
Originariamente Scritto da
Numa
In astratto, gli uomini ci sono.
Non sappiamo però dove stanno. Non li vediamo, ma soprattutto non li abbiamo visti crescere, affermarsi, farsi conoscere.
Una classe dirigente non s'improvvisa: questa, tra le altre, è la ragione per cui le rivoluzioni spesso non riescono a mantenere le promesse, soprattutto quando non hanno dietro un'ideologia, un programma maturato nel tempo.
Insieme a molte altre assurdità, è successo che negli ultimi venti, ma anche trent'anni, la cultura politica italiana ha inseguito palingenesi nominalistiche, e ha rinunciato - coscientemente - a tutto ciò che somigliasse ad un'elaborazione ideologica. Abbiamo assistito a un caleidoscopio di irritanti e patetiche imitazioni di modelli d'ispirazione anglosassone o tedesca, francese, olandese, per finire in effetti in una situazione greca, com'era destino.
Anche la personalizzazione della politica si è risolta in una farsa: si cercavano leader, abbiamo trovato capri espiatori, certamente colpevoli, ma non molto di più di chi li ha eletti.
Quindi, per rispondere alla tua domanda, qualche nome nuovo emergerà, ma dovremmo chiederci soprattutto: per fare che?
Se l'Italia fosse ancora dotata di una capacità culturale, in senso lato, la cosiddetta "società civile" sarebbe in grado di esprimere obiettivi, ai quali subordinare la ricerca, o l'attesa, di interpreti.
Non essendoci questa condizione, possiamo sperare (o temere, che è lo stesso) soltanto nell'avvento di qualche giovane tecnocrate, di un avvocato di bella presenza, di un intelligente portaborse in carriera, che si propongano all'attenzione, armati della loro esclusiva dotazione "ideologica" personale.