Le uova del serpente

Ricevo e pubblico

A) Omero Ciai su La Repubblica:
«Dottor Micheletti ma chi glielo ha fatto fare di cacciarsi in questo guaio? Non si rende conto di essere perlomeno fuori moda? ... Nel suo bel vestito scuro di taglio italianissimo, Micheletti sta sempre più scomodo mentre anche nella Casa presidenziale si susseguono i rumors ... . “Ma non capite che io sono il baluardo contro la penetrazione di Chavez in questo paese, gli americani dovrebbero ringraziarmi, altroché”».

Capite, uno fa un colpo di stato e il giornalista progressista gli chiede con benevolenza: “Ma chi te lo ha fatto fa’. Nun vedi li guai in cui te sei cacciato?”.

B) Grazie a Studio Aperto, il telegiornale di Italia 1 - Mediaset, un esponente dell’ “Ente Bergamaschi Nel Mondo” augura “al nostro Micheletti la migliore fortuna”. Buona fortuna al golpista col bel vestito scuro di taglio italianissimo!

C) Secondo la denuncia di Gianni Minà sul Manifesto, «In questa occasione sparisce, per esempio, nell’informazione del prestigioso giornale iberico che detta la linea in Europa su come si deve interpretare la realtà latinoamericana [cioè El País, NdA], la condanna dell’Onu al golpe, ed anche l’oggetto del contendere in Honduras, cioè un referendum che voleva portare alla convocazione di un’assemblea costituente e non, come afferma il giornale dell’Editorial Prisa, l’aspirazione di Zelaya di ‘modificare la Costituzione per restare al potere’. Quindi i militari in qualche modo avrebbero agito da tutori dello Stato, malgrado la maggioranza dei cittadini non glielo avesse chiesto.»

Ma fa bene Minà a definire El País “giornale una volta progressista”? O guardando retrospettivamente quanto è successo in questi ultimissimi mesi non si riesce a notare per caso un fil rouge abbastanza ben delineato nelle file progressiste?

Atto primo.

Attacco concentrico di Times, Financial Times, El País e La Repubblica (con fiancheggiamento di Unità, Manifesto e Liberazione) contro Berlusconi fino a costringerlo, di ritorno da Washington-Canossa, a un profondo mea culpa.
Su Noemi? Sulle ragazzette baresi? Su Villa Certosa? Sul reato di clandestinità che, tanto per dirne una, mette contemporaneamente fuorilegge quasi tanti italiani quanti immigrati in attesa di permesso?
Nossignori. Quelli erano specchietti per le allodole.
Mea culpa sull’affare FIAT-Opel (che sta tanto a cuore ad Obama).
Mea culpa per le apertura all’Iran (d’ora in avanti ha dichiarato di muoversi solo col permesso di USA e Israele).
Mea culpa sulle aperture verso la Russia: ogni mossa dovrà avere il semaforo verde del nostro cosiddetto “alleato” d’oltreatlantico.
Mea culpa per l’appoggio ad ENEL e soprattutto ENI: questa società dovrà sobbarcarsi gli oneri (in natura, ovvero gas scontato per 5 miliardi di metri cubi) dei favori strappati da Confindustria (o più precisamente dalla Grande Finanza & Industria Decotta con a capo la Fiat). By the way, ricordo che quello che, ahimè, considero il candidato meno peggiore alla segreteria del PD, cioè Bersani, nel 1999 come ministro dell’Industria sbraitava - con voce bassa perché è persona civile - che bisognava privatizzare ENI ed ENEL al 100%. Cioè voleva la svendita delle nostre industrie di punta (i post-comunisti erano stati messi al governo dopo Mani Pulite proprio per gestire queste svendite, versione italica e un filo meno sbracata della grandiosa cleptocrazia di Eltsin; oh, ma lui era democratico, non come questo antipaticissimo Putin che dà così tanti mal di testa agli USA e ai suoi lacchè).

Ed ora auguri per interposta persona al golpista honduregno.

Atto secondo
"Rivoluzione colorata" per sovvertire i rapporti di potere in Iran, sostenuta da tutta la sinistra, da tutti progressisti, e dalla destra (con sporadiche e parziali smarcature da parte di Berlusconi e Frattini, mi sembra) con preludio di prove “sul territorio”di Grossekoalition centro-destra-sinistra ma democratica, in occasione della visita di Gheddafi, ripetute ora nel sostegno trasversale ai “giovani e alle donne iraniani” (che poi tutte le analisi demoscopiche sapessero fin dall’inizio che, per fare un solo esempio, la popolazione iraniana tra i 18 e i 24 anni avrebbe votato in massa per Ahmadinejad, è una cosa ininfluente. Che’cce frega?: “I giovani e le donne iraniani”, brutto traditore e sostenitore della teocrazia oscurantista!).
Ma questo novello Hitler persiano (dopo Milosevich e Saddam Hussein finalmente ce ne abbiamo un altro, ché ci mancava), questo Hitler islamico, come è stato definito, ha degli alleati cocciuti in America Latina. Allora saranno fanatici e oscurantisti islamici come lui. No: sono proprio gli esponenti di quello che in molti (a sinistra, ovviamente) chiamano “il Socialismo del XXI secolo”, ovvero l’Alternativa Bolivariana per le Americhe (l’ALBA). Non so se la definizione “socialismo del XXI secolo” sia corretta, ma non è un punto importante. Quel che importa è che qui arriviamo al terzo atto del dramma:



Atto terzo

Gli USA, bisogna riconoscerlo, ce l’anno messa tutta per sovvertire in Venezuela e in Bolivia i legittimi e democraticamente eletti governi con le “buone”, ovvero tramite “rivoluzioni colorate” (dove qualcuno ci ha rimesso comunque la pelle). Grazie al cielo non ce l’hanno fatta. Allora attacchiamo con i buoni vecchi metodi l’anello più debole dell’ALBA. Così in Honduras dove tutti gli ufficiali delle Forze Armate sono passati al vaglio dei servizi USA e si formano nella famigerata Scuola delle Americhe e dove non si muove foglia che CIA non voglia, viene effettuato un golpe per ostacolare “la penetrazione di Chavez in questo paese”, come ci rivela il nostro ex bergamasco golpista nel suo italianissimo completo scuro.
Certo, Obama per primo denuncia, e subito a ruota denuncia la UE. Sì, facimme a muina ma alla fine auguriamogli “la miglior fortuna”. E diciamo apertamente, perché ciò è stato detto ufficialmente da USA e UE, che il ritorno alla “normalità democratica” sarà un “compromesso tra le fazioni opposte”, cioè l’accettazione da parte del presidente legittimo Zelaya della volontà anti-bolivariana (e cioè filostatunitense) dei golpisti.
Un compromesso che tra poco forse si cercherà di imporre “in nome della democrazia”.



Tre atti dei drammatici giochi imperiali che sempre più si giocheranno nei prossimi tempi, come impone questa crisi sistemica. E i giochi si faranno sempre più duri, c’è da scommetterci.
E quando il duro si fa gioco, i giochi incominciano a durare: una mossa in Italia, una in Iran, una in America Latina, un’altra in Afghanistan, ...
Obama aveva però già detto in campagna elettorale che avrebbe messo ordine nel cortile di casa, così trascurato da Bush. Perché nessuno lo è stato a sentire? E aveva anche detto che il problema era la Russia, e quindi l’Afghanistan e quindi l’Iran. Perché nessuno lo è stato a sentire?
Beh, perché è nero e democratico e ci si fida. Ovvio no? E infatti eccoci qua a contemplare la più vasta manovra di guerra di marines statunitensi dai tempi del Vietnam.

Pertanto, invito per coerenza a dimostrare a favore delle donne e dei giovani iraniani, ad auspicare il successo dell’operazione in corso dei marines e una rapida normalizzazione statunitense in Afghanistan, invito a dimostrare contro il dittatore Hugo Chavez e il narcotrafficante Evo Morales e infine, ovviamente, invito caldamente ad augurare la miglior fortuna al nostro golpista Roberto Micheletti in Honduras.
Se un fil rouge c’è che si veda tutto, perdiana!

Piotr 4 luglio 2009

Verso la Comunità Umana