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  1. #11
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    La CDF discuterà mercoledì la risposta alla FSSPX al preambolo dottrinale.

    Il sito del Distretto tedesco della Fraternità San Pio X riprende le notizie dell'Agenzia italiana ANSA e del settimanale tedesco Der Spiegel. Come già indicato da La Stampa di ieri, la Congregazione per la Dottrina per la Fede analizzerà davanti al Santo Padre il parere sulla risposta al preambolo dottrinale consegnato dal Superiore Generale della Fraternità San Pio X, il Vescovo Bernard Fellay, il 17 aprile. « Il papa avrà l'ultima parola. »

    Der Spiegel si aspetta una decisione favorevole da Benedetto XVI:

    « Secondo quanto appreso da Spiegel, ci si attende che Papa Benedetto XVI consenta alla Fraternità San Pio X, un controverso gruppo ultraconservatore scissionista, di rientrare nella Chiesa cattolica in un accordo adottato probabilmente entro la fine di maggio. »

    ___________________________
    [Fonte: Rorate Caeli]
    Sorvolando sul linguaggio del settimanale tedesco, è quel che tutti ci attendiamo, nella speranza che le prevedibili defezioni siano contenute al minimo.

    Chiesa e post concilio: Città del Vaticano. Feria quarta
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  2. #12
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    FSSPX. Il Fondatore sta facendo la guardia

    Mi astengo volutamente dalle valutazioni personali in questa vicenda complessa e da troppo tempo tormentata. E condivido con voi lo splendido articolo apparso ieri su Rorate Caeli, a firma di Côme de Prévigny, un vero conoscitore e sostenitore della Fraternità, che ha ben più voce in capitolo e parla in un orizzonte di speranza che ci consola, nella trepida attesa di ciò che tra pochi giorni realmente accadrà. È anche il modo di allargare il nostro orizzonte dalle "Torniellate" a quello che invece si dice in altri paesi.


    " I quattro vescovi lefebvriani divisi ", si legge nel titolo di Le Figaro. E, va detto, la divisione non è mai sembrata così evidente da quando essi sono stati consacrati dall'Arcivescovo Marcel Lefebvre, il 30 giugno 1988. Solo apparentemente, perché, a volte, le differenze interne sono state pronunciate, ma non sono sempre state note a tutti. Allo stesso modo, chi ha preso la decisione di portare in piazza la corrispondenza, ha preso una decisione che era estremamente grave nelle sue conseguenze, perché così facendo ha rischiato di turbare quella che un cardinale una volta chiamò " una spina per tutta la Chiesa ": la Fraternità di San Pio X. Ma essa rischia o è turbata ma non sta affondando. Il fondatore sta vegliando.

    1. La trappola di una guerra fratricida.
    Esiste il grande pericolo di cercare di dividere la Fraternità in due parti diverse, raccogliendo dietro due campi antagonisti forze contrapposte che si sono sviluppate nello stesso crogiolo in quaranta anni di energia, di sforzi, di preghiere, di resistenze condivise al Neo-modernismo imperante, e questo nonostante le diserzioni di alcuni e gli eccessi di altri. Coloro che si stanno ora sfregando le mani pensando ad una ipotetica divisione stanno già mostrando il loro vero volto.

    Da un lato, essi sono i predatori provenienti da mini-cappelle sedevacantiste che hanno, come loro principale segno di carità, il fatto che si odiano l'un l'altro, e che raddoppiano i loro sforzi per raccogliere le spoglie di una guerra fratricida. Mons. Lefebvre è stato categorico riguardo a questi seminatori di disperazione e distruzione. Coloro che sono oggi i loro leader americani sono quegli stessi figli ingrati che, nel 1983, hanno portato l'anziano arcivescovo dinanzi ai giudici al fine di raccogliere, invano, il "bottino" immobiliare della Fraternità. Rispondono in particolare ai nomi di Clarence Kelly, Donald Sanborn, Daniel Dolan...

    Dall'altro lato, ci sono tutti gli avversari della Tradizione della Chiesa che si agitano nel tentativo di spogliare la principale forza di opposizione al liberalismo che distrugge le nostre società. Tutti i loro contatti nei media hanno unanimemente presentato l'oggetto della corrispondenza scollegato dal suo ambiente privato, volendo trasformare le divergenze tra i vescovi in opposizione dell'opinione pubblica. E a Parigi, le forze anticlericali già mettono con invidia gli occhi sulla chiesa di Saint-Nicolas du Chardonnet, questo bastione della restaurazione cattolica, che appare come un oggetto di preda. E causa di tutto questo sono disaccordi essenzialmente umani.

    2. Chi pagherà il conto?
    A dire il vero, i vescovi della FSSPX stessi non stanno seguendo un modello di divisione. Una cosa è consigliare, anche con fermezza, ad un superiore di considerare le conseguenze delle sue azioni. Altra cosa è affermare pubblicamente ciò che si pensa. E ci vuole ben altro per provocare una divisione, quando il superiore non ha compromesso la fede, per poi giustificare la disobbedienza. Prendiamo l'esempio del Vescovo Tissier de Mallerais. Nel 1988, dopo che aveva, il 30 maggio, sconsigliato Mons. Lefebvre sulle consacrazioni, ha comunque seguito il fondatore e ha ricevuto l'episcopato dalle sue mani. In questi ultimi giorni ha chiamato i fedeli all'unità in diversi luoghi.

    Ma questo, tuttavia, non impedisce ai promotori di divisione di svolgere il proprio lavoro. Perché, alla fine, immaginiamo una società regolarizzata: i suoi sacerdoti non mancheranno di tenere la pubblicazione degli stessi annunci settimanali, o di pronunciare gli stessi sermoni. E i suoi dirigenti continueranno a criticare Assisi e la nuova messa. Ma una divisione per motivi passionali avrebbe come conseguenza una diminuzione del numero dei sacerdoti, i separatisti si recherebbero nelle grandi aree metropolitane, là dove si trova il maggior numero di fedeli. D'altra parte, in aree remote, i fedeli potrebbero beneficiare dei sacramenti. E le scuole si chiuderebbero. Tale sarebbe il frutto della divisione ispirato dal nemico di Dio e dai nemici storici della Società.

    3. Una spina per la Chiesa.
    La Fraternità San Pio X ha un ruolo profetico nella Chiesa di oggi. Non fosse altro che per il lavoro di 550 sacerdoti con le loro decine o centinaia di migliaia di fedeli, nessuno - e il Papa soprattutto - si sarebbe curato di essa. La Fraternità è una spina per la Chiesa come a suo tempo lo fu la Compagnia di Gesù, sempre condannata e regolarizzata per la sua convinta testimonianza di adesione alla fede. Le anime più forti sono quelle che non abbandonano tutto sotto l'impatto delle emozioni, proprio sulla soglia della regolarizzazione o della condanna, cioè, di un evento che provoca un cambiamento di situazione. Sono quelle che riescono ad attraversare i secoli e a resistere alle circostanze con la stessa testimonianza di fede. « Mille cadranno al tuo fianco, e diecimila alla tua destra: ma nulla ti potrà colpire », dice il Salmo 90.

    Questo lavoro provvidenziale vive essenzialmente con due forze. In primo luogo, le grazie che Dio gli concede, poi, il carisma del suo fondatore che rimane la principale forza di opposizione alle nuove dottrine del Concilio, qualunque cosa possa dire chi contesta l'eredità della Fraternità, da una parte o dall'altra. Non è la predica di un padre o del tale e tal'altro Padre che può cambiare la situazione. Non è l'ammonimento di un altro prelato che la modificano.

    La Fraternità è portatrice di un patrimonio, quello della Chiesa, che trasmette e trasmetterà, non solo per alcuni fedeli, ma per il maggior numero, in particolare per i sacerdoti, che Mons. Lefebvre aveva scelto come suoi destinatari preferiti di un lavoro visto prioritariamente come sacerdotale, apostolico, diretto proprio nei confronti dei sacerdoti.

    È vero, questo lavoro della Fraternità non possiede il dono della perennità. Ma il suo fondatore ha ricordato giustamente che Dio non ha avuto il cinismo di portare le anime a combattere per abbandonarle alla fine agonizzanti, sui campi di battaglia: « Non credo, disse, che il buon Dio avrebbe detto fino ad ora, 'Vai avanti, vai avanti', e che improvvisamente dice: 'Stop!' Quando le opere sono buone. Egli vuole che che loro vadano avanti. » [1] L'Arcivescovo Lefebvre ha accettato enormi sacrifici per l'unità della sua opera. Egli farà la guardia, ancora una volta, perché siano liberati dallo spirito di compromesso, così come da quello della disperazione, in modo che possano continuare a progredire su questa linea sottile che separa l'eresia neo-modernista da un lato dallo scisma sedevacantista dall'altro.
    _______________________________
    [1] Intervista di Mons. Lefebvre a Pacte, 1987

    Chiesa e post concilio: FSSPX. Il Fondatore sta facendo la guardia
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  3. #13
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Commenti settimanali di
    di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
    Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X


    Uccisori della Fede

    Ma se Roma offre alla Fraternità San Pio X tutto quello che essa vuole, perché la FSSPX deve rifiutare? Apparentemente ci sono dei cattolici che credono ancora che un accordo pratico che soddisfi tutte le richieste pratiche della FSSPX, dovrebbe essere accettato. Così, perché no? Perché la FSSPX venne costituita da Mons. Lefebvre non per se stessa, ma per il bene della vera Fede cattolica, minacciata dal Vaticano II come mai era accaduto prima. Ma vediamo qui perché le autorità della Neo-Chiesa tenteranno un accordo pratico, mentre invece la FSSPX deve rifiutarlo, quale che sia.

    La ragione sta nel fatto che la Neo-Chiesa è soggettivista, e qualunque accordo meramente pratico implicherebbe che il soggettivismo è vero. Secondo la nuova religione conciliare, i dogmi della Fede non sono verità oggettive, ma simboli che servono ai bisogni soggettivi (Pascendi, 11-13, 21). Per esempio, se la mia insicurezza psicologica è attenuata dalla convinzione che Dio s’è fatto uomo, per me l’Incarnazione è vera, nel solo senso possibile della parola “vero”. Quindi, se i tradizionalisti hanno bisogno della vecchia religione, allora questa per loro è vera, e si può anche ammirare come essi si aggrappino alla loro verità. Ma per correttezza essi devono convenire che noi Romani abbiamo la nostra verità conciliare, e se non possono fare questa concessione, allora sono insopportabilmente arroganti e intolleranti, e noi non possiamo permettere simili divis ioni nella nostra Chiesa dell’amore, amore, amore.

    Così, la Roma neo-modernista sarebbe felice per un qualsiasi accordo pratico col quale la FSSPX rinuncerebbe anche solo implicitamente alla sua radicale pretesa all’universalità e all’obbligatorietà della “sua” verità. Invece la FSSPX non può essere felice per un qualsiasi accordo che, nei fatti più che nelle parole, negherebbe l’oggettività della “sua” religione di 20 secoli. Essa non è affatto la “sua” religione. Per addivenire ad un accordo con i soggettivisti bisogna smetterla di insistere con l’oggettività. Se si insiste con l’oggettività, non si può accettare alcun elemento di quelli proposti dai soggettivisti, a meno che essi non rinuncino al loro soggettivismo.

    Questi Romani non stanno facendo niente del genere. Una prova ulteriore della loro decisa insistenza nella loro nuova religione ci viene dalle loro recenti “Note sulle conclusioni della visita canonica dell’Istituto del Buon Pastore”, della Francia. I lettori ricorderanno che questo Istituto fu uno di quelli eretti dopo il Concilio per consentire che il cattolicesimo tradizionale fosse praticato sotto l’autorità romana. Come si può vedere, Roma può attendere alcuni anni prima di chiudere la partita, per assicurarsi che il povero pesce sia ben attaccato all’amo, ma poi-

    Le “Note” chiedono che il Vaticano II e il Catechismo del 1992 della Neo-Chiesa, vengano inclusi negli studi dell’Istituto. L’Istituto deve insistere sulla “ermeneutica del rinnovamento nella continuità”, e deve smetterla di considerare il Rito Tridentino della Messa come suo rito “esclusivo” per la celebrazione. L’Istituto deve immettersi nella vita ufficiale della diocesi con “spirito di comunione”. In altre parole, l’Istituto tradizionale deve smettere di essere così tradizionale se vuole appartenere alla Neo-Chiesa. Cosa si aspettava l’Istituto? Per mantenere la Tradizione dovrebbe rimettersi fuori dall’autorità della Neo-Chiesa. È una cosa possibile? C’è da dubitarne. Hanno voluto farsi inghiottire dal mostro conciliare. Ora questo li sta digerendo.

    E allora perché, in nome del Cielo, le cose dovrebbero andare diversamente con la FSSPX? Questa volta la tentazione di Roma può essere respinta dalla FSSPX, ma non ci si faccia alcuna illusione: i soggettivisti possono fare avanti e indietro pur di sbarazzarsi di quella oggettiva verità e di quella Fede oggettiva che costituiscono un permanente rimprovero per le loro insensatezze criminali.

    Kyrie eleison.

    Londra, Inghilterra

    Mons. Richard Williamson: Eleison comments CCLII: Uccisori della Fede - 12 maggio 2012
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  4. #14
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Illusioni sempre vive

    di Don Régis de Cacqueray

    Editoriale del n° 270, maggio 2012, della rivista francese Fideliter
    organo del Distretto francese della Fraternità San Pio X

    L'editoriale è stato pubblicato da La Porte Latine
    sito ufficiale della Fraternità in Francia


    Benedetto XVI, nella sua omelia del 5 aprile 2012 per la Messa crismale, ha ricordato che la parola della Chiesa docente è un aiuto per trasmettere rettamente nel presente il messaggio della fede. Alla lettura di questa esortazione, il nostro primo riflesso è stato quello di gioire per la sua preoccupazione per un insegnamento retto e profondo.
    Tuttavia, il Papa caratterizza subito la materia che dev’essere trasmessa dalla Chiesa docente. Ahimé, si tratta sempre della stessa cosa!

    «i testi del Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono gli strumenti essenziali che ci indicano in modo autentico ciò che la Chiesa crede a partire dalla Parola di Dio. E naturalmente ne fa parte anche tutto il tesoro dei documenti che Papa Giovanni Paolo II ci ha donato e che è ancora lontano dall’essere sfruttato fino in fondo».

    Evidentemente, è istruttivo constatare che i riferimenti per la «parola della Chiesa docente», citati da Benedetto XVI, restano unicamente e sempre quelli del concilio Vaticano II, del Catechismo della Chiesa Cattolica e dei documenti di Giovanni Paolo II.
    Il Papa, dunque, continua a non vedere le conseguenze calamitose della nuova religione che è stata praticata in mezzo secolo nella Chiesa?
    Il cardinale Ratzinger non aveva manifestato la sua viva preoccupazione per il triste stato in cui è ridotta la barca di Pietro?
    E allora, perché appellarsi ancora e sempre a questi testi recenti che hanno provocato la sciagura dei cattolici?

    Vero è che noi speravamo – e speriamo ancora – che il Papa a un certo punto fosse costretto a risalire dagli effetti alla causa, cioè dalla catastrofe postconciliare al concilio Vaticano II, ma con questa omelia della Messa crismale si è portati a interrogarsi sullo sguardo che egli in realtà getta sull’attuale panorama della Chiesa.
    Lo vede veramente per ciò che è, devastato dalle eresie e dalla vittoria sempre più impudente dello spirito del mondo?
    Possiamo dubitarne, poiché egli dice anche:
    «Chi guarda alla storia dell’epoca post-conciliare, può riconoscere la dinamica del vero rinnovamento, che ha spesso assunto forme inattese in movimenti pieni di vita e che rende quasi tangibili l’inesauribile vivacità della santa Chiesa, la presenza e l’azione efficace dello Spirito Santo».

    Noi non sappiamo esattamente quali sono questi movimenti pieni di vita che il Papa individua nell’epoca post-conciliare. Ma per quanto ci riguarda constatiamo invece l’estinzione e la morte programmata, per mancanza di vocazioni, di congregazioni e di istituti religiosi prestigiosi. Assistiamo alla sparizione di parrocchie e di intere diocesi. Le popolazioni sono ridiventate pagane, i bambini non vengono più battezzati. E non sono certo le grandi adunate fortemente mediatizzate, stile le Giornate Mondiali della Gioventù, o le adunate carismatiche che possono illudere! Anche se queste si svolgessero nella penitenza e nel fervore – e non è così – non sarebbero in grado di rimpiazzare il paziente lavoro di cristianizzazione delle popolazioni che un tempo si compiva sotto la guida dei curati delle parrocchie.

    Bisogna dirlo. Il Papa Benedetto XVI mantiene profonde e gravi illusioni.
    La prima è di ritenere pieni di vita questi movimenti le cui forme inattese sono in realtà quelle di un cristianesimo assai degenerato.
    La seconda è di credere ancora, e con ostinazione, che gli insegnamenti del Concilio e del Magistero post-conciliare possano servire da luci nella notte in cui sono piombati gli spiriti, mentre invece essi la rendono sempre più buia.

    Quanto a noi, dobbiamo continuare a nutrirci della fede pura e quindi fuggire come la peste i nuovi movimenti introdotti dal concilio Vaticano II e dai papi che hanno seguito il Concilio. La fede è il nostro grande tesoro e noi dobbiamo ergerci contro tutto ciò che potrebbe sminuirla o metterla in pericolo.

    Don Régis de Cacqueray
    Superiore del Distretto di Francia

    Don Pierpaolo Petrucci - Fede e Tradizione
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  5. #15
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Lefebvriani, la discussione continua

    La Congregazione per la dottrina della fede ha esaminato l’ultima risposta di Fellay e le posizioni degli altri vescovi della Fraternità. Nei prossimi giorni il dossier sul tavolo del Papa

    Ciò che è accaduto questa mattina alla «Feria quarta», la riunione della Congregazione per la dottrina della fede, rappresenta una battuta d’arresto nel cammino verso l’accordo con la Fraternità San Pio X? A quanto pare no. Anche se il percorso presenta ogni giorno una nuova difficoltà. A colpire i cardinali dell’ex Sant’Uffizio è stata infatti la pubblicazione dello scambio di lettere tra monsignor Fellay e gli altri tre vescovi.





    I padri della «Feria quarta» della dottrina della fede hanno così deciso di stralciare le posizioni dei tre, che saranno trattate «singolarmente e separatamente». In quelle lettere i vescovi hanno messo nero su bianco la loro convinzione che «un accordo è impossibile con la Roma attuale» perché «dopo il Concilio Vaticano II le autorità ufficiali della Chiesa si sono separate dalla verità cattolica». La pubblicazione delle missive, voluta con molta probabilità da chi non desidera il rientro nella piena comunione con Roma, ha dunque ottenuto un suo effetto.

    Nell’incontro di stamattina si è discusso sulle richieste di chiarimento espresse da Fellay e sulle modifiche da lui proposte al testo finale. Diversi cardinali – che preferivano il testo precedente «partorito» dalla Congregazione – hanno espresso obiezioni e dato dei voti con riserva. L’esito di questa articolata discussione sarà portato probabilmente già dopodomani a Benedetto XVI dal cardinale William Levada, Prefetto dell’ex Sant’Uffizio. Il parere della «Feria quarta» non è vincolate, il Papa, che potrà esaminare i pareri espressi da ciascuno dei membri, può decidere in piena autonomia.



    Le osservazioni dei cardinali saranno comunicate allo stesso Fellay, per preparare il testo finale del «preambolo dottrinale» con la cui firma si potrà sancire il rientro nella piena comunione del superiore della Fraternità e dei sacerdoti che lo seguiranno. Non è detto che i tempi siano lunghi, anche se ancora qualche scoglio dev’essere superato. Bisognerà attendere ancora per sapere quale sarà la decisione finale del Pontefice.



    Nelle ultime ore è circolata un’indiscrezione secondo la quale Benedetto XVI sarebbe stato preventivamente informato delle richieste di modifica del preambolo dottrinale che lo stesso Fellay gli avrebbe fatto arrivare in via ufficiosa. Questi contatti informali avrebbero rassicurato il superiore lefebvriano sul sostanziale accordo di Ratzinger e sarebbero all’origine delle più recenti dichiarazioni pubbliche e private dello stesso Fellay, nelle quali il vescovo ha più volte sottolineato l’importanza dell’appello del Papa.

    Lefebvriani, la discussione continua - Vatican Insider
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  6. #16
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Sessione della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla questione della Fraternità San Pio X

    Come anticipato da agenzie di stampa, oggi si è riunita la Sessione ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede ed è stata discussa anche la questione della Fraternità San Pio X. In particolare è stato esaminato il testo della risposta di mons. Bernard Fellay, pervenuta il 17 aprile scorso, e sono state formulate alcune osservazioni che saranno tenute presenti nelle ulteriori discussioni tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X. In considerazione delle posizioni prese dagli altri tre vescovi della Fraternità San Pio X, la loro situazione dovrà essere trattata separatamente e singolarmente.

    Sessione della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla questione della Fraternità San Pio X
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  7. #17
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Chiesa: card. Koch su lefebvriani, atti Concilio Vaticano II vincolanti
    16 Maggio 2012 - 19:25
    (ASCA) - Citta' del Vaticano, 16 mag - ''Tutte le decisioni dottrinali del Magistero sono vincolanti per i cattolici, anche il Concilio Vaticano II e tutti i suoi testi'': lo ha detto il card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unita' dei Cristiani, in una conferenza stampa all'universita' pontificia Angelicum al termine della sua lezione sul documento conciliare ''Nostra Aetate'' che ha segnato la svolta nei rapporti tra la Chiesa cattolica e gli ebrei. Il porporato ha risposto soprattutto alle domande sui negoziati con i tradizionalisti lefebvriani, dopo la riunione della Congregazione per la Dottrina della Fede che ha ritenuto necessario ''ulteriori discussioni''.

    Per Koch, la ''interpretazione autentica dei testi conciliari e delle questioni aperte'' che essi suscitano ''e' quella offerta dal Magistero''.

    ''Il confronto con la Fraternita' San Pio X - ha detto ancora Koch - e' in corso e va avanti. Dobbiamo prepararci per quella che sara' la decisione del Papa''.

    Il porporato ha sottolineato che ''non si puo' essere cattolici e non accettare il Concilio Vaticano II, il magistero della Chiesa successivo e la Nostra Aetate, cosi' come tutti i documenti, i decreti e le costituzioni del Concilio sono importanti e vincolanti per ogni cattolico'".

  8. #18
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Per fortuna, il cardinal Koch non è il Papa.
    In questi momenti, non rimane altro che pregare.
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  9. #19
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    Comunicato del Superiore di Distretto

    Divide et impera

    Cari amici,
    come sapete la Fraternità San Pio X sta attraversando un periodo difficile. Dopo la pubblicazione, grave ed immorale, di lettere private fra tre vescovi ed il Consiglio Generale diretto dal nostro superiore, Mons. Fellay, la Congregazione per la Dottrina della Fede in data odierna (16 maggio), ha reso pubblico un comunicato stampa. Nel testo da una parte si manifesta la volontà di proseguire in “ulteriori discussioni tra la santa Sede e la Fraternità San Pio X”, dall’altra si afferma, in riferimento alla lettera dei tre vescovi, che: “In considerazione delle posizioni prese dagli altri tre vescovi della Fraternità San Pio X, la loro situazione dovrà essere trattata separatamente e singolarmente”.

    Questo modo di agire manifesta chiaramente l’intenzione di dividere la nostra Fraternità Sacerdotale nei suoi massimi rappresentanti. Per questo invitiamo tutti gli amici e fedeli ad intensificare le loro preghiere ed in particolare il S. Rosario, nella Crociata indetta dal nostro Superiore, perché la Fraternità San Pio X resti unita nella battaglia contro gli errori penetrati nella Chiesa.



    Don Pierpaolo Maria Petrucci
    Superiore di Distretto

    Vi invitiamo a rileggere la Lettera agli Amici e benefattori n° 79 in cui Mons. Fellay denuncia i gravi erori presenti nella Chiesa e, allo stesso tempo, lancia la Crociata del Rosario che si concluderà alla Pentecoste spiegandone le intenzioni.

    Comunicato del Superiore di Distretto
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  10. #20
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    Predefinito Re: Lefebvriani, la risposta positiva è arrivata (?)

    FSSPX - Distretto USA. La decisione finale appartiene unicamente al Superiore generale

    Con una mossa inconsueta, il Superiore del Distretto di Stati Uniti della Società di San Pio X ha pubblicato oggi una seconda lettera mensile straordinaria ai fedeli in ordine all'attuale status di cose all'interno della Fraternità in seguito alla pubblicazione delle lettere interne filtrate la settimana scorsa.


    Cari Amici e benefattori,

    Recentemente, sono filtrate all'esterno lettere private tra i tre vescovi della Società ed il Consiglio Generale. Poiché questi documenti ora sono pubblici, io desidero fare alcuni commenti. Voglio innanzitutto, denunciare l'immoralità, ed anche la natura rivoluzionaria, del render pubblici documenti così privati. Se può esser grave il fatto di leggere lettere private, come insegna la teologia morale, è anche più grave pubblicarle o distribuirle senza il permesso degli autori. Inoltre, pubblicare discussioni private tra superiori è un atto sovversivo perché esercita pressione indebita su di essi. Un superiore deve esser in grado di prendere una decisione in prospettiva del bene comune e non a causa di alcune pressioni.

    Di solito viene invocata la difesa della Fede per giustificare tali azioni. È indubbio, che la virtù teologica di Fede è al di sopra delle virtù morali, ma ciò non può giustificare comportamenti contrari ad esse. È essenziale ricordare che lettere del genere sono modi normali di comunicare tra membri della Fraternità su una questione di grande importanza. È normale ed è bene che vescovi od anche i preti della Fraternità possano esprimere le loro opinioni personali in un modo rispettoso ed in spirito di carità. Ancora una volta è la loro pubblicazione senza il beneplacito di ambo le parti che è inaccettabile.

    Quali sono i principi che devono guidarci oggi? Prima di tutto, dobbiamo chiederci chi ha l'autorità per prendere tale decisione. È chiaro che il Superiore Generale ha la responsabilità della Fraternità di San Pio X e dovrà renderne conto a Dio. È importante per noi richiamare che l'Arcivescovo Marcel Lefebvre stesso volle che la questione delle nostre relazioni con Roma dovesse essere gestita e decisa dal Superiore Generale:

    Così in linea di principio, il responsabile per le relazioni con Roma dopo che non ci sarò più sarà il Superiore Generale della Fraternità, Fr. Schmidberger che ancora ha sei anni fino al termine come Superiore Generale. È colui che, eventualmente sarà responsabile d'ora innanzi dei contatti con Roma per continuare le conversazioni, se davvero esse continuano o se il contatto è mantenuto, quali saranno improbabili per un certo tempo da quando L'Osservatore Romano arriverà a stampare un grande titolo: "L'Arcivescovo Lefebvre, scismatico, è scomunicato." Per dieci anni, o forse due o tre, io non ho idea, ci sarà separazione. (Conferenza stampa, Econe, giugno 15 1988)

    Nei fatti, il riconoscimento dell'autorità Episcopale di Fellay in tale questione è espressa in ambo le lettere; da una parte, nella lettera dei tre vescovi, il supplicare rispettoso di non fare l'accordo puramente pratico implica il riconoscimento dell'autorità Generale e Superiore di prendere tale decisione. Dall'altra parte, nella lettera del Consiglio Generale, questo principio è riaffermato. Se c'è un disaccordo su cosa per fare, ci sono ciononostante rispetto e riconoscimento del principio di autorità.

    La seconda nozione che noi dobbiamo ricordare è il nostro affetto a Roma Eterna. Noi abbiamo sempre professato questo affetto, mentre rifiutiamo di seguire le tendenze neo-moderniste del nostro tempo. Come la Chiesa cattolica è nello stesso tempo umana e divina, così è necessario un approccio soprannaturale ai problemi attuali all'interno della Chiesa cattolica. Questo è perché noi riaffermiamo la nostra Fede a Roma Eterna, con Papa Benedetto XVI come Vicario di Gesù Cristo e testa visibile della Sua Chiesa, riconoscendo la situazione drammatica della Chiesa oggi ed il compito difficile ma necessario di tenere queste due cose in equilibrio.

    L'ultimo punto, e non il minimo, è l'indispensabile difesa della Fede in tempi di crisi. Deve senza dubbio esserci la lotta per la Fede, la denuncia degli errori, e l'espansione della Tradizione continuerebbe anche all'interno di una "nuova struttura canonica", come Sua Eccellenza il vescovo Fellay ha affermato ripetutamente. Il nostro superiore generale ed i suoi assistenti hanno espresso la loro convinzione che la possibilità di un prelatura personale non è una trappola. Questa richiesta prudenziale ed opinioni diverse sono possibili, ma la decisione finale appartiene solamente al Superiore Generale.

    Io sono stato recentemente e regolarmente in contatto con Sua Eccellenza il vescovo Fellay e l'altro superiors della Società. Inoltre, posso assicurarvi dell'unità che esiste nel nostro Distretto, seguendo la linea dell' Arcivescovo Lefebvre che tuttora continua ad essere manifestata. Non siate turbati da rapporti di media che prematuramente e senza informazioni sufficienti, possono profetizzare molte cose. Al momento, non sappiamo quale sarà la conseguenza di questa situazione. La Fraternità San Pio X sarà "riconosciuta" o dovremo stare nella stessa situazione per tempo ulteriore? Noi abbiamo fiducia e speriamo che in qualunque circostanza la Provvidenza permetterà che si giunga ad una restaurazione della Tradizione. Continuiamo nelle nostre preghiere per il Santo Padre e Mons. Fellay, che lo Spirito Santo possa guidarli in così difficili circostanze, insieme all'intera Fraternità ed ai suoi preti. Vi assicuro le mie preghiere e possa il Cuore Immacolato di Maria proteggere la Fraternità San Pio X.

    Padre Arnaud Rostand

    Chiesa e post concilio: FSSPX - Distretto USA. La decisione finale appartiene unicamente al Superiore generale
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

 

 
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