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Discussione: Pañcatantra

  1. #1
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    Predefinito Pañcatantra

    Pañcatantra
    C’è chi sostiene che questo libro abbia girato il mondo ancorpiù della Bibbia,
    visto che nel corso dei secoli è stato tradotto ovunque,dall’Etiopia alla Cina…
    Di sicuro i racconti di Bidpai si ritrovano nella cultura popolare della maggior parte dei Paesi europei,
    almeno quanto in quella orientale.
    Alcuni sono stati modificati da La Fontaine… e le favole di Esopo devono molto al Kalila».
    Doris Lessing


    Il Pañcatantra èla più famosa raccolta di favole indiana e probabilmente anche la più antica.
    . Datata intorno al IV secolo d.C., si basa su racconti popolari ancora precedenti e nell’XI secolo confluì nel Kathasaritsagara (L’oceano formato daifiumi dei racconti) di Somadeva, vastissima raccolta delle favole indiane di tutti i tempi.

    La raccolta è composta da una settantina di favole, precedute da un’introduzione generale e in “cinque libri” (questo il significato, in sanscrito, del titolo), articolati intorno a cinque racconti cornice. Sotto forma di storie di animali, le favole intendono insegnare i principi del buongoverno, della politica e della diplomazia
    e veicolano precetti di morale utilitaristica (l'azione giusta è quella che comporta maggiori vantaggi). La forma è prosa intercalata da strofe in versi, questeultime generalmente di contenuto morale e didascalico. Il racconto-cornicenarra di un re indiano che affida i suoi tre figli alle cure del saggiobrahmano Visnusarman, il leggendarioautore del Pañchatantra, perché li educhi, e costui compone i cinque libri:1. «La separazionedegli amici»: si narrano gli intrighi dei due sciacalli Calila e Dimna affinché il toro e il leone, ministri del re degli animali, rompano la loro amicizia
    2. «Il modo di acquistare gli amici»: si espongono i vantaggi derivanti dalla saggia scelta delle amicizie,attraverso favole riguardanti un topo, un corvo, una tartaruga, delle colombe edelle gazzelle
    3. «La guerra e la pace dei corvi e dei gufi»: in cui si espone come si possa vincere la guerra con gli ingannie l'assenza di scrupoli morali
    4. «La perdita di ciò che si è acquistato»: narra la favola della scimmia che riesce a salvarsi dalle grinfie diun coccodrillo, che l'ha già trascinata in acqua per divorarle il cuore,dicendogli che questo è legato a un albero sulla riva del fiume
    5. «Le opere fatte sconsideratamente»: narra della morte di una mangusta uccisa da un brahmano, il quale l'aveva a torto giudicata colpevole della morte del figlioletto

    I figli del re leggono il testo e, nel giro di sei mesi, com’era statopromesso al re loro padre da Visnusarman, divengono saggi e colti.
    Non si sa con precisione quando sia stato composta, anche perché l'originale è andato perduto. In occidente ne esistono numerose traduzioni e rifacimenti, spesso differenti fra di loro.Si presume che una fra le più antiche redazioni, nota col titolo di Tantrakhyâyika, risalga a un periodo compreso fra il II e il VI secolo d.C.; una versione del XII secolo è l'Hitopadesa. Il testo originale in sanscrito del Pañcatantra è stato tradotto in molte lingue dell'India, sia del sud sia del nord, e poi fuori dell'India, subendo mutamenti nel suo cammino. Il viaggio del Pañcatantra verso Occidente è avvenuto attraverso una versione, perduta, in pahlavi del VI secolo dalla quale è derivata una versione in arabo dell'VIIIsecolo intitolata, dal nome dei due sciacalli del I libro, Calila e Dimna. Nel XIII secolo Giovanni da Capua ne diede una versione in lingua latina intitolata Directorium humanae vitae derivante da unaversione in lingua ebraica; dalla versione latina di Giovanni da Capua deriveranno quella tedesca di Anton von Pforr (1483), intitolata «Das Buch derBeispiele der alten Weisen», una versione in lingua italiana del Doni (La filosofia morale, del Doni,tratta da molti degni scrittori antichi prudenti) e una versione in lingua spagnola della fine del XV secolo[Exemplario contra los engaños ypeligros del mundo]. Dalla versione spagnola discende un'altra edizione italiana del XVI secolo, sia pur parziale:La prima veste de' discorsi degli animali del Firenzuola (1548). Sempre nel XVI secolo Giulio Nuti avevatradotto in italiano la versione in lingua greca del Pañcatantra fatta da Simeon Seth, un ebreo bizantino dell'XI secolo. Nel XIII secolo un poeta italiano in lingua latina, Baldo, aveva scritto alcune favole in versi leonini, Novus Esopus,tratte probabilmente da una versione del Pañcatantra in lingua araba non identificata.In italiano ne fu dataanche una versione nella Prima veste dei discorsi degli animali (1541) di Agnolo Firenzuola.«C’è chi sostiene che questo libro abbia girato il mondo ancor piùdella Bibbia» scrive Doris Lessing nell’introduzione ad una edizione di Kalilae Dimna, una delle grandi opere della letteratura mondiale.
    Queste fiabe costituiscono la fonte nascosta o palese di autentici capolavori della letteratura occidentale.
    Senza di esse non avremmo probabilmente avuto Esopo e La Fontaine, Le mille e una notte, il Decameron e I racconti di Canterbury, oltre a una sterminata serie di racconti popolari trasmessi oralmente lungo il corso dei secoli tanto in Occidente quantoin Oriente.

    Nate, in un’epoca cui è impossibile risalire, anch’esse da una tradizione popolare orale, la versione del poeta americano Ramsay Wood, che in una traduzione moderna restituisce la verve popolare della raccolta e mostra come essa sia perfettamente accessibile a una sensibilità contemporanea senza perdere il suo originario contenuto iniziatico che, secondo alcuni, farebbe di Kalilae Dimna non soltanto una collezione di racconti, ma di sastra, cioè precetti tecnici o scientifici, oppure di mitisastra, regole sul governo o sulle scienze politiche.


    Autore: Ramsay Wood
    Titolo: Kalila e Dimna. Fiabe indiane di Bidpai
    ISBN 978-88-545-0187-4 Pagine 256 Euro 12,50
    Biblioteca Neri Pozza
    Ultima modifica di zucchetta; 07-03-12 alle 13:36

  2. #2
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    Predefinito Re: Pañcatantra

    Storia della Scimmia
    dalle Storie del Panchatantra


    […] Damanak chiese a Kartak il motivo per cui il leone si nascondeva. Kartak lo mise in guardia dall'immischiarsi nelle faccende del loro re e chiese perché mai si sarebbero dovuti preoccupare della cosa. Chi si immischia senza motivo in questioni per lui irrilevanti, disse lo sciacallo, finisce male proprio come capitò alla scimmia che smosse il cuneo.

    Damanak chiese a Kartak di raccontare la storia della scimmia.

    Storia della scimmia
    Nei pressi di una città si stava costruendo un tempio. Lì vicino stavano spaccando un enorme tronco d'albero. All'ora di pranzo, i lavoratori lasciavano i cunei nel tronco da spaccare e andavano a mangiare. Una scimmia aveva seguito i lavori fin dalla mattina. Mentre i lavoratori erano lontani, la scimmia scese dall'albero e andò a curiosare su quel tronco. Giocando, vide il cuneo e cominciò a girarlo, senza badare alla coda che si era incuneata anch'essa nella spaccatura del tronco. Non appena rimosse il cuneo, la spaccatura si rinchiuse sulla coda della scimmia, che cercò invano di liberarsi. Nessuno lì vicino poteva aiutarla; e quando i lavoratori tornarono, la scimmia era già morta.

    Kartak disse che un inferiore che dà consigli a un re senza essere interrogato finisce sempre male. E' per questo che bisogna analizzare la situazione, pensare e solo allora parlare.
    Damanak sostenne che anche l'inferiore diventa superiore quando serve bene il re. Al contrario, il superiore che non sa guidare il re diventa inferiore.

    Un re si occupa delle persone che gli stanno intorno anche quando sono insipienti, ineducate e ignoranti. E tuttavia i servi che stanno sempre attenti ai motivi e alle ragioni della felicità e della infelicità di un re, vengono facilmente promossi a una posizione più alta da un re ostile. Coloro che pensano che ci voglia una certa fatica e un duro lavoro per compiacere un re sono di fatto degli incauti, sono tardi e stupidi. Se uno può essere capace di addestrare animali come il serpente, il leone o l'elefante usando differenti metodi, non ci vogliono grandi sforzi da parte del saggio per tenere sotto controllo un re.

    Kartak chiese allora a Damanak cosa avesse intenzione di fare.
    "Oggi il nostro re, senza la sua famiglia è impaurito e sgomento. Perciò dobbiamo andare da lui e chiedergli il motivo di questa sua paura."
    Kartak chiese come fa uno a rendersi conto se il re abbia o no paura. E Damanak rispose:
    "Non ci vuole molto a capirlo. E' noto che anche un animale può capire i comandi dati. Con la giusta concentrazione, un cavallo può portare il carico di un elefante e la persona accorta può capire anche le cose non dette. Uno può capire i sentimenti di una persona sulla base di queste cose: allusioni, pensieri, azioni, parole, espressioni degli occhi e del viso. Per questo mi avvicinerò al re impaurito e usando l'intelletto lo tranquillizzerò e mi guadagnerò il posto di ministro".
    Così disse Damanak. Allora Kartak disse:
    "Non sai ancora cosa significa servire, come potrai dunque servire il re?"
    Damanak ribatté:
    "Conosco bene i principi del servire. Quando ero bambino ho sentito dalle labbra di mio fratello quali siano le pratiche della fede per i santi.
    La gente che non riconosce i meriti individuali non può servire il re, perché è come se arasse un campo improduttivo che non dà nessuna sicurezza di produrre frutti. E' cosa buona servire il re anche quando dovesse perdere ricchezza e potere, poiché così facendo uno vedrà i frutti del suo servizio in futuro. Il saggio non deve mai sperare di ottenere guadagni materiali da un re ignorante in cambio dei propri servigi.
    Coloro che criticano il re devono prima aver criticato se stessi, perché o non sono adatti a servire o non sono consapevoli dei compiti del servitore. Questi ha da portare il dovuto rispetto alla regina, al principe, alla principessa, al primo ministro, al sacerdote e alle guardie del palazzo reale. Colui che sempre saluta il re e conosce quello che lui vuole o non vuole e agisce di conseguenza, è amato dal sovrano. Chi sta in prima fila nella battaglia, lo segue in città e aspetta alla porta della camera reale, è ugualmente benvoluto dal re."
    Kartak chiese:
    "Che cosa dirai, dunque, appena ti avvicinerai al re ?"
    E Damanak rispose:
    "Quando il re è buono, il seme germoglia e cresce diventando albero e dall'albero nascono molti altri semi Allo stesso modo, un racconto nasce da un altro e così via. Tuttavia meglio non parlare quando si mette male per lui, perché anche il Signore si sente offeso dai discorsi che spiegano i presagi attorno a lui."

    Con queste parole, Damanak si presentò a Pingalak. Quando il re lo vide arrivare disse alla guardia di farlo passare, poiché Damanak era il figlio del suo primo ministro. Il re leone fu contento di vederlo. Con molto rispetto Damanak disse:
    "Per quanto immotivata possa sembrare la mia visita, ogni inferiore, così come ogni superiore, ha sempre un motivo per fare visita a un re."
    Pingalak disse:
    "Mettiamo da parte questo discorso. Io ti ho accolto bene perché sei il figlio del mio primo ministro. Non so se tu sia capace o incapace, quindi parla apertamente e dimmi cosa desideri."
    Damanak disse che il re non dovrebbe occuparsi di niente a corte:
    "Se vuoi sentire i miei desideri puoi farlo in privato"
    Un segreto di cui si è sentito parlare da sei anni viene facilmente divulgato. Invece, un segreto sentito per quattro anni rimane un segreto. Questo perché un re prudente deve fare in modo che per sei anni non se ne faccia bisbiglio.
    In privato, Damalak chiese a Pingalak:
    "Perché quel giorno ti sei nascosto mentre bevevi al fiume ?"
    Pingalak rispose:
    "Non hai sentito quegli strani rumori? Sembrava che qualche pericoloso animale fosse arrivato nella foresta. Lascerò questa foresta per sempre."
    Damanak allora disse:
    "E' giusto che un re come tu sei si allontani sentendo quel forte rumore. Potrebbe trattarsi del rumore di tamburi o altro. E questa è la ragione per cui non bisogna fare rumore, proprio come Gomayu."
    Sorpreso Pingalak chiese: "Come?"


    Da Favole moderne - 1922





    Panchatantra
    Nel regno di Mahilaropya, viveva un re che governava in modo encomiabile. Il re aveva tre figli, non molto intelligenti, per cui era molto preoccupato per la successione al trono. Cercava un buon insegnante, ben preparato nelle scritture, che riuscisse ad insegnarle ai figli in un tempo relativamente breve. I ministri gli avevano indicato un ottimo pandit, Vishnu Sharman. Ma questo valente erudito era abbastanza vecchio e il re si chiedeva come avrebbe fatto a completare l'insegnamento delle scritture ai figli, dal momento che a un allievo ben dotato erano necessari almeno dodici anni per apprenderle.
    Vishnu Sharman riuscì a convincere il re che avrebbe insegnato ai principi il comportamento di un vero re grazie a una serie di racconti che sarebbero stati molto più efficaci delle scritture. Compilò una raccolta di cinque volumi di storie, chiamati Panchatantra, che dovevano appunto servire da guida ai giovani principi per apprendere il mestiere di re e imparare a comportarsi da saggi.


    Panchatantra libro I

    Panchatantra libro II

    III - IV - V
    Ultima modifica di zucchetta; 07-03-12 alle 17:31

 

 

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