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Fuori_schema
La domanda è difficile.
Dove va la politica o meglio, dove vanno le "posizioni politiche", di che per se' stessa è proprio la domanda delle domande.
Se proviamo a fare un qualche punto della situazione, a partire dal forum, luogo virtuale di scambio di opinioni per arrivare alla realta' dei fatti, ci accorgiamo di qualcosa di abbastanza sconcertante, perlomeno per quanto riguarda la "ricostruzione" delle realtà, o meglio delle "iperrealtà" come avrebbe detto Hannah Arendt.
Il problema è che non ha piu' alcuna rilevanza persino la consequenzialità logica dei ragionamenti.
Si possono fare analisi quanto si vuole lucide, precise e informate, NON servono a nulla. E in qualsiasi luogo fisico o virtuale.
Si potrebbe pensare che diciamo "qui" cio' possa essere dovuto diciamo cosi' alla "militanza" ed alla vis polemica e all'orgoglio e che quindi siano un fenomeno diciamo "tipicamente" forumistico.
Purtroppo non è piu' cosi' e questo non solo nel forum ma nella stragrande maggioranza della nostra ex-società normale e civile.
Alias non servono particamente piu' gli argomenti, non servono i dati, non serve l'analisi della situazione per la determinazione di un'opinione.
E questo è il fenomeno in assoluto piu' preoccupante.
Cio' è dovuto a due attori, il primo è quello che io chiamo il rapporto "segnale/rumore", ovvero il fatto che le informazioni siano si' presenti nel sistema ma mescolate, ridondanti e distorte. E' come se fossimo soggetti ad un bombardamento continuo delle medesime informazioni, ma insieme a "strutture" di decodifica preformate e preconfezionate, che impediscono l'analisi obiettiva e sopratutto autonoma dei dati nudi e crudi.
Quindi la formazione delle opinioni viene determinata non dalla "qualità" dell'analisi ma a esigenze di carattere diverso, che in particolare tendono ad una rappresentazione della realtà soggetta a pulsioni di "pancia" e che sfruttano l'insoddisfazione generale tramutandola in identificazioni di nemici reali e o virtuali, possibilmente nascosti e senza volto.
La seconda è il completo abbandono del problema "politico" per eccellenza, ovvero come far prosperare una "comunità" in senso lato, sia essa definita come stato-nazione, in favore di una tipologia di definizione politica basta sull'opportunismo mimetico.
In brevi termini l'appoggio "politico" ad una qualche struttura dominante viene dato non per qualche funzione "sociale" che determini per conto dei cittadini un miglioramento delle condizioni generali sistemiche, ma sulla base di logiche che prescindono alla base dal problema della "regolazione della tensione" e dalla pace sociale, ma anzi sfruttano questi elementi di tensione in favore di scenari favorevoli al "gruppo X" rispetto al "gruppo Y".
Questo secondo elemento è sempre stato presente all'interno della logica di tipo politico, si intenda, ma mentre prima di trattava piu' o meno di compensazioni economiche a "rotazione" sulle varie lobby presenti a vario titolo, attualmente lo scontro è di tipo strutturale su "chi prenderà in mano" lo spazio lasciato vuoto dallo stato e su quali basi. Dal "controllo del territorio", sia esso attuato dalle ronde padane piuttosto che dalla mafia, ad arrivare alla definizione del "nemico" , che siano essi gli extracomunitari o le istituzioni internazionali o altro ancora.
La somma di questi due fattori è devastante.
Si arriva in brevi termini all'incomunicabilità e alla impossibilità di dialogo.
La conseguenza diretta, alla fine della fiera, è che le soluzioni che vengono "prospettate" in realtà diventano i veicoli stessi del problema.
Faccio un esempio in termini di "prospettiva".
Esiste un senso piu' o meno indotto di insicurezza al quale si ipotizza di porre rimedio tramite l'associazionismo di cittadini che dovrebbero "vigilare" e far rispettare la sicurezza.
Se i termini della medesima "sicurezza" NON sono condivisi (che so' un extracomunitario che mangia su una panchina al parco) in realtà da un "tentativo di aumentare la sicurezza" si passa ad una situazione di tensione molto piu' alta. Con le debite reazioni, e quant'altro.
Quindi la tensione si alza, e mentre da una parte si riterrà che il problema non si risolve a causa della "impotenza" delle ronde attualmente non armate, e quindi si porrà come soluzione ipotetica quella di dargli i manganelli e le armi, dall'altra si riterrà che che la situazione stia degenerando oltre ogni possibile limite e si comincierà a reagire.
E' una spirale. E porta purtroppo, in termini di prospettiva a riconfigurare tutti i termini di "civiltà" e di "rapporto sociale" all'interno della società.
Tutti noi pensiamo che "la notte dei cristalli" e la persecuzione contro gli ebrei sia un fenomeno inconcepibile e non replicabile. In realtà, cambiati i termini del nemico o del problema siamo sulla stessa direzione di marcia.
Ovviamente mi attrirero' le scrollatine di spalle di molti, ma so bene come non si riesca mai a lavorare o a pensare in termini di prospettiva che non sia quella di massimo un mese.
E purtroppo, tra magari dieci anni o quindici, le questioni che qui sollevo saranno diventate pressoche "normali". Indipendentemente da quanto siano aberranti o meno.