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    Predefinito Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata

    Il superiore della Fraternità San Pio X ha sottoscritto il preambolo dottrinale proposto dalla Santa Sede, anche se con qualche lieve modifica

    La risposta della Fraternità San Pio X è arrivata in Vaticano ed è positiva: secondo le indiscrezioni raccolte da Vatican Insider il superiore dei lefebvriani, il vescovo Bernard Fellay, avrebbe firmato il preambolo dottrinale che la Santa Sede aveva proposto lo scorso settembre, come condizione per arrivare alla piena comunione e all’inquadramento canonico.



    Una conferma ufficiale dell’avvenuta risposta dovrebbe avvenire nelle prossime ore. Da quanto si apprende, il testo del preambolo inviato da Fellay propone alcune modifiche non sostanziali rispetto alla versione consegnata dalle autorità vaticane: come si ricorderà, la stessa Commissione Ecclesia Dei non aveva voluto rendere pubblico il documento (due pagine piuttosto dense), proprio perché c’era la possibilità di introdurre eventuali piccole modifiche che però non ne stravolgessero il senso.



    In sostanza, il preambolo contiene la «professio fidei», la professione di fede richiesta da chi assume un ufficio ecclesiastico. E dunque stabilisce che va dato un «religioso ossequio della volontà e dell’intelletto» agli insegnamenti che il Papa e il collegio dei vescovi «propongono quando esercitano il loro magistero autentico», anche se non sono proclamati e definiti in modo dogmatico, come nel caso della maggior parte dei documenti del magistero. La Santa Sede ha più volte ripetuto ai suoi interlocutori della Fraternità San Pio X che sottoscrivere il preambolo dottrinale non avrebbe significato porre fine «alla legittima discussione, lo studio e la spiegazione teologica di singole espressioni o formulazioni presenti nei documenti del Concilio Vaticano II».



    Ora il testo del preambolo con le modifiche proposte da Fellay, e da lui sottoscritto in quanto superiore della Fraternità San Pio X, sarà sottoposto a Benedetto XVI, che il giorno dopo l’ottantacinquesimo compleanno e alla vigilia del settimo anniversario dell’elezione, riceve una risposta positiva dai lefebvriani. Risposta da lui lungamente attesa e auspicata, che nelle prossime settimane metterà fine alla ferita apertasi nel 1988 con le ordinazioni episcopali illegittime celebrate dall’arcivescovo Marcel Lefebvre.

    Non è escluso che la risposta di Fellay venga esaminata dai cardinali della Congregazione per la dottrina della fede, nella prossima riunione della «Feria quarta», che dovrebbe tenersi nella prima metà di maggio. Mentre qualche settimana in più sarà necessaria perché avvenga la sistemazione canonica: la proposta più probabile è quella di istituire una «prelatura personale», figura giuridica introdotta nel Codice di diritto canonico nel 1983 e finora utilizzata solo per l’Opus Dei. Il prelato dipende direttamente dalla Santa Sede. La Fraternità San Pio X continuerà a celebrare la messa secondo il messale antico, e a formare i suoi preti nei suoi seminari.

    FONTE: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata - Vatican Insider
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Comunicato di conferma della S. Sede della ricezione della risposta di Mons. Fellay
    COMUNICATO DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE ECCLESIA DEI - 18.04.2012



    In data 17 aprile 2012 è pervenuto, come richiesto nell’incontro del 16 marzo 2012, svoltosi presso la sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il testo della risposta di S.E. Mons. Bernard Fellay, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Il suddetto testo sarà esaminato dal Dicastero e successivamente sottoposto al giudizio del Santo Padre.

    ***

    Le texte de la réponse de Son Excellence Monseigneur Bernard Fellay, Supérieur général de la Fraternité sacerdotale saint Pie X, requise au cours de la rencontre du 16 mars 2012 au siège de la Congrégation pour la Doctrine de la Foi, est parvenu le 17 avril 2012. Ce texte sera examiné par le Dicastère et soumis ensuite au jugement du Saint-Père.

    fonte: vatican.va

    MiL - Messainlatino.it: Comunicato di conferma della S. Sede della ricezione della risposta di Mons. Fellay
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    La F.S.S.P.X precisa sulla risposta di Mons. Fellay: "E' solo una tappa. Seguiranno valutazioni della Congregazione e del Papa"
    La presse annonce que Mgr Bernard Fellay a adressé une « réponse positive » à la Congrégation pour la Doctrine de la Foi, et qu’en conséquence la question doctrinale est désormais résolue entre le Saint-Siège et la Fraternité Saint-Pie X.
    La réalité est autre.
    Dans un courrier du 17 avril 2012, le Supérieur général de la Fraternité Saint-Pie X a répondu à la demande d’éclaircissement que lui avait faite, le 16 mars, le cardinal William Levada, au sujet du Préambule doctrinal remis le 14 septembre 2011. Comme l’indique le communiqué de presse de la Commission pontificale Ecclesia Dei, daté de ce jour, le texte de cette réponse « sera examiné par le Dicastère (Congrégation pour la Doctrine de la Foi) et soumis ensuite au jugement du Saint-Père ».
    Il s’agit donc d’une étape et non d’une conclusion.

    Menzingen, le 18 avril 2012

    "La stampa annuncia che Mons. B. Fellay ha inviato una risposta positiva alla Congregazione per la Dottrina della Fede e che in conseguenza la questione è ormai risolta tra la S. Sede e la Fraternità S. Pio X.
    Ma la realtà è un'altra.
    Con una lettera del 17.04.2012 il Superiore Generale della Fraternità San Pio X ha risposto alla domanda di chiarimenti che gli era stata rivolta, il 16.03.2012, dal Card. W. Levada, circa il Preambolo dottrcinale proposto il 14.09.2011.
    Come indica il Comunicato ufficiale della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, con data di oggi 18.04.2012, il testo di questa risposta "sarà emaniato dal Dicastero - Congregazione per la Dottrina della Fede - e sottoposto in seguito al giudizio del Papa."
    Si tratta quindi di una tappa e non di una conclusione."

    MiL - Messainlatino.it: La F.S.S.P.X precisa sulla risposta di Mons. Fellay: "E' solo una tappa. Seguiranno valutazioni della Congregazione e del Papa"
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Roma felix

    Editoriale
    Cari amici,
    Questo nuovo anno porta alcuni importanti cambiamenti per la Fraternità San Pio X in Italia. Don Davide Pagliarani, per volontà del nostro Superiore Generale Mons. Fellay, ha lasciato il priorato di Albano e il suo incarico di Superiore del Distretto per prendere quello di Direttore del seminario di La Reja, in Argentina, incarico fra i più importanti nel seno della nostra Fraternità poiché diretto alla formazione dei futuri sacerdoti.



    E’ nostro dovere ringraziarlo per essersi tanto prodigato per i confratelli, i fedeli e per lo sviluppo dell’apostolato in Italia durante i sei anni passati. Preghiamo perché possa svolgere al meglio, con l’aiuto di Dio, questa delicata e preziosa missione, essenziale per la Chiesa, soprattutto oggi. Allo stesso tempo mi affido alle vostre preghiere perché, al seguito di don Davide, possa continuare ad accrescere l'opera di apostolato della Fraternità in Italia, per la salvaguardia e la diffusione della fede, in questo periodo così difficile di crisi nella società e anche nella Chiesa.

    Nel disastro spirituale e dottrinale che spesso si trova nelle parrocchie, per conservare la fede è a volte necessario ai fedeli spostarsi e fare anche chilometri in modo da poter assistere alla S. Messa tradizionale e beneficiare dell’aiuto spirituale dei sacerdoti. Questa è diventata oggi una necessità, soprattutto per coloro fra di voi che abitano lontano da un Priorato o da una cappella. I nostri Priorati vogliono essere quel baluardo che si oppone allo spirito del mondo, dove tutti coloro che lo desiderano possano trovare l’alimento spirituale ed umano necessario alla perseveranza nel bene e alla crescita interiore. Per darvi questa possibilità mi sembra molto importante l’iniziativa dei Priorati di organizzare una giornata mensile di incontro. Non esitate a fare il sacrificio di prendere parte a queste riunioni così utili per la formazione spirituale e dottrinale e allo stesso tempo per coltivare le buone amicizie, in particolare fra i giovani. Se desiderate poi, anche in altre occasioni, passare uno o più giorni in un priorato, per rinfrancarvi spiritualmente, sarete sempre benvenuti. Trascorrere qualche giorno a condividendo l’ambiente religioso di preghiera può essere molto utile, in particolare ai giovani che ricercano la volontà di Dio nella scelta di vita, per aiutarli in questo discernimento.

    Non di rado riceviamo anche sacerdoti desiderosi di trascorrere un periodo di tranquillità per recuperare le forze spirituali e fisiche e allo stesso tempo imparare a celebrare la S. Messa tradizionale e approfondire la buona dottrina. In seguito al Motu proprio Summorum pontificum con cui Benedetto XVI ha riconosciuto che la S. Messa di sempre non è mai stata abrogata, molti sacerdoti ne hanno riscoperto la bellezza e la ricchezza. La celebrazione della S. Messa tradizionale si sta diffondendo sempre più e questo sicuramente è un gran bene per i sacerdoti che, tramite queso rito, possono riscoprire l’ideale sacerdotale in tutta la sua bellezza e con esso tutta la dottrina tradizionale della Chiesa.

    Questa diffusione delle celebrazioni però può comportare dei pericoli di cui occorre tener conto. Si possono riscontrare in effetti alle volte dei riti eterogenei che prendono un po’ dal rito tradizionale e un po’ dalla nuova messa. Penso in particolare all’abitudine di dare la Comunione nelle mani oppure l’avvalersi dei cosiddetti ministri straordinari dell’Eucaristia o altre stravaganze liturgiche. Occorre poi fare attenzione a chi celebra e soprattutto alla predicazione che può essere influenzata ancora dagli errori moderni e allo stesso tempo al fatto di utilizzare indistintamente le Sacre Specie per la S. Comunione, consacrate nella nuova liturgia, in altre circostanze.

    Non possiamo consigliare indistintamente di assistere a qualunque messa tradizionale, senza tener conto di questi principi. La battaglia per conservare la fede il problema non è solo la Messa, ma tutta la dottrina cattolica, minata dagli errori infiltratisi nel concilio, e diffusi nel periodo successivo fino ad alterare la stessa liturgia.

    Colgo questa occasione per parlarvi di un progetto per noi molto importante. Quest'anno, se la Provvidenza ce lo permetterà, vorremmo avviare la costruzione di un nuovo priorato nel nord, in provincia di Treviso, a Lanzago di Silea, dove già esiste una cappella e un gruppo di fedeli. Questo nuovo edificio ci permetterà di aumentare l'opera di apostolato nel nord est d’Italia e, al tempo stesso, ridurre gli spostamenti dei sacerdoti, che al momento partono dal priorato di Rimini. Le difficoltà economiche di tale impresa sono considerevoli, ma grandi anche i frutti che speriamo poterne ricavare. Affidiamo alle vostre preghiere ed al vostro generoso sostegno, che non ci è mai mancato, questo progetto di cui troverete qualche informazione nelle pagine seguenti. Termino questa lettera chiedendovi ancora preghiere per le vocazioni: per la perseveranza dei nostri seminaristi, cinque per il momento, che si preparano al sacerdozio, ma anche per le religiose che si dispongono alla loro consacrazione totale al Signore, le due suore italiane nella congregazione delle suore della Fraternità e quelle che si trovano nelle due comunità legate alla Fraternità in Italia: le Discepole del Cenacolo di Velletri e le Consolatrici del Sacro Cuore a Vigne. Preghiamo perché Dio susciti nella nostra cara Italia tanti giovani generosi, capaci di rispondere alla chiamata di Dio.

    don Pierpaolo Maria Petrucci

    Roma felix
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Chiesa in stato di scisma?

    Con il pontificato di Benedetto XVI i rapporti tra la Fraternità e la gerarchia vaticana hanno avuto sviluppi inaspettati, al contempo fonte per noi fedeli di soddisfazione e di preoccupato disagio.
    La soddisfazione scaturisce dal vedere la Santa Messa cattolica riammessa nel salotto buono della liturgia “ufficiale”, dopo essere stata per decenni bandita da quegli stessi zelanti vescovi e parroci che non esitano ad aprire le loro chiese (disertate dai fedeli cattolici) a sètte ed infedeli di ogni sorta, scivolando allegramente nel sacrilegio.

    Anche il confronto dottrinale (mi rifiuto di usare l’ambiguo termine “dialogo”) con la Fraternità sui testi del concilio (pastorale) vaticano II, prescindendo dagli esiti (imprevedibili), è un notevole passo avanti, se si pensa che il concilio in oggetto (e non solo il suo cosiddetto “spirito”) è considerato dalla quasi totalità del clero una sorta di superdogma assoluto, dal quale parrebbe essere nata la “vera” chiesa, defenestrando i Martiri, i Padri, i Dottori della Chiesa e tutti quegli ignoti fedeli che per due millenni hanno reso splendida la civiltà d’Europa.

    Le note dolenti nascono però dalla realtà di altri fatti, che paiono contraddire radicalmente le speranze di una nuova autentica restaurazione della Chiesa. Emerge infatti un netto scollamento tra le dichiarazioni del Pontefice e quanto avviene nella quasi totalità diocesi e nelle parrocchie italiane. E, si badi bene, si tratta di un territorio in cui la situazione del cattolicesimo sia nettamente migliore di tanti altri. Si pensi all’Europa settentrionale e a buona parte delle Americhe in cui è in atto da decenni uno scisma di fatto e non ufficialmente dichiarato solo a causa della diserzione della gerarchia che evita qualsiasi intervento attivo, come sarebbe suo dovere.

    Nei suoi discorsi il Papa denuncia spesso la crisi della Chiesa, ma le sue parole sembrano cadere nel vuoto. L’ultimo caso è quello dei cosiddetti “preti disobbedienti” che apertamente si sono schierati su posizioni inequivocabilmente eretiche. Ma già il solo fatto di dichiararsi “disobbediente” da parte di chi ha fatto voto di “obbedienza” è una scandalosa contraddizione (oltre che un chiaro esempio di superbia luciferina).

    Ma ancor più scandaloso è che alla pubblica denuncia del Ponteficie non sia seguito alcun provvedimento nei confronti di tali soggetti e nei confronti di tutti coloro che, nella Chiesa, disobbediscono senza troppa pubblicità ma con lo stesso risultato di diffondere lo scandalo e l’eresia fra le anime dei fedeli loro affidate. Non più lupi travestiti da agnelli, ma lupi travestiti da pastori…

    E’ tristissimo pensare che mons. Lefebvre e la Fraternità San Pio X siano stati trattati con ignominia dalla gerarchia ecclesiastica, bollati di disobbedienza in quanto apertamente schierati a difesa della Chiesa di sempre. E’ inevitabile chiedersi come mai si sia agito con durezza ed intransigenza solo nei confronti di chi ha sempre proclamato (e dimostrato) la sua fedeltà a Santa Romana Chiesa, mentre nei confronti di tonnellate di sale insipido (se non tossico) ci si limiti a qualche belato, dimostrando l’estrema debolezza in cui oggi versa la gerarchia della Chiesa.

    Eppure basterebbero un po’ di quell’onestà intellettuale, di quella coerenza e di quel coraggio dimostrati nei millenni dalla miriade di cattolici che, piuttosto di tradire Cristo, hanno preferito la persecuzione e il martirio. Quali frutti potrà dare un confronto con chi festeggia il risorgimento e la vergogna di Porta Pia, con ripudia le proprie responsabilità di pastori ed abbandona il gregge a sé stesso?

    Solo un miracolo (e io credo ai miracoli!) potrà rimettere le cose al loro posto.

    Giorgio Drago


    Chiesa in stato di scisma?
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Lefebvriani, la battaglia interna

    Lo scambio di lettere avvenuto nelle scorse settimane ai vertici della Fraternità San Pio X: tre vescovi contro l’accordo.

    Un sito web (Lettre de Mgr Fellay aux évêques de la Fraternité Saint-Pie X | Riposte-catholique) ha reso noto lo scambio di lettere avvenuto un mese fa tra i vescovi Tissier de Mallerays, Alfonso de Gallareta e Richard Williamson, e il superiore della Fraternità San Pio X Bernard Fellay. La lettera dei tre vescovi, inviata a Fellay il 7 aprile, contiene un appello perentorio perché il superiore non firmi il preambolo dottrina e non accetti l’accordo proposto dalla Santa Sede, che – com’è noto – intende inquadrare i lefebvriani in una prelatura personale.

    «Le discussioni dottrinali – scrivono i tre vescovi in dissenso con Fellay - hanno provato che un accordo è impossibile con la Roma attuale» perché «dopo il Concilio Vaticano II le autorità ufficiali della Chiesa si sono separate dalla verità cattolica e oggi si mostrano determinate come prima a rimanere fedeli alla dottrina e alla pratica conciliari». Tissier, de Gallareta e Williamson ricordano che alcuni mesi prima di morire monsignor Lefebvre nel corso di una conferenza disse che «il problema non sono errori particolari sui singoli documenti conciliari, ma piuttosto una perversione totale dello spirito, di tutta una filosofia nuova fondata sul soggettivismo».



    I tre vescovi osservano che anche «il pensiero del Papa attuale è impregnato di soggettivismo. C’è tutta la fantasia soggettiva dell’uomo al posto della realtà oggettiva di Dio. È tutta la religione cattolica a essere sottomessa al mondo moderno.




    Come possiamo credere – si chiedono – che un accordo pratico possa risolvere questo problema?». «Ci accettano in nome di un pluralismo relativista e dialettico – continuano i tre prelati – le autorità romane possono tollerare che la Fraternità continui a insegnare la dottrina cattolica ma loro si rifiutano di condannare la dottrina conciliare»

    Nella lettera i tre vescovi riportano anche un’altra espressione di Lefebvre, sostenendo che «è pericoloso mettersi nelle mani dei vescovi conciliari e della Roma modernista». E concludono avvertendo Fellay: «Voi state conducendo la Fraternità a un punto di non ritorno, a una profonda divisione», ipotizzando che l’accordo finirà per distruggerla.



    Dieci giorni dopo, Fellay risponde, con una lettera altrettanto lunga e articolata. La sua è una risposta molto interessante e significativa per comprendere cosa sta per accadere alla Fraternità, ormai alla vigilia dell’accordo con la Santa Sede. Il superiore della Fraternità ricorda che «la Chiesa attuale ha ancora Gesù Cristo come capo. Si ha l’impressione che voi siate talmente scandalizzati da non accettare più che questo possa essere ancora vero». «Per voi – chiede Fellay ai tre confratelli, consacrati illegittimamente come lui da Lefebvre nel 1988 - Benedetto XVI è ancora il Papa legittimo? Se lo è, Gesù Cristo può ancora parlare attraverso la sua bocca? Se il Papa esprime una volontà legittima che ci riguarda, che è buona e che non ci ordina nulla di contrario ai comandamenti di Dio, abbiamo il diritto di rifiutare, di rispedire al mittente questa volontà? Non credete che se il Signore ci guida, ci donerà così i mezzi per continuare la nostra opera?».



    «Il Papa ci ha fatto sapere – scrive ancora il superiore della Fraternità – che la preoccupazione di regolare la nostra situazione per il bene della Chiesa alberga nel cuore stesso del suo pontificato». Benedetto XVI «sapeva bene che sarebbe stato più facile per lui e per noi lasciare le cose così come stavano».



    «La vostra concezione della Chiesa – continua Fellay – è troppo umana e fatalista, voi vedete i pericoli, i complotti, le difficoltà, ma non vedete più l’assistenza della grazia e dello Spirito Santo». Il superiore della San Pio X invita i tre confratelli a non trasformare «degli errori del Concilio in super-eresie, facendole divenire un male assoluto, allo stesso modo in cui i liberali hanno dogmatizzato un concilio pastorale. I mai sono già abbastanza drammatici e noi non dobbiamo esagerarli».



    Infine, Fellay invita Tissier de Mallerais, de Gallareta e Williamson ad ammettere che la proposta della prelatura personale è ben diversa dalle proposte di accordo ricevute da Lefebvre nel 1988: «pretendere che nulla sia cambiato è un errore». E invita a considerare che problemi anche gravi nella Chiesa non si risolvono dall’oggi al domani, ma lentamente e gradualmente.



    Che significato hanno queste lettere, e soprattutto, possono interferire nel processo in corso? Pare proprio di no. Fotografano piuttosto l’esistenza, peraltro ben conosciuta, di posizione anche profondamente diverse all’interno della Fraternità. La responsabilità dei dialoghi e della trattativa con Roma è nelle mani di Fellay e dei suoi assistenti generali. La decisione è stata presa e bisogna attendere ancora qualche giorno per conoscere quale sarà il giudizio dei cardinali e la decisione finale del Papa. Tutto lascia intendere però che entro maggio l’accordo potrebbe essere annunciato. Si vedrà allora se e come gli altri vescovi aderiranno.

    Lefebvriani, la battaglia interna - Vatican Insider
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Lettera di Mons. Fellay ai vescovi della Fraternità San Pio X

    Così ha appena scritto Riposte Catholique by Blog Summorum Pontificum:

    Eravamo impegnati a rimanere silenziosi sul vocio alimentato da ogni sorta di voci e di “rivelazioni” intorno al processo di riconciliazione tra Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X. È stata sempre nostra intenzione non “inquinare”, a causa di informazioni rivelate in maniera inopportuna, un processo delicato, difficile ed estremamente importante. Questo processo, se evidentemente concerne la Chiesa universale, è innanzitutto una questione che riguarda Roma e la FSSPX. Tuttavia, due documenti fondamentali per comprendere la tappa di questo processo sono stati rivelati pubblicamente da un Forum tradizionalista anglofono CathInfo.

    Ecco la lettera di Mons. Fellay e dei membri del Consiglio generale della Fraternità, indirizzata agli altri tre vescovi della Fraternità, in risposta ad una loro lettera collettiva del 7 aprile, che dimostra tutta la sua chiara intenzione di ricondurre la FSSPX a Roma. La riporto di seguito in originale in anteprima, insieme a quella dei vescovi prendendomi il tempo per la traduzione. Ma intanto preferisco darvi la notizia, di per sé molto significativa. Poi commenteremo.











    http://chiesaepostconcilio.blogspot....ovi-della.html
    Ultima modifica di Giò; 10-05-12 alle 20:01
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Lettera di Mons. Fellay agli altri vescovi della Fraternità San Pio X

    Carissimi, grazie all'aiuto di Luisa, sono felice di poter tempestivamente condividere con voi la profonda e toccante lettera di Mons. Fellay agli altri tre Vescovi della Fraternità. È un momento drammatico, ma anche una svolta storica determinante e significativa. Sono rammaricata di questa coralità mediatica, alla quale ormai siamo dentro e dalla quale non è bene sottrarsi anche per parlarne, qui, in termini cattolici e dal cuore, senza i grossi fraintendimenti e falsità che purtroppo incontriamo in altre Agorà. Spero che questa visibilità un po' esasperata non debba compromettere nulla, anche perché in fondo sta servendo a far venir alla luce nodi che comunque non potevano essere ignorati. È una grande istanza di chiarezza che riguarda e riguarderà anche Roma, dove non mancherà chi godrà della divisione nella Fraternità e del fatto che questa ne possa uscire indebolita; tuttavia, il persistere del cosiddetto statu quo, preferito dai tre vescovi, nel tempo non avrebbe fatto altro che radicalizzare i problemi ed aumentare la divaricazione già impegnativa da sanare. E nessuno ha fatto i conti con la Provvidenza... Staremo a vedere. Continueremo a pregare e a fare del nostro meglio, in partecipe attesa.
    Eccellenze,
    la vostra lettera collettiva indirizzata ai membri del Consiglio generale ha coinvolto tutta la nostra attenzione. Vi ringraziamo per la vostra sollecitudine e la vostra carità.
    Permettetemi a mia volta nello stesso intento di carità e giustizia di farvi le osservazioni seguenti.
    Innanzitutto la lettera menziona la gravità della crisi che scuote la Chiesa e analizza con precisione gli errori che pullulano nell'ambiente. Ma la descrizione contiene due difetti rispetto alla realtà della Chiesa: manca di soprannaturale e nel contempo manca di realismo.

    Manca di soprannaturale. Leggendovi, ci si domanda seriamente se voi credete ancora che la Chiesa visibile la cui sede è a Roma è la Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, una Chiesa certo sfigurata in modo orribile a planta pedis usque ad vertice capitis, ma una Chiesa che ha comunque ancora come capo Nostro Signore Gesù Cristo. Si ha l'impressione che siete talmente scandalizzati che non accettate più che ciò può ancora essere vero. Per voi Benedetto XVI è ancora papa legittimo? Se lo è, Gesù Cristo può ancora parlare attraverso la sua bocca? Se il Papa esprime un volontà legittima nei nostri confronti, che è buona, che non dà un ordine contro i comandamenti di Dio, abbiamo il diritto di trascurare, di rimandare indietro questa volontà? E altrimenti su quale principio vi basate per agire in quel modo? Non credete che se il Nostro Signore ci comanda, darà anche i mezzi di continuare la nostra opera? Ebbene il Papa ci ha fatto sapere che la preoccupazione di regolare la nostra situazione per il bene della Chiesa era al cuore stesso del suo pontificato, e anche che sapeva che sarebbe più facile per lui e per noi di lasciare la situazione così come è adesso. Dunque è una volontà decisa e giusta quella che esprime.

    Con l'atteggiamento che preconizzate, non c'è più posto né per i Gedeoni né per i David, né per tutti coloro che contano sul soccorso del Signore. Ci rimproverate di essere ingenui e di aver paura, ma è la vostra visione della Chiesa che è troppo umana e anche fatalista; vi vedete i pericoli, i complotti, le difficoltà, non vedete più l'assistenza della grazia e dello Spirito Santo.

    Se si vuole accettare che la divina Provvidenza conduce gli affari degli uomini, lasciando loro la libertà, bisogna allora accettare che i gesti di questi ultimi anni in nostro favore sono sotto la sua guida. Ora indicano una linea, non completamente diritta, ma chiaramente in favore della Tradizione. Perché improvvisamente questa linea cesserebbe, mentre facciamo tutto per conservare la nostra fedeltà e accompagniamo i nostri sforzi con una preghiera non comune? Il buon Dio ci abbandonerebbe nel momento più cruciale? Ciò non ha molto senso. Soprattutto non cerchiamo di imporgli una nostra qualsiasi volontà propria, ma cerchiamo di scrutare attraverso gli eventi ciò che Dio Vuole, essendo disposti a tutto, come Lui vorrà.

    Nel contempo manca di realismo sia per quel che riguarda l'intensità degli errori che la loro ampiezza.

    Intensità: nella Fraternità si sta facendo degli errori del Concilio delle super-eresie, diventa come il male assoluto, peggio di tutto, allo stesso modo in cui i liberali hanno dogmatizzato questo concilio pastorale. I mali sono già abbastanza drammatici senza che li si esageri ancor di più (cf. Roberto de Mattei, Una storia mai scritta, pag.22; Mons, Gherardini, Un discorso da fare, p.53, ecc). Non c'è più nessuna distinzione. Mentre Mons. Lefebvre ha fatto più volte le distinzioni necessarie a proposito del liberale.(1) Questa assenza di distinzione conduce uno o l'altro di voi a un indurimento "assoluto". Ciò è grave perché questa caricatura non è più nella realtà e sfocerà logicamente nel futuro in un vero scisma. E probabilmente questo è uno degli argomenti che mi spinge a non più tardare a rispondere alle istanze romane.

    Ampiezza: da una parte si attribuiscono alle autorità presenti tutti gli errori e tutti i mali che si trovano nella Chiesa trascurando il fatto che esse cercano almeno in parte di liberarsi dei più gravi (la condanna della "ermeneutica della rottura" denuncia degli errori ben reali). D'altra parte si pretende che TUTTI siano radicati in questa pertinacia (« tutti modernisti», …. «tutti marci»). Ora ciò è manifestamente falso. Una grande maggioranza è trascinata nel movimento, ma non tutti.

    Al punto cruciale tra tutti della questione, quello della possibilità di sopravvivere nelle condizioni di un riconoscimento della Fraternità da parte di Roma, noi non arriviamo alla stessa vostra conclusione.

    Che sia notato al passaggio che NOI NON ABBIAMO CERCATO un accordo pratico. Ciò è falso. Non abbiamo rifiutato a priori, come voi chiedevate, di considerare l'offerta del Papa, Per il bene comune della Fraternità, noi preferivamo di gran lunga la soluzione attuale di statu quo intermedio, ma chiaramente, Roma non lo tollera più.

    In sé, la soluzione proposta della Prelatura personale non è una trappola. Ciò che emerge innanzitutto da ciò che la situazione presenta nell'aprile del 2012 è ben diverso da quella del 1988. Pretendere che nulla sia cambiato è un errore storico. Gli stessi mali fanno soffrire la Chiesa, le conseguenze sono ancora più gravi e manifeste di allora; ma nello stesso tempo si può constatare un cambiamento di atteggiamento nella Chiesa, aiutato dai gesti ed atti di Benedetto XVI nei confronti della Tradizione. Questo nuovo movimento, nato almeno una decina d'anni fa, va rafforzandosi. Esso tocca un buon numero (ancora una minoranza) di preti giovani, di seminaristi e anche già un piccolo numero di vescovi giovani che si distinguono nettamente dai loro predecessori, che si esprimono le loro simpatie e il loro sostegno, ma che sono ancora piuttosto messi a tacere dalla linea dominante della gerarchia a favore del Vaticano II. Questa gerarchia sta perdendo velocità. Ciò è obiettivo e mostra che non è più illusorio considerare un combattimento «intra muros», della durata e della difficoltà del quale siamo consapevoli. Ho potuto constatare a Roma come il discorso sulle glorie del Vaticano II che ci si va ripetendo continuamente, se è ancora sulla bocca di molti, tuttavia non è più in tutte le teste. Sono sempre meno coloro che ci credono.

    Questa situazione concreta, con la soluzione canonica proposta, è ben diversa da quella del 1988. E quando paragoniamo gli argomenti che Mons. Lefebvre portava avanti all'epoca, concludiamo che egli non avrebbe esitato ad accettare ciò che ci è proposto. Non perdiamo il senso della Chiesa, che era così forte nel nostro venerato fondatore.

    La storia della Chiesa mostra che la guarigione dei mali che la colpiscono abitualmente avviene gradualmente, lentamente. E quando un problema è finito, ce n'è un altro che comincia.... oportet haereses esse. Pretendere di attendere che tutto sia risolto per arrivare a ciò che chiamate un accordo pratico non è realista. E' molto probabile vedendo come si sviluppano le cose che la fine di questa crisi richiederà ancora decine d'anni. Ma rifiutare di lavorare sul campo perché ancora ci si trova dell'erba cattiva, che rischia di soffocare, di mettere a tacere l'erba buona trova curiosamente una lezione biblica: è Nostro Signore stesso che ci fa comprendere con la sua parabola dell'operaio che avrà sempre, sotto una forma o l'altra dell'erba cattiva da strappare e da combattere nella sua Chiesa...

    Non potete immaginare quanto in questi ultimi mesi il vostro atteggiamento - ben diverso per ciascuno di voi - è stato duro per me. Esso ha impedito al superiore generale di comunicarvi e rendervi partecipi di queste grandi preoccupazioni, alle quali egli vi avrebbe associato così volentieri, se non si fosse trovato di fronte ad una incomprensione così forte e appassionata. Quanto avrebbe desiderato poter contare su di voi, sui vostri consigli per sostenere questo passaggio così delicato della nostra storia. È una prova grande, forse la più grande di tutta la sua funzione. Il nostro venerato Fondatore ha dato ai vescovi della Fraternità una carica e dei doveri precisi. Egli ha mostrato che il principio che nella nostra società fa unità è il superiore generale. Ma già da un certo tempo, voi tentate, ciascuno in maniera diversa, di imporgli il vostro punto di vista persino sotto forma di minacce e perfino pubblicamente. Questa dialettica tra verità/fede e autorità è contraria allo spirito sacerdotale. Almeno egli avrebbe sperato che cercaste di comprendere gli argomenti che lo spingono ad aire come ha agito in questi ultimi anni, secondo la volontà della divina provvidenza.

    Noi preghiamo per ciascuno di voi, perché in questo combattimento ben lungi dall'essere terminato ci ritroviamo tutti insieme, per la più grande gloria di Dio e per l'amore della nostra cara Fraternità. Si degni il Nostro Signore risorto e la Nostra Signora di proteggervi e benedirvi.

    Bernard Fellay
    Niklaus Pfluger
    Alain-Marc Nély
    _______________________________
    1. «Non è perché un Papa è liberale che non esiste, (…). Dobbiamo restare su una linea salda e non smarrirci nel corso delle difficoltà che viviamo. Si sarebbe tentati appunto, di soluzioni estreme, e di dire: "No, no, il papa non è solamente liberale, il Papa è eretico! Il Papa è forse probabilmente più che eretico, dunque non c`è un Papa!" Ciò non è esatto. Non è perché qualcuno è liberale , che è necessariamente eretico e che per conseguenza è fuori dalla Chiesa. Bisogna saper fare le distinzioni necessarie.Questo è molto importante per restare in una via sicura, per restare nella Chiesa. Se no, dove andremmo? Non c'è più un Papa, non ci sono più cardinali, perché se il Papa non fosse Papa, quando ha nominato i cardinali, questi cardinali non possono più nominare un Papa perché non sono cardinali. E allora? È un Angelo del cielo che ci porterà un Papa? È assurdo! E non è solamente assurdo, è pericoloso! Perché allora saremo condotti, forse, a delle soluzioni che sono veramente scismatiche» (Conferenza a Angers 1980). vedere anche Fideliter n°57, p.17 sui limiti da conservare.

    Chiesa e post concilio: Lettera di Mons. Fellay agli altri vescovi della Fraternità San Pio X
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Comunicato dalla Casa Generalizia della Fraternità San Pio X (11 maggio 2012)

    Uno scambio di lettere private tra il Superiore generale della Fraternità San Pio X e gli altri tre Vescovi è stato diffuso su internet, il 9 maggio 2012. Un tale modo di procedere è condannabile. Colui che ha infranto la confidenzialità di questa corrispondenza interna ha peccato gravemente. Tale pubblicazione incoraggerà i fautori della divisione, ai quali la Fraternità San Pio X invita a non rispondere se non con una insistente preghiera, affinché si faccia unicamente la volontà di Dio, per il bene della Chiesa e la salvezza delle anime.
    Menzingen, 11 maggio 2012

    Chiesa e post concilio: Comunicato dalla Casa Generalizia della Fraternità San Pio X
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    L'intervista di Mons. Fellay al Catholic News Service. Equilibrio, serenità, nessuna traccia di cedimenti.

    Poiché la recentissima intervista di Mons. Bernard Fellay al Catholic News Service - alla quale avevamo accennato di striscio unicamente nelle discussioni - è ora riportata da contesti in cui trovano spazio interventi intrisi di malevolenza subdola e strumentale, che fanno degenerare ogni riflessione facendo il gioco dei denigratori e degli avversari, la riprendiamo anche noi, per prendere atto della situazione ed esaminare anche questi ulteriori spunti con equilibrio e speranza e con l'intento di porci come antidoto ai veleni, che purtroppo continuano ad essere alimentati sulla vicenda, così importante nella storia della Chiesa e della Fraternità.

    Nell'intervista vediamo sottolineate le difficoltà, che abbiamo avuto occasione di constatare direttamente a causa delle recenti deplorevoli fughe di corrispondenze riservate, ma che comunque erano intuibili conoscendo la storia e le vicende della FSSPX e la mentalità che ne è maturata in molti suoi membri. Non ci stupisce quindi che Mons. Fellay, nel riconoscere le divergenze in seno alla Fraternità possa dichiarare : « Non posso escludere che ci possa essere una scissione ». Per quanto realisticamente possa essere prevedibile che in alcuni possa prevalere la sfiducia e quindi il rifiuto dell'accordo con Roma, ci auguriamo che il fenomeno, purtroppo dolorosamente fisiologico, possa esser contenuto al massimo, con l'aiuto dello Spirito Santo e della Santa Vergine anche grazie alla costante preghiera di molti cuori credenti.

    Nell'occasione Mons. Fellay ha espresso deduzioni frutto della sua esperienza: «Penso che la mossa del Santo Padre – perché proviene davvero da lui – sia autentica. Non sembra esserci alcuna trappola. Per cui dobbiamo esaminarla con attenzione e se possibile andare avanti ». Tuttavia, nell'affermare che devono ancora essere verificate garanzie da parte del Vaticano tuttora pendenti, dichiara : « La questione non è ancora definita. Abbiamo bisogno di qualche ragionevole chiarimento che la struttura e le condizioni proposte siano praticabili. Non stiamo andando a suicidarci lì, ciò sia molto chiaro ».

    Mons Fellay, nel ribadire quanto la cosa stia a cuore al Papa, aggiunge: «Personalmente, avrei voluto aspettare ancora per qualche tempo per vedere le cose più chiaramente, ma ancora una volta sembra davvero che il Santo Padre voglia che accada ora ». Mons. Fellay ha espresso apprezzamento per gli sforzi di Benedetto XVI nel correggere derive "progressiste" dalla dottrina cattolica e dalla tradizione a partire dal Vaticano II : « Molto, molto delicatamente – il Papa cerca di non rompere le cose - ma cerca anche di mettere in atto alcune importanti correzioni ».

    Alla domanda se il Vaticano II stesso appartiene alla tradizione cattolica, risponde diplomaticamente: « Vorrei sperarlo ». E poi: « Il Papa dice che... il Concilio deve essere considerato all'interno della grande Tradizione della Chiesa, deve essere compreso in conformità con essa. Queste sono affermazioni su cui siamo pienamente d'accordo, totalmente, assolutamente. Il problema potrebbe essere nell'applicazione, cioè: ciò che accade realmente è in coerenza o in armonia con la Tradizione? » [Dichiarare questo non significa necessariamente che la crisi sia stata determinata dalla cattiva applicazione di un concilio buono: i buchi le ambiguità le rotture restano. Fellay ha giustamente messo in discussione che ciò che viene applicato sia in coerenza e in armonia con la tradizione, dopo aver realisticamente ammesso che il Concilio fa parte della storia della Chiesa e che quindi non può essere ignorato. Il ripareggiamento della verità farà parte della storia futura e sarà favorito da un ruolo riconosciuto all'interno della Chiesa. È quello che speriamo.]

    Mons. Fellay aggiunge ancora, sull'atteggiamento della Fraternità : « noi non vogliamo essere aggressivi, non vogliamo essere provocatori ». [del resto se si vuol collaborare nel ripareggiare la verità, è bene che cessi l'accusa: ma certamente non termina la giusta critica e la corrispondente azione pastorale che diventa propositività]. Egli riconosce che la FSSPX è servita come un "segno di contraddizione" durante un periodo di crescente influenza progressista nella Chiesa. E vede la possibilità che la Fraternità continui a svolgere questo ruolo anche dopo la riconciliazione con Roma, aggiungendo la fotografia della situazione circa le reazioni prevedibili: « Alcuni ci danno il benvenuto ora, altri lo faranno in seguito, ed altri mai ». E poi: « Se vediamo alcune divergenze all'interno della Fraternità, sicuramente ce ne sono anche nella Chiesa cattolica ».

    «Ma non siamo soli » a impegnarci per « difendere la Fede", ha detto il vescovo. « È il Papa stesso che lo fa. È il suo compito. E se noi siamo chiamati ad aiutare il Santo Padre in questo, così sia.»

    Chiesa e post concilio: L'intervista di Mons. Fellay al Catholic News Service. Equilibrio, serenità, nessuna traccia di cedimenti.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

 

 
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