Frattini inciampa nel caso Bloomberg
di Stefano Passigli
Smentendo le interessate e deformate versioni che delle norme americane in materia di conflitto di interessi ha sempre dato il centrodestra, le decisioni del Conflict of Interests Board di New York sul caso del sindaco Bloomberg confermano appieno la validità delle critiche e delle soluzioni avanzate dal centrosinistra per il macrospico conflitto di Silvio Berlusconi. Nel proporre il ricorso al cosiddetto «modello americano» l’Ulivo aveva ipotizzato la creazione di un’apposita Autorità incaricata di esaminare caso per caso in contraddittorio con i titolari di cariche di governo le situazioni di potenziale conflitto di interessi, e di determinarne la soluzione, ivi compreso - nei casi più estremi - l’obbligo di vendita. È esattamente quanto è avvenuto per Bloomberg: dopo una istruttoria in contraddittorio con gli avvocati del sindaco durata ben otto mesi, il Conflict of Interest Board ha assunto alcune importanti decisioni che è opportuno esaminare in dettaglio per confutare le fantasiose interpretazioni fattene dal centrodestra.
E per indicare quali emendamenti la Camera dovrà necessariamente apportare se si vuole ovviare alla palese incostituzionalità del testo licenziato dal Senato.
Poiché il centrodestra ha tentato di contrabbandare le decisioni del Board non come vincolanti ma come la semplice raccomandazione di un organo nominato dallo stesso Bloomberg, occore preliminarmente osservare che - contrariamente a quanto affermato da Giuliano Ferrare su 'Il Foglio' e dal ministro Frattini su 'Il Corriere della Sera' - il Board non è di mera nomina del sindaco; non siamo cioè in presenza di un caso di controllore-controllato, come avviene appunto nell’attuale proposta Frattini con il presidente dell’Autorità garante per la comunicazione. Il Board è infatti nominato per sei anni da sindaci che durano in carica quattro anni, con il risultato che solo casualmente un sindaco potrebbe venire esaminato da un Board da egli stesso nominato.
Si aggiunga che la nomina è sottoposta all’Advice and Consent, al beneplacito cioè del Consiglio comunale, procedura questa suggerita dall’Ulivo in Senato per l’elezione a maggioranza qualificata dei presidenti delle Autorità, ma espressamente rifiutata da Frattini. Le decisioni del Board possono dunque essere considerate veramente indipendenti, e in linea con la sua qualifica di «non-mayoral city agency», di Autorità cioè che gode effettivamente di quella autonomia che invece manca totalmente nella legge Frattini.
Ma veniamo alla sostanza del caso Bloomberg: la prima e forse più importante decisione assunta dalla Autorità di New York è che Bloomberg non può detenere, e dovrà quindi vendere, tutte le azioni di società che abbiano rapporti economici con la città di New York. Non sfugge che se applicata alla situazione di Berlusconi questo fondamentale principio implicherebbe che la Fininvest - interamente posseduta dal Cavaliere e dai suoi familiari - dovrebbe obbligatoriamente vendere il pacchetto di controllo di Mediaset che, in quanto concessionaria, ha ben più di un rapporto economico con lo Stato: ne dipende interamente per la sua stessa esistenza.
All’obbligo di vendita delle azioni che Bloomberg aveva affidato ad un Blind Trust, il Board di New York ha fatto seguire la prescrizione che i relativi proventi siano reinvestiti in fondi largamente diversificati, i cui amministratori non solo non possono essere contattati e ricevere istruzioni da Bloomberg, ma sono totalmente liberi di investire e disinvestire a loro piacimento le somme conferite. È appena il caso di ricordare che la totale indipendenza dei gestori del Trust, unitamente alla soppressione della scandalosa esenzione dalla tassa sui guadagni di capitale concessa a Berlusconi dalla proposta Frattini del 1998, furono le sole due richieste che come relatore di tale legge posi al centrodestra per consentirne l’approvazione anche al Senato, ricevendo un netto rifiuto. Riprova questa che Silvio Berlusconi non intendeva allora, e non intende oggi, rinunciare ad una reale presenza nella gestione del suo impero mediatico.
Interessante è infine la decisione del Board in merito agli interessi del sindaco Bloomberg nel settore dell’informazione. Per una sua corretta interpretazione occorre tuttavia premettere che la Bloomberg L.P. non è se non marginalmente un’impresa televisiva. Le attività della Bloomberg L.P. consistono infatti in un servizio di informazioni economiche in rete e in un canale televisivo monotematico via cavo, entrambi rilevanti per il mondo finanziario, ma di nessuna importanza ai fini della libera formazione del consenso politico. Che è invece il cuore del problema del conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, il cui potere mediatico è in grado di ledere il pluralismo dell’informazione e di alterare le condizioni stesse della democrazia competitiva. L’avere permesso a Bloomberg di conservare la mera proprietà della sua impresa è dunque del tutto comprensibile; si noti tuttavia che si tratta appunto di «mera» proprietà: Bloomberg non può infatti avere rapporto alcuni con gli amministratori della società, né con gli altri azionisti a cominciare dalla Merril Lynch che ne possiede il 20%; né può partecipare a qualsiasi decisione comunale in materia di concessioni televisive via cavo.
Lungi dall’essere considerato irrilevante, il conflitto di interessi viene insomma apertamente riconosciuto come esistente e da eliminare. Del tutto mistificanti sono dunque le dichiarazioni di Berlusconi a Elsinore o di quanti nel centrodestra tentano oggi di leggere la decisione dell’autorità di New York in senso favorevole al presidente del Consiglio: basti pensare che se trasportata in Italia la decisione di New York vieterebbe a Berlusconi di prendere qualsiasi decisione di governo in materia di concessioni televisive, sue o di concorrenti (concessioni che scadranno durante il suo mandato). E basti pensare alla prossima legge di settore annunciata dal ministro Gasparri per comprendere che non è solo la Giustizia il settore in cui le leggi promosse dal governo dalla maggioranza sono concepite ad personam a tutela degli interessi del Cavaliere. Se le une servono allo scopo di neutralizzare processi in corso, l’altra serve lo scopo di assicurare nel tempo la prosecuzione di quello strapotere mediatico che alle origini e la fonte principale delle fortune politiche di Silvio Berlusconi.
L’insegnamento complessivo che viene dal responso delle autorità di New York è non solo che la proposta di legge Rutelli-Fassino era profondamente corretta, ma anche che la proposta Frattini così come licenziata dal Senato, è lungi dal risolvere il problema e lascia aperta la questione della compatibilità con la Costistuzione di una sua promulgazione.
In queste condizioni, bene farebbe il centrodestra a rinunciare a blindare la legge alla Camera, e a dichiararsi disposto ad esaminare con serietà gli emendamenti già proposti dall’Ulivo al Senato. Ebbene sarebbe che - contrariamente a quanto avvenuto al Senato - la 'moral suasion' delle massime autorità istituzionali fosse spesa oggi per rendere la legge compatibile con la nostra Costituzione prima che la questione della sua costituzionalità venga posta con effetti dirompenti sia in sede di promulgazione sia, in sede di ultima istanza, davanti alla Corte Costituzionale.
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Ero uscito a comprar le sigarette..........




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