
Originariamente Scritto da
zwirner
Per penetrare nel luogo proibito, ho dovuto giocare la carta del riconosci*mento, mostrando il passaporto e al*cune pubblicazioni recenti che ave*vo con me. Ho superato così la diffidenza del monaco guardiano, fortunatamente let*tore delle traduzioni tedesche dei miei libri. Affidato a un sagrestano e aperta la grande porta barocca chiusa a chiave, mi sono stati concessi pochi minuti per scattare qualche istantanea con la mia macchinetta automati*ca. Alla fine, l'esortazione a «far buon uso» del privilegio accordato a me e negato cate*goricamente a tanti altri, da molti anni.
Tutto questo per accedere alla sagrestia di una chiesa non solo aperta al pubblico ma anche assai frequentata, essendo al contem*po parrocchia e tempio della grande, antica abbazia di Lambach, nell'Alta Austria. Un monastero che, nella sua vita millenaria, ha vissuto anche una esperienza singolare: du*rante l'anno scolastico 1897/98 ospitò, per la terza classe elementare, un bambino di ot*to anni originario di Braunau am Inn. Bambi*no disciplinato, dal visetto grazioso (come mostra la ancora esistente foto della classe) ma ostinato e introverso. Il che non gli impe*dì di essere un diligente chierichetto e un buon elemento della corale di voci bianche, nonché un allievo attento delle lezioni di vio*lino impartitegli da un Padre benedettino. Dopo l'aula della scuola nell'abbazia, la mag*gior parte del suo tempo lo trascorse, quel*l'anno, proprio nella sagrestia ora interdetta ai visitatori. Lì, infatti, aiutava i sacerdoti ce*lebranti a indossare e a togliere i paramenti liturgici, lì lavava e riempiva le ampolle per l'acqua e per il vino, lì sistemava arredi e ve*sti negli armadi. Lì si radunava con gli altri bambini, ogni sabato pomeriggio, per le pro*ve dei canti per la messa grande domenicale e si esercitava per le melodie previste per matrimoni, funerali, feste liturgiche varie. Ebbene, quel vasto ambiente barocco è do*minato da una sorta di grande cenotafio in marmi dai colori vivaci, che termina in uno stemma abbaziale, sovrastato da una mitria e da un pastorale in pietra rossa, forse di Ve*rona. Nell'ovale del blasone, una svastica con gli uncini piegati, vistosamente dorata. La stessa doratura per la data (1869) e per le quattro lettere che circondano la croce: T.H.A.L. Cioè: Theoderic Ha*gn Abate (di) Lambach.
Per posizione, per impo*nenza, per policromia dei marmi pregiati, il cenotafio è il punto focale della sala, è impossibile non esserne at*tratti appena entrati. Dun*que, in quell'anno scolastico di oltre 110 anni fa, attrasse anche gli occhi, avidamente curiosi, dell'al*lievo di terza classe della Volks-Schule, nonché chierichetto e corista. Il suo nome era Adolf Hitler.
L'anno a Lambach del futuro Führer è ovviamente ben noto agli storici, anche perché l’interessato gli dedicò una pagina del Mein Kampf, dove dice di non avere condi*viso l'ideale di quei monaci ma di averne sti*mato la serietà e, soprattutto, di avere prova*to tali emozioni durante le solenni liturgie da sentirsi, lui che sarà sempre astemio, be*rauscht, ubriaco. Alcune biografie accenna*no anche alla svastica del monumento abba*ziale ma, curiosamente, sono quasi inesi*stenti, per quanto sappia, le fotografie che appaghino la curiosità dei lettori. In ogni ca*so, le rare immagini sono di molti anni fa, in sfocato bianconero. In effetti, come io stesso ho constatato, i religiosi hanno deci*so di interdire l'accesso alla sagrestia per troncare una sorta di pellegrinaggio, ove ai curiosi si aggiungevano, pare, anche inquie*tanti nostalgici se non dei pericolosi pazzoi*di.
La gran maggioranza dei visitatori ignora che un'altra svastica, seppur di dimensioni minori, potrebbe risvegliare la curiosità. La seconda croce uncinata è sulla fontana nel giardino di fronte all'ingresso. Il piccolo Adolf vide pure questa tutti i giorni, giungen*do al mattino in abbazia, ma nel dopoguerra è stata coperta da rampicanti e da vasi di fio*ri e per vederla bisogna conoscerne l'esisten*za e spostare le piante. Anche questa è «fir*mata » da padre Theoderic Hagn, abate di Lambach nella seconda metà dell’Ottocento che per il suo stemma (ogni superiore di mo*nastero benedettino ne ha uno, alla pari dei vescovi) scelse una svastica, forse perché se*gno dell’incontro tra la croce cristiana e la tradizione religiosa mondiale. È noto, infatti, che sin da tempi preistorici la croce uncinata è presente come simbolo sacro in ogni continente, America preco*lombiana e Oceania incluse. Soltanto il giudaismo sem*bra non conoscerla, probabil*mente perché è simbolo sola*re, mentre la tradizione ebraica, a cominciare dal ca*lendario, è soprattutto lunare. Sta di fatto che anche per questo la Hakenkreuz, la «cro*ce con gli uncini», fu dichiarata «segno aria*no » e prediletta, tra Ottocento e Novecento, dai gruppi ispirati al nazionalismo germani*co nonché all'esoterismo e all’antisemitismo in qualche modo «metafisico». Il giovane Hi*tler la conobbe (curiosamente, proprio nella forma «alla Lambach», con gli uncini piega*ti) presso la Thule-Gesellschaft, la società se*misegreta le cui dottrine e i cui uomini ali*mentarono il nazionalsocialismo nascente.
Fu nel maggio del 1920 che il futuro Führer presentò l’insegna del movimento, da lui stesso (pittore frustrato) disegnata: una svastica, appunto, ma con i bracci rad*drizzati e inclinata verso destra, per, disse, «dare l'idea di una valanga che travolga il mondo decadente».
Questa scelta del simbolo, tra tanti possi*bili, fu determinata anche dall’impressione ricavata dallo scolaro di terza elementare da*vanti alle svastiche dell’abate Hagn? Hitler non ne fece mai cenno, ma ci sono due epi*sodi che fanno pensare. Quando invase l'Au*stria, nel 1938, pur pressato da mille impe*gni, si fece portare a Lambach (riservata*mente, con Eva Braun, una foto lo mostra con un impermeabile bianco, da borghese) per rivedere l'abbazia e sostò nella sagre*stia, davanti al vistoso cenotafio dove tante volte aveva lavorato e cantato. C’è di più: co*me già in Germania, i nazisti soppressero subito le case monastiche austriache, ma Lambach fu risparmiata e i religiosi furono allontanati soltanto nel 1942. Dopo tutto, non sfugga un particolare: attorno ai bracci della svastica dell'abate, stanno anche una A e una H. Proprio quelle iniziali che Adolf Hitler volle incise accanto alla Hakenkreuz «ariana» sulla facciata e nei saloni della can*celleria di Berlino.
http://www.corriere.it/cultura/09_lu...4f02aabc.shtml