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  1. #11
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    Predefinito Re: Incredibile , se non fosse tutto vero!

    Citazione Originariamente Scritto da angelo64 Visualizza Messaggio
    Non sono stato mai stato comunista ma quasi quasi mi dispiace di una cosa: che in Italia non ci sia mai stato un regime staliniano come quello descritto da Carlo perchè i primi a finire in un bel gulag sarebbero stati tutti quei radical-chic sessantottini come te, almeno tutt'oggi non sareste qua a romperci i coglioni un giorno sì e l'altro pure.
    bisognerebbe chiererlo ai russi e non ai bananas ste stavano davvero cosi male sotto Stalin

    I russi hanno nostalgia di Stalin e dell
    Siamo noi, siamo noi, i Campioni dell'Europa siamo noi

  2. #12
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    Predefinito Re: Incredibile , se non fosse tutto vero!

    Il comunismo divenne realtà in Russia quando i boscevichi presero il potere .
    I contadini Ucraini furono i primi ad essere colpiti ( 6 milioni di morti e 2 milioni deportati a morire nelle terre inospitali della siberia occidentale )
    Le squadre mandate da Lenin, cominciarono a sequestrare, in principio, ogni cosa , secondo dei piani studiati dal potere centrale.
    Tutto il raccolto ( perfino le semine dell'anno dopo ) tutti gli animali , per poi sequestrare gli attrezzi da lavoro , i vestiti , le scarpe .
    Un attacco potente e distruttivo ad una categoria di lavoratori della terra ( il 3,5 % di cittadini ) che producevano da 20 al 30 % della produzione totale .
    Le rivolte divennero migliaia , le pene capitali centinaia di migliaia; interi paese distrutti .
    Poi arrivò Stalin con la sua collettivizzazione forzata e produsse il famoso "terrore rosso " .
    La morte per fame , grazie ad una carestia innescata artificialmente , divenne realtà per milioni e milioni di persone .
    Disperati, affamati , i genitori, prendevano i propri figli e li lasciavano nelle città, sperando che qualcuno si prendesse cura di loro, visto che l'iniziale emigrazione dei contadini affamati e senza più nulla verso le città venne fermata da Stalin con il passaporto interno e il divieto ai maggiori di 12 anni di lasciare le terre di residenza.
    pena la fucilazione immediata .
    Ma non solo i contadini vennero colpiti!
    Anche gli specializzati come ingegneri, agronomi , tecnici , ecc,ecc. uccisi a centinaia di migliaia ; i commercianti , gli imprenditori ,gli impiegati .

    Un libro da leggere per capire la portata del comunismo è :
    "Il libro nero del comunismo "
    Vale la lettura ; solo così , si riesce a capire la portata del crimine comunista !


    Marta DELL'ASTA
    Un genocidio non riconosciuto: l'holodomor
    tratto da: Il Timone, maggio 2004, n. 33, p. 22-24.

    no degli episodi più drammatici nella storia del comunismo. Oltre sette milioni di morti per fame in Ucraina, per iniziativa di Stalin. Il nostro dovere di raccontare una verità incredibilmente censurata per settant'anni. Anche per onorare il sacrificio di tanti innocenti


    C'è stato un periodo in cui l'intera Ucraina (grande due volte l'Italia) e le regioni ad est: il basso Volga, il Kuban', il Kazachstan, sono state come un unico grande lager di Bergen-Belsen, dove milioni di uomini, donne e bambini morivano di fame o stavano agonizzando, mentre gli altri non avevano neppure le forze fisiche per seppellirli.

    Tutto questo è avvenuto nel 1932-1933, nell'indifferenza dei governanti e sicuramente nell'ignoranza degli altri popoli, e ancora oggi a stento si è riusciti a ristabilire la verità storica per dare il dovuto tributo alla memoria di tante vittime innocenti. Nel marzo del 1933, papa Pio XI aveva già denunciato ad alta voce le «catastrofiche e micidiali ideologie» usate come strumento d'oppressione dai governanti, ma il peso politico dell'Unione Sovietica allora aveva avuto la meglio nel convincere l'opinione pubblica mondiale che in realtà la modernizzazione dell'economia sovietica avanzava trionfalmente.

    Per questo la grande fame (la «fame di massa», in ucraino «holodomor») del 1932-1933, con oltre sette milioni di vittime, il cannibalismo, la distruzione completa del mondo contadino, è stata una delle tragedie maggiori e più censurate del XX secolo.

    L'origine di questa immane tragedia risale al 1929, quando Stalin vara un colossale ed ambizioso programma per dare una svolta all'economia socialista che sta arretrando rovinosamente, piano che si articola in due punti chiave: creare una possente industria di Stato (industrializzazione forzata), e aziende collettive nelle campagne (collettivizzazione).

    Ai suoi occhi queste due misure dovranno far decollare l'economia sovietica, e da tattico scaltro e impassibile si impegna a concretizzare i piani teorici a spese della società reale.

    La società reale, dal canto suo, impersonata da un folto ceto di contadini-imprenditori, soprattutto ucraini, oppone una forte resistenza all'imposizione dello Stato (nel 1929 si registrano 1.300 rivolte, che nel 1930 salgono a 13.754), e Stalin concepisce un attacco radicale per spezzare definitivamente ogni resistenza; l'attacco si articola in tre momenti: il primo (1929-1932) è l'attacco di classe, ovvero la «liquidazione dei kulaki» (quei piccoli proprietari che possedevano una o due mucche), che annienta il nerbo vitale della campagna. La dekulakizzazione significa la soppressione fisica, o la deportazione all'estremo nord di 12 milioni di contadini. Il secondo momento è la collettivizzazione forzata, preceduta dall'abolizione della proprietà privata della terra, e l'obbligo per tutti di entrare nelle aziende agricole statali (i kolchoz). Alla fine di questo duplice attacco le vittime si contano a milioni.

    Immediatamente segue la terza e ultima fase (1932-1933), che potremmo definire «terrore di massa attraverso la fame», ossia la carestia pianificata a tavolino e prodotta artificialmente per dare il colpo finale a ogni possibile resistenza.

    La fame viene provocata attraverso una politica fiscale insostenibile che esaurisce le risorse monetarie della regione; attraverso la requisizione per l'ammasso statale dell'intera produzione agricola dei kolchoz, senza lasciare nulla per l'alimentazione né per le semine; attraverso la confisca delle derrate alimentari alla popolazione e la proibizione di farne commercio (pena condanne alla fucilazione o a più di dieci anni di lager); attraverso la proibizione di qualsiasi azione di sostegno da parte di altre regioni dell'Unione Sovietica; attraverso il ritiro del passaporto interno, in modo che le famiglie affamate non possano cercare salvezza in altre zone. Questa volta il numero delle vittime è ancora maggiore ed è accompagnato da un attacco radicale alla cultura ucraina, alla fede ortodossa, alla coscienza nazionale, che vengono identificate come manifestazioni di «nazionalismo» (ai prigionieri strappavano la croce e qualsiasi indumento tradizionale che in qualche modo li identificasse come ucraini).

    Per definire un fenomeno storico che non aveva precedenti, la lingua ucraina ha elaborato un termine nuovo, «holodomor» appunto, che al pari del termine «shoah» cerca di esprimere l'inesprimibile, l'orrore della violenza di massa pianificata.

    Nel 1932-1933, per la prima volta nella storia dell'umanità, la confisca dei generi alimentari è stata consapevolmente utilizzata da uno Stato a fini politici, come arma di distruzione di massa della propria popolazione.

    La verità sulle cause, le modalità e le dimensioni della carestia, anzi, l'esistenza stessa della carestia, come si è detto, sono state caparbiamente occultate e negate per decenni sia alla comunità internazionale che alla popolazione sovietica.

    Finché è esistito, il governo sovietico ha sempre usato la propria posizione di membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'ONU per impedire che l'argomento fosse sollevato nell'assise internazionale; infatti, ancora nel 1978 e nel 1985, due documenti delle Nazioni Unite sui genocidi del XX secolo (il Rapporto di Nicodème Ruhashyankiko, e il Rapporto di Benjamin Whitaker) non nominavano affatto l'Ucraina. Negli stessi anni, le falsificazioni staliniane e post-staliniane hanno però incominciato a essere smontate grazie alle testimonianze messe clandestinamente in circolazione nel samizdat dai dissidenti, che in molti casi hanno pagato col carcere per questo. Il primo a parlare della carestia in modo organico è stato, nel 1986, lo storico occidentale Robert Conquest, con un libro intitolato "The Harvest of sorrow" ("Raccolto di dolore"), nella cui introduzione scriveva di essere stato costretto a occuparsene perché «non è possibile farlo in Unione Sovietica, tanto più che molte testimonianze raccolte dagli emigrati non sono fruibili dagli studiosi sovietici».

    Così è stato rivelato che se nei discorsi pubblici Stalin esaltava i progressi del paese, nei messaggi confidenziali si mostrava preoccupato della situazione agricola e delle riserve valutarie (che mettevano in forse l'importazione di macchinari e quindi l'industrializzazione). Avendo urgente bisogno di valuta pregiata, nel 1932 Stalin vendette sottocosto in Occidente il grano sottratto all'Ucraina, che fu acquistato da Gran Bretagna, Germania, Italia (da Mussolini, che era al corrente della situazione, ma ciò nonostante il 2 settembre 1933 stipulò con l'Unione Sovietica un Patto di amicizia, non aggressione e neutralità).

    Fu Stalin a ispirare la legge del 7 agosto 1932, detta «delle cinque spighe», che comminava la fucilazione o la detenzione superiore ai dieci anni per chi fosse sorpreso a rubare beni appartenenti ai kolchoz; la polizia politica ricevette l'ordine di «sradicare in maniera decisa i sabotatori degli ammassi». Nel 1934 il primo segretario del partito ucraino Kosior scriverà a Stalin che un milione di contadini era stato condannato in conformità a questa legge.

    Quando la carestia si fu scatenata in pieno, neppure le autorità centrali si interessarono di sapere il numero esatto delle vittime; anzi, a un certo punto giunse dal centro la direttiva: «È categoricamente proibito a qualunque organizzazione tenere la registrazione dei casi di gonfiore e di morte per fame, tranne che agli organi della GPU», la quale, dal canto suo, scriveva nei suoi rapporti interni: «Le cifre che vengono citate sono evidentemente decurtate, in quanto gli apparati provinciali della GPU non tengono la registrazione degli affamati e dei gonfi, e il reale numero dei morti spesso è sconosciuto anche ai soviet locali». Infatti i soviet di villaggio avevano avuto l'ordine di non indicare la causa della morte nelle registrazioni dei decessi. Come se non bastasse, nel 1934 giunse la disposizione che tutti i registri dell'anagrafe degli anni 1932-1933 fossero spediti ai reparti speciali dove, probabilmente, vennero distrutti.

    Ma nonostante tutte le difficoltà oggettive che un tentativo così colossale di cancellazione ha prodotto, oggi abbiamo dei dati certi ricavati dagli archivi dell'ex GPU, da quelli del Cremlino e da quello privato di Stalin, i quali ci dicono che nel 1932-1933 nella sola Ucraina i morti per inedia e fenomeni correlati come epidemie, cannibalismo, suicidi, furono 3,5 milioni, mentre in tutta l'URSS furono più di sette.

    Così alla fine, la ricerca della verità ha avuto la meglio su tutto, sugli strati di mistificazioni e depistaggi, sull'opera di distruzione della memoria, sui tabù ideologici, sulla propaganda «progressista». Per ritrovare nelle fonti d'archivio tutti i documenti che comprovano la tragedia, e che al tempo stesso smentiscono decenni di menzogne, c'è voluta una forte volontà, sorretta da una certezza altrettanto forte: che la verità c'è, e merita l'impegno della nostra libertà, perché è lei - e non altro - che ci rende liberi. Per noi, troppo spesso tentati di disperare della verità, coperta dal chiasso di infiniti discorsi e opinioni, questo appassionato lavoro di ricerca e ricostruzione dei fatti dev'essere un monito significativo: niente può giustificare la rinuncia alla verità, perché se non esiste la verità ma solo l'opinione, tutto è possibile. Anche una mostruosità come questa carestia pianificata.
    Ultima modifica di CARLO NORD ITALIA; 20-02-12 alle 11:38
    DI ROSSO IN ITALIA C'E' SOLO IL VINO

    L'Italia è una razza, una storia, un orgoglio, una passione, l'Italia è una grandezza del passato.

  3. #13
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    Predefinito Re: Incredibile , se non fosse tutto vero!

    Citazione Originariamente Scritto da CARLO NORD ITALIA Visualizza Messaggio
    Il comunismo divenne realtà in Russia quando i boscevichi presero il potere .
    I contadini Ucraini furono i primi ad essere colpiti ( 6 milioni di morti e 2 milioni deportati a morire nelle terre inospitali della siberia occidentale )
    Le squadre mandate da Lenin, cominciarono a sequestrare, in principio, ogni cosa , secondo dei piani studiati dal potere centrale.
    Tutto il raccolto ( perfino le semine dell'anno dopo ) tutti gli animali , per poi sequestrare gli attrezzi da lavoro , i vestiti , le scarpe .
    Un attacco potente e distruttivo ad una categoria di lavoratori della terra ( il 3,5 % di cittadini ) che producevano da 20 al 30 % della produzione totale .
    Le rivolte divennero migliaia , le pene capitali centinaia di migliaia; interi paese distrutti .
    Poi arrivò Stalin con la sua collettivizzazione forzata e produsse il famoso "terrore rosso " .
    La morte per fame , grazie ad una carestia innescata artificialmente , divenne realtà per milioni e milioni di persone .
    Disperati, affamati , i genitori, prendevano i propri figli e li lasciavano nelle città, sperando che qualcuno si prendesse cura di loro, visto che l'iniziale emigrazione dei contadini affamati e senza più nulla verso le città venne fermata da Stalin con il passaporto interno e il divieto ai maggiori di 12 anni di lasciare le terre di residenza.
    pena la fucilazione immediata .
    Ma non solo i contadini vennero colpiti!
    Anche gli specializzati come ingegneri, agronomi , tecnici , ecc,ecc. uccisi a centinaia di migliaia ; i commercianti , gli imprenditori ,gli impiegati .

    Un libro da leggere per capire la portata del comunismo è :
    "Il libro nero del comunismo "
    Vale la lettura ; solo così , si riesce a capire la portata del crimine comunista !
    Nostalgia di Stalin, «buon dittatore»

    Il buon Stalin (Choroshij Stalin) è il titolo intrigante del recente romanzo del più spregiudicato e «occidentale» scrittore russo d' oggi, Viktor Erofeev. Si tratta di una riflessione autobiografica cui l' autore sottopone la propria traiettoria di vita che da un' infanzia sovietica privilegiata, in quanto figlio di un diplomatico che con le sue residenze di lavoro all' estero (soprattutto a Parigi) permise alla propria famiglia di respirare un' aria diversa da quella della chiusa realtà sovietica, va alla partecipazione, nel 1979, come esordiente scrittore non conformista, ad un almanacco letterario, «Metropol», proibito dalla censura e subito pubblicato in America. Fu uno dei primi scandali del «dissenso», che al padre di un così riprovevole rampollo costò la fine della brillante carriera diplomatica. Il libro di Erofeev merita di essere letto ed apprezzato come opera letteraria e insieme documentaria, rievocazione di un' epoca che giustamente si chiama «staliniana». Nelle sue pagine Stalin è il protagonista assente, non un personaggio, ma il nume che sovrasta invisibile tutti i personaggi della narrazione, un protagonista «buono» non perché lo si voglia «riabilitare» politicamente, ma perché nell' immaginario di molti in quell' epoca egli era una sorta di superpadre saggio e severo. «Egli... (cioè naturalmente Stalin) ... vive, nonostante il XX congresso (...) Vive nonostante la perestrojka. È emerso alla superficie come un annegato. È emerso ed è risorto. Sul totalitarismo magico c' è il copyright staliniano. Col suo nome alla fin fine sarà di nuovo chiamata Stalingrado. Stalin non deve essere riabilitato perché riabilitato lo è già. L' anima russa per la sua natura è stalinista. Quanto più nel passato si allontanano le vittime di Stalin, tanto più forte e luminoso diventa Stalin», scrive Erofeev. Ancora: «Stalin oggi è il culto della forza, la nostalgia dell' Impero, dell' ordine, il rispetto della crudeltà, della perfidia. Stalin è la nascita di una nuova paura. Dentro ogni Capo della Russia c' è un piccolo Stalin. Anch' io sento Stalin dentro di me. Egli si agita insonne nella mia coscienza. Il mio Stalin è un grande artista della vita. Fa un gesto con la mano sinistra e i ceceni se ne vanno dal Caucaso. Fa un gesto con la mano destra e mezza Europa costruisce il socialismo». È vano confrontare Stalin e Hitler, Lenin, Trotskij, Mussolini, continua Erofeev, tutte carte che la storia ha giocato senza successo e che ormai sono «bruciate» per sempre. Solo Stalin ha vinto e oggi il suo fantasma vaga tra le rovine di un impero che i suoi degeneri eredi non hanno saputo conservare. Il soliloquio del protagonista del Buon Stalin riflette la presenza paradossale del dittatore comunista nella Russia d' oggi e l' enigmaticità della sua figura nella storia mondiale. Stalin è stato davvero l' unico trionfatore tra i tiranni del ventesimo secolo? Il crollo finale del suo impero è dovuto alla pochezza dei suoi successori e non piuttosto alla difettosità dei materiali e all' erroneità del progetto? Le sue vittime senza numero sono destinate a svanire in un passato sempre più remoto o permangono come un peso orrendo che schiaccia il loro carnefice? Chi e che cosa è stato veramente Stalin? Un «traditore della rivoluzione» o il suo unico realizzatore? Un mostro malefico, detestato e odiato, o il «padre dei popoli», venerato e amato? Stalin è degno di comparire come imputato in un ideale nuovo «processo di Norimberga» oppure resta colui che, tramite i suoi rappresentanti, è stato tra i giudici del vero processo di Norimberga, condannando chi aveva commesso crimini simili e quelli che egli continuava a perpetrare? Stalin è stato con Hitler il dittatore più totalitario o il più grande combattente antifascista? L' antifascismo di Stalin e dei suoi seguaci è stato pari a quello dei suoi alleati bellici dei Paesi democratici oppure una sorta di perverso «antifascismo del Gulag»? È stato un novello Ivan il Terribile o il capo riverito e obbedito del comunismo mondiale? Una «mediocrità», come voleva il suo maggior avversario Trotskij, o il geniale costruttore di una «nuova civiltà», mecca per l' avanguardia progressista del mondo intero? È davvero finito Stalin oppure con altre sembianze sopravvive in Russia non meno che in Occidente? Gli interrogativi potrebbero continuare. Il che significa che, qualunque sia la risposta che ad essi si dà, i problemi riguardanti l' «epoca staliniana» sono tuttora sul tappeto poiché Stalin, su questo non ci possono essere dubbi, per tre lunghi decenni è stato al centro della storia comunista e quindi mondiale, lasciando un retaggio incancellabile. La detronizzazione che nel 1956 Nikita Chrusciov fece di Stalin, del quale egli era stato collaboratore o complice, non convince, anche se a Chrusciov va riconosciuto il merito di aver inconsapevolmente così iniziato la demolizione del sistema comunista, portata a termine in modo analogo da Michail Gorbaciov una trentina d' anni dopo. È tempo di sottoporre Stalin a una ricerca storica criticamente adeguata che, senza minimamente attenuarne la criminosità, analizzi la complessità della sua figura e della sua opera. Non mancano in questo senso alcuni importanti apporti. Il convegno internazionale «Lo stalinismo: parabola di un mito», si svolge oggi, e si conclude domani, all' Università degli studi di Messina, col concorso della Fondazione Bonino-Pulejo. È l' occasione per riproporre il tema, alla luce delle ultime pubblicazioni sul dittatore sovietico, e dare un nuovo contributo nella direzione di un approfondimento critico della sua personalità. Vittorio Strada
    Ultima modifica di brunik; 20-02-12 alle 11:38
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  4. #14
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    Predefinito Re: Incredibile , se non fosse tutto vero!

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    Nostalgia di Stalin, «buon dittatore»

    Il buon Stalin (Choroshij Stalin) è il titolo intrigante del recente romanzo del più spregiudicato e «occidentale» scrittore russo d' oggi, Viktor Erofeev. Si tratta di una riflessione autobiografica cui l' autore sottopone la propria traiettoria di vita che da un' infanzia sovietica privilegiata, in quanto figlio di un diplomatico che con le sue residenze di lavoro all' estero (soprattutto a Parigi) permise alla propria famiglia di respirare un' aria diversa da quella della chiusa realtà sovietica, va alla partecipazione, nel 1979, come esordiente scrittore non conformista, ad un almanacco letterario, «Metropol», proibito dalla censura e subito pubblicato in America. Fu uno dei primi scandali del «dissenso», che al padre di un così riprovevole rampollo costò la fine della brillante carriera diplomatica. Il libro di Erofeev merita di essere letto ed apprezzato come opera letteraria e insieme documentaria, rievocazione di un' epoca che giustamente si chiama «staliniana». Nelle sue pagine Stalin è il protagonista assente, non un personaggio, ma il nume che sovrasta invisibile tutti i personaggi della narrazione, un protagonista «buono» non perché lo si voglia «riabilitare» politicamente, ma perché nell' immaginario di molti in quell' epoca egli era una sorta di superpadre saggio e severo. «Egli... (cioè naturalmente Stalin) ... vive, nonostante il XX congresso (...) Vive nonostante la perestrojka. È emerso alla superficie come un annegato. È emerso ed è risorto. Sul totalitarismo magico c' è il copyright staliniano. Col suo nome alla fin fine sarà di nuovo chiamata Stalingrado. Stalin non deve essere riabilitato perché riabilitato lo è già. L' anima russa per la sua natura è stalinista. Quanto più nel passato si allontanano le vittime di Stalin, tanto più forte e luminoso diventa Stalin», scrive Erofeev. Ancora: «Stalin oggi è il culto della forza, la nostalgia dell' Impero, dell' ordine, il rispetto della crudeltà, della perfidia. Stalin è la nascita di una nuova paura. Dentro ogni Capo della Russia c' è un piccolo Stalin. Anch' io sento Stalin dentro di me. Egli si agita insonne nella mia coscienza. Il mio Stalin è un grande artista della vita. Fa un gesto con la mano sinistra e i ceceni se ne vanno dal Caucaso. Fa un gesto con la mano destra e mezza Europa costruisce il socialismo». È vano confrontare Stalin e Hitler, Lenin, Trotskij, Mussolini, continua Erofeev, tutte carte che la storia ha giocato senza successo e che ormai sono «bruciate» per sempre. Solo Stalin ha vinto e oggi il suo fantasma vaga tra le rovine di un impero che i suoi degeneri eredi non hanno saputo conservare. Il soliloquio del protagonista del Buon Stalin riflette la presenza paradossale del dittatore comunista nella Russia d' oggi e l' enigmaticità della sua figura nella storia mondiale. Stalin è stato davvero l' unico trionfatore tra i tiranni del ventesimo secolo? Il crollo finale del suo impero è dovuto alla pochezza dei suoi successori e non piuttosto alla difettosità dei materiali e all' erroneità del progetto? Le sue vittime senza numero sono destinate a svanire in un passato sempre più remoto o permangono come un peso orrendo che schiaccia il loro carnefice? Chi e che cosa è stato veramente Stalin? Un «traditore della rivoluzione» o il suo unico realizzatore? Un mostro malefico, detestato e odiato, o il «padre dei popoli», venerato e amato? Stalin è degno di comparire come imputato in un ideale nuovo «processo di Norimberga» oppure resta colui che, tramite i suoi rappresentanti, è stato tra i giudici del vero processo di Norimberga, condannando chi aveva commesso crimini simili e quelli che egli continuava a perpetrare? Stalin è stato con Hitler il dittatore più totalitario o il più grande combattente antifascista? L' antifascismo di Stalin e dei suoi seguaci è stato pari a quello dei suoi alleati bellici dei Paesi democratici oppure una sorta di perverso «antifascismo del Gulag»? È stato un novello Ivan il Terribile o il capo riverito e obbedito del comunismo mondiale? Una «mediocrità», come voleva il suo maggior avversario Trotskij, o il geniale costruttore di una «nuova civiltà», mecca per l' avanguardia progressista del mondo intero? È davvero finito Stalin oppure con altre sembianze sopravvive in Russia non meno che in Occidente? Gli interrogativi potrebbero continuare. Il che significa che, qualunque sia la risposta che ad essi si dà, i problemi riguardanti l' «epoca staliniana» sono tuttora sul tappeto poiché Stalin, su questo non ci possono essere dubbi, per tre lunghi decenni è stato al centro della storia comunista e quindi mondiale, lasciando un retaggio incancellabile. La detronizzazione che nel 1956 Nikita Chrusciov fece di Stalin, del quale egli era stato collaboratore o complice, non convince, anche se a Chrusciov va riconosciuto il merito di aver inconsapevolmente così iniziato la demolizione del sistema comunista, portata a termine in modo analogo da Michail Gorbaciov una trentina d' anni dopo. È tempo di sottoporre Stalin a una ricerca storica criticamente adeguata che, senza minimamente attenuarne la criminosità, analizzi la complessità della sua figura e della sua opera. Non mancano in questo senso alcuni importanti apporti. Il convegno internazionale «Lo stalinismo: parabola di un mito», si svolge oggi, e si conclude domani, all' Università degli studi di Messina, col concorso della Fondazione Bonino-Pulejo. È l' occasione per riproporre il tema, alla luce delle ultime pubblicazioni sul dittatore sovietico, e dare un nuovo contributo nella direzione di un approfondimento critico della sua personalità. Vittorio Strada
    Il buon genocida.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #15
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    Predefinito Re: Incredibile , se non fosse tutto vero!

    Citazione Originariamente Scritto da angelo64 Visualizza Messaggio
    Non sono stato mai stato comunista ma quasi quasi mi dispiace di una cosa: che in Italia non ci sia mai stato un regime staliniano come quello descritto da Carlo perchè i primi a finire in un bel gulag sarebbero stati tutti quei radical-chic sessantottini come te, almeno tutt'oggi non sareste qua a romperci i coglioni un giorno sì e l'altro pure.
    Resta da capire chi sono i coglioni che hanno dato credito al Puttaniere, allora ... :giagia:

  6. #16
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    Predefinito Re: Incredibile , se non fosse tutto vero!

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Il buon genocida.
    anche Hitler era un genocida, pero' i tedeschi non hanno nostalgia del nazismo cosi' come i russi hanno nostalgia del comunismo, il suo motivo ci sarà.
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  7. #17
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    Predefinito Re: Incredibile , se non fosse tutto vero!

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    bisognerebbe chiererlo ai russi e non ai bananas ste stavano davvero cosi male sotto Stalin

    I russi hanno nostalgia di Stalin e dell
    Evidentemente i russi hanno nostalgia di quei tempi perchè allora non esisevano i radical-chic sessantottini.
    Citazione Originariamente Scritto da misterbogiangols Visualizza Messaggio
    Resta da capire chi sono i coglioni che hanno dato credito al Puttaniere, allora ... :giagia:
    Cosa centra Stalin con il puttaniere lo sai solo tu.

  8. #18
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    Predefinito Re: Incredibile , se non fosse tutto vero!

    Citazione Originariamente Scritto da angelo64 Visualizza Messaggio

    Cosa centra Stalin con il puttaniere lo sai solo tu.
    C'entra il regime comunista che in Italia non c'è mai stato.

  9. #19
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    Predefinito Re: Incredibile , se non fosse tutto vero!

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    anche Hitler era un genocida, pero' i tedeschi non hanno nostalgia del nazismo cosi' come i russi hanno nostalgia del comunismo, il suo motivo ci sarà.
    Hitler non era un genocida. Stalin, ancora oggi, ha sostenitori conclamati. Hitler no, perché ha avuto l'ardire di sconfiggere il signoraggio bancario a favore del benessere del suo popolo, al contrario di Stalin e dei suoi sostenitori sionisti (l'elite globale dei banchieri apolidi attuale).

    PS: I tedeschi non hanno nostalgia dei Hitler perché sono stati ingannati, ricattati e demonizzati dai sostenitri e alleati di Stalin.

    PS: In ogni caso non si tratta di avere nostalgia di Hitler ma di arrivare alla conoscenza della Verità.
    Cosa che a te non interessa.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #20
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    Predefinito Re: Incredibile , se non fosse tutto vero!

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    comunque in Russia il 60% dei russi rimpiange quei bei tempi. del comunismo.

    E comunque la bandiera rossa viene ora tenuta ben alta dai compagni Cinesi, che nel 2020 modestamente diventeranno LA PRIMA POTENZA MONDIALE
    Come se stava bene ar tempo de nonno...
    Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
    Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.

 

 
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