

"Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins


Mi rendo conto che in tale consesso sono un elemento rozzo e semplicistico , ma la domanda che mi salta sempre alla mente dopo un alto discorso filosofico è sempre quello.
E allora?
Ad esempio se il divenire è una illusione non dovrei fare scienza? , se il principio di non contraddizione deve essere basilare , non posso fare modelli quantistici in cui l'essere ed il non essere sono compresenti?
Oppure posso farli ma anticipando la premessa che Severino è nel giusto ed io nell'errore?


Un esempio terra terra? I fisici elaborano modelli teorici per interpretare in modo coerente certi fenomeni di cui fanno esperienza. L'adozione di un modello non è meccanica, deduttiva, perchè l'intelligenza umana consentirebbe di concepire molteplici altri modelli esplicativi, più o meno complessi o conformi al principio per cui entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem. Costruendo questi modelli si avvalgono inevitabilmente di concetti provenienti dal senso comune e che quest'ultimo eredita inconsapevolmente dalla speculazione filosofica: i concetti di forza, potenza, per esempio (e ne potrei elencare..). Se, da un punto di vista filosofico (che poi non è un punto di vista, perchè la filosofia non è una scienza specialistica ma la più generale delle discipline, della quale necessariamente anche se inconsciamente debbono servirsi quelle prime) emerge l'insostenibilità (per esempio, l'autocontraddittorietà) di detti concetti, è chiaro che un modello scientifico che voglia servirsene sarà falso, senza margine di discussione. Poco importa se, emotivamente o psicologicamente, ha una presa maggiore sugli uomini o su chi ha una competenza di natura scientifica: il fatto che tale fosse, ai tempi di Newton, il sentore nei confronti dell'assolutezza di spazio e tempo, non ha impedito una rivoluzione dei paradigmi scientifici. E se l'ha rallentata, si è trattato di un rallentamento de facto, non de jure. Bisogna capire cosa è assoluto, incondizionato, indiscutibile, e cosa non lo è. E sarà il primo a giudicare del secondo, non certo viceversa (se si è dotati di senno, altrimenti..), a prescindere dall'apparente implausibilità delle conseguenze a cui saremo portati.
Ultima modifica di Platone; 07-06-12 alle 19:11
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.


A esser pignoli non dovresti nemmeno far matematica. Anche quest'ultima, nell'essenza, è il risultato di una astrazione dialettica, di un isolamento reciproco tra determinazioni tra le quali vige una relazione di tipo analitico: cioè di una violazione dei primi principi. La stessa che da luogo a paradossi come quello delle classi o dei tipi di Russell (e perfino al teorema di incompletezza di Godel) e che, perciò, nemmeno si costituirebbero al di fuori di essa. Hegel ne era consapevole, e infatti relegava la matematica a conoscenza intellettualistica, dominata da una comprensione astratta del reale. Ma anche Hegel era dominato, in ultima analisi, da questo spirito, e perciò la sua critica alla matematica non poteva avere titolo perentorio.
Da premesse false e contraddizioni possono seguire, con perfetta coerenza logica, conclusioni anche complesse e articolate.se il principio di non contraddizione deve essere basilare , non posso fare modelli quantistici in cui l'essere ed il non essere sono compresenti?
Oppure posso farli ma anticipando la premessa che Severino è nel giusto ed io nell'errore?
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.


E allora?
Non vedo il terra terra , mi potresti fare un esempio pratico in cui una teoria che descrive meglio delle altre un determinato fenomeno viene esclusa perchè autocontradditoria?
Io ho visto fare operazione inverse , teorie che descrivono benisssimo i fenomeni osservati pur avendo in se germi di autocontradditorietà , dualismo onda-particella , compresenza di esistenza - non esistenza fino alla misurazione e cosa si è fatto , si è buttato la teoria?
No , si è semplicemente reinterpretato il concetto di contraddizione o di ente osservato.


La matematica non è ricerca scientifica , intesa come descrizione dei fenomeni osservabili , qualsiasi cosa questo voglia dire.
E' un utile strumento che permette la definizione dei modelli da adottare , che la possibilità di essere descritti matematicamente sia una caratteristica fondamnetale dei fenomeni osservabili e la nostra capacità di elaborare matematica derivata da una selezione naturale oppure che sia solo le nostre ridotte capacità di comprensione ci permettono di investigare solo sui fenomeni modellizzabili matematicamente rientra nella annosa diatriba se le costruzioni matematiche siano una 'scoperta' o una 'costruzione' , diatriba da cui , per rimanere nel mio personaggio , me ne disinteresso.
Ma se il modello funziona e predice in modo ottimale il fenomeno , cosa si fa lo si butta via oppure lo si tiene in attesa di essere sostiuito da uno non contradditorio?Da premesse false e contraddizioni possono seguire, con perfetta coerenza logica, conclusioni anche complesse e articolate.
O meglio perchè non si deve mettere in dubbio che non sia la contraddizione o la falsità delle premessa ad essere fittizia e dipendente da errata interpretazione dei fenomeni?


Darwin, nessuno predica di abbandonare i modelli scientifici o ne contesta la loro immensa utilità pratica. Soltanto che non si può pretendere che essi esauriscano o pretendano di dire la verità.
"La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che proprio perchè priva del legame di servitù é il sapere più nobile." (Aristotele)


Darwin la scienza non può dire che le ineguaglianze sono ingiuste, per quello servono Aristotele e Hegel
Ultima modifica di Troll; 07-06-12 alle 21:05


Ma la scienza non deve pretendere di essere depositaria della 'verità' qualsiasi cosa significhi ma di proporre i migliori modelli possibili dei fenomeni osservabili.
Quanto questa modellizzazione abbia a che fare con la verità ed il concetto stesso di verità è campo del filosofare.


Può dire però molto sul perchè esiste il concetto di giustizia.
evolutionofmorality.it