"solo"?praticamente rendeva un uomo un senzatetto , le donne era raro avessero proprietà e beni personali per cui quale punizione avrebbero potuto trovare?
anyway...
Il Medioevo non fu maschilista
di Enrico Franceschini
Donzelle di tutto il mondo, unitevi, perché la seguente notizia potrebbe farvi sobbalzare: il femminismo non sarebbe nato sulle barricate del 1968, bensì intorno al 1300, ben seicento anni prima. Sembra infatti che le donne del Medio Evo, contrariamente allo stereotipo che le vede schiave del marito, sguattere in cucina, impegnate a tirare su una famiglia tra stenti, miseria e malattie, non se la passassero poi tanto male.
Vivevano più a lungo degli uomini, talvolta occupavano incarichi di responsabilità, sapevano come difendere i propri diritti, andavano perfino in vacanza tutte insieme, all´insegna di una neonata sorellanza. "Erano molto più autonome, sessualmente libere e independenti di quanto finora abbiamo immaginato", sostiene un nuovo studio condotto in Gran Bretagna. Che la Bbc riassume con un pizzico di ironia: "Il girl power dei secoli bui".
A parlare di "ragazze al potere" nel Medio Evo è la dottoressa Sue Niebrzydowski, docente di storia alla Bangor University del Galles. Studiando documenti d´archivio, letteratura e canzoni originali, la stimata ricercatrice afferma di avere ricostruito un quadro più preciso della vita della donna media tra il dodicesimo e il quindicesimo secolo in Europa. Il risultato, secondo lei, è che le donne di quel tempo vissero "un´epoca d´oro", con un´aspettativa di vita media superiore a quella degli uomini, iniziative per difendere i propri diritti, posti di potere come badesse di conventi e monasteri. Facevano perfino l´equivalente dei viaggi "tutto compreso", solo per signore e signorine, in Terra Santa: naturalmente dopo che i cavalieri se ne erano assicurati per un po´ il controllo con una crociata.
"Nel Medio Evo, le donne erano spesso già vedove a trent´anni e ciò conferiva loro maggiore libertà", dice la dottoressa Niebrzydowski, alla vigilia di un convegno in cui questa settimana presenterà il suo rapporto all´Istituto di Storia Antica e Moderna della Bangor University. Un convegno, vale la pena di sottolinearlo, tutto di donne, a cui parteciperanno alcune delle più illustri docenti universitarie del Regno Unito nel campo dell´archeologia, della storia, della legge e della linguistica.
Qualche storico (di entrambi i sessi) è scettico, temendo un tentativo di revisionismo, un uso politico della storia per ribaltare convenzioni consolidate. "Quelle donne erano più libere sessualmente", replica l´autrice del rapporto. "Se benestanti, esse potevano entrare sul mercato del matrimonio alle proprie condizioni, che fossero economiche, d´amore o di puro piacere. È vero che molte delle informazioni che abbiamo dedotto dall´arte, dalla letteratura o dagli archivi storici del tempo, si riferiscono in particolare a donne abbienti, di classi medio-alte, ma la nostra ricerca suggerisce che in generale le donne di mezza età del Medio Evo, di qualunque categoria sociale, avevano molto più potere e indipendenza di quanto avessimo finora immaginato. Certo, l´opinione dominante è sempre stata che le donne nel passato avessero scarsa indipendenza economica o potere sociale, e che dovessero dipendere dai padri o dai mariti per la maggior parte delle loro vite. Ma dobbiamo andare cauti con questi giudizi, che possono essere influenzati da concezioni errate sulle donne dei secoli precedenti. Nuovi studi in materia possono riservarci delle sorprese".
Insomma, revisionismo politico o girl-power dei secoli bui? "Le donne son venute a eccellenza / di ciascun'arte ove hanno posto cura", canta l'Ariosto. Ma l'autore dell'Orlando furioso era un poeta, non uno storico. A loro l'ardua sentenza.
17/09/2007
La realtà inglese, in epoca tardo medievale, è teoricamente di grande apertura: le donne
potevano partecipare alle corporazioni insieme agli uomini e, se non esistevano, in
quest’epoca, corporazioni esclusivamente femminili, le donne erano formalmente escluse
solo da cinque, su cinquecento, corporazioni. Prendevano parte alla vita associativa,
avevano il titolo di sisters, ed erano soggette alle stesse norme relative all’apprendistato, ma
non potevano essere elette alle cariche.24 I diritti delle donne dipendevano dalla loro
situazione familiare: una donna non sposata, femme sole, poteva acquisire proprietà e
disporne, contrarre debiti, fare testamento e impegnarsi direttamente in attività
economiche, tutti diritti che una donna sposata, femme coverte, non aveva, tranne a Londra,
dove anche le donne sposate disponevano di diritti analoghi e, in particolare, potevano
iscriversi alle corporazioni e esercitare delle attività economiche indipendenti da quelle del
marito.25 Le lavoratrici della seta, un’attività in espansione nella Londra del Quattrocento,
agivano come femme sole, anche nel caso in cui fossero sposate e mantennero fino alla fine
del secolo il monopolio su tutte le fasi della lavorazione, forse proprio grazie al fatto che
un’arte della seta non esisteva ancora,
...
In Inghilterra, l’accesso all’apprendistato era il primo passo per l’acquisizione della
cittadinanza, ovvero del titolo di freemen, che era la condizione indispensabile all’esercizio
di attività economiche in città e dei diritti politici. Non esisteva, in epoca medievale e
moderna, alcun ostacolo legale o teorico all’accesso delle donne alla cittadinanza e, molto
tempo dopo, questo permise alle suffragette inglesi, “saccheggiando a tal fine gli archivi di
città e tribunali”, di rivendicare il diritto di voto anche richiamandosi all’esistenza, nelle
città che votavano per eleggere i membri del Parlamento, di donne con il titolo di freemen.29
In realtà, era comunque raro, anche in epoca medievale, che una donna accedesse al titolo
di freemen attraverso l’apprendistato, mentre accadeva che vi accedesse da vedova,
subentrando al marito nella corporazione.30 Il diritto per una vedova di accedere alle
corporazioni e in tal modo alla cittadinanza era ancora in vigore nel XVIII secolo, ma
sembra che fossero in poche ad esercitarlo. 31
...
Londra, con una popolazione di circa 70.000 abitanti nel XVI secolo, non era
comparabile, come capitale, a Parigi, con i suoi 200.000 abitanti alla fine del Medioevo.
Parigi, dove le corporazioni furono precocemente sottoposte al controllo della monarchia, e
dove l’accesso alla corporazione non consentiva, di per sè, l’accesso alla cittadinanza,32 era
anche la capitale in cui alcuni mestieri organizzati, e non dei meno importanti, erano
interamente composti da donne. In epoca medievale, la filatura e la tessitura della seta
erano monopolizzate da corporazioni esclusivamente femminili il cui governo era però
condiviso con dei “maestri giurati” nominati dal sovrano: per le filatrici si trattava di due
maestri e per le tessitrici di tre maestre e tre maestri. Gli statuti medievali dei mestieri
parigini fanno riferimento a manodopera femminile e maschile e l’ordinamento reale del
1350, successivo alla peste, apre l’accesso alle corporazioni a chiunque venga a stabilirsi
in città, uomini e donne, regnicoli e forestieri. Se per alcuni mestieri, come i fabbricanti di
cinture e corregge e i cristallai, si registra, nelle fonti normative, una certa “diffidenza” nei
confronti delle lavoratrici, la situazione parigina appare, almeno nei testi normativi, di
grande apertura.33 Alla fine dell’epoca moderna troviamo ancora delle corporazioni
interamente femminili, alcune di poca importanza, come le bouquetières-chapelières en
fleurs o le filassières, e altre che sono invece fra le più importanti nei mestieri tessili e della
moda, come le lingères (all’origine, tessitura e vendita di tele di lino e cotone, e poi sempre
più confezione di indumenti e biancheria per donne) e le couturières (sarte per donna),34
attività in grande espansione nella nascente “società dei consumi” della capitale nel
Settecento.35 Diversamente dall’epoca medievale, nel governo dei mestieri interamente
femminili, né padri né mariti potevano intervenire e le donne non sposate, cosiddette filles
majeures, arrivavano a circa il 40% degli effettivi tra le lingères e le couturières. Alcune
corporazioni ammettevano un certo numero di donne come maestre, escludendole però
dalle cariche di governo. Si trattava soprattutto di mogli e vedove di maestri, tranne per le
“maestre pittrici” e per i negozianti di sementi, nella cui corporazione le donne oltre a
poter essere maestre, potevano lasciare la maîtrise non solo alle loro figlie, il che era
permesso anche nelle altre corporazioni miste oltre che in quelle femminili, ma anche ai
loro figli maschi. Il governo di questo mestiere (grainiers-grainières) era affidato a due
maestri e due maestre, che potevano essere nubili, sposate o vedove.
http://venus.unive.it/riccdst/sdv/sa...ti/pdf/sis.pdf






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hefico:
