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Discussione: L'Esicasmo

  1. #1
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    Predefinito L'Esicasmo

    Le tre componenti dell’attenzione nell’Esicasmo cristiano
    di Paolo Ottavi(*)

    Premessa

    Quella che presentiamo in queste pagine è una teoria dell’attenzione. Quantunque sia stata estrapolata a partire dalle opere di autori appartenenti ad un contesto particolare —il monachesimo cristiano antico— essa rappresenta comunque una teoria generale —ovvero un sistema di coordinate all’interno del quale è possibile inquadrare e spiegare una serie di dati osservativi— e la cui bontà o meno deve venire valutata come quella di qualunque altra teoria, cioè in funzione della quantità di dati dell’esperienza che riescono a trovare un ordine e un senso all’interno di essa.

    1. Che cos’è l’Esicasmo

    L’Esicasmo (dal greco esychía, ‘quiete’) è una corrente della spiritualità cristiano-orientale di stampo prevalentemente monastico. Ciò a cui ci riferiamo con questo termine è una realtà che copre un arco di tempo assai vasto: dal IV sec., l’epoca dei Padri del Deserto e dei grandi legislatori monastici, al 1870, data di pubblicazione dei ‘Racconti sinceri di un pellegrino al suo padre spirituale’ definitivo suggello dell’Esicasmo russo.
    L’Esicasmo è pertanto quella tradizione che a diritto raccoglie l’eredità del monachesimo primitivo, quel monachesimo con una spiccata vocazione ascetica che fu dei primi Padri, a partire da s. Antonio; soltanto che traduce l’ascesi corporea in un’ascesi mentale, la lotta per il controllo del corpo in una lotta per il controllo della mente. In ciò esso assorbe anche la forte tendenza mistica propria dei grandi Padri cappadoci del IV secolo (Basilio Magno, Gregorio di Nazianzo, Gregorio di Nissa e soprattutto Evagrio Pontico), una mistica influenzata indubbiamente da neoplatonismo e origenismo, ma con notevoli tratti originali. Tra questi, la netta impronta ‘psicologica’ che distingue gli scritti già dei primi autori propriamente ‘esicasti’ —ovvero quelli della scuola del monte Sinai, fiorita tra il VI e VII sec. (Nilo, Giovanni Climaco, Esichio di Batos, Filoteo Sinaita)— e che si sviluppa e si arricchisce nelle varie tappe del suo lungo percorso storico.


    2. Perché l’attenzione? la sfida della preghiera incessante

    Quali sono i motivi che portano dei monaci, dediti ad una vita solitaria, con un minimo di attività manuale di sostentamento, ad opere di pietà e al rispetto dei comandamenti, a sviluppare un interesse così forte, ipertrofico —spesso addirittura dismorfico rispetto alle stesse questioni teologiche— nei confronti dell’attenzione e dei modi per renderla il più possibile stabile, solida, orientata?
    Tutto ciò nasce dalla sfida, lanciata dai Padri, di prendere alla lettera l’esortazione di s. Paolo alla comunità di Tessalonica di "pregare incessantemente" (1Ts 5,17). Come mettere in pratica questo comandamento se non partendo da un efficace ‘allenamento’ e da una ristrutturazione profonda dell’attenzione tale da rendere possibile per un tempo indefinito l’orientamento della mente?


    Immagine tratta dal sito http://dlibrary.acu.edu.au/

    a) ridefinizione della preghiera: orationis status

    Innanzi tutto essi pervengono ad una ridefinizione di preghiera: non si tratta di formule da recitare, o per lo meno non solo di questo; la preghiera è uno stato, una diàthesis, una disposizione stabile dell’individuo, un modo di essere-nel-mondo, costantemente orientato verso il polo divino. Chiameremo tale situazione esistenziale dell’individuo orante teotropismo. Ciò che qui ci interessa è vedere come essi giungono ad ottenere tale disposizione stabilmente orientata e cosa intendono con il termine prosoché, ‘attenzione’.

    b) La teoria tripartita dell’attenzione

    Tra i Padri cristiani, e in modo particolare tra quelli greci, vi è assoluta concordanza nel considerare l’attenzione quale strumento insostituibile ai fini dell’evitamento del peccato, della pratica dei comandamenti e delle virtù, della meditazione e della preghiera; in una parola, dell’intero cammino di autosviluppo cristiano, e specialmente di quello di stampo monastico. Praticamente in ogni autore esicasta troviamo un accenno o una definizione o un elogio dell’attenzione; forse il più famoso è quello scritto da Niceforo il Solitario, considerato l’‘inventore’ del metodo psicofisiologico dell’Esicasmo:
    Alcuni dei santi hanno detto che l’attenzione è sorveglianza della mente, altri che è custodia del cuore, altri, sobrietà, altri, quiete [esychía] della mente e altri altre cose. Ma tutte queste sono un’unica e medesima definizione […]. Impara bene che cosa è attenzione e che cosa sono le sue proprietà. Attenzione è indizio chiaro di conversione; attenzione è invocazione dell’anima, odio del mondo e ascensione a Dio; attenzione è rifiuto del peccato e ricupero della virtù; attenzione è piena, indubitabile certezza del perdono dei peccati; attenzione è principio, o meglio, fondamento di contemplazione, giacché per essa Dio si affaccia e si manifesta alla mente; attenzione è imperturbabilità della mente, o meglio, è lo stato di imperturbabilità ["il suo stato immobile"] data in premio all’anima, dalla misericordia di Dio. Attenzione è purificazione dei pensieri, tempio del ricordo di Dio, custode della sopportazione di ciò che sopravviene; attenzione è causa, insieme, di fede, speranza e carità.

    Ci sembra di poter individuare, all’interno dell’universo semantico dell’Esicasmo, tre dimensioni generali dell’attenzione, e, conseguentemente, tre grosse cornici entro le quali inquadrare la totalità delle pratiche di autosviluppo proprie del monachesimo antico. Definiamo queste dimensioni come:

    - discernimento o attenzione al molteplice;

    - concentrazione o attenzione al singolare;

    - orientamento o attenzione al molteplice ed al singolare simultaneamente.

    Di ognuna di esse a) daremo una definizione, b) forniremo una panoramica delle tecniche atte a svilupparla e c) ne individueremo le finalità, o, meglio, illustreremo le caratteristiche dello stato (di coscienza) ultimo che discende da una perfetta padronanza di quel livello di attenzione. [...]

    (*) Psicologo.

    http://www.in-psicoterapia.com/xottavi.htm

    Dal sito http://www.in-psicoterapia.com/index.htm
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
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    Predefinito

    La comunità apostolica, riprendendo una tradizione antico-testamentaria, ha posto, fin dall'inizio, un’attenzione tutta particolare per il Nome che ha assunto il Figlio di Dio al momento della sua incarnazione: Gesù, che significa “Jhwh è salvezza”. Inoltre tre testi mettono in evidenza la venerazione della Chiesa primitiva verso il nome di Gesù: Fil 2,9-10; At 4,10-12; Gv 16,23-24.

    Tuttavia la Preghiera del cuore, radicata nel Nuovo Testamento, viene assunta da una «corrente» propria della spiritualità orientale antica che è stata chiamata esicasmo. Il nome proviene dal greco hesychìa, che significa calma, pace, tranquillità. L'esicasmo può essere definito come un sistema spirituale di orientamento essenzialmente contemplativo, che ricerca la perfezione dell'uomo nell’unione con Dio tramite la preghiera incessante. Tuttavia ciò che caratterizza tale movimento è l'affermazione della eccellenza o della necessità della stessa hesychia, della quiete, per raggiungere la pace con Dio. In un documento del monastero di Iviron del monte Athos si legge questa definizione: l'esicasta è colui che solo parla a Dio solo e lo prega senza posa.

    La storia dell'esicasmo inizia con i monaci del deserto d'Egitto e di Gaza. «A noi, piccoli e deboli, non resta altro da fare che rifugiarci nel Nome di Gesù», dice uno di loro. Si afferma poi al monastero del Sinai, con San Giovanni Climaco e rinascerà al Monte Athos nel sec. XIV.

    Nella letteratura monastica, il termine esichia significa tranquillità, quiete e pace come stato d'animo, condizione stabile del cuore necessaria per la contemplazione e distacco dal mondo, nella doppia accezione di solitudine e silenzio.

    L'esichia espressa nella solitudine e nel silenzio interiore (che viene raggiunta attraverso la solitudine e il silenzio esteriore) si presenta come un mezzo eccellente per raggiungere il fine dell'unione con Dio nella contemplazione, attraverso la preghiera o l'orazione ininterrotta. In quanto mezzo e non fine, l'esichia va distinta sia dalla apàtheià degli Stoici, intesa come assenza e liberazione dalle quattro passioni fondamentali (la tristezza, il timore, il desiderio e il piacere), sia dall'ataraxia degli Epicurei, che consiste nella libertà dell'anima dalle preoccupazioni della vita.

    Questi movimenti filosofici sottolineano e ricercano la pace e la quiete dell'animo come fine ultimo e non come mezzo per una pienezza di vita che solo Dio può concedere. Nella letteratura monastica, al contrario, e in particolare presso i Padri del deserto, l'esichia mantiene sernpre una coloritura di mezzo, un mezzo eccellente, un cammino di amore autentico, vissuto nel silenzio e nella solitudine, al fine di raggiungere la preghiera vera e l'autentica contemplazione.

    Per cogliere i vari aspetti dell'esichia che il monaco è chiamato ad esprimere possiamo riferirci alla vita di padre Arsenio, il padre degli anacoreti. Ecco come viene raccontata la sua vocazione all'esichia: «Padre Arsenio, quando ancora abitava nel palazzo imperiale, pregò Dio con queste parole: "Signore mostrami la strada che conduce alla salvezza". E una voce si rivolse a lui e gli disse: "Arsenio fuggi gli uomini e sarai salvato". Lo stesso, divenuto anacoreta, nella sua condizione di eremita, di nuovo rivolse a Dio la stessa preghiera, e intese una voce che gli disse: "Arsenio fuggi (il mondo), resta in silenzio e riposa nella pace (esichia). È da queste radici che nasce la possibilità di non peccare"» (Arsenio 1.2).

    Quest'ultima frase è all'inizio della vocazione degli esicasti: Fuge, Tace, Quiesce, Fuggi, Taci, Riposa. La fuga dal mondo, il silenzio e la pace interiore sono i tre atteggiamenti che danno forma allo stato di vita del monaco, in particolare dell'anacoreta.

    Dal sito www.esicasmo.it


  3. #3
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  4. #4
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    Predefinito Riferimento: L'Esicasmo

    "L' esicasmo russo. Introduzione alla spiritualità degli slavi orientali" di D'Antiga è una buona pubblicazione per cominciare a conoscere l'esicasmo prima di addentrarsi in testi specifici.

  5. #5
    .
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    Predefinito Riferimento: L'Esicasmo

    Alcuni testi della "Filocalia"

    Qui ,alcuni brani del "Racconto del pellegrino russo"

  6. #6
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    Predefinito Rif: Riferimento: L'Esicasmo

    La fatica del cuore - Saggio sull'esegesi esicasta

    di Enrico Montanari

    La fatica del cuore: saggio sull ... - Google Libri


    Immagine tratta dal sito The Orthodox Pages
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 28-10-09 alle 23:23
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  7. #7
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    Predefinito Rif: L'Esicasmo

    Le tariche sufi (quella che abbracciò, ad esempio Guenon, quando decise di fermarsi al Cairo) usano le medesime tecniche dell'esicasmo sia nelle preghiera individuale che quella collettiva che tanto lo attraeva.
    Morì pregando con tecniche di controllo del respiro, morte gloriosa.

 

 

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