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Hitler non voleva che l’Italia entrasse in guerra, bastandogli un amico neutrale che presidiasse il fianco Sud. Mussolini ebbe un «Berlusconi’s Moment» ed entrò in guerra d’impulso, senza preparazione, convinto che sarebbe durata pochi mesi e qualche morto in grigioverde l’avrebbe messo in buona posizione al tavolo della pace, con pretese che la Germania vincitrice avrebbe dovuto accettare. Il Fuehrer intervenne molto lealmente e pazientemente per tirar fuori l’amico Duce dai disastri in cui s’era cacciato da solo: Albania, Grecia, e mandò Rommel, nientemeno, a tamponare la spaventosa ritirata italiana in Nordafrica. Dopodichè, i generali tedeschi nella Roma dell’8 settembre scoprirono che i generali badogliani avevano accaparrato silos pieni di carburante, di cui lamentavano continuamente la scarsità e che chiedevano continuamente all’alleato tedesco di rifornire, e che questo forniva con grave pregiudizio per i serbatoi dei suoi carri armati.
Naturalmente si incazzarono un po’: sicchè oggi è passata alla storia la «furia della belva tedesca» contro il martirio degli innocenti italiani, Marzabotto, Ardeatine, eccetera. Come è vero che i tedeschi sono impolitici: riescono ad aver torto anche quando hanno ragione.
Lo stupore è che ci conoscono; sanno quanto, sulla scena politica, l’Italia pratichi la viltà e la doppiezza – unica nazione al mondo ad entrare in guerra con un alleato e ad uscirne con l’opposto. Ci conoscono, anzi tutti in Europa tutti ci conosciamo troppo, come vecchi coniugi che si detestano; eppure facciamo sempre gli stessi errori. E poi gli eurocrati credono che si possano cancellare le nazioni, e le identità...
che ne pensate? troppo severo o è la verità?




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