
Originariamente Scritto da
Wernher von Braun
Attribuendo agli individui la sovranità assoluta, esercitata secondo la mera legge del numero, essa produce nell'uomo moderno una sorta di delirio di onnipotenza, dischiudendo la possibilità di un agire incondizionato, secondo il capriccio della volontà, o dell'interesse. È il preludio della decadenza, del relativismo. Non esiste cosa che sia proibita al volere tirannico della maggioranza, non vi è cosa che non sia lecito chiedere. La considerazione puramente razionale e quantitativa degli individui è fattore distruttivo che opera tanto nella sfera morale che in quella estetica: essa dissolve, come fossero ridicoli pleonasmi, gli abiti e gli artifici con cui l'uomo civilizzato ha dato impronta di sè, volendo, in nome della verità, denudare il mondo, decretando al tempo stesso la fine del gusto, dell'eleganza, della distinzione cavalleresca, del cerimoniale cortese. L'utopia democratica, fondata sul dogma livellatore dell'uguaglianza, riduzione degli individui alla semplice equivalenza aritmetica e all'intercambiabilità, recide tutti i legami ancestrali e dissolve i diversi modi d'integrazione dell'uomo nella società. In questo nuovo ordine di cose, un re non è altro che un uomo, una regina non è altro che una donna, uomini e donne nient'altro che animali.
L'anarchia civile e militare eretta a costituzione, un'assemblea usurpatrice, composta da avvocati di provincia oscuri e chiacchieroni; la pressione della piazza, in cui folle urlanti, deliranti e brutali dettano legge; la passione dell'uguaglianza, questa chimera antinaturale, e la legge del numero, ma con un reale dominio di profittatori e di aggiotatori. La trasgressione generalizzata ha prodotto il caos. La rivoluzione si consuma in un seguito mostruoso di crimini o di avvenimenti grotteschi, saturnali, in cui il fascino dell'orrore rivaleggia con lo stupore incredulo.
Edmund Burke, Riflessioni sulla Rivoluzione Francese