La "Triplice" confederale ha svolto, dagli anni settanta, un ruolo sociale rilevantissimo; ha rappresentato gli interessi dei lavoratori, interessi che, non di rado, hanno assunto aspetti anche oltre il semplice valore economico.
I Sindacati attuali pare stiano esaurendo la loro importanza, la loro capacità di influire. Indecisi tra vecchie logiche e nuove necessità, non riescono ad assumere una fisionomnia chiara, un modo di essere certo che, ancora, possa confermarli soggetto sociale fondamentale, significativo. Vivono di vecchia gloria, sfruttano la credibilità acquisita negli scorsi decenni, ma stanno esaurendo le provviste.
La CGIL pare la più restia ad "aggiornarsi". Lascia avvertire il timore del cambiamento, dell'adeguamento alla novità, come se, da questi, potesse derivare un suo ridimensionamento, la perdita del potere acquisito. La osserviamo arroccata su vecchie logiche, superate ideologie, che, alla lunga, le impediscono di svolgere un ruolo attivo nell'evolvere del mondo del lavoro. Vive nel passato e, a questo, costringe vecchi nostalgici lavoratori e nuovi giovani lavoratori, peraltro impossibilitati a vivere valori più attuali, perchè assenti, o non ancora ben definiti.
Rimane, sopravvale, nella CGIL il sentimento "politico", ispirato ad ideologie di sinistra estrema, anche perchè, evidentemente, nell'estremismo, trova maggiore sicurezza, minore possibilità di "cedere".
I fatti attuali sono emblematici di questa mentalità. L'art. 18 è ritenuta l'occasione propizia a rinverdire vecchie confusioni tra politica e sindacalismo, quasi dimenticati metodi di lotta, prepotenti orgogliose imposizioni dela propria volontà. Contratta malvolentieri aspetti del lavoro che giudica "diritto acquisito" e, se non soddisfatta dell'esito del confronto, si lancia in azioni di ribellione che esigono il ripristino della condizione compromessa.
Atteggiamento di pericolosa prepotenza, indisponibilità all'altrui pensiero, che, però, insieme alla negatività, dimostrano pure una certa coerente determinazione. Sostanzialmente male, ma molto molto peggio CISL E UIL.
Questi ultimi, negli ultimissimi anni, hanno cercato di offrire, di loro stessi, l'immagine di sindacato al passo coi tempi, "possibilista" rispetto alle nuove logiche, sociali ed economiche.
Un ruolo, questo, estremamente impegnativo, ma più volte apprezzato. Non è facile far "ragionare" lavoratori cui si devono fare accettare regole diverse, trasferirli in logiche sconosciute e di cui, quindi, diffidano.
Il ruolo di "traghettatori" di CISL e UIL pare miseramente fallito, messo alla prova cruciale della vertenza art.18. Non hanno saputo, queste Organizzazioni, resistere alla rabbia che, in troppi lavoratori, la CGIL ha saputo procurare, compito agevolato da fattori sociali di estrema crisi. Non hanno avuto coraggio nel perseguire il diverso atteggiamento dalla CGIL, mantenere l'atteggiamento di disponibilità inizialmente esibito, e sono scaduti nella resa alle "piazze", miseramente, pesantemente.
Peggio, insomma, molto peggio della CGIL.




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