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    Predefinito Caso Consulta, lite in aula

    ROMA - Una interrogazione dai toni assai duri del leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, un conseguente battibecco tra l'ex pm e il ministro Sandro Bondi, la risposta del ministro Elio Vito, e una lettera aperta del giudice Costituzionale Mazzella al premier Silvio Berlusconi. Infiamma l'aula della Camera la polemica sulla Consulta e in particolare sulla cena, al centro di un'inchiesta de L'Espresso, alla quale hanno partecipato il presidente del Consiglio, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e due giudici della Corte Costituzionale, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, chiamati a pronunciarsi sul Lodo Alfano. Il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro ha presentato un'interrogazione per chiedere conto della cena. E il governo, attraverso, il ministro Elio Vito, si è difeso in aula spiegando che si è trattato di un «incontro conviviale», durante il quale non si è affrontato l'argomento lodo Alfano. Spiegazioni poco convincenti per l'ex pm, che usando toni molto duri a Montecitorio, ha parlato di «toghe spregiudicate» e ha chiesto le dimissioni dei giudici Mazzella e Napolitano e del Guardasigilli. Da parte sua, con una lettera aperta al premier, il giudice Mazzella, ha voluto garantire all'«amico di vecchia data» che la cena a casa sua, contestata dal Pd e dall'Idv, non è stata la prima e «non sarà certo l'ultima fino al momento in cui - scrive - un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali».


    «INCONTRO CONVIVIALE» - «Il governo Berlusconi non ha organizzato nella casa del giudice Mazzella alcuna riunione» ha detto il ministro Elio Vito a Montecitorio. «Molte settimane prima della data indicata, a maggio, il presidente Berlusconi, il sottosegretario Gianni Letta, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Carlo Vizzini e il giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano hanno ricevuto un invito a cena con le rispettive consorti dal giudice costituzionale Luigi Mazzella. Si trattava di un incontro conviviale - ha spiegato Vito - che è conseguenza di rapporti di conoscenza e di stima antica organizzato nella prima metà del mese di maggio. In ogni caso antecedente al 26 giugno, quando la Consulta ha fissato al 6 ottobre la data di inizio della sua discussione sul lodo Alfano nominando il relatore».

    «CENA CARBONARA E PIDUISTA» - Parole che non hanno però soddisfatto Di Pietro. Replicando a Vito, il leader dell'Idv ha giudicato «inaccettabile» la risposta del governo, apostrofando come «carbonara e piduista» la cena attraverso la quale, secondo l'ex pm, è stata «compromessa la credibilità della Corte» che deve essere «talmente indipendente che non dovrebbe in alcun modo essere oggetto di interferenze». Insomma, con quella cena «avete infangato la sacralità della Corte» e ora «qualsiasi decisione presa il 6 ottobre non sapremo mai se sarà frutto di indipendenza» o esito della «cena piduista», ha concluso Di Pietro.

    POLEMICHE - Anche per Lanfranco Tenaglia, responsabile Giustizia del Pd, «la cena getta un'ombra di grave inopportunità sul comportamento dei due giudici costituzionali Mazzella e Napolitano». «La violenta aggressione dell'opposizione nei confronti della Corte Costituzionale è un chiarissimo tentativo di delegittimazione e di interferire sulla decisione del Lodo Alfano» contrattacca Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl.

    BATTIBECCO DI PIETRO-BONDI - E il caso Mazzella è stato anche al centro di un battibecco tra il leader dell'Italia dei Valori e il ministro della Cultura Sandro Bondi. Quando l'ex pm Di Pietro ha preso la parola per illustrare la sua interpellanza sulla cena ha usato toni molto forti. Che non sono piaciuti al ministro Bondi. Seduto ai banchi del governo, accanto al ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, e a quello dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, Bondi ha più volte allargato le braccia scuotendo la testa e borbottando. Ma nel momento in cui Di Pietro ha parlato di «giudici spregiudicati che infangano la Corte», anche Elio Vito ha guardato ripetutamente il presidente di turno, Rocco Buttiglione, sperando in un intervento. Che non è arrivato. «Vergognati! Vergognati!» ha a quel punto gridato più volte Bondi all'indirizzo di Di Pietro . Poi si è alzato continuando a inveire verso gli scranni dell'Idv. I commessi gli si sono avvicinati. Alla fine, il ministro della Cultura ha preferito abbandonare l'Aula.
    http://www.corriere.it/politica/09_l...4f02aabc.shtml

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Caso Consulta, lite in aula

    E Mazzella scrive al premier
    «Caro Silvio, ti inviterò ancora»
    Lettera al premier dal giudice della Consulta al centro delle polemiche per una cena con il Cavaliere e Alfano

    ROMA - «Caro presidente, caro Silvio...». È questo l'incipit di una lettera aperta al premier Silvio Berlusconi con cui il giudice della Corte Costituzionale, Luigi Mazzella, garantisce all' «amico di vecchia data» che la cena a casa sua, contestata dal Pd e dall'Idv , non è stata la prima e «non sarà certo l'ultima fino al momento in cui - scrive - un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali». Mazzella fa riferimento all'incontro con il presidente del Consiglio, il sottosegretario Letta, un altro giudice della Consulta, Paolo Maria Napolitano, e il Guardasigilli Angelino Alfano, incontro finito al centro di una inchiesta de L'Espresso.
    Ecco il testo integrale della lettera aperta a Berlusconi scritta da Mazzella.

    «Caro Presidente, caro Silvio,
    ti scrivo una lettera aperta perchè cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell'Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo, non voglio cadere nel tranello di essere accusato, da parte di chi necessariamente ne ignorerà il contenuto, di averti inviato una missiva "carbonara e piduista", secondo il colorito linguaggio di un parlamentare. Ritenevo in buona fede di essere un uomo libero in un Paese ancora libero e di avere il diritto '"umano" di invitare a casa mia un amico di vecchia data quale tu sei.

    Ho sempre intrattenuto con te rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioè possibili '"spioni", come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile.

    Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l'ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico.

    Caro presidente, l'amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L'Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto».
    http://www.corriere.it/politica/09_l...4f02aabc.shtml

  3. #3
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    Meno male che i giudici sono tutti comunisti.

    E poi è vero che questa cena getta un enorme ombra di perplessità sull'indipendenza di due giudici della corte costituzionale, sopratutto pochi mesi prima della pronuncia della corte costituzionale sul lodo alfano.

  4. #4
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    Questo è il suo modo di far politica.

  5. #5
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    la storia della cena conviviale è semplicemente ridicola.
    ...e bondi nemmeno si commenta.
    siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque e in ogni parte del mondo...è la qualità più bella di un rivoluzionario... (Ernesto Guevara de la Serna)

  6. #6
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    Secondo voi oltre alla cena cosa avrà servito per dessert il sig eminentissimo e illustrissimo giudice costituzionale visto che c'era un bongustaio come Berlusconi?
    La cosa grave non è che accadano queste cose, la cosa assolutamente indecente è che nessuno prenda a sputi certi personaggi disgustosi.

  7. #7
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    Ammettiamo che la storia del convivo amicale sia vera....

    A poca distanza da una decisione così delicata come quella sul lodo alfano, due giudici costituzionali si riuniscono in una casa col premier e il ministro della giustizia, e io dovrei credere che abbiano parlato tutta la sera di tartine e brioche?

    ma questi ci pensano veramente fessi...

  8. #8
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    Da ditate nell'occhi.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da AlBeRtO Visualizza Messaggio
    ....

    Di Pietro è un parassita viscido, va ammanettato con le sue budella e gettato nel Tevere, bello melmoso, ad affogare coi topi. Ipocrita.
    Ma ti sei bevuto il cervello?
    SEGNALATO

  10. #10
    member vetch
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    Ma ti sei bevuto il cervello?
    SEGNALATO
    Hai ragione, i topi sanno nuotare.

 

 
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