E' stata tutta una finzione e il dio sole, le ampolle, il fiume sacro, erano solo una messa in scena. Maroni e Bossi come Alberto Sordi e Totò sono l’iperbole della miseria umana che si trasforma in ostentata esibizione di approssimative virtù, comparse da avanspettacolo. L'idea che esistesse una terra chiamata "padania", una "terra promessa": un intreccio di miti, riti e credenze negazioniste della storia. Un non-partito che si legittimava contro nemici che, di volta in volta, sono stati l’Europa, lo Stato centrale o l’immigrato "invasore" e contaminatore della purezza dei popoli nativi. Una religione politica, che univa la base con emozioni e simbolismi, dove il leader assumeva un ruolo messianico. Nella Lega c'era un’identificazione mitica e istintiva tra il capo e il movimento. Un capo assoluto, depositario della dottrina, ispiratore delle anime leghiste. L'orgoglio padano, espressione liturgica della comunione tra il boss e le masse accorse ad ascoltare la sua parola, era solo un gay pride. Le virtù del pratone erano volgarissimi vizi. Bossi, il padre, guida infallibile del popolo, Verbo della rivoluzione di padanology, non era buono e giusto.




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