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    Talking OT: Come si viveva nell'Urss?

    L'analisi del socialismo reale credo che sia fondamentale a livello storico-politico. Aldilà dei dati, dei numeri, delle cifre e delle statistiche, la vita in urss (e in generale negli ex paesi comunisti) era davvero quell'incubo orwelliano come tanto amano descriverla?

    Ho trovato questa intervista su internet e credo che sia interessante, sia per curiosità personale, sia per studiare meglio la grande potenza sovietica e l'eredità storica che ha lasciato.
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    Volete avere un’idea di cos’è il socialismo? Alla festa di Resistenza organizzata dalla federazione Piemonte-Lombardia il 6 e 7 di settembre abbiamo conosciuto una ragazza moldava di 34 anni che da vari anni vive e lavora in Italia. Abbiamo fatto a lei e a suo fratello (di qualche anno più grande) alcune domande sulla Moldavia prima dell’avvento della “democrazia” e della separazione dalla Russia. Entrambi hanno vissuto in Moldavia nella parte finale dell’esistenza l’URSS, quando l’URSS, dopo quarant’anni di regime revisionista e di restaurazione graduale del capitalismo, si stava dissolvendo e stava per entrare nella fase della restaurazione ad ogni costo del capitalismo diretta dagli Eltsin e dai Putin. Dai loro ricordi, però, emerge bene quanto, nonostante l’opera dei revisionisti, le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari e l’intero sistema economico, politico e sociale erano ancora fortemente influenzate dalle conquiste della fase di costruzione del socialismo. Come era organizzata la vita sociale? Ogni individuo contribuiva alla collettività principalmente svolgendo i suoi compiti con dedizione e responsabilità. Gli studenti studiavano e facevano attività ricreative e civiche, i lavoratori lavoravano e potevano svolgere qualunque attività sociale, culturale e ricreativa. Ogni individuo viveva a stretto contatto del suo collettivo di riferimento e questo creava un tessuto sociale tale per cui nessuno era abbandonato a se stesso, nessuno era lasciato in disparte, ma tutto e tutti erano curati. Non esistevano ricchezza e povertà, le differenze di salario erano basate solo sulla specializzazione professionale e sull’anzianità, chiunque era in grado di mantenere un livello di vita più che dignitoso. Si stava bene e, in verità, soltanto chi voleva “star male” poteva farlo. In che senso? Nel senso che il lavoro era obbligatorio, valeva il principio “chi non lavora non mangia”. Chi non aveva voglia di lavorare e preferiva fare il furbo veniva denunciato e condotto più volte al lavoro da parte della polizia. Poteva comunque non lavorare per un massimo di 6 mesi (circondato dalla diffidenza e dalla riprovazione della gente), poi veniva messo in una colonia di lavoro, una sorta di prigione in cui era obbligato a lavorare. Nella colonia di lavoro non percepiva uno stipendio mensile ma, quando usciva, riceveva un compenso per il lavoro che aveva svolto risultante dai giorni che aveva lavorato, ad una paga inferiore rispetto agli operai. Quindi non esistevano le basi per il furto, non c’era droga e non esisteva la prostituzione. Parlaci ancora del lavoro e del sistema produttivo. La precarietà del lavoro, l’instabilità, l’insicurezza non esistevano. A tutti era chiaro che dopo la scuola sarebbero andati a lavorare. Ogni fabbrica, ospedale, comparto produttivo aveva il dovere di curare tutti gli aspetti della vita dei lavoratori e delle loro famiglie, fin dalla creazione e gestione delle scuole professionali. Ogni studente della scuola professionale era un potenziale lavoratore di quel comparto, quindi la fabbrica o l’ospedale provvedevano alla cura di tutto ciò che gli era necessario: vitto (con ticket e buoni), alloggio, tempo libero (corsi di ogni tipo, sport, arte, ecc.), vacanze (ogni azienda aveva complessi o alloggi turistici sparsi in tutta l’URSS o convenzioni con alloggi e complessi turistici gestitI da altre aziende), trasporti (ogni azienda provvedeva al trasporto di ogni singolo studente/lavoratore nei casi in cui era necessario spostarsi). Questa organizzazione partiva, come ho detto, dalla scuola professionale e arrivava fino all’età della pensione. Puoi dirci qualcosa sulle condizioni di lavoro? Io, per esempio, ho iniziato a lavorare in miniera a 18 anni e le attenzioni che c’erano per i minatori non c’erano da nessun’altra parte del mondo. Ad esempio il latte (bere molto latte riduce i rischi che derivano dalle polveri) era distribuito gratis più volte al giorno a tutti i minatori: una cosa del genere in Germania, in Inghilterra e in tutto il resto del mondo non esisteva. Il minatore era considerato un lavoro usurante, quindi un anno da minatore era considerato come tre anni di lavori non usuranti: quindi dopo 12 anni, a 30 anni, avrei potuto andare in pensione. Com’erano gli stipendi? Un lavoratore senza nessuna qualifica guadagnava lo stipendio più basso: 180 rubli. Un kg di pane costava 0,15 rubli, un biglietto dell’autobus 0,70 e uno del treno 0,25 ma gli spostamenti da e per il lavoro erano gratis, spesso le mense erano gratis e libri, scuola e sanità pure. Ad ogni lavoratore la fabbrica dava gratis la casa, l’arredamento, gli elettrodomestici (i più cari a un prezzo simbolico). Gli stipendi erano usati per comprarsi qualcosa in più rispetto a ciò che già era un diritto riconosciuto a beneficiare di tutte le risorse e le ricchezze, come per esempio le sigarette, i gelati e altri “vizi”. I beni di consumo in commercio erano venduti al mercato e tutti i prezzi stabiliti dallo Stato, non esistevano quindi speculazioni di nessun tipo. I beni maggiormente ambiti (ad esempio alcuni tipi di cereali) non venivano messi in commercio, ma razionati proporzionalmente al numero dei componenti di ogni nucleo famigliare. Com’era la sanità? Era completamente gratuita sia per le visite generiche che specialistiche, a tutti i livelli, le analisi e le cure. Chiunque avesse malattie che richiedevano particolari trattamenti o che si acuivano con le condizioni climatiche veniva inviato al mare o alle terme, in montagna o in campagna per un periodo di riabilitazione. Queste cure, insieme alle vacanze, erano gestite dalle organizzazioni sindacali. E i trasporti? Per andare al lavoro la fabbrica metteva a disposizione dei pulmini che andavano a prendere a casa e riportavano a casa gli operai gratuitamente (chi voleva dava una mancia all’autista). Per i mezzi pubblici era necessario comprare il biglietto, il cui costo era comunque molto basso. Le macchine private erano poche ma non per penuria di mezzi ma perché non erano necessarie. Quelle che esistevano erano tutte uguali, cambiava solo il colore, ed erano di proprietà collettiva nel senso che chi ne aveva bisogno faceva domanda alle autorità competenti e poteva prendere una macchina, per poi consegnarla quando non ne aveva più bisogno. Sulla gestione della distribuzione delle macchine esistevano dei favoritismi, poteva succedere che i dirigenti facessero avanzare dei loro parenti o conoscenti nella lista di prenotazione della macchina, ma questo era il peggio che poteva accadere. C’era libertà di culto? In maggioranza i moldavi erano atei, ma la religione non era vietata. Chi voleva poteva andare in chiesa, seguire il culto che voleva e celebrare le feste religiose. Semplicemente incorreva nell’ironia della gente che, in generale, non festeggiava né Natale né Pasqua. Le feste erano politiche, civili o patriottiche (primo maggio, 8 marzo, 1 gennaio, 15 aprile, 23 febbraio). In occasione delle feste le scuole e le fabbriche non chiudevano, ma le mense servivano il menù di festa e venivano organizzate specifiche attività: gite, parate, gare sportive, manifestazioni culturali, ecc. Com’era organizzata la scuola? Ognuno aveva la possibilità di scegliere e determinare il proprio percorso di studi perchè tutte le spese erano a carico dello Stato, quindi per gli studenti e le loro famiglie l’istruzione non rappresentava un costo. Dopo l’asilo (3/6 anni) iniziava un ciclo di studi “base” di 9 anni. Chi voleva continuare a studiare poteva farlo liberamente, perchè l’università era gratuita, ma anche a chi intendeva specializzarsi erano assicurati studi, vitto, alloggio e servizi gratis. In generale tutto il sistema funzionava sulla meritocrazia, ma non come la intendete voi: 1. i risultati dello studio erano intesi come lo sviluppo e la crescita di un collettivo e non per fini carrieristici; 2. non esistevano le “borse di studio” con cui la borghesia rappresenta la sua meritocrazia, ma tutti avevano il diritto e il dovere di studiare a costo zero. C’erano organizzazioni giovanili? Prima dei 13 anni i bambini e i ragazzi entravano o negli ottobrini (dai 6 ai 9 anni) o nei pionieri (dai 9 ai 13 anni). Non era obbligatorio, ma tutti i bambini volevano parteciparvi, soprattutto perchè tutti i ragazzi aspiravano sopra a ogni casa a entrare nel Komsomol. Le organizzazioni giovanili organizzavano attività sociali (volontariato, aiuto ai contadini per il raccolto o agli anziani, campagne per la pulizia dell’ambiente), organizzavano le loro feste e promuovevano le proprie attività ricreative e culturali: ci sentivamo importanti e utili! Il Komsomol era la Gioventù comunista e per entrarvi era necessario superare un esame di storia (ci venivano chieste cose come la data di nascita di Lenin, quando era stata fondata l’URSS e altre cose del genere). L’ingresso nel Komsomol era per tutti i giovani una cosa importante, rappresentava il riconoscimento sociale del passaggio alla maturità. Il non farne parte equivaleva a un castigo. Pensate che per riprendere un ragazzo per un atteggiamento sconveniente o sbagliato, non si faceva leva sulle questioni personali, ma al contrario sul ruolo che lui ricopriva nella società: “che razza di komsomolista sei?”. Tutto questo avveniva nella fase di decadenza dei primi paesi socialisti, dall’intervista emergono vari indizi: i favoritismi, le mance, l’esame per entrare nel Komsomol basato su date e nozioni, il fatto che la gente non era mobilitata ed educata a prendere sempre più nelle proprie mani la direzione della propria vita e della propria attività, ecc. Però lascia intravedere cosa sono stati i primi paesi socialisti quando la loro direzione di marcia era quella della costruzione del comunismo! E cosa potrà essere l’Italia quando diventerà un paese socialista: un paese che riprenda e sviluppi a un livello superiore quello che è descritto in questa intervista. E’ questo il paese che i comunisti aspirano a costruire, che il nostro Partito contribuisce a costruire, che ogni lavoratore può contribuire a costruire.
    Inoltre ho trovato una serie di foto di cittadini sovietici dagli anni 50 agli anni 80.
    More pictures of USSR. Part 2 | English Russia
    Va be, trovate gli altri link suddivisi per anni in questo che vi ho dato

  2. #2
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    Predefinito Re: OT: Come si viveva nell'Urss?

    Dopo pranzo leggerò sicuramente.
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  3. #3
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    Predefinito Re: OT: Come si viveva nell'Urss?

    Letto. E' un documento di grande valore, molto utile per capire e conoscere una società che, di fatto, è stata oscurata. Ho avuto una professoressa ungherese e decisi di chiederle come era la vita prima dell'89.

    E la descrizione combacia in gran parte con questa, sebbene fosse un paese diverso. AGgiunse poi che la cultura era aperta a tutti e lo Stato vi spendeva molto. Le biblioteche e le scuole erano molto curate.

    Chissà che un giorno, lucidamente, si potrà analizzare veramente l'Unione Sovietica, senza preconcetti e pregiudizi.
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  4. #4
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    Predefinito Re: OT: Come si viveva nell'Urss?

    Citazione Originariamente Scritto da Francpolitik Visualizza Messaggio
    Letto. E' un documento di grande valore, molto utile per capire e conoscere una società che, di fatto, è stata oscurata. Ho avuto una professoressa ungherese e decisi di chiederle come era la vita prima dell'89.

    E la descrizione combacia in gran parte con questa, sebbene fosse un paese diverso. AGgiunse poi che la cultura era aperta a tutti e lo Stato vi spendeva molto. Le biblioteche e le scuole erano molto curate.

    Chissà che un giorno, lucidamente, si potrà analizzare veramente l'Unione Sovietica, senza preconcetti e pregiudizi.
    A questo riguardo, c'è un documentario sulla DDR (ostalghia) basato proprio sulla vita del popolo della germania dell'est. C'erano signore che parlavano delle attività culturali offerte dallo stato a tutti i lavoratori, qualunque tipo di lavoro (come gli studenti, noi bamboccioni, li visti come lavoratori..): teatri, concerti, musei, spettacoli di cabaret e intrattenimento stile Varietà televisivo... inoltre la grande attenzione che davano all'arte nei paesi socialisti è abbastanza nota, c'erano corsi di musica, canto, pittura, scultura aperti per tutti e qualunque età con la possibilità di farsi portare a casa lo strumento musicale scelto, il tutto senza comprarlo, o meglio, se volevi, lo compravi. Poi come al resto i problemi dei paesi socialisti erano simili, lunghi tempi di attesa per i beni quali auto, elettrodomestici non vitali e così via...

    Reputo questi racconti e interviste quasi più importanti dei dati e delle statistiche che dicono quanto sia potente una nazione.

  5. #5
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    Predefinito Re: OT: Come si viveva nell'Urss?

    Veramente bello il pezzo. Fa riflettere.
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  6. #6
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    Predefinito Re: OT: Come si viveva nell'Urss?

    Citazione Originariamente Scritto da Francpolitik Visualizza Messaggio
    Letto. E' un documento di grande valore, molto utile per capire e conoscere una società che, di fatto, è stata oscurata. Ho avuto una professoressa ungherese e decisi di chiederle come era la vita prima dell'89.

    E la descrizione combacia in gran parte con questa, sebbene fosse un paese diverso. AGgiunse poi che la cultura era aperta a tutti e lo Stato vi spendeva molto. Le biblioteche e le scuole erano molto curate.

    Chissà che un giorno, lucidamente, si potrà analizzare veramente l'Unione Sovietica, senza preconcetti e pregiudizi.
    Immagino ovviamente che tu usi lo stesso approccio quando devi giudicare gli standard di vita nel Terzo Reich nazionalsocialista germanico o nell'Italia fascista
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  7. #7
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    Predefinito Re: OT: Come si viveva nell'Urss?

    Ascltate le parole del sindacalista, circa al settimo minuto fino alla fine.

  8. #8
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    Predefinito Re: OT: Come si viveva nell'Urss?

    Citazione Originariamente Scritto da Der Blaue Reiter Visualizza Messaggio
    A questo riguardo, c'è un documentario sulla DDR (ostalghia) basato proprio sulla vita del popolo della germania dell'est. C'erano signore che parlavano delle attività culturali offerte dallo stato a tutti i lavoratori, qualunque tipo di lavoro (come gli studenti, noi bamboccioni, li visti come lavoratori..): teatri, concerti, musei, spettacoli di cabaret e intrattenimento stile Varietà televisivo... inoltre la grande attenzione che davano all'arte nei paesi socialisti è abbastanza nota, c'erano corsi di musica, canto, pittura, scultura aperti per tutti e qualunque età con la possibilità di farsi portare a casa lo strumento musicale scelto, il tutto senza comprarlo, o meglio, se volevi, lo compravi. Poi come al resto i problemi dei paesi socialisti erano simili, lunghi tempi di attesa per i beni quali auto, elettrodomestici non vitali e così via...

    Reputo questi racconti e interviste quasi più importanti dei dati e delle statistiche che dicono quanto sia potente una nazione.
    L' affidabilità di questo tipo di racconti (da dove comunque traspare la totale mancanza di libertà in quei paesi) invece, è molto dubbia. Anche i nostalgici nazisti e fascisti nei loro racconti fanno sembrare la Germania nazista e l' Italia fascista come dei paradisi in terra.
    Ma poi...che serve avere un buon stipendio (perché quello minimo descritto nell' articolo in confronto al prezzo del pane è veramente alto) se poi i negozi anche di generi di prima necessità sono semivuoti e bisogna fare la fila dalle 4 del mattino?

  9. #9
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    Predefinito Re: OT: Come si viveva nell'Urss?

    Citazione Originariamente Scritto da Der Blaue Reiter Visualizza Messaggio
    L'analisi del socialismo reale credo che sia fondamentale a livello storico-politico. Aldilà dei dati, dei numeri, delle cifre e delle statistiche, la vita in urss (e in generale negli ex paesi comunisti) era davvero quell'incubo orwelliano come tanto amano descriverla?

    Ho trovato questa intervista su internet e credo che sia interessante, sia per curiosità personale, sia per studiare meglio la grande potenza sovietica e l'eredità storica che ha lasciato.
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    Inoltre ho trovato una serie di foto di cittadini sovietici dagli anni 50 agli anni 80.
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    Ma cos'è, il copione di Goodbye Lenin ?
    Preferisco di no.

  10. #10
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    Predefinito Re: OT: Come si viveva nell'Urss?

    Lo smantellamento delle protezioni socialiste è stato un vero crimine a livello socio-economico. La frase che più colpisce del sindacalista dell'Ig-Metall è quella sulle battaglie perse nei confronti del mercato, notate qualche analogia ?
    Ultima modifica di SteCompagno; 15-02-12 alle 16:11
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