



A mio avviso bisogna ragionare su due piani altrimenti si cade in ideologismi pericolosi (nel senso deteriore del termine). Non credo che quello della Corea del Nord, pur essendo poco informato in materia, sia definibile come comunismo inteso come prospettiva complessiva di trasformazione sociale ispirata all'equilibrio tra comunità e individuo, solidarismo e persona, bene comune, giustizia sociale e ordine comunitario. Non lo credo per tante ragioni, così come non credo che il comunismo sovietico fosse un modello ideale da perseguire. E'fondamentale che il dibattito critico sul comunismo storico e sui suoi residui attuali (grazie al cielo ancora esistenti) sia a 360 gradi; sappia distinguere un'esperienza da un'altra (Cuba non è la Corea del Nord; oppure l'Urss non era la Cina etc etc).
Detto questo e sottolineata così l'importanza cruciale di un dibattito critico anche demolitivo sul piano della sostanza degli argomenti, altro discorso è il ruolo oggettivo che hanno i paesi cosiddetti comunisti residui (come direbbe Preve che Dio, Allah o chi per loro li conservi a lungo).
Tale ruolo è assolutamente positivo nella misura in cui tali paesi restano nazionalisti nel senso anticolonialista del termine; mirano alla salvaguardia della propria sovranità nazionale; alla tutela del proprio ordine sociale di tipo non capitalistico a carattere solidaristico (pur con tutti i suoi malintesi anche profondi); ed infine alla tutela della propria dignità, non svendendosi alle mire imperialistiche di chi vorrebbe integrarli nel gioco criminale-assassino del libero commercio neo-colonialista.
Questi sono i due piani. Ed è così a mio avviso che la questione va posta quando si parla di Corea del Nord ad esempio.


Concordo con T&A, questi sono argomenti dove dividere i piani è fondamentale!
Verso la Comunità Umana
Muntzer il Sopravvissuto