L'Apocalisse secondo Repubblica
Aurelio Montingelli - 4.03.2012, 20:11
Photo: RIA Novosti
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I due maggiori quotidiani italiani, al di la’ di una storica rivalita’ che li divide, sono accomunati pero’ dal vivere in una Mosca virtuale sconosciuta ai suoi tredici milioni di abitanti.
Se il corrispondente del Corriere preferisce che sia un inviato a dire le castronerie piu’ stridenti, quello di Repubblica ci gode in proprio ed oggi e’ caduto in convulsioni dinanzi a fantomatici battaglioni ceceni che si goderebbero la bella vita nell’albergo piu’ in della capitale in attesa di liquidare l’eventuale protesta.
In attesa che Lombardozzi esca dallo specchio in cui e’ andato a cacciarsi per parlare di una citta’ inesistente tappezzata di manifesti contro Putin, diciamo che di manifesti non se ne vede nemmeno l’ombra, pro o contra che siano.
In Russia le campagne elettorali non si svolgono come in Italia, alla tv passano pochi spot, su un canale, a sera tarda si svolgono dei dibattiti da sbadiglio che nemmeno Zhirinovskij riesce a far decollare.
Comunque tutto questo e’ passato e Repubblica confida nella nuova icona dei media occidentali, un giovanotto che dopo un recentissimo passato da neonazista ha scoperto che la democrazia e’ in pericolo.
Una analoga scoperta e’ stata fatta da quei quattro - cinque ex ministri che allontanati dalla mangiatoia adesso vanno a colazione dall’ambasciatore americano.
La protesta del web o dei Caffe internet si muove su un binario parallelo, che pur rappresentando una percentuale infinitesimale della societa’ non ha alcuna voglia di fare il gioco di coloro che sono stati alla testa della rapina piu’ rovinosa della storia russa. Per esempio, Kassjanov e’ stato primo ministro per quattro anni, dopo essere stato ministro all’economia e alle finanze per gestire lo sconfinato debito pubblico ereditato dall’Unione Sovietica.
Ebbene in quegli anni, 2000-2004, il piu’ seguito giornale della capitale l’ha definito il Signor Duepercento, accusandolo pubblicamente di prendere il 2% su ogni operazione finanziaria del paese e mai costui ha avuto il coraggio di una smentita.
Con questi precedenti non e’ proprio la faccia giusta da sventolare contro la corruzione. Farebbe meglio a tenersi nascosto, magari al Baby Doll, dove di solito incontrava i colleghi stranieri per tracciare le strategie care al suo cuore, che di regola batte sotto il portafoglio.
Le elezioni sono finite.
Aspettiamo l’Apocalisse secondo Repubblica.
L'Apocalisse secondo Repubblica; La Voce della Russia






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