
Originariamente Scritto da
Numa
Nemmeno nei tempi passati ho mai pensato che Marx dovessimo consideralo un manuale politico, una specie foglietto d'istruzioni che accompagna la scatola di costruzioni d'una società.
La terminologia, così come anche il contenuto sociologico, di alcune definizioni marxiste - così come quelle del liberalismo illuministico - appartengono ad una realtà specifica.
Sia il liberalismo, sia - ancora di più - il marxismo suggeriscono un metodo, o stabiliscono dei valori, che sta ad altri, che ne raccolgono l'eredità, rapportare alla situazione del momento.
Per esempio, parlando di liberalismo, il concetto di libertà e di diritti individuali era una bugia vera e propria, dato che valeva soltanto per una percentuale assai limitata di cittadini.
Ma stabiliva un principio, che poi si è realizzato in momenti successivi: nel momento in cui il liberalismo borghese si affermava entrava in conflitto con gli assolutismi dell'ancien regime, e misurava la propria terminologia sulla realtà di un mondo fermo ai rapporti di forza e allo schema della società ancora feudale, aristocratica e clericale ai limiti della teocrazia.
Ma quei perincipi liberali valgono ancora oggi, proprio nel momento in cui vediamo che il capitalismo dimostra di poter fare a meno della democrazia e della sovranità popolare, anche se il peso teocratico e la classe aristocratica sono difficilemnte rintracciabili nella realtà attuale.
Un processo analogo riguarda il marxismo, centrato sul rapporto di forze che intercorre tra capitale e lavoro. E' questa la discriminante sulla quale corre la divisione di classe: non è cosa che sia possibile risolvere in quattro parole, e per altro non c'è una risposta che sia stata maturata dalla sociologia politica - questa è una delle colpe omissive principali della sinistra, nei decenni passati.
Il marxismo stesso, però, ci offre uno spunto ancora attuale per prospettare un percorso ideologico in materia, quando pone il problema della proprietà dei "mezzi di produzione" - che oggi dobbiamo ricercare nei meccanismi decisionali e gestionali del sistema economico.
Inteso in questo senso, il discorso impone una rilettura di diversi concetti, quale la definizione del possessore di partita IVA, l'artigiano, la piccola e media impresa che dipende dai fidi bancari e dalle politiche delle grandi holding finanziarie. All'interno di questi settori ci sono non solo i titolari d'impresa, ma anche coloro che ci lavorano, e i disoccupati che aspirano ad entrare in questo circuito lavorativo, e i pensionati che ne sono usciti.
Se questa massa di soggetti sociali vogliamo definirla "proletariato" commettiamo un anacronismo confusionario, ma nessuno ci vieta di trovare una terminolgia diversa che rispecchi la realtà, se questa realtà la riconosciamo.