Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)
Secondo René Guénon la parola cornus sarebbe connessa con l'appellativo Karneios di Apollo e con il nome del dio Kronos, attraverso una radice KRN che avrebbe il significato di "potenza". Tale significato sarebbe dedotto dalla valenza delle due divinità prese in esame: Kronos è il dio del cielo più elevato nella tradizione astrologica (corrispondente al Satya Loka della tradizione induista) e il suo corrispondente romano Saturno è il sovrano dell'età dell'oro (il Satya Yuga dell'induismo); Karneios invece sarebbe il dio del Karn, cioè del "luogo elevato" (il cairn nelle lingue celtiche è il mucchio di pietre che indicano un tumulo).
Secondo Guénon il simbolo delle corna di ariete ha una valenza solare, quello delle corna di toro ha invece una valenza lunare (quest'ultimo in qualche modo confermato anche dalla forma stessa delle corna di toro).
Si trova nell'Apocalisse, dove vengono citate due figure cornute di potenza assoluta e opposta l'Agnello e la Bestia; Alessandro Magno nella tradizione araba viene chiamato al-Iskandar dhul-qarnaim, cioè Alessandro "dalle due corna", che secondo Guénon viene inteso come simbolo del suo duplice potere su Oriente e Occidente, ma anche come riferimento alla sua autoproclamata discendenza dal dio Ammone, la cui raffigurazione era caratterizzata dalle corna d'ariete.
Fonte: Wikipedia; da René Guénon. Simboli della scienza sacra
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)


Il riferimento è a 3 versi di Esodo:
34:29 "Ora avvenne quando Mosè scese dal monte Sinai che le due tavolette della Testimonianza erano in mano a Mosè quando scese dal monte, e Mosè non sapeva che la pelle della sua faccia emetteva raggi perché aveva parlato con lui".
340 "Quando Aaronne e tutti i figli d’Israele videro Mosè, allora, ecco, la pelle della sua faccia emetteva raggi ed ebbero timore di accostarsi a lui".
345 "E i figli d’Israele videro la faccia di Mosè, che la pelle della faccia di Mosè emetteva raggi; e Mosè si rimise il velo sulla faccia finché entrò per parlare con lui".
È lui, il celebre Mosè di Michelangelo, che si può ammirare a Roma, nella chiesa di S. Pietro in Vincoli. Vi siete mai chiesti come mai ha le corna?
Per un errore di traduzione.
Ebbene sì, anche i migliori sbagliano: fu lo stesso San Girolamo, ora patrono dei traduttori, a rendersi colpevole di questa svista. Wikipedia ce la spiega così:
Famoso è il controverso dibattito sorto sulle corna poste sul capo di Mosè in diverse opere artistiche, come ad esempio l’omonima scultura di Michelangelo.
Questa caratteristica iconologica deriva dal passo di Es34,29, che nel testo originale ebraico (testo masoretico) riferisce che, dopo aver ricevuto da Dio le tavole dei dieci comandamenti, Mosè ignorava che la sua pelle era ‘raggiante’ (verbo ebraico qrn). La radice trilittera indica generalmente l’idea di radialità, che può così indicare una ‘irradiazione’ luminosa. L’interpretazione data dagli attuali esegeti è che l’autore volesse indicare appunto che il volto di Mosè era luminoso, irradiante luce.
Le stesse radici però si ritrovano nel sostantivo ‘corno’, che parte radialmente dalla testa degli animali. Quando Girolamo tradusse il testo ebraico in latino nella vulgata, la versione della Bibbia ufficiale per secoli nella chiesa latina, adottò questa lezione, traducendo “ignorabat quod cornuta esset facies sua”, cioè “ignorava che la sua faccia fosse cornuta”. Ciò è stato per secoli fonte d’ispirazione per diversi artisti, fra cui il soprannominato Michelangelo Buonarroti.
Con la diffusione dello studio delle lingue originali della Bibbia ha preso progressivamente piede la consapevolezza che la traduzione di Girolamo era sbagliata. Molti pittori però hanno faticato ad allontanarsi dall’iconografia tradizionale di Mosè ‘cornuto’, e si arrivò al compromesso di raffigurare il volto di Mosè con due fasci di luce, tipo corna, che partivano dalla sommità del capo.
http://traduzioniealtrestorie.wordpr...ori-sbagliano/
Giusta precisazione Vanni, difatti quelle del Mosè non sono corna, ma raggi di luce.
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

