Una brutta notizia per il Governo tecnico di Lucas Papademos impegnato a salvare la Grecia dalla bancarotta. Ieri le trattative tra Atene e gli investitori privati «sono state sospese». Questo non vuol dire che settimana prossima, forse già mercoledì 18, non possano ripartire nuovi colloqui ma la nota dell'Institute for International Finance (Iif), l'associazione che rappresenta le 450 maggiori banche del mondo, rappresenta indubbiamente una doccia fredda. Un brutto segnale per l'esecutivo che su questa intesa si gioca la partita decisiva del suo mandato per poter ripagare i 14,4 miliardi di bond di euro che scadono il 20 marzo. E senza l'intesa con i privati non arriverà mai la tranche degli aiuti Ue-Fmi del secondo piano da 130 miliardi di euro.
Ma cosa è successo? Forse una divergenza sul tasso da applicare alla quota di nuovi bond ventennali e trentennali da riscadenziare. L'Iif insiste su un tasso medio del 5% nel momento in cui la parte greca non è disposta ad andare oltre il 4%. Mentre da Berlino sembra che sia stato proposto un tasso addirittura inferiore al 3 per cento.
La nota dei creditori privati afferma che nonostante le proposte dell'Iif, che prevedono «una riduzione senza precedenti del valore nominale del 50% delle obbligazioni sovrane della Grecia nelle mani di investitori privati e fino a 100 miliardi di euro di cancellazione del debito» di Atene che ora viaggia a 360 miliardi di euro complessivi, non si è giunti a un'intesa. Insomma la proposta di svalutazione di un terzo del debito ellenico, fa sapere l'Iif guidata da Charles Dallara e Jean Lemierre, «non ha prodotto una risposta costruttiva». «Date le circostanze, le discussioni con la Grecia e il settore istituzionale sono sospese per una pausa di riflessione sui benefici di un approccio volontario».
Approccio "volontario" da considerarsi sempre tra virgolette visto che il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy hanno imposto l'haircut dei bond ellenici il 26 ottobre al summit di Bruxelles. In caso contrario avevano minacciato di far saltare il banco e lasciare che la Grecia andasse in default causando perdite maggiori agli istituti privati. Solo a quel punto, nel corso di un lungo braccio di ferro notturno, Dallara aveva ceduto, ma ora deve fronteggiare la rivolta di alcuni hedge funds americani che stanno valutando di non aderire all'haircut e di giocare la carta del default che aprirebbe la via dei rimborsi attraverso i Cds.
A questa minaccia di non aderire tutti insieme Pantelis Kapsis, portavoce del Governo greco, giovedì aveva fatto balenare l'ipotesi di una nuova normativa che avrebbe potuto introdurre le cosiddette "clausole di azione collettive" nei bond greci in modo retroattivo, così da costringere i recalcitranti ad accettare forzatamente la perdita e raggiungere il 100% dei partecipanti "ope legis".
Una mossa ardita che ha irrigidito le posizioni sul fronte avverso, dove al tavolo erano presenti il premier Lucas Papamdemos e il ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos.
Nel frattempo una fonte vicina ai negoziati ha fatto sapere all'agenzia France Presse che i negoziati sono «in una fase di stallo grave» e rischiano di saltare del tutto. Esagerazioni? Forse. La situazione è di estrema tensione. Il viceministro delle Finanze, Philippos Sachinidis, aveva avvertito giovedì che se la partecipazione allo swap dei creditori privati non avesse raggiunto il 100%, per una svalutazione complessiva pari a 100 miliardi, Atene (che ridurrebbe nel 2020 il rapporto debito/pil al 120%) avrebbe avuto bisogno di «maggiore sostegno» dai partner comunitari.
In serata è intervenuto l'Fmi che in una nota ha affermato di «confidare nella ripresa dei negoziati tra la Grecia e i suoi creditori. È importante che si arrivi a un accordo sul coinvolgimento del settore privato che, insieme agli sforzi del settore pubblico, assicuri la sostenibilità del debito».
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BATTUTA D'ARRESTO
A rischio default
La sospensione dei negoziati fra i creditori privati e il Governo di Atene sulle modalità di ristrutturazione del debito pubblico greco potrebbe mettere la Grecia a rischio default. Da Parigi l'Institute for international finance, che rappresenta le 450 maggiori banche del mondo, ha annunciato che la proposta del comitato di creditori e investitori privati «con una riduzione nominale del 50% dei bond sovrani greci» da loro detenuti «non ha prodotto una risposta costruttiva e coerente da entrambe le parti»
Secondo l'Iif, «le discussioni con la Grecia sono messe in pausa per una riflessione sui benefici di un approccio volontario». Alla base della sospensione dei colloqui sarebbe stato un disaccordo sui tassi da applicare ai bond da riscadenziare: l'Iif insiste su un tasso medio del 5% mentre la parte greca non è disposta ad andare oltre il 4%
Il Governo greco ha comunque annunciato attraverso fonti del ministero delle Finanze che le trattative con i creditori dovrebbero ripartire mercoledì, come auspica il Fondo monetario internazionale: «Confidiamo nella ripresa dei negoziati - è scritto in una nota - è importante che si arrivi a un accordo sul coinvolgimento del settore privato che, insieme agli sforzi del settore pubblico, assicuri la sostenibilità del debito»




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