Estraggo questo passo piuttosto interessante dall'articolo "Beati gli ultimi" di Gianfranco Viesti, che mostra come, in termini di capitale umano, la Padania è molto lontana dall'essere avanzata ed europea.
Buon divertimento.hefico:
"[...] E’ molto interessante notare che il nostro obiettivo è molto inferiore al target (10%) che l’Italia si è data, per le sole regioni del Mezzogiorno (in cui la situazione è peggiore), con il Quadro Strategico Nazionale per i fondi comunitari 2007-134. In altri termini, il nostro paese puntava a raggiungere, ambiziosamente ma giustamente, un target coerente con gli obiettivi comunitari in anticipo, e con riferimento alle regioni dove la situazione di partenza è peggiore. I dati per il 2006 mostrano una media nazionale al 20,6%, 16,8% al CentroNord e 25,5% al Sud. Nel 2010 siamo arrivati al 18,8% per l’Italia, con un calo lieve al CentroNord (che è arrivato a 16,2%) e più sensibile nel Mezzogiorno (22,3%, ma con 13,5% in Abruzzo e Molise e 15% in Basilicata). Curiosamente, l’obiettivo 2013 per il Sud – concordato con l’Unione Europea – resta al 10%; quello per l’intera Italia al 2013 è al 17,9% e al 2020 è al 15-16%.
Vicenda istruttiva per riflettere sulla credibilità internazionale del nostro paese. Magari anche per tornare a discutere sullo smantellamento delle politiche di sviluppo delle regioni deboli, e il suo nesso con la crescita nazionale: la programmazione 2007-13 aveva nei temi istruzioni e ricerca assi di fondamentale importanza. Non è chiaro se sia ancora così, visto che il Governo, ad esempio, ha cancellato i grandi programmi nazionali (FAS) sull’istruzione e sulle risorse umane (che avevano un finanziamento di circa 2 miliardi di euro, destinati invece ad una congerie di interventi minori, prevalentemente di spesa corrente) e bloccato gli interventi a regia regionale.
Ben poco ci dice il PNR 2011 di quel che si intende fare per migliorare; si fa prevalentemente affidamento sugli effetti dei ben noti interventi Gelmini di taglio delle risorse e di riordino della secondaria: è lecito nutrire dubbi persino sul senso dei loro effetti in termini di abbandoni. Le parole di Ignazio Visco (“il rilancio della scuola è un tema centrale della politica economica, non una semplice questione di finanza pubblica né tanto meno una questione settoriale”) sembrano, nel nostro paese, risuonare nel vuoto.
La musica non cambia se si guarda il target della percentuale di “giovani adulti” laureati. L’Europa mira al 40%. La prima della classe è in questo caso l’Irlanda, con il 60%: evidente tentativo di rilanciare, dopo il ciclone bancario, una piccola economia aperta basata sull’insediamento di imprese ad alta intensità di lavoro qualificato. La Francia è al secondo posto, con l’obiettivo al 50%.
Anche questa graduatoria non ricalca la classifica del reddito procapite, ma vede in testa paesi già forti e paesi più deboli ma più ambiziosi. Sopra il target comunitario troviamo infatti Belgio (46-48), la piccola ma intraprendente Cipro (46), Polonia (45), Spagna (44), Finlandia e Germania (42), Svezia (40-42). A seguire gli altri. La Bulgaria mira al 36%, la Grecia al 32%. Questa volta non ci salva Malta (33). L’Italia ha proprio l’obiettivo più basso di tutti: se tutto va bene avremo il 26-27% di laureati. Ce la giocheremo con la Romania (26,7%) per l’ultimo posto.
Incidentalmente, la mistica del dualismo italiano nella quale indulge così spesso Giulio Tremonti, che ci presenta un paese diviso fra una parte marcia e arretrata e una parte ricca e dinamica, frana davanti a questi come ad altri numeri. Ha un bell’insistere il Ministro sulla ricchezza privata delle famiglie, sul valore degli immobili. Se passiamo dalla ricchezza dell’oggi alle radici della crescita di domani scopriamo che la Lombardia è purtroppo fra le 267 regioni europee, quella a cui “mancano” più laureati, ben 143.000 rispetto ai dati attuali, per raggiungere il target europeo; che il Veneto è al posto 235 come percentuale di “giovani adulti” laureati (17%), una percentuale pari a quella del Peloponneso o della regione agricola dell’Alentejo in Portogallo; un valore che è la metà di quello dell’Estonia, di Lipsia, di Valencia."
Il testo integrale a questo indirizzo: Beati gli ultimi.




hefico:
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