"Coloro che attualmente (1901-2) agitano la quistione di Nord e Sud, tra le varie tesi che sostengono, hanno anche questa, che lo Stato dovrebbe spendere in ogni regione d’Italia altrettanto quanto egli ad essa toglie a titolo d’imposta. Questa tesi è talvolta formulata in modo esplicito nel conto che essi fanno del tributo che lo Stato impone a ogni regione (o provincia), e del danaro che spende per servizi pubblici disimpegnati in quella istessa regione. Essi accusano lo Stato di ingiusto trattamento delle regioni (o provincie) alle quali egli toglie più di quello che renda mediante spesa fatta direttamente nelle Regioni istesse. Il loro argomento è paralogistico per molti rispetti, dei quali uno qui ci concerne. Dando alla tesi la forma di un caso estremo, ogni singolo cittadino dovrebbe esigere che lo Stato renda direttamente a lui e in casa sua un servizio di cui il costo sia precisamente uguale alla somma delle imposte pagate dal cittadino.
Questa somma di imposte sarebbe parificata a una tassa, che sarebbe il prezzo di costo del servizio, il quale per il fatto che dovrebbe essere reso a domicilio e individualmente nel modo più diretto che sia concepibile, non riuscirebbe minore di quello che sarebbe se ogni cittadino non pagasse affatto più imposta e con il reddito così reso libero si procurasse direttamente da se e senza qualunque associazione con altri, il servizio in quistione."
L'ultraliberista Maffeo Pantaleoni rispose così, pur senza citarlo direttamente, a Francesco Saverio Nitti, che denunciò, nei saggi "Nord e Sud" e "Il Bilancio dello Stato dal 1861 al 1896-97", il maggior onere contributivo a carico delle province napoletane e la Sicilia.
Fosse vissuto oggi, avrebbe scritto "Il Sacco del Nord"?
La fonte è "Contributo alla teoria del riparto delle spese pubbliche" in "Scritti varii di Economia" del 1903.




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