



A questo punto c'è davvero da invidiare i fortunati.
Infatti chi gl'è andata male senza rimedio ha solo due scelte: o restare nel fango dove sta o varcare la soglia senza però sapere cosa troverà dall'altra parte.
Nel primo caso è perdita certa, nel secondo una perdita incerta ma forse peggiore.:mmm:
L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio


trasformazione significa che un terminus ad quo diviene ad quem, cioè che banalmente un principiale diviene risultante. se l'essere è questo principiale di certo non puoi venirmi a dire che il risultato è l'essere medesimo, altrimenti, molto banalmente, non vi sarebbe alcuna trasformazione.
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.


L'essere principale trascende le nostre capacità conoscitive, ragion per cui ai nostri occhi il principale coincide con il risultante. D'altra parte come dicevo ad un altro utente il sistema assiomatico di Parmenide è privo di autoevidenza in quanto ai nostri occhi l'essere:
- Si genera
- Si muove
- Muore
- E' imperfetto




Puoi spiegarti in modo comprensibile?
Non mi riferisco all'Essere "vuoto" e formale di Parmenide, ma alla molteplicità semantica che appare.D'altra parte come dicevo ad un altro utente il sistema assiomatico di Parmenide è privo di autoevidenza in quanto ai nostri occhi l'essere:
- Si genera
- Si muove
- Muore
- E' imperfetto
Parmenide ha il merito di portare alla luce la legge oppositiva ma non semantizza adeguatamente l'essere, proprio perchè la negazione delle differenze deve ammetterle implicitamente per realizzarsi, operazione alla quale provvede Platone
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.


L'essere principale, cioè l'assoluto, è qualcosa che è al di là delle nostre capacità conoscitive... Per cui dobbiamo affidarci a considerazioni sul mondo immanente, senza impazzire e perderci in considerazioni su qualcosa che è oltre il nostro potere conoscitivo... Proprio perchè trascende... Cioè è al di sopra e al di là..
Ma Platone pone sempre lo stesso problema di sfociare da argomenti prettamente ontologici ad argomenti religiosi e spirituali... Si pone sempre il problema di voler definire l'assoluto...


Francamente non capisco dove tu voglia andare a parare. D'altra parte che si dia una dimensione assoluta oltre quella finita è contraddittorio, dal momento che risulterebbe limitata da quella finita e dunque non potrebbe essere infinita. Quando parlavo dell'essere parlavo appunto dell'essere che è immediatamente presente, che è appunto un plesso semantico articolato (una molteplicità di enti che sono). E quando dico che è contraddittorio pensare ad una trasformazione immanente intendo dire che è contraddittorio che gli enti divengano altro da sé, proprio perchè divenendo altro diventano nulla (e mi rifiuto di credere che non si riesca a capirne il motivo, nel 2009, con 2500 anni di ontologia alle spalle).
Quando un principiale diviene risultante il principiale E' il risultante, non è che prima ci sia semplicemente il principiale e in un secondo momento semplicemente il risultante, altrimenti il risultante non sarebbe risultante (non risulterebbe da un processo diveniente, per definizione). Ma dicendo che l'uno diviene l'altro si sta dicendo che l'uno E' l'altro, non che si da semplicemente il secondo, ma che si da il primo come secondo (dove il secondo non è solo l'ente risultante, ma anche il nulla assoluto in cui il principiale si porta).
Il divenir altro, in qualsiasi modo lo si voglia intendere, è l'assurdo, perchè è identificazione dei non identici, cioè diversificazione dell'identico.
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.


Ho perso il filo del discorso circa la dimensione assoluta, non mi ricordo dove volessi andare a parare quindi passo subito al secondo punto...
Il problema ontologico del divenire altro è senza dubbio assurdo, ma l'eterno ritorno mi sembra sia in grado di motivarlo in maniera abbastanza credibile, perchè effettivamente quel qualcosa che esiste nel nostro universo tende a ripetersi in maniera ciclica... E il divenire altro potrebbe essere il ciclo che si ripete.....

