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Discussione: Dalla parte dell'euro

  1. #1
    A raccattà i'cotone
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    Predefinito Dalla parte dell'euro

    L’Unione Europea e l’Euro non hanno mai riscosso particolare successo negli ambienti libertarian, ed i motivi sono evidenti: il super-Stato accentratore che tutto sa e tutto controlla, livellando le specificità delle singole realtà nazionali sotto i colpi di una moneta unica che di moneta ha solo il nome, non può che far storcere il naso a chi ama la libertà intesa fondamentalmente quale proprietà. E’ per questo motivo che suscita abbastanza scalpore la difesa che dell’euro ha fatto nei giorni scorsi il più importante esponente (in vita) della Scuola Austriaca di economia – cui i libertarians fan riferimento da sempre – il professor Huerta de Soto. In una intervista De Soto ha infatti sostenuto che “dobbiamo fare tutto il possibile affinché l'attuale sistema monetario si avvicini all’ideale. Ciò impone di limitare al massimo il nazionalismo monetario, eliminando la possibilità per ogni paese di poter sviluppare una politica monetaria autonoma e facendo il possibile per limitare le politiche inflazionistiche di espansione del credito. Solo quando i tassi di cambio sono fissi i governi sono costretti a dire la verità ai loro cittadini. E, anche se non siamo in regime di gold standard, i tassi di cambio fissi frenano e disciplinano l’arbitrarietà della politica. Gli economisti della scuola austriaca sostengono il gold standard, perché rallenta e limita l'arbitrio dei politici e dei governanti. In breve, significa porre un freno alle bugie e alla demagogia. Tuttavia, l'introduzione dell'euro nel 1999 ha effettivamente contrassegnato la fine del nazionalismo monetario e di tassi di cambio flessibili nella maggior parte dell'Europa continentale. Gli Stati dell’Unione Europea hanno ceduto e perso la loro autonomia monetaria, cioè la possibilità di manipolare la propria valuta mettendola al servizio delle esigenze politiche del momento. In questo senso, l'euro ha iniziato ad agire e agisce in una maniera molto simile al gold standard. Fino all'adozione dell'euro, in caso di crisi, i governi e le banche centrali agivano sempre nello stesso modo: iniettando tutta la liquidità necessaria, svalutando la moneta locale, rinviando a tempo indeterminato le dolorose riforme strutturali di liberalizzazione economica, deregolamentazione, flessibilità dei prezzi e dei mercati, riduzione della spesa pubblica e ritiro e smantellamento del potere sindacale e dello stato sociale. Con l'euro, nonostante tutti gli errori, le debolezze e le concessioni, questo tipo di irresponsabili fughe in avanti è divenuto impossibile”. Parole chiare, nette, inequivocabili: l’Euro non sarà il migliore dei mondi possibili, m resta pur sempre un male minore. Il messaggio non è di poca importanza, per un mondo come quello libertarian che fatica ad appassionarsi ai second bests e alle tonalità grigie: fare i conti con la realtà è doveroso, se si vuole uscire dalla nicchia e proporsi quale alternativa credibile, ed in una fase in cui sembra prevalere la follia di una BCE che si faccia prestatrice di ultima istanza, è doveroso difendere il (poco di) buono che c’è nel sistema. I libertari italiani, in evidente imbarazzo, sembrano ignorare l’intervista, come se Huerta de Soto fosse diventato improvvisamente uno dei tanti e non il punto di riferimento a lungo indicato: dopo anni in cui i toni esasperati hanno attratto vieppiù grillini allo sbando e signoraggisti confusi, chissà che questa non possa davvero configurarsi quale svolta decisiva per il futuro del movimento.

    LibertariOnLine: Dalla parte dell'euro
    Credere che la prima cellula si sia formata per caso è come credere che un tornado, infuriando su un deposito di sfasciacarrozze, abbia messo insieme un boeing.

  2. #2
    Giusnaturalista
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    Predefinito Re: Dalla parte dell'euro

    Anche se ho la firma di De Soto, sotto sotto, discordo. Io sto con la Lira, bella Italiana. Rinunciare alla Lira per me è rinunciare alla lingua Italiana, al catenaccio e alla pizza. Non si può. E' una questione di cultura. Non cederò al male tedesco. Sono al fianco ai comunisti nostrani in questa battaglia.
    Ultima modifica di John Orr; 28-04-12 alle 09:10
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  3. #3
    Giusnaturalista
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    Predefinito Re: Dalla parte dell'euro

    Ecco cosa succede con l'amato Euro.



    Atene rinuncia a 4 aerei italiani. Ma non a quelli tedeschi e francesi

    ATENE – La Grecia è in crisi e deve risparmiare. Sembra quasi ovvio, quindi, che rinunci a qualche spesa militare. E infatti la Commissione governativa Esteri e Difesa (Kysea) ha annullato l’acquisto di quattro aerei da trasporto C-27 che Atene aveva commissionato nel 2002 alla società italiana Alenia. Secondo fonti giornalistiche, otto dei 12 aerei sono stati già consegnati alla Grecia, mentre sono in corso trattative fra il governo di Atene e la società italiana per l’acquisto, al posto dei quattro velivoli, di materiale di ricambio per gli aerei già consegnati. Ciò, secondo fonti informate, dovrebbe far risparmiare alla Grecia circa 58 milioni di euro. Nulla di anomalo, quindi. Se non fosse che quando si tratta di aerei francesi e sommergibili tedeschi la Grecia non bada a spese.
    Per capire il perché bisogna andare indietro di un po’ di anni, quando la Grecia spendeva soldi pubblici a go-go per le Olimpiadi, assumeva 760mila dipendenti pubblici, e truccava i conti pubblici. Nel 2001 era appena entrata nell’euro. All’epoca il primo ministro era Kostas Karamanlis. Ecco come ricostruisce quegli anni il Sole 24 Ore: “Fino al 2009 Karamanlis godeva di un grande appoggio del cancelliere tedesco Angela Merkel, intesa personale e politica cui seguivano forniture militari. Così Atene acquistò 170 carri armati Leopard (1,7 miliardi di euro) e 223 cannoni dismessi dall’esercito tedesco. Ma la storia interessante riguarda i sottomarini ThyssenKrupp: quattro, di ultima generazione ma che Atene non voleva più. L’ex leader socialista George Papandreou, subentrato nell’ottobre 2009 ai conservatori di Karamanlis, si oppone ma nel marzo del 2011 deve accettare l’acquisto se non vuole vedersi chiudere i rubinetti dei prestiti: così due sottomarini tedeschi, per di più malfunzionanti secondo una perizia greca che scriveva che non tenevano la rotta, al prezzo di 1,3 miliardi di euro, altri 223 carriarmati per 403 milioni di euro, più 60 caccia intercettori”.


    “E Nicolas Sarkozy? Il presidente francese non vuole certo restare indietro, va in Grecia e presenta anche lui il conto se non si vuole che l’appoggio europeo contro la crisi venga meno. Un conto che si traduce in 6 fregate e 15 elicotteri (4 miliardi di euro), motovedette per 400 milioni”.



    Atene rinuncia a 4 aerei italiani. Ma non a quelli tedeschi e francesi | Blitz quotidiano
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