scuola radicale dalla vecchia destra. In primo luogo, la scuola radicale rifiuta l'eredità cristiana dell'Occidente, e cerca invece di far rivivere e di preservare l'eredità 'pagana'. Non sorprende il fatto che questo 'nuovo paganesimo', che si esprime nelle note aspirazioni romantiche all'atto eroico, implichi notevole simpatia per Nietzsche e, più in generale, per una concezione dell'uomo di tipo 'esistenziale', in base alla quale la natura umana non è definita o fissa, ma è soggetta a un continuo processo di creazione. In secondo luogo, la scuola radicale ricerca una identità europea che sia transnazionale, considerata l'unico modo di proteggere la civiltà occidentale dalla minaccia americana da una parte e russa dall'altra. Tale identità transnazionale viene in genere teorizzata in termini di razza, in particolare facendo riferimento alle origini indoeuropee. In terzo luogo, la Nuova Destra radicale ha trovato un elemento di unità nel sostegno a quelli che sono considerati i popoli oppressi del Terzo Mondo, non tanto per bontà d'animo quanto per procurarsi un eventuale appoggio per rovesciare l'ordine capitalista internazionale che favorisce la decadenza. Anche in questo caso è sorprendente come i temi della Nuova Destra radicale e quelli della Nuova Sinistra finiscano paradossalmente per convergere.

    La scuola politica cerca di svincolare il conservatorismo sia dalla 'politica economica' della prima scuola, sia dai programmi globali di rigenerazione spirituale della seconda. Lo scopo della scuola, i cui esponenti sono prevalentemente americani e inglesi, è stato delineato con chiarezza da uno dei principali accademici inglesi, Maurice Cowling (v., 1978): la scuola si propone di creare una forma di conservatorismo che sia allo stesso tempo 'meno liberale e più populista' della via intermedia, e 'meno liberale e più politico' del liberalismo economico perseguito dal governo Thatcher. All'interno dell'unità di intenti relativa al perseguimento di tale obiettivo, tuttavia, possono essere individuati due modi molto diversi di affrontare i principî fondamentali della filosofia conservatrice. Uno è la scettica versione libertaria del conservatorismo costituzionale di Michael Oakeshott; anche se la sua opera è precedente alla nascita della Nuova Destra, il rifiuto del 'collettivismo' le ha conferito ai nostri giorni una nuova importanza. Per Oakeshott, la politica è essenzialmente una questione poco importante, che ha a che fare con il mantenimento di una struttura formale di norme all'interno delle quali il cittadino può perseguire l'obiettivo che meglio gli aggrada. Pertanto, come rileva Oakeshott, "non è assolutamente incoerente essere conservatore per ciò che riguarda il governo e radicale per ciò che riguarda quasi ogni altro tipo di attività" (v. Oakeshott, 1962, p. 195). Mentre l'idea generale all'origine di questo tipo di conservatorismo, secondo Oakeshott, si desume nella maniera migliore da pensatori come Montaigne, Pascal e Hume, la sua essenza politica è data da una concezione del ruolo del governo come artefice e custode del diritto non strumentale. Nell'adempiere questo compito il governo può intervenire attivamente nella vita della società, così da promuovere quella separazione dei poteri dalla quale dipende la politica limitata. Esso può anche promuovere attivamente delle misure assistenziali, purché siano a beneficio di coloro che sono realmente bisognosi. Ciò che non è consentito al governo è di abbandonare il proprio ruolo non finalizzato, per divenire un provvidenziale dispensatore di benefici alla società. Anzi, se al governo vengono assegnate delle funzioni manageriali, queste devono essere chiaramente distinte e tenute ben separate dalle attività che gli sono proprie in quanto governo. Anche se il governo nell'esercizio delle proprie funzioni può a buon diritto reclamare una funzione che è in qualche modo economica, tuttavia Oakeshott la caratterizza in termini negativi: in nessun caso deve compromettere la stabilità monetaria.

    La seconda linea di pensiero presente all'interno della scuola politica ha il suo rappresentante più autorevole in Roger Scruton, direttore di "The Salisbury review". Secondo Scruton, lo scopo dell'attività politica va ben oltre quello stabilito da Oakeshott. In un saggio del 1980, The meaning of conservatism, egli auspicava la creazione di una società organica in grado di porre termine all'alienazione dell'uomo moderno. Oltre che da questa esigenza neo-hegeliana di 'totalità' e comunità, il pensiero di Scruton è connotato da un lato dall'adesione all'ideale nazionalista e dall'altro dall'affermazione della validità di un ordine civile pluralista basato su istituzioni autonome. Ciò che rendeva ancor più conflittuali gli elementi di questa sintesi proposta da Scruton, era il suo insistere sull'idea che la società civile si basa su una unità prepolitica in cui l'identità razziale ha un ruolo essenziale. Inoltre, si può individuare un'ambigua tendenza potenzialmente anticostituzionale nell'affermazione di Scruton che la costituzione, e in particolare il parlamento, sono solo uno strumento per raggiungere "gli scopi opportunistici di una limitata classe di professionisti - la classe dei politici" (v. Scruton, 1980, p. 24): da ciò si può dedurre che la "fondamentale unità sociale" della nazione può esser messa in luce nella maniera migliore da portavoce privi di posizione o responsabilità nel sistema politico vigente. Benché Scruton si sia sempre dichiarato assolutamente favorevole a certe condizioni necessarie per la 'politica limitata' quali il principio di legalità e l'autonomia delle istituzioni sociali, egli non è finora riuscito a conferire alla Nuova Destra inglese quella identità coerente che essa talvolta sostiene di possedere.

    Negli Stati Uniti influenti esponenti di queste linee di pensiero interne alla Nuova Destra sono Irving Kristol (v., 1972) e Robert Nisbet (v., 1986).
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
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    IL CONSERVATORISMO ne Le Ideologie del Novecento, di Augusto Cavadi



    Il Conservatorismo



    Il nucleo generatore

    Tutte le ideologie che abbiamo sinora esaminato propongono dei progetti di mutamento sociale più o meno condizionato dall’iniziativa degli uomini. Ma siamo sicuri che influenzare la storia sia possibile e, se possibile, auspicabile? Non pochi – cittadini, politici, pensatori – sono stati, e sono, convinti che sia meglio «preferire ciò che è noto all’ignoto, preferire il tentato all’intentato, il fatto al mistero, il reale al possibile, il limitato all’illimitato, il vicino al distante, il sufficiente al sovrabbondante, il conveniente al perfetto, la risata di oggi alla felicità dell’utopia» (1). Questa preferenza per lo status quo, o più ancora questa diffidenza per ogni cambiamento “artificiale”, è il nucleo generatore del conservatorismo. Un’ideologia difficile da osservare in forma «bella e pronta»: chi la condivide difficilmente ammette di avere un’ideologia e ancor più difficilmente si sbraccia per convincere altri delle proprie concezioni. Come è stato più volte osservato, l’«elemento conservatore non è originariamente creativo, bensì “reattivo”, nel senso che diviene cosciente di sé solo come antitesi (e cioè come antitesi al nuovo), ed è creativo solo in questa forma» (2).


    Concezione dell’uomo

    Una conferma del fatto che il conservatorismo sia, più che un movimento, un “contromovimento” la troviamo già a proposito della concezione antropologica: «I conservatori ritengono che la natura umana non sia perfettibile (in questo senso si differenziano da vari socialisti) e che non sia assolutamente in grado di evolversi (e qui prendono le distanze dalla maggioranza dei liberali) poiché non esistono linee guida che indichino alla gente quale direzione prendere. La storia è un processo di accumulazione che non fornisce alcuna chiave per il futuro, e può essere interpretata solo retrospettivamente» (3).
    Impercettibilità e staticità dell’uomo, quindi; destinato a restare quello che lo sguardo “realista”, senza illusioni retoriche né moralistiche, dovrebbe francamente ammettere: egoista, condizionato da impulsi irrazionali, intraprendente, competitivo.


    Concezione della società

    Coerentemente con la concezione antropologica, la società viene considerata come un insieme gerarchico di individui differenti ed ineguali: la sua struttura è sostanzialmente immodificabile perché dipende non dalle scelte degli uomini, quanto piuttosto da fattori (la volontà di Dio, le leggi della biologia, le forze anonime della storia…) che le precedono e le trascendono.
    Tra queste leggi particolare rilevanza è stata riconosciuta al darwinismo sociale e all’evoluzionismo di Spencer: «Sia chiaro che siamo di fronte a due alternative: libertà, disuguaglianza, sopravvivenza del più adatto. La prima fa progredire la società e ne favorisce i suoi membri migliori» (4).
    L’individualismo tendenziale viene corretto da due categorie ritenute imprescindibili: la famiglia (all’interno della quale vige una precisa differenziazione di ruoli tra genitori e figli e tra maschi e femmine) e la Patria (di cui salvaguardare l’ordine rispetto ai possibili sovvertitori interni e la sicurezza rispetto a reali o presunti nemici esterni).


    Concezione dello Stato

    Sin dai tempi di Burke (fine del Settecento) si può riscontrare nel filone conservatore la tendenza a considerare lo Stato non come un sistema di istituzioni finite e cangianti, bensì come un organismo “misterioso” la cui essenza trascende le decisioni mutevoli delle generazioni di cittadini che si succedono.
    Coerentemente, l’orientamento più frequente nella prospettiva conservatrice è di rispettare lo Stato come forma concreta di autorità, garanzia di continuità storica e freno nei confronti delle innovazioni sociali. Ma neppure su questo punto i conservatori cedono alla tentazione del dogmatismo o della semplice fedeltà ai principi acquisiti: come osservava nel 1978 un politologo, «in passato, i conservatori “complottavano” a favore dello stato e contro il laissez faire; oggi “complottano” contro lo stato e a favore dell’individuo. Tanto ieri quanto oggi lo scopo del loro “complottare” è raggiungere un equilibrio» (5).


    Concezione dell’economia

    Questo equilibrio in economia significa preservare da ogni ribaltamento la differenza – ritenuta naturale e dunque raccomandabile – fra chi possiede (ed è dunque anche incline a governare con saggezza e prudenza) e chi non possiede (ed è dunque tendenzialmente irresponsabile nelle scelte di carattere pubblico): «la sorte dei poveri non è, in quanto tale, un oggetto conveniente di commiserazione, ma è la forma normale dell’esistenza umana» (6).
    In termini equivalenti questo significa salvaguardare il diritto alla proprietà privata ritenuto sacro ed inviolabile come il diritto alla vita e alla procreazione. Sui dettagli tecnici il conservatorismo dimostra elasticità e pragmatismo, ma un filo conduttore costante è ravvisabile nell’assoluta separazione dell’economia da qualsivoglia considerazione etica: la legge della domanda e dell’offerta regola i guadagni al punto che «l’etica è del tutto ininfluente; il merito è insignificante; il valore pecuniario degli sforzi è determinato da cause economiche che non hanno niente a che vedere con l’etica» (7). E’ dunque assurdo appellarsi a ragioni etiche per una politica redistributiva della ricchezza su base di servizi sociali prestati o di sofferenze patite: «Rifiutarsi di prestare aiuto ai meritevoli o a coloro che soffrono, per quanto crudele o comunque ingrato non è ingiusto» (8).
    In questa logica, i conservatori abitualmente si battono per una riduzione al minimo delle tasse, per l’ereditarietà della proprietà, per l’incentivazione dei profitti (specie sotto forma di azionariato), per la privatizzazione delle industrie e dei servizi. Un discorso a parte va fatto per il giudizio sul Welfare State (Stato sociale): da promuovere nei periodi in cui può assopire la lotta sociale e spuntare le armi ai sindacati e alle forze progressiste, da combattere come burocratico ed inefficiente nei periodi in cui il quadro internazionale pone i capitalisti in posizione di forza rispetto ai lavoratori.


    Concezione dell’educazione

    Educare ai valori della libera iniziativa, della competizione e della tradizione (religiosa e civile) non è tanto un’opera di condizionamento, quanto di de-condizionamento: non si tratta, in altri termini, di modificare con la cultura la natura umana, ma di lasciare emergere quest’ultima nella sua struttura immutabile preservandola da illusioni rivoluzionarie.
    La pedagogia conservatrice è orientata al “concreto”, nel doppio senso di privilegiamento dell’«ambiente immediato nel quale si è posti» (la famiglia, la comunità locale, il contesto socio-economico) e di «rifiuto radicale del regno del “possibile” e dello “speculativo”» (9). Questo appello al “concreto” acquista spesso i connotati del relativismo scettico: come ha spiegato un pensatore italiano nel tentativo di fondare la legittimità dell’autorità su basi realistiche, «lo scetticismo non è […] “la filosofia della rivoluzione” ma piuttosto “la filosofia della conservazione”, sebbene conservazione di qualunque ordine e introduzione di qualunque autorità”» (10).
    Proprio quest’ultima considerazione chiarisce perché la pedagogia conservatrice sia anche, essenzialmente, “autoritaria”: non punta sulla creatività e sul senso critico degli alunni (che, se si illudessero di capire nuove verità, finirebbero con l’introdurre conflitti interpersonali e con lo scompaginare l’ordine sociale), ma sulle virtù etiche (diligenza, lealtà, laboriosità, puntualità… e, soprattutto, obbedienza come accettazione grata e convinta di un principio-guida al di sopra delle oscurità e delle incertezze della ragione umana).


    Concezione della religione

    Le religioni in generale, e quella cristiana in particolare, sono state storicamente ambivalenti: per certi versi innovative e pericolose dal punto di vista dei poteri costituiti e degli interessi consolidati, per altri versi alleate del trono e fattori di assopimento delle rivendicazioni sociali da parte degli sfruttati. Ovviamente il conservatorismo come ideologia politica cerca di reprimere le manifestazioni religiose quando si orientano nel primo senso e di interagire collaborativamente in caso contrario. Nell’Occidente – in prevalenza, almeno ufficialmente, cristiano -, in concreto, questa interazione implica sia una richiesta di aiuto che un’offerta di favori. Da una parte, infatti, i conservatori ricorrono ad argomenti «telogico-mistici, o comunque trascendenti» per legittimare il loro potere sociale e politico (11); in cambio, poi, assicurano protezione alle istituzioni ecclesiali più “ortodosse” che possano contrastare le “eresie” e i “pruriti di novità”; incrementare una lettura “fondamentalista” della Bibbia che si attiene alla “lettera” dei Testi – ritenendola vincolante anche in campo scientifico – ed evita le attualizzazioni interpretative; favorire una spiritualità intimistica e soprannaturalistica centrata sulla “salvezza delle anime” individuali più che sull’instaurazione del “regno di Dio” in terra.



    Note:

    (1) M. Oakeshott, Rationalism in Politics, London 1967, p. 169, cit. in M. Freeden, Ideologie, cit., pp. 432-433.
    (2) K. Mannheim, Conservatorismo. Nascita e sviluppo del pensiero conservatore, Laterza, Roma-Bari 1989, p.99.
    (3) M. Freeden, Ideologie, cit., p. 435.
    (4) La frase, molto citata, di G.M. Sumner è riportata anche in M. Freeden, Ideologie, cit., p. 475.
    (5) I. Gilmour, Inside Right: A Study of Conservatorism, London 1978, p. 109, cit. in M. Freeden, Ideologie, cit., p. 445.
    (6) W.H. Mallock, Classes and Masses, London 1986, p. 40, cit. in M. Freeden, Ideologie, cit., p. 457.
    (7) H. Cecil, Conservatorism, London 1912, p. 124, cit. in M. Freeden, Ideologie, cit., p. 466.
    (8) H. Cecil, Conservatorism, London 1912, pp. 174 - 175, cit. in M. Freeden, Ideologie, cit., p. 468. «Non è vero che il diritto di un uomo povero di ricevere l’aiuto statale per sottrarsi ad una condizione di necessità possa essere messo sullo stesso piano del diritto che l’uomo ricco ha di poter godere indisturbato delle proprie fortune». (H. Cecil, Conservatorism, London 1912, pp. 196 - 197, cit. in M. Freeden, Ideologie, cit., p. 468).
    (9) K. Mannheim, Conservatorismo, cit., p. 106.
    (10) G. Rensi, La filosofia dell’autorità, Sandron, Palermo 1920, p. 235.
    (11) K. Mannheim, Conservatorismo, cit., p. 68. Subito dopo si legge: «L’argomento del “potere per grazia di Dio” appartiene al patrimonio costante del pensiero conservatore, anche quando esso è diventato panteistico».



    Tratto da: Le ideologie del Novecento, di Augusto Cavadi, Rubbettino, pp. 61 - 64
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

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    - Conservatorismo sociale

    Il conservatorismo sociale è quella corrente del conservatorismo americano che si occupa prevalentemente delle tematiche etico-sociali, opponendosi strenuamente all'aborto, all'eutanasia e al matrimonio gay, e proponendo politiche generose nei confronti della famiglia, considerata cellula fondamentale della società.

    - Teoconservatorismo

    Il teoconservatorismo è una corrente del movimento conservatore americano che, oltre ad abbracciare le posizioni care ai conservatori sociali di cui sopra, prefigura una meno netta distinzione tra sfera religiosa e dello Stato e fa discendere le sue posizioni, non tanto dalla tradizione come fanno i conservatori sociali, ma dalla Sacra Scrittura.

    Con il termine teocon (theocon) ci si riferisce solitamente ad appartenenti a branche del mondo cristiano che sono schierati su posizioni considerate conservatrici, o che uniscono un'ideologia politicamente conservatrice con la difesa di alcuni temi sociali a forte impronta religiosa. Si tratta in genere di appartenenti alla tradizione protestante degli Stati Uniti. Spesso il termine è erroneamente confuso con neocon. Sebbene alcuni theocons possano essere vicini al movimento neocon e viceversa, si tratta di due concetti molto diversi, riferendosi, il primo, al rapporto tra politica e religione e, il secondo, a una particolare teoria di politica estera.

    - Neoconservatorismo

    Il neoconservatorismo è una corrente che si occupa prevalentemente di politica estera. Di origine liberal, i neoconservatori sono più aperti nel campo dei temi etici rispetto ad altre correnti conservatrici e non si oppongono più di tanto ai principi del big government e propongono solo limitate restrizioni alla spesa sociale. Dal punto di vista della politica estera, il movimento sostiene l'utilizzo della forza militare, se necessario in maniera unilaterale, per sostituire regimi dittatoriali con democrazie. Questa visione è contraria all'internazionalismo, al realismo e all'isolazionismo.

    - Paleoconservatorismo

    Il paleoconservatorismo è quella corrente che potremmo definire "di vecchio stile", essendo legata all'originale tradizione politica conservatrice, priva di ogni tratto liberale. I paleoconservatori, oltre a sostenere posizioni di stampo conservatore sociale, sono favorevoli all'isolazionismo e al protezionismo, sono diffidenti rispetto al mercato e si oppongono strenuamente all'immigrazione, sia illegale che legale, in ragione del cosiddetto nativism.
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  6. #6
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    Saggio di Burke "Riflessioni sulla Rivoluzione Francese" tradotto da Florian

    http://forum.politicainrete.net/cons...und-burke.html
    Ultima modifica di Dark Knight; 12-01-12 alle 18:43
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  7. #7
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    Predefinito Rif: Per un Fronte Conservatore

    Ovviamente questi sono contributi e vanno discussi tutti assieme, non ci sono cose calate dall'alto e nulla deve essere inteso come Verità assoluta.
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  8. #8
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    Vi proponiamo video e trascrizione in italiano del discorso tenuto ieri da Nigel Farage all'Europarlamento. Tre minuti per ribadire che qualsiasi democrazia è migliore della tecnocrazia che stanno cercando di farci passere come governo dei migliori. Grazie a Irene Selbmann per la traduzione.



    Eccoci qui, sull'orlo del disastro economico e sociale, e in questa stanza oggi abbiamo quattro uomini che dovrebbero essere responsabili. Eppure abbiamo ascoltato i discorsi più insipidi e tecnocratici di sempre: state tutti negando.

    L'euro è un fallimento sotto tutti i punti di vista. Di chi è la colpa? Chi è che ha in mano il vostro destino? Ovviamente la risposta è: nessuno di voi. Perché nessuno di voi è stato eletto. Nessuno di voi ha avuto la legittimazione democratica necessaria per arrivare ai ruoli che state attualmente ricoprendo. E in questo vuoto è arrivata Angela Merkel.

    Viviamo in un'Europa dominata dalla Germania, qualcosa che il progetto di Europa unita avrebbe dovuto effettivamente impedire. Qualcosa che chi venne prima di noi ha impedito, pagando con il suo sangue. Io non voglio vivere in un'Europa dominata dalla Germania e neanche i cittadini europei lo vogliono. Ma ragazzi, siete voi che lo avete permesso. Perché quando Papandreou decise di chiedere un referendum, lei signor Rehn parlò di 'violazione della fiducia', e i suoi amici si sono riuniti qui come un branco di iene, hanno circondato Papandreou, lo hanno cacciato via e rimpiazzato con un governo fantoccio. Che spettacolo disgustoso.

    E non ancora soddisfatti, avete deciso che Berlusconi se ne doveva andare. Quindi fu cacciato e rimpiazzato con il signor Monti, ex commissario europeo, anch'esso architetto di questo euro-disastro. Un uomo che non era neanche membro del Parlamento. Sta diventando come un romanzo di Agatha Crhistie, dove cerchiamo di indovinare chi sarà il prossimo ad essere fatto fuori. La differenza è che sappiamo benissimo chi sono gli assassini: dovreste essere ritenuti responsabili per ciò che avete fatto. Dovreste essere tutti licenziati.

    E devo dire, signor Van Rompuy, che 18 mesi fa, quando la incontrai per la prima volta, mi sbagliai sul suo conto. Dissi che avrebbe ucciso silenziosamente la democrazia degli stati-nazione, ma non è più così, lo sta facendo molto rumorosamente.

    Lei, un uomo non eletto, è andato in Italia a dire: "non è il momento di votare, è il momento di agire". Cosa, in nome di Dio, le dà il diritto di dire al popolo italiano cosa fare?

    The Right Nation - Ci difende Nigel Farage
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Per un Fronte Conservatore

    In questo panorama di mezze figure e di would-to-be- tyrants, credo che il governo conservatore abbia fatto benissimo a sbattere la porta in faccia all'idea dell'Europa a 27, viva solo per succhiare energie e risorse ai popoli europei.
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Per un Fronte Conservatore

    Naturalmente non posso che esprimere la mia soddisfazione per l'interesse mostrato da Richard Gecko nei confronti delle idee e della tradizione conservatrice. E' il preludio ad una vera e propria "conversione" alla via saggia ed equilibrata del Conservatorismo?

 

 
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