Mi pare che nessuno dei cambiamenti "a ribasso" abbia fruttato, finora, nemmeno in politica.
Lo "scudo giudiziario", leggi "immunità parlamentare", serviva ( e servirebbe in un paese normale ) a garantire l'indipendenza tra i corpi fondamentali dello Stato.
Quanto alla retribuzione: comunque si deve garantire al parlamentare di poter svolgere il suo lavoro in piena autonomia (e con un minimo di profitto; è sempre un lavoro, se fatto seriamente; scendere troppo significa anche rendere più "appetibile" la corruzione). Certo senza prebende faraoniche, ma nemmeno restaurando la barriera di censo per l'attività politica; di fatto l'indirizzo oggi è questo e il risultato lo vediamo già ora: un tempo anche il vice-usciere dell'ultimo circolo ricreativo di Cerignola sud poteva aspirare plausibilmente alla Presidenza del Consiglio. Oggi la politica e le elezioni diventano sempre più prerogativa di chi ha soldi (tanti).
Con la limitazione dei mandati si perdono le competenze e le capacità (cursus honorum) di chi è in grado di dare molto al paese e alla gestione della cosa pubblica (anche solo perchè particolarmente "vocato" a riguardo). I gruppi di pressione possono tranquillamente operare sostituendo i soggetti a cui delegare la rappresentanza dei propri interessi. Quindi non serve da questo punto di vista.
Col populismo si finisce male. Sul moralismo applicato alla politica Croce ha scritto parole definitive.





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hefico:
