24/04/2012 - Oltre 18 milioni all'anno costa la gestione dei centri di identificazione ed espulsione
Per ogni cittadino straniero rimpatriato, lo Stato italiano paga 5 biglietti aerei, quello dello straniero e quelli di andata e ritorno per i due agenti che lo scortano. Il dato e’ contenuto nel rapporto della Commissione diritti umani del Senato su carceri e centri di trattenimento per migranti.
LA SCORTA – La scorta sugli aerei e’ molto numerosa e rappresenta un costo perche’gli agenti si sottopongono a una formazione specifica e a continui aggiornamenti. Abbiamo in Italia circa 600 operatori delle forze dell’ordine abilitati. Per farsi un’idea della spesa complessiva, si puo’ ricorrere all’ultimo dato disponibile. Con quasi dieci milioni di euro arrivati nel 2008 dal Fondo Rimpatri dell’Unione europea sono state espulse in modo coatto meno di 4mila persone e solo alcune centinaia hanno beneficiato del rimpatrio volontario assistito.
AEREI DI LINEA – Alla presentazione dei risultati, nell’estate 2011 all’Istituto superiore antincendi di Roma, Michelangelo Latella, della direzione centrale Immigrazione e polizia delle frontiere, spiegava che “il rapporto e’ di 2 agenti per ogni straniero e se riusciamo, ne mettiamo qualcuno in piu’, ad esempio 70 poliziotti per 30 persone, perche’ ci sono state spesso delle intemperanze e il dispositivo di scorta e’ fondamentale per la sicurezza di tutti sul volo”. Si usano aerei di linea oppure charter appositamente organizzati dall’Italia, o con altri paesi membri dell’Unione attraverso l’agenzia delle frontiere, Frontex. Il Dipartimento di pubblica sicurezza e’ responsabile degli aspetti economici, logistici e operativi.
UN INGRANAGGIO FONDAMENTALE – Un ingranaggio fondamentale della macchina dei rimpatri forzati sono i Centri di identificazione e di espulsione, dove vengono reclusi gli immigrati non in regola con il permesso di soggiorno. Secondo il dossier 2011 Caritas Migrantes, a fronte di 7 mila persone trattenute nei Cie nel 2010, poco meno dellameta’ (48,3%) e’ stata effettivamen terimpatriata. L’ultimo pacchetto sicurezza del 2011 ha portato la detenzione massima da 6 a 18 mesi. I costi, gia’ elevati, continuano a salire. Fino al paradosso che si costruiscono altri Cie quando i fondi non bastano nemmeno per gestire quelli esistenti.
LA VERITA’ – “Indubbiamente il prolungamento fino al limite massimo ha richiesto anche la realizzazione di altri centri. Se la permanenza e’ piu’ lunga, servono piu’ posti”, ha detto al Corriere.it Angela Pria, capo dipartimento Liberta’ Civili e Immigrazione del ministero dell’Interno. 18 milioni di euro sono stati stanziati all’inizio dell’anno dal governo Monti per i nuovi centri di Santa Maria Capua Vetere (Ce) e Palazzo San Gervasio (Pz). Altri 18 milioni e 607mila euro li abbiamo spesi per un anno di gestione di quelli esistenti. Ma queste cifre raccontano solo una parte della realta’. “Spendiamo milioni di euro solo per risistemarli dopo i danneggiamenti”, ammette il prefetto Pria.
LA LEGGE – La legge del precedente governo che ha triplicato il tempo di detenzione nei Cie prevede una spesa di 40 milioni di euro per ogni anno dal 2012 fino al 2014. Da una relazione tecnica del servizio studi della Camera dei Deputati del 2008 viene fuori che costruire un posto letto nel Cie di Torino e’ costato in media 78mila euro. E per la costruzione dei nuovi Cie, quell’anno con la legge 186 furono stanziati 3 milioni, piu’ 37.500.000 euro per ciascuno degli anni 2009 e 2010. Il totale fa 78 milioni di euro.
Le gare d’appalto per la gestione dei centri di identificazione e di espulsione vengono effettuate dalle prefetture in parziale deroga alla disciplina sugli appalti, grazie all’emergenza immigrazione che e’ stata dichiarata nel 2002 e da allora prorogata di anno in anno da tutti i governi. I bandi si basano un capitolato d’appalto unico, ma fino all’anno scorso i budget variavano. Ad esempio a Modena e Bologna si toccavano i 75 euro giornalieri a trattenuto. Soldi che ovviamente non vanno ai migranti reclusi, ma agli enti che gestiscono i servizi nei centri.
LE GARE – La novita’ di quest’anno e’ che tutte le gare si stanno facendo a 30 euro piu’ Iva (siamo intorno ai 36 euro). “Questa scelta e’ stata determinata dai tagli lineari di bilancio al Ministero, pari a 70 milioni di euro – spiega il prefetto Nadia Minati, direttore centrale dei servizi per l’Immigrazione e l’Asilo – e dalla necessita’ di copertura finanziaria dei contratti pubblici. Solo in tal modo siamo riusciti a mantenere in piedi tutti i centri”. E’ gia’ successo che gli enti gestori non siano riusciti a pagare gli stipendi di chi lavora nei Cie. “Per carenza di risorse, abbiamo avuto situazioni di dipendenti di gestori che protestavano per i mancati pagamenti”, conclude Minati. (rc) (Redattore Sociale - Agenzia giornalistica quotidiana) (DIRE)
Quanto ci costa cacciare un migrante




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