
Originariamente Scritto da
Numa
Da romano che si stava crogiolando al sole di Roma dopo diversi mesi di esilio in provincia, avevo il piacere di notare mille cose: vuoi che te le racconto tutte? Alcune intorno al tema dell'orgoglio. Non mi dispiacerebbe.
Ma quelle due ragazze mi hanno suggerito una domanda specifica su un aspetto specifico dell'orgoglio, che ho definito "nero" per un'evidente caratteristica estetica, plastica, che le distingueva.
Tu sei andata molto vicina a capire il senso della scena che ho descritto, quando dici "Numa la risposta l'hai già data, "ORGOGLIO NERO"dunque se ne deduce che sono orgogliose di essere di colore, e di aver conquistato un fetta di cultura occidentale,è questo che volevi dire? O è una provocazione per parlare di razzismo?"
Il dubbio suggerito da quella scena, ovviamente, non ha colore, ma riguarda tutti: è più fondato l'orgoglio di chi conserva pienamente le proprie radici, o quello di chi riesce a superare le proprie tradizioni e sentirsi protagonista di un diverso modello comportamentale?
Era importante, però, sottolineare la bellezza di quelle due figure: se la più "moderna" fosse stata la copia mal riuscita di una teenager europea, o quella più tradizionale un reperto un po' straccione della povertà africana, la risposta sarebbe stata tristemente facile. C'è quindi anche il problema di "come" si conserva o si rinnova.
Quanto al razzismo, non era nelle mie intenzioni: tutt'al più era nelle mie previsioni che sarebbe venuta fuori facilmente la solita idiozia simil-razzista nel commento di qualcuno. Ma questo è un problema sanitario, di igiene mentale.
Quelle due stesse donne, comunque, potrebbero essere inserite in un discorso completamente diverso, che ancora più dell'altro riguarda con evidenza tutti.
Quelle due ragazze orgogliose erano anche persone chiaramente privilegiate, appartenenti ad una classe sociale benestante, o più probabilmente ricca.
Direi che spiccavano nella folla così come spiccavano, in quelle stesse strade, le lucidissime auto blu o grigio metallizzato con autista rispetto alle automobili più normali, leggermente più impolverate, affaticate, di chi andava a lavorare o a portare la suocera a fare un'ecografia.
Discrasie del genere le possiamo vedere dappretutto, anche qui nel paese di provincia in cui vivo.
La domanda è: le donne che portano a passeggio il bambinetto, tutte ben agghindate e placide, scendendo dalla Scenic d'ordinanza - o dalla Mercedes 5000, come mi è capitato di vedere a Vigna Clara - in che rapporto stanno con altre donne che incontriamo la mattina alle 7 nelle stazioni della metro, infagottate nei giacconi, col telefonino incollato all'orecchio per gestire il traffico di mariti e figli?