Un settore pubblico di qualità per far ripartire l'Italia
Sintesi della Proposta approvata dall'Assemblea nazionale Roma 2011
pubblicato il 29 marzo 2011 , 716 letture
L’obiettivo del PD è costruire anche in Italia, come nei più evoluti paesi europei, un’amministrazione al servizio dei cittadini e delle imprese, basata su regole certe e trasparenti, che favoriscano la garanzia dei diritti di tutti e la libera competizione nel mercato.

Nonostante il notevole costo per i contribuenti, oggi i servizi pubblici sono troppo spesso inadeguati o scadenti. Il governo di centrodestra in questi anni ha adottato una politica demagogica, peggiorando le cose: il settore pubblico e chi ci lavora sono stati mortificati, per privilegiare gli interessi privati, specie se degli “amici del governo”. Sprechi, corruzione e illegalità diffusa hanno gonfiato di costi il bilancio dello Stato, i servizi offerti sono peggiorati.

Il PD vuole rimettere i “cittadini contribuenti” al primo posto, e rovesciare la logica di questi anni di populismo inconcludente: il settore pubblico fornisce servizi e beni immateriali essenziali per l’economia e la sua efficienza è centrale per lo sviluppo e per i diritti delle persone. E la PA è la “spina dorsale” del Paese, che consente alle persone di spostarsi, di curarsi, di dare avvio ad un’attività imprenditoriale, di raggiungere i massimi gradi di istruzione, e così via.

Punto di partenza è la valorizzazione della dignità e della professionalità delle persone che lavorano per il pubblico e la chiarezza delle regole che ne valutano l’operato. Soprattutto, invece di rincorrere la grande riforma bisogna favorire attuazione, manutenzione, miglioramento dei processi, azioni mirate.

Il settore pubblico è un elemento di riqualificazione della spesa pubblica: “fare meglio e con meno”. Occorre passare dalla logica dei tagli alla cieca alla capacità di operare delle scelte. Occorre riverificare tutta la spesa pubblica, controllando il ciclo della spesa, eliminando gli sprechi, premiando i risultati, con la spending review e piani industriali per la qualità dei servizi.

Legalità e lotta alla corruzione: no all’abuso delle gestioni speciali e commissariali, condizioni rigorose per i regimi derogatori. Trasparenza assoluta, anche patrimoniale, dei titolari di funzioni pubbliche. Incompatibilità radicali precedenti e successive all’assunzione di determinate cariche nella PA per magistrati (ordinari, amministrativi e contabili) e avvocati dello Stato.

Riforma federale e assetto della PA vanno di pari passo: col federalismo lo Stato centrale deve essere più snello ma più forte, con regole più semplici ma più rigorose, con meno personale ma più qualificato. Occorre ridurre il numero dei ministeri e dei loro dipendenti, con norme per la mobilità dei dipendenti; realizzazione Uffici Territoriali del Governo, che unifichino tutti gli uffici periferici dello Stato; attuare immediatamente le città metropolitane, abolendo, nelle stesse, le province; promuovere i processi associativi dei piccoli Comuni;

Nuovo riconoscimento fra pubblico e privato e sussidiarietà: l’integrazione tra intervento pubblico e ruolo del settore privato non deve essere la rinuncia al ruolo del pubblico, chiamato a garantire l’interesse collettivo per assicurare lo sviluppo e la coesione, a partire dal suo ruolo di regolatore, sulla base del principio costituzionale di sussidiarietà.

Valutare i risultati: promuovere attività di valutazione sempre più mirate ai risultati dell'azione amministrativa. Brunetta ha fallito, come dimostrano le difficoltà della Commissione ministeriale. L’organismo/autorità di valutazione deve essere realmente indipendente dal governo.

Concorsi, giovani, merito: no al precariato, investire sul personale e sulla sua qualificazione: Secondo la Costituzione “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Un principio nella pratica clamorosamente violato e che invece va ripristinato: concorso pubblico sempre, commissioni esterne, merito e apertura nelle carriere, no al precariato.

Ruolo responsabile e autonomo della dirigenza: riduzione del numero dei dirigenti; effettiva parità di genere nei ruoli apicali; revisione dello spoils system.

I diritti dei cittadini-utenti: trasparenza totale (accesso alla documentazione amministrativa senza vincoli; pubblicazione chiaramente accessibile sul sito di ogni PA dei servizi resi e dei termini massimi di conclusione); class action effettiva; immediata adozione della direttiva Ue sui tempi di pagamento delle PA e sulle conseguenze dei ritardi.

Innovazione per la trasparenza e lo sviluppo: in tutti i paesi avanzati – ma non in Italia – le PA sono tra i protagonisti della diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Occorre investire in ICT, progettare le architetture per l’intero sistema di e-government nazionale; adottare l’open government come forma consueta di operare da parte della PA.

I compiti del PD: sottoscrizione di un Codice di responsabilità per gli iscritti al Pd che assumono incarichi pubblici: trasparenza patrimoniale, azioni per il corretto funzionamento delle PA, trasparenza, merito e concorsi per assunzioni e carriere; valutazione dei risultati.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura
Sintesi della Proposta approvata dall'Assemblea nazionale Roma 2011
pubblicato il 29 marzo 2011 , 1220 letture
Persone e famiglie al centro di una società più giusta, libera e solidale

L’Italia deve tornare ad essere fabbrica di cultura, rafforzando l’identità nazionale, la sua autorevolezza e riconoscibilità; per costruire e cementare nuove funzioni di cittadinanza, pluralismo, partecipazione; per riattivare crescita economica ed occupazione.

La dimensione pubblica- i luoghi, le istituzioni, le funzioni – piuttosto che un male necessario smetta i panni del male necessario deve promuovere e favorire la cultura come bene a cui tutti hanno diritto, interpretando così i principi costituzionali.

Principi che non contraddicono criteri di economicità nella conservazione, gestione e promozione dei beni; e che non misurano il valore, il senso e l'esperienza culturale esclusivamente in termini di incassi, biglietti staccati, copie vendute.

Si torni a riconoscere il valore educativo, formativo e creativo della risorsa culturale, la qualificazione del territorio e il capitale sociale che grazie ad essa si costituisce, il nodo di relazioni sociali che consente di creare.

Perché ciò sia possibile occorrono investimenti e riforme.

In particolare, vanno estesi gli incentivi fiscali che tanti benefici hanno prodotto nel settore cinematografico, anche per le casse dello Stato.

Il nostro paese deve essere un luogo adatto alla di produzione culturale e non solo un mercato di distribuzione. Il governo deve prevedere politiche industriali che stimolino lo sviluppo della produzione culturale, favorendo l’innovazione e la sperimentazione.
Soprattutto chi opera in questo settore deve finalmente essere considerato a tutti gli effetti un lavoratore, vedendo riconosciute professionalità, diritti e tutele.

L’intero sistema cultura ha bisogno di riforme vere, in grado di rendere funzionali gli strumenti di governo ormai invecchiati e di interpretare in modo razionale la sfida del federalismo, superando la ormai logora contrapposizione tra centralismo e decentramento.

Riforme che riguardino il sistema di tutela, ma anche il cinema e lo spettacolo dal vivo.
Riforme che ridiano una prospettiva a questo settore e che spazzino via la retorica populista del governo, fondata sulla irricevibile equazione Cultura=Inefficienza=Spreco=Inutilità=Privilegio, per affermare invece nella prossima agenda di Governo il binomio Cultura=Innovazione per la Crescita quale perno di un nuovo Patto sociale.


La sanità deve restare pubblica
Il Servizio Sanitario Nazionale è una delle ricchezze che caratterizza la nostra democrazia. E’ la risposta che da concretezza al diritto alla salute, sancito dalla Costituzione. E’ fondamentale salvaguardare il carattere universalistico del servizio, finanziato per tutti i servizi essenziali dalla fiscalità generale. La sanità italiana costa meno che negli altri paesi europei, non ha bisogno di tagli; ha bisogno di essere ben governata e ben gestita. In questo contesto può svilupparsi una opportuna collaborazione con il privato e con il terzo settore.

Sanità e Mezzogiorno: la necessità di una svolta
La spesa annua per la migrazione sanitaria è pari a 1 miliardo di euro mentre sono 280 mila i ricoveri di cittadini del sud in strutture del centro-nord, pari al 10 per cento del totale dei ricoveri meridionali. I Piani di rientro del deficit messi in atto negli ultimi anni in alcune regioni non stanno dimostrando i risultati attesi, i commissariamenti sono falliti. Bisogna cambiare rotta e di inserire forme più efficaci di controllo esterno e di affiancamento che si basino sull’esempio delle regioni più virtuose e sulle esperienze positive, che esistono.

Federalismo responsabile e valutazione
Il Federalismo sanitario attuato dal Governo Bossi-Berlusconi ha avuto come risultato quello di congelare la spaccatura già esistente tra il Nord e il Sud. Per dare vita ad un federalismo equo e
responsabile proponiamo: costi standard basati su criteri che non penalizzino le realtà più disagiate; approvazione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza per rispondere ai nuovi bisogni sanitari; riorganizzazione della medicina di famiglia per rendere più appropriate e rapide le risposte ai pazienti e rendere più efficienti gli ospedali. Per rendere effettivo il Federalismo, è necessario anche un sistema adeguato di valutazione della qualità delle cure e dell’uniformità dell’assistenza, affidato a un organismo indipendente dalla politica.

I partiti politici fuori dalle nomine della sanità
Trasparenza, controlli e verifiche negli appalti, nei contratti, nelle convenzioni con i privati, nelle nomine e nei concorsi. Gli affaristi devono essere tenuti fuori dalla sanità. I partiti devono stare fuori dalle nomine. Servono regole più stringenti per la scelta dei direttori generali delle Asl, curricula verificabili, obiettivi misurabili e sistemi di valutazione durante e al termine dell’incarico.

La sanità è fattore di sviluppo
A fronte di una spesa che corrisponde al 7,2per cento del PIL, la sanità rappresenta il 12,8 per cento dello stesso PIL in termini di ricchezza prodotta. Nella filiera della salute lavorano 1,5 milione di italiani. Per ogni mille euro di produzione, l’industria della salute spende in ricerca più di 30 euro, contro i 6 euro della media dell’industria manifatturiera. Sono indispensabili ingenti investimenti per l’ammodernamento strutturale e tecnologico e per la messa in sicurezza della nostra rete ospedaliera. La sanità può essere uno degli assi portanti per il rilancio degli investimenti ma anche per le nuove professioni legate alla cura della persona


La sicurezza come diritto di libertà
Sintesi della Proposta approvata dall'Assemblea nazionale Roma 2011
pubblicato il 29 marzo 2011 , 1031 letture
1. Un sistema integrato di sicurezza
Prevenzione internazionale e controllo esterno. Oltre alla cooperazione sui territori esteri nei quali i soldati italiani sono impegnati ed alla raccolta delle informazioni necessarie a garantire la sicurezza nazionale, sarà importante costruire percorsi di inclusione sociale per tutti coloro che decidono – nel rispetto delle leggi - di entrare a far parte di una comunità rispettandone le norme e potendone divenire a quel punto membri a pieno titolo.
Il ruolo dell’Unione Europea in un quadro di responsabilità condivisa. Per aumentare la sicurezza dei cittadini è necessario aumentare la cooperazione tra gli stati membri attraverso: un modello europeo di informazione per potenziare la capacità di analisi strategica e di cooperazione operativa; la formazione degli operatori della sicurezza tramite programmi di scambio; l’istituzione di un fondo per la sicurezza interna per sostenere la ricerca; il maggior utilizzo di Europol nelle operazioni transfrontaliere; lo sviluppo di un centro di cooperazione doganale e di polizia che sono i presupposti necessari per affrontare una criminalità ormai globalizzata.
La condizione essenziale di sicurezza: una grande alleanza tra Stato e Comuni.
Il PD ritiene che tutti i soggetti istituzionali debbano essere coinvolti per evitare sovrapposizione e confusioni di ruoli costruendo un sistema integrato di sicurezza, che funzioni sul modello dei Patti per la Sicurezza dal Governo Prodi. Il coordinamento tra le competenze nazionali, regionali e comunali è garantito da prefetti e questori. I sindaci presidiano i territori amministrati. Un modello integrato per difendere il diritto alla sicurezza si attua utilizzando una struttura cooperativa degli interventi di contrasto all'insicurezza coinvolgendo tutti gli attori istituzionali nella committenza e tutte le forze di polizia nella attuazione: dalla polizia di stato in tutte le sue articolazioni, fino alle polizie locali o di comunità che vanno opportunamente valorizzate, fino al cittadino attivo e al cittadino violato considerando in questo senso, anche gli interventi di aiuto alle vittime di reati.
Amministrare città sicure, rigenerando i tessuti urbani. Il PD giudica fondamentale attuare la riforma costituzionale federalista del 2001. Per questo serve una Legge statale che disciplini le forme di coordinamento tra Stato e Regioni, che stabilisca in modo uniforme a livello nazionale gli ambiti amministrativi della polizia locale. Lo Stato, in accordo con le autonomie locali, deve adottare un Piano nazionale per finanziare le iniziative delle Regioni e dei Comuni in materia di prevenzione e assistenza sociale contro il consumo di droga, di alcool, la prostituzione, lo sfruttamento minorile e per fare investimenti in informazione, educazione, socializzazione. Vi sono anche altri temi, si pensi ad esempio alla violenza sulle donne o alla violenza negli stadi, che sono campi di intervento decisivi per un'efficace politica di sicurezza urbana e di contrasto alla percezione di insicurezza nella popolazione. In questi ambiti e nel rispetto delle prerogative di legge, Il Sindaco nel ruolo di rappresentante di comunità, e' giusto che compensi vuoti normativi con l'utilizzo di ordinanze circoscritte.

2. Un nuovo modello di sicurezza per l’Italia
Gli organici e il funzionamento delle forze dell’ordine. Bisogna definire con chiarezza le modalità d’impiego e le responsabilità delle varie forze oggi esistenti. Bisogna poi mettere mano al ringiovanimento ed al rafforzamento degli operatori di pubblica sicurezza. Gli interventi più urgenti sono: liberare agenti potenzialmente operativi dalle attività burocratiche e non operative; per assumere nuovi agenti ritornare anche ai concorsi pubblici prevedendo l'assunzione di agenti di origine straniera o di seconda generazione per favorire un modello di ordine pubblico adeguato ad una società sempre più multiculturale; adeguare le piante organiche degli operatori impegnati nelle attività di pubblica sicurezza; integrare il personale civile di supporto per le funzioni amministrative, contabili e patrimoniali.

3. Legalità e certezza della pena
Le economie criminali sono la frontiera avanzata della lotta alle mafie. Gli interventi da realizzare sono chiari, sul lato politico: incandidabilità in caso di sentenze di primo grado per reati di mafia e la perdita del diritto a rimborsi elettorali in caso di elezioni di candidati che risultino condannati per reati collegati alla criminalità organizzata
Sul lato di contrasto: rendere subito operative le norme sulla tracciabilità dei flussi finanziari negli appalti pubblici, estendendo le stesse norme anche ai subappaltatori e ai subcontraenti; incrementare gli accessi delle forze di polizia e degli ispettori del lavoro nei cantieri; introdurre il reato di autoriciclaggio; aumentare i controlli per gli intermediari finanziari che spesso nascondono attività di usura e di riciclaggio di capitali illeciti; applicare in modo rigoroso la Legge 310/1993 che obbliga a comunicare alle questure tutti i trasferimenti di proprietà e di gestione dei terreni e servizi commerciali per monitorare in modo rapido e costante i passaggi di proprietà sospetti.
La certezza della pena. I provvedimenti da prendere sono: costruire una serie di nuovi e moderni istituti penitenziari; aprire una riflessione accurata su nuove tipologie di pena meno costose e più rieducative; ripensare la Legge Fini-Giovanardi sui tossicodipendenti.



Persone e famiglie al centro di una società più giusta, libera e solidale
Sintesi della Proposta approvata dall'Assemblea nazionale Roma 2011
pubblicato il 29 marzo 2011 , 1298 letture
La crisi economica ha eroso gli standard di vita e accentuato l’incertezza circa le prospettive individuali e familiari. La situazione è ora aggravata dai drastici tagli ai servizi e al Fondo per le politiche sociali decisi dal governo di destra.

Per questo il PD propone una svolta radicale nell’indirizzo di politica economica e sociale.

Il passaggio storico con cui i paesi avanzati si misurano oggi è quello di una riforma del sistema di welfare che ne potenzi la capacità di assicurare a tutti le più ampie condizioni al fine del perseguimento dei propri piani di vita. Si ha bisogno di un welfare che promuova l’uguaglianza delle opportunità tra i cittadini e la loro capacità di autodeterminazione. Al centro vi è la persona come soggetto di diritti e di doveri. Ed è per questo che il nuovo welfare -partendo dal ruolo fondamentale che spetta alle politiche pubbliche nel definire i livelli essenziali delle prestazioni e nel disegnare le regole, garantendo l’inclusione di tutti i cittadini attraverso livelli omogenei di intervento- deve valorizzare le energie presenti nella società civile. Ci dovrebbe essere, quindi, la trasformazione da un welfare centrato sulla condizione lavorativa a un welfare centrato sulla persona, sulle sue relazioni sociali e familiari, oltre che lavorative.

Il welfare universale, inclusivo, promozionale che abbiamo in mente passa per un patto intergenerazionale, in cui ogni componente della società possa riconoscersi: un welfare che accompagni le persone in tutte le fasi della vita e risponda ai diversi bisogni che sorgono nei vari momenti delle vicende personali e familiari, così da rinsaldare i legami fra le generazioni.

Il PD propone un insieme di misure volte a promuovere l’autonomia dei giovani, superare il ritardo e la precarietà che caratterizzano il loro ingresso nel mondo del lavoro, riaprire la speranza nel futuro. Si tratta di un investimento strategico di risorse e politiche a partire dall’infanzia e l’adolescenza perché il welfare dello sviluppo umano considera le persone minori di età soggetti di diritto e l'investimento sul capitale umano prende avvio dal capitale umano dei bambini. Per il Paese intervenire su questa fase della vita significa produrre i risultati più incisivi e di più lunga durata sulla riduzione delle disuguaglianze e dell'eredità sociale, nonché sull'aumento della produttività e della competitività. Si rende perciò necessaria una legislazione organica riguardante una legge quadro e il Garante nazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, un sistema integrato dei servizi che garantisca il processo educativo e sostenga conciliazione e genitorialità, un sistema di media a misura di bambini ed adolescenti.

Le carenze del sistema di welfare italiano stanno scaricando sulla famiglia pesanti carichi, che, con il ristagno dei redditi e il diffondersi di situazioni di precarietà del lavoro, rischiano di mettere in crisi la tenuta stessa delle relazioni familiari, con costi pesanti soprattutto per le donne.

E’ una situazione che richiede interventi che vanno in direzione opposta a quanto indicato dal governo di destra che taglia le risorse a disposizione dei servizi alle famiglie. All’opposto, le famiglie vanno sostenute costruendo un contesto di servizi e di prestazioni che ne faciliti la formazione, ne migliori la qualità della vita quotidiana, le aiuti a fronteggiare le situazioni di fragilità, allevi il carico per le donne, riequilibri i ruoli di genere.

Il PD vuole promuovere una rete di servizi per le famiglie, di sostegno dei redditi familiari, di conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita. Sono misure inserite in un quadro programmatico che affronta in maniera organica il tema della casa individuando precise linee di intervento, il sostegno alle persone disabili e alle loro famiglie garantendo effettive ed efficaci politiche.

Inoltre, in una società sempre più multiculturale, contestiamo la campagna secondo cui gli immigrati sottraggono risorse al welfare degli italiani, al contrario i dati dimostrano che gli immigrati contribuiscono (con tasse e contributi) più di quanto ricevono e diciamo no alla guerra tra poveri, no alla competizione tra italiani più poveri e immigrati.

Ciò si realizza non con politiche settoriali, ma attraverso potenziamento per tutti della rete integrata dei servizi, la previsione del reddito di solidarietà attiva, un piano nazionale per le politiche dell'integrazione con relativo fondo e più in generale con un welfare universale basato su diritti e doveri.

Vanno comunque garantiti a tutti, a prescindere dalla condizione giuridica, la tutela dei diritti umani fondamentali come la salute, la maternità e la tutela dei minori.

L’allungamento della vita media delle persone è un grande risultato che richiede di promuoverne l’invecchiamento attivo e garantire una vita dignitosa e in un contesto relazionale adeguato per coloro che cadono in condizioni di non autosufficienza.

Il PD ha, inoltre, già approvato nelle precedenti assemblee anche ulteriori misure che rafforzano un welfare al femminile (dalla maternità come diritto di cittadinanza, alle misure a sostegno dell’occupazione dipendente e autonoma delle donne) credendo in un welfare che sostenga le libere scelte delle donne.

Una politica che fa del welfare un motore di sviluppo economico oltre che civile, è al tempo stesso una politica di crescita occupazionale, di innalzamento della qualità della vita per tutti i cittadini, di lotta alle disuguaglianze sociali, un welfare che riguarda tutte le persone in quanto tali a prescindere dai loro legami e dalle loro relazioni affettive.

La rete integrata dei servizi sociali, così come previsto dalla legge quadro 328 del 2000, costituisce una condizione fondamentale per realizzare il welfare locale e comunitario che costruisce un contesto di vita sociale e civile più avanzato e, insieme al lavoro, consente l’inserimento attivo, combatte l’assistenzialismo e le disuguaglianze, è di sostegno ai compiti di cura svolti dalle persone e dalle famiglie, prende in carico le fragilità, sostiene il reinserimento sociale dei cittadini disabili.

In questa prospettiva, si apre uno spazio rilevante per politiche pubbliche volte a costruire, governare e regolare i mercati dei servizi di qualità sociale: l’azione pubblica è chiamata a programmare e rendere più omogenea la diffusione dei servizi sul territorio e a realizzare una effettiva capacità di scelta da parte dei cittadini anche sostenendone il potere di acquisto (buoni servizio), garantendo la qualità dei servizi attraverso l’accreditamento degli erogatori e il loro monitoraggio, svolgendo funzione di regolazione dei prezzi.

È all'interno di una programmazione e regolazione dei servizi da parte delle politiche pubbliche, che il terzo settore può svolgere una importante funzione sussidiaria di interesse generale.

Gli interventi di riforma impegnano risorse consistenti e devono confrontarsi con un quadro di finanza pubblica che pone vincoli stringenti. Il fatto è che il debito pubblico, che aveva cominciato a ridursi nelle due legislature governate dal centrosinistra, ha ripreso a lievitare con i governi di destra e richiede quindi di essere nuovamente riportato sotto controllo.

In sintesi, la nostra è una visione radicalmente diversa da quella teorizzata dal governo di destra: non la ritirata dello stato, sperando nella supplenza contrattuale delle categorie forti e nella compassionevole carità del dono per gli “ultimi”; ma uno stato che sia programmatore e regolatore forte di un complesso di prestazioni cui tutti hanno diritto ad accedere e che promuova una imprenditorialità diffusa nei soggetti di offerta pubblici, privati, non profit in funzione dei bisogni dei cittadini.

Denunciamo con forza lo squilibrio tra risorse impegnate per salvare il sistema bancario, per riparare buchi in amministrazioni colpevolmente dissestate, e i tagli che il Governo ha apportato ai finanziamenti destinati a Regioni, Provincie e Comuni, destinati in particolare ai servizi sociali, evidenziamo che questa situazione sta portando allo smantellamento di importanti istituti di welfare costruiti dai governi di centrosinistra.

In conclusione: alle dichiarazioni di un governo che vuole rappresentare il welfare come un lusso che non ci possiamo permettere rispondiamo dicendo che una politica di bilancio rigorosa ed equilibrata deve trovare le risorse per i bisogni essenziali delle persone e lo sviluppo delle politiche di welfare.


Per l'Italia e il Mezzogiorno
Sintesi della Proposta approvata dall'Assemblea nazionale Roma 2011
pubblicato il 29 marzo 2011 , 900 letture
La situazione attuale
Nessuna politica per il Sud può essere credibile ed efficace se non viene pensata come parte di un disegno riformatore nazionale, in grado di affrontare i nodi della crisi economica, sociale e democratica dell’intero Paese. Solo unita l’Italia può uscire dalla più grave crisi democratica ed economica della sua storia repubblicana. Il governo continua invece a penalizzare, anche nella componente della spesa ordinaria, il Sud e le sue istituzioni locali. Di straordinaria gravità sono i tagli e i “dirottamenti” del FAS, che ormai hanno raggiunto i 28 miliardi di euro sottratti al Mezzogiorno. Il Piano Sud presentato dal Governo, dopo due anni di annunci e di rinvii, non contiene un euro di risorse aggiuntive, anzi nasconde una ulteriore riduzione dello stanziamento complessivo. Infatti, con singolare coincidenza, mentre si annunciava il Piano, il Cipe definiva un ulteriore taglio di circa 5 miliardi dal FAS e un dimezzamento dei fondi per la Banda Larga.

Le proposte del PD
Occorre anzitutto rilanciare una seria strategia di investimenti pubblici produttivi, a partire dal reintegro della dotazione nazionale del FAS. I fondi vanno concentrati su alcuni interventi mirati. Le grandi società pubbliche come Anas, Ferrovie dello Stato e Enel vanno impegnate ad aumentare significativamente i loro investimenti nel Mezzogiorno. Particolarmente urgente appare lo sviluppo di una rete stradale e ferroviaria oggi drammaticamente abbandonate da Salerno in giù.
L’azione pubblica di sviluppo nel Mezzogiorno deve poi porre di nuovo al centro l’impresa. L'obiettivo deve essere quello di stimolare cospicui capitali privati attraverso un sistema fiscale agevolato. Vanno perciò ripristinati il credito d'imposta per l'occupazione, il credito d'imposta per gli investimenti e le Zone Franche Urbane. E’ indispensabile per il Mezzogiorno il ritorno in campo di una politica industriale, perché l’industria è la via maestra per formare risorse manageriali, tecnologiche ed organizzative in grado di trasmettersi nella società circostante, alimentando processi innovativi. Ciò richiede l’identificazione all’interno dei piani nazionali di sviluppo industriale di alcune aree produttive che abbiano particolare potenzialità di sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno, facendo leva anche su poli di eccellenza già esistenti: dall’aeronautica all’aerospazio, ad alcun comparti dell’agricoltura di qualità, alle biotecnologie, alla microelettronica, alla logistica. Tali progetti dovranno inoltre fare leva su forme di partnership tra imprese, Università e centri di ricerca pubblici e privati. In ambito ambientale, va impostato un piano industriale incardinato sulla filiera delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, sul recupero dei rifiuti, sulla realizzazione delle infrastrutture ferroviarie, portuali e idriche, sulla manutenzione e la messa in sicurezza del territorio
Lo sviluppo concreto dei diritti di cittadinanza è l’altra chiave fondamentale per mobilitare le risorse del Mezzogiorno. Dove sta bene un cittadino sta bene anche un’impresa. C’è una generazione di giovani meridionali, che hanno raggiunto notevoli livelli di formazione, a cui è essenziale dare risposte in termini di opportunità di impiego e di realizzazione individuale. Vi è poi il basso livello di attività e di occupazione femminile, che è tra le cause principali della debolezza dell’economia meridionale. L’inadeguatezza del sistema di welfare continua a gravare sulla condizione delle donne meridionali, determinando conseguenze sul piano individuale, sociale e demografico. Compito di una nuova politica per il Mezzogiorno è quello di rimuovere questo handicap, che penalizza le donne e l’intera economia meridionale.

Infine, nessuna politica nazionale per il Sud può essere credibile se si fonda solo su elementi economici e finanziari, senza avere il suo secondo pilastro, non meno essenziale, in un progetto di riqualificazione del tessuto civile e sociale del Mezzogiorno. Questo processo non può che passare attraverso il superamento di quella vera e propria desertificazione dei corpi intermedi della società meridionale che si è accentuata negli ultimi decenni, in misura ancora più forte che nel resto del Paese. Il PD scommette sulla costruzione di un moderno partito inteso come soggetto collettivo, candidandosi a essere il motore di una ricostruzione del tessuto democratico e partecipativo della società meridionale, senza il quale è impensabile riqualificare il ruolo della politica e promuovere una nuova classe dirigente.