Adinolfi, rivendicano gli anarchici Fai
"Azzoppato uno stregone dell'atomo"
E nel volantino minacciano: "Altre sette azioni"
Fonti sicurezza: "Ora sono nella lotta armata" VIDEO L'agguato a Genova Commenti
Il volantino: "Potevamo colpire qualche funzionario di Equitalia", ma "non siamo alla ricerca del consenso". E ancora: "Con una certa gradevolezza abbiamo armato le nostre mani, con piacere abbiamo riempito il caricatore". Il manager dimesso: è sotto la tutela di due carabinieri
Genova, 11 maggio 2012 - Un volantino di rivendicazione dell’attentato a Roberto Adinolfi è stato recapitato alla redazione di Milano del Corriere della Sera. La rivendicazione è firmata 'Federazione Anarchica Informale cellula Olga'. Sull’attendibilità del documento sono in corso accertamenti.
IL DOCUMENTO - "Abbiamo azzoppato Adinolfi, uno dei tanti stregoni dell’atomo". Inizia così la rivendicazione. "Finmeccanica vuol dire morte e sfruttamento, nuove frontiere del capitalismo italiano. Ansaldo Nucleare è tentacolo di Finmeccanica", si legge ancora. "Con il ferimento di Adinolfi - è scritto - proponiamo una campagna di lotta contro Finmeccanica piovra assassina". "Oggi l’Ansaldo nucleare, domani un altro dei suoi tentacoli, invitiamo tutti i gruppi e i singoli Fai a colpire tale mostruosità con ogni mezzo necessario". Nel documento viene citato anche l’ex ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola: "Prima che il nucleare ricadesse in disgrazia - si legge -, Adinolfi è stato tra i maggiori responsabili insieme a Scajola del rientro del nucleare in Italia".
Sempre nel volantino gli anarchici scrivono: "Potevamo colpire qualche funzionario di Equitalia", ma "non siamo alla ricerca del consenso". Il Nucleo Olga minaccia "un azione per ognuno" degli "altri fratelli greci componenti della ‘Cellula dei membri prigionieri delle CCF/FAI", Conspirazione delle Cellule di Fuoco-Federazione anarchica informale. Nel documento di rivendicazione dell’agguato a Roberto Adinolfi vengono indicati in totale otto nomi (Daniano Bolano, Giorgos Nikopoulos, Panayiotis Argyrou, Gerasimos Tsakalos, Michalis Nikolopoulos, Olga Ikonomidou) di anarchici imprigionati in Grecia. La cellula dice di aver preso il nome da Olga Ikonomidou, "una nostra sorella, perché nella coerenza e nella forza dei componenti della ‘Cellula dei membri prigionieri delle CCF/FAI’ risiede il cuore della FAI/FRI: Nelle nostre prossime azioni, il nome degli altri fratelli greci, un azione per ognuno di loro", dice il volantino.
La Fai/Fri afferma che "a progettare e realizzare questa azione sono stati degli anarchici senza alcuna esperienza ‘militare’, senza alcun specialismo, solo degli anarchici che con questa nostra prima azione vogliono segnare definitivamente un solco tra loro e quell’anarchismo infuocato solo a chicchere e intriso di gregarismo".
In un altro passaggio gli anarchici scrivono: "Con una certa gradevolezza abbiamo armato le nostre mani, con piacere abbiamo riempito il caricatore". E’ quanto si legge nella rivendicazione della Fai, secondo cui "impugnare una pistola, scegliere e seguire l’obiettivo, coordinare mente e mano sono stati un passaggio obbligato, la logica conseguenza di un’idea di giustizia". "Le idee nascono dai fatti, le parole accompagnate dall’azione portano il marchio della vita", si legge ancora all’inizio del documento.
"RIVENDICAZIONE ATTENDIBILE" - "In linea di massima pare attendibile. Dobbiamo ancora analizzarla a fondo ma è strutturata". Lo ha detto il procuratore di Genova, Michele Di Lecce, raggiunto telefonicamente dall’Agi, commentando il testo della rivendicazione dell’attentato subito dall’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, lunedì scorso a Genova. Di Lecce si è riservato ulteriori commenti nel pomeriggio dopo essersi confrontato con il pool di magistrati che indaga sull’attentato. Anche fonti della sicurezza ritengono la rivendicazione attendibile e spiegano: "Gli anarchici della Fai hanno alzato il tiro e deciso di abbracciare la lotta armata". Le fonti della sicurezza ritengono "grave e preoccupante" questo "salto di qualità" dell’azione della Fai.
DIMESSO ADINOLFI - Mentre sull'agguato all'ad dell'Ansaldo continuano le indagini - con il capo della Polizia Manganelli che lancia l'allarme sui gruppi antagonisti - la vittima, Roberto Adinolfi, è stato dimesso stamattina dall’ospedale San Martino di Genova, dove era ricoverato dal giorno dell’attentato. Il dirigente è sotto la tutela di due carabinieri, una misura disposta dal Viminale su richiesta del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza. "Ai miei attentatori non dico nulla. Ora la cosa più importante è che il peggio è passato". Ha detto Adinolfi entrando nel portone di casa, prima che si diffondesse la notizia della rivendicazione del suo ferimento. "Ora l’incubo è alle spalle" ha detto piangendo, e riabbracciando Mario, uno dei figli.
Ieri l’ingegner Adinolfi è stato visitato dal dottor Marco Salvi, il consulente tecnico incaricato dalla Procura di Genova di esaminare la ferita dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare. Il medico ha riferito che Adinolfi ha subito una ferita d’arma da fuoco all’altezza del ginocchio destro, lo sparo è stato effettuato alle spalle, da distanza ravvicinata, il proiettile è entrato dietro il ginocchio e ha scheggiato la tibia, per poi fuoriuscire.
'STO BENE' - "Ringrazio Dio se sto bene. Grazie a tutti, sto bene, sto bene". Queste le prime parole di Roberto Adinolfi, l’Ad di Ansaldo Energia, ferito con un colpo di pistola alla gamba destra lunedi’ mattina, appena arrivato davanti al portone di casa, in via Montello, dove era stato ferito.




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