
Originariamente Scritto da
Edmond Dantés
L'intervista a Falcone rilasciata, mi pare al Corriere della Sera, non sono riuscito a reperirla ancora. Ma l'ho letta molti anni fa.
Passerò la giornata di martedì alla sua ricerca.
Nel frattempo fatti tradurre da qualche amichetto il senso di queste parole che, per estratto, dicono la stessa cosa.
"Nel 1977 una commissione di riforma della giustizia penale francese (istituita dal presidente della Repubblica e presieduta dal presidente della Corte di Cassazione) considerò l’ipotesi di adottare il principio di obbligatorietà dell’azione penale e di rendere anche il PM francese indipendente. Questa ipotesi fu scartata in base alla constatazione che in nessun paese si possono perseguire tutti i reati.
Da questa constatazione venne tratta la necessaria conseguenza che nell’esercizio dell’azione penale il PM compie di necessità, e non può non compiere, scelte discrezionali sia a livello delle indagini che nell’esercizio dell’azione penale, e che tali scelte sono per loro natura scelte di politica criminale. Ritenne quindi che in un sistema democratico e parlamentare quale è quello francese le scelte di politica criminale non potessero essere delegate ad un corpo burocratico privo di legittimazione democratica, ma dovessero invece essere compiute dal governo che ne risponde in parlamento (è un orientamento che accomuna tutti i paesi democratici ad eccezione dell’Italia anche se non in tutti i paesi democratici il vertice della struttura unitaria e gerarchica del PM è, come in Francia, il Ministro della giustizia).
Di queste pericolose deviazioni del nostro assetto giudiziario da quelle degli altri paesi a consolidata democrazia era ben conscio un magistrato con cui ho a lungo collaborato,
Giovanni Falcone. Un magistrato che aveva una solida cultura liberale, una ampia esperienza dei sistemi giudiziari di altri paesi democratici, e l’attitudine a non lasciarsi condizionare nelle sue analisi dei fenomeni empirici da convenienze personali ed ideologie corporative. Ciò gli consentiva di riconoscere quanto anomalo fosse l’assetto del nostro PM e le sofferenze di sistema che ne derivano. Tra le molte citazioni possibili ricordo solo come in un suo scritto Falcone si domandasse “
come fosse possibile che in un regime liberal-democratico quale quello italiano non vi sia ancora una politica giudiziaria, e tutto sia riservato alle decisioni, assolutamente irresponsabili, dei vari uffici di procura e spesso dei singoli sostituti...mi sembra quindi giunto il momento di razionalizzare e coordinare l’attività del pubblico ministero, finora reso praticamente irresponsabile da una visione feticistica dell’azione penale e dalla mancanza di efficaci controlli della sua attività” (il corsivo è di Falcone9). Per aver detto queste cose, e poi per aver scritto -quando era direttore generale del Ministero della Giustizia- il testo un decreto legge in cui si faceva un tentativo di dare un più efficiente e responsabile assetto al PM nel settore della criminalità organizzata10, Giovanni Falcone pagò un alto prezzo. Dovette subire la diffusa ostilità della magistratura organizzata e dei suoi rappresentanti nel CSM, che per ben due volte bocciarono le sue richieste a dispetto dei suoi superiori meriti professionali, prima negandogli la funzione di capo dell’Ufficio istruzione di Palermo e poi quella di Direttore nazionale antimafia (la commissione incarichi direttivi del CSM propose un altro magistrato, proposta che non venne mai deliberata dal Plenum del Consiglio perché nel frattempo Falcone fu assassinato dalla mafia).
Falcone è divenuto un onorato membro della corporazione dei magistrati solo dopo il suo assassinio ad opera della mafia (alle corporazioni un martire fa sempre comodo)."
http://www.difederico-giustizia.it/w...vo_2009_n4.pdf