
Originariamente Scritto da
Zorro
La domanda susciterebbe un'enorme curiosità sull'esito del processo., ma in tempi di "normalità". Oggi no, a Milano, no.
L'accusato, da sempre, si dichiara innocente. Il corrotto lo scagiona da ogni responsabilità, anzi dichiarando, a rischio di gravi conseguenze per lui, di essere stato indotto, da pesantissime pressione dei magistrati inquirenti, a dichiarare il falso. I fatti, e i "fatti", in un rito processuale, sono gli avvenimenti accertati, i fatti devono indirizzare, suggerire la sentenza. I "fatti" processuali si contrappongono alle supposizioni, ai sospetti, alle teorie, ai teoremi, alla predeterminazione di sentenze di condanna. Nel caso, i "fatti" sono inequivocabilmente per la totale assoluzione. Eppure, incomprensibilmente, maleficamente, proditoriamente, la soluzione sarà la condanna. Non sussistono dubbi sull'esito negativo per il voluto comunque imputato, voluto comunque colpevole.
Un cazzotto in bocca al diritto, inferto da un'ostinata volontà persecutoria, la pervicacia a perseguire un fine politico, atteso dalla parte peggiore della nostra, purtroppo malata, società: i giornalisti milionari per gli scandali procurati o indegnamente sfruttati, i politici masaniello spacciantisi per difensori della virtù civica, il pubblico imbecillesco che sorride ai programmi di approfondimento, i sempre pronti a godere di ogni condanna che compiacesse la loro voglia di odiare. Tutti questi pronti a battere le mani, a sentenza pronunciata, che è già scritta, ma non a conclusione dell'iter processuale, ma sin dall'inizio, in nome del popolo italiano, il loro. L'altro popolo arrossisce...