Mentre noi in Italia ci trastullavamo con il 68 e inneggiavamo a lenin, a stalin e al marxismo, ecco cosa succedeva in unione sovietica dove qualcuno aveva reso realtà il marxismo :
Aleksandr SOLZENICYN
Arcipelago Gulag
tratto da: Aleksandr SOLZENICYN, Arcipelago Gulag, Mondadori, Milano 1999, 3 voll.
Ecco una scenetta di quegli anni. Si sta svolgendo (nella regione di Mosca) una conferenza regionale di partito. La dirige il nuovo segretario del comitato rionale, nominato al posto dell'altro, recentemente arrestato. Alla fine della conferenza viene approvato un messaggio di fedeltà a Stalin. Naturalmente tutti si alzano in piedi (come nel corso della conferenza tutti balzavano su a ogni menzione del suo nome). Nella piccola sala è una «burrasca di applausi che diventa ovazione». Tre minuti, quattro minuti, cinque minuti: sono sempre burrascosi e si tramutano sempre in ovazione. Ma già le palme sono indolenzite. Già le braccia alzate sono informicolite. Già gli anziani hanno l'affanno. Sta diventando insopportabilmente ridicolo anche per chi adora sinceramente Stalin. Ma chi oserà smettere per primo? Lo potrebbe fare il segretario del comitato rionale, in piedi sul podio, il quale ha appena letto il messaggio. Ma è nominato da poco, al posto d'un arrestato, ha paura! Infatti vi sono in sala quelli dell'NKVD, in piedi ad applaudire, osservano chi smetterà per primo! E gli applausi, in una piccola sala sperduta, all'insaputa del grande capo, continuano 6 minuti! 7 minuti! 8 minuti! Sono perduti! Rovinati! Non possono più fermarsi fino a quando non saranno caduti colti da infarto! In fondo alla sala, nella calca, si può ancora fingere, battere le mani meno frequentemente, con minore forza e furore, ma al tavolo della presidenza, in piena vista di tutti? Il direttore della cartiera locale, uomo forte e indipendente, rendendosi pienamente conto della falsità della situazione senza scampo, è tra la presidenza e applaude. 9 minuti! 10 minuti! Egli guarda angosciato il segretario del comitato rionale ma quello non sa fermarsi. Follia! Follia collettiva! I dirigenti del rione, gettando occhiate l'uno all'altro con un filo di speranza ma con la sola esultanza dipinta sulla faccia, applaudiranno fino a cadere, fino a quando li porteranno fuori in barella. E anche allora i rimanenti non batteranno ciglio! All'undicesimo minuto il direttore della cartiera assume un'aria indaffarata e si siede al suo posto al tavolo della presidenza. Oh, miracolo! Dov'è andato a finire il generale indescrivibile irrefrenabile entusiasmo? Tutti in una volta, con l'ultimo battito di mani, cessano e si mettono a sedere. Sono salvi! Lo scoiattolo ha saputo schizzare fuori dalla gabbia con la ruota che gira! Tuttavia proprio così si riconoscono gli uomini indipendenti. Proprio così si tolgono di mezzo. La stessa notte il direttore della cartiera è arrestato. Gli appioppano senza difficoltà, per tutt'altro motivo, dieci anni. Ma dopo la firma dell'art. 206 (del protocollo conclusivo dell'istruttoria) il giudice gli rammenta: «E non smetta mai per primo di applaudire!» (E come fare altrimenti? Quando fermarsi?...).
(vol. I, pag. 84-85, Parte I: L'industria carceraria, capitolo IV: Le mostrine celesti)
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Nel capitolo X di Arcipelago GULag ("Invece dei politici") della parte terza ("Lavoro di sterminio"), Solzenicyn riporta una serie di casi tragicomici per cui si veniva arrestati secondo l'infame "articolo 58" (quello per cui qualsiasi minuscola cosa è sufficiente per dare dieci anni di carcere ai "controrivoluzionari").
... una contadina condannata ... per molto tempo non riusciva a capire perchè durante il processo il Pubblico Ministero e i giudici la chiamassero konnyj milizioner, poliziotto a cavallo (parlavano invece di kontrrevoljuzioner, controrivoluzionario!). Dopo aver assaggiato e conosciuto i lager, riesce facile credere a storielle simili.
Un sarto, per non perdere un ago, lo puntò nel giornale appeso al muro, combinazione proprio nell'occhio di Kaganovic'. Un cliente lo vide: art. 58, dieci anni (terrorismo).
Una commessa, accettando la merce dallo spedizioniere, la segnava su un foglio di giornale non avendo altra carta. Il numero dei pezzi di sapone capita sulla fronte del compagno Stalin. Art. 58, dieci anni.
Il trattorista della stazione trattori di Znamensk fodera una scarpa consunta con un volantino sulle elezioni al Soviet supremo, la donna delle pulizie ne scopre la mancanza (era responsabile per quei volantini) e lo trova. ACR, agitazione controrivoluzionaria, dieci anni.
Il direttore di un circolo rurale va con un suo guardiano a comprare un busto del compagno Stalin. Lo compra. Il busto è grande, pesa. Bisognerebbe metterlo su una "barella", portarla in due, ma la sua posizione di direttore non glielo permette: "Ce la farai tu, in qualche modo". E se ne va avanti. Il vecchio guardiano per parecchio tempo non ci riesce. Prova a prendere il busto sotto il braccio, e' troppo grande. Prova a portarlo davanti a sè, gli spezza la schiena, piegandolo all'indietro. Finalmente, un'idea: si toglie la cintura, ne fa un cappio al collo di Stalin e lo porta così in spalla attraverso il villaggio. Qui non ci sono dubbi, il caso è chiaro: art. 58-8, terrorismo, dieci anni.
Un marinaio vende a un inglese un accendino «Katiuscia» (uno stoppino in un tubetto e un acciarino), come souvenir, per una sterlina. Menomazione del prestigio della Patria, art. 58, dieci anni.
Un pastore irritato dà della «p... da kolchoz» a una vacca indocile: art. 58, condannato.
Ella Svirskaja canta durante una serata di dilettanti uno stornello appena appena allusivo: questa è ribellione vera e propria! Art. 58, dieci anni.
Un carpentiere sordomuto, si prende anche lui una condanna per agitazione controrivoluzionaria. Com'è possibile? Lavora all'impiantito di un circolo. Hanno portato tutto fuori dalla grande sala, non c'è un attaccapanni, nemmeno un gancio. Mentre lavora, butta la giacca e il berretto su un busto di Lenin. Qualcuno entra, lo vede. Art. 58, dieci anni.
(Vol. II, p. 298-299)
Dei ragazzi che si rincorrevano nel circolo, lottando, con la schiena strapparono un manifesto dalla parete. I due ragazzi maggiori ebbero pene detentive in base all'art. 58. (Con l'Ukaz del 1935 i ragazzi possono essere tradotti in giudizio e condannati in base al Codice Penale dall'età di 12 anni!) Furono condannati anche i genitori, perchè sarebbero stati loro a sobillarli.
Uno scolaro sedicenne, dei Ciuvasci, fece un errore di russo, lingua non sua, in uno slogan del giornale murale. Art. 58, cinque anni.
Nell'ufficio di ragioneria di un'azienda statale era appeso lo slogan: «La vita è diventata più bella, la vita è diventata più allegra» (Stalin). Qualcuno aggiunse con la matita rossa «per», cioè la vita è diventata più allegra per Stalin. Non si cercò il colpevole, fu messo dentro tutto il personale dell'ufficio.
[...] Irina Tucinskaja (fidanzata del figlio di Sofronitskij) fu arrestata mentre usciva di chiesa (si intendeva mettere dentro l'intera famiglia) e accusata «di aver pregato per la morte di Stalin» (chi poteva aver sentito quella preghiera?!). Terrorismo! Venticinque anni.
(Vol. II, p. 299-300)
Del resto quasi sempre queste fantastiche accuse non servivano. Esisteva un semplice assortimento standard di accuse e bastava che il giudice istruttore ne incollasse un paio, come s'incolla un francobollo su una busta:
- intenzione di screditare il Capo [Stalin];
- atteggiamento negativo nei confronti del kolchoz;
- atteggiamento negativo verso i prestiti dello Stato (quale persona normale li giudicava positivamente!);
- atteggiamento negativo verso la costituzione staliniana;
- atteggiamento negativo verso (l'ennesimo) provvedimento del partito;
- simpatia per Trotskij;
- simpatia per gli Stati Uniti;
- eccetera eccetera.
(Vol. II, p. 301, Parte III: Lavoro di sterminio, capitolo X: Invece dei politici)




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