“E’ stata recentemente approvata una delibera, e ne è in arrivo una seconda. Impongono condizioni gravose sulle imprese, che renderanno più difficile incoraggiare la job creation e più arduo crescere alle imprese. Quelle delibere – sul “salario vitale” e sul “salario prevalente” – sono passi indietro verso un’era in cui il settore pubblico guardava al settore privato come a una mucca da mungere, invece di un giardino da coltivare. Noi non possiamo permetterci di tornare indietro a quei giorni. Non possiamo credere che il nostro livello economico sia garantito.
Mettiamola così. Se vuoi incoraggiare un’impresa ad aprire in un luogo particolare dove nessuno ha investito per decadi, non puoi dirgli che deve pagare ai suoi dipendenti un reddito minimo più alto del concorrente. Perché non lo farà, l’impresa non aprirà, il lavoro non ci sarà. Quei posti di lavoro saranno persi, e lo Stato perderà anche il gettito fiscale e contributivo che ne sarebbe derivato.
Per effetto della delibera sul salario prevalente, se l’amministrazione pubblica affitta vani in un palazzo privato, il proprietario dell’immobile non potrà pagare i suoi dipendenti nel palazzo al salario di mercato corrisposto nel palazzo a fianco, ma dovrà pagare il salario che decide l’autorità pubblica. Naturalmente, per effetto di questa norma nessun proprietario immobiliare affitterà vani all’amministrazione pubblica, a meno che questa non corrisponda alla proprietà i sovraccosti che al privato derivano dai salari stabiliti dal pubblico. Di conseguenza, per poter affittare dovremmo assumerci l’onere di pagare salari altrui.
La delibera sul salario vitale sarebbe ancor più onerosa per i contribuenti. Prevede che tutte le imprese che godono di più di un milione in deduzione o abbattimento fiscale paghino il loro dipendente un salario superiore del 20% a quello medio dei concorrenti. Tutto ciò significa solo che le imprese non decideranno di procedere nei loro investimenti a causa dei costi aggiuntivi disposti, rinunceranno a esprimere domanda di lavoro aggiuntiva, con danno per i disoccupati come per i contribuenti….
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o condivido il desiderio di avere lavoratori con più alti salari, ma non esistono scorciatoie. Il governo non può piegare a proprio volere le leggi dell’offerta e domanda di lavoro senza comprometterne l’incrocio più efficiente, e distruggere così prospettive occupazionali che sono ancor più delicate per chi il lavoro lo cerca e non ce l’ha. Quando le imprese perdono fiducia nel fatto che le regole amministrative e fiscali alle quali sono sottoposte non peggioreranno, si siedono, incrociano le braccia e si mettono nel migliore dei casi ad aspettare. Alcune riducono l’attività, altre che possono, se ne vanno altrove. Questa è la semplice ma inesorabile lezione da trarne. Ed è un errore che non dobbiamo commettere”.