
Originariamente Scritto da
Platone
Mi limito a questo spezzone, che tanto non cambia nulla a risponderti al resto.
L'argilla del bicchiere non può essere assolutamente l'argilla della bottiglia, questo mi pare sia (ti sia) difficile da capire: se ammetti che lo sia sei costretto a dire (come fai) che la sintesi (che appare) tra argilla e bicchiere diventa la sintesi tra argilla e bottiglia, cioè come scrivi tu stesso che Ay diventi Ax.
La relazione tra A e y e tra A e x è un essente, cioè un positivo significare (cioè l'identità stessa di materia e forma): dicendo che l'una diviene l'altra dici tre contraddizioni in un colpo solo: da un lato la sintesi Ay diviene (e dunque E') la sintesi Ax (visto che la prima si sciolglie mandando il bicchiere nel non-essere e dal non-essere proviene la bottiglia), dall'altro la sintesi Ax va nel nulla assoluto (ci va perchè non ne è più assolutamente niente di essa, dal momento che solo il bicchiere va nel non essere mentre l'argilla, secondo te, permane) e infine è la sintesi Ay a uscire dal nulla assoluto (perchè prima l'argilla era comunque presente ma isolata dalla bottiglia che se ne stava nel non essere).
Anche ammettendo che ogni componente di forma e materia rimangano, come ho già scritto devi pur ammettere che la loro relazione (il positivo significare della relazione, cioè la loro identità: materia = esser assieme alla forma) venga meno, ma questa volta non puoi dire che vada nel non-essere (nel non-essere va solo la forma, se andasse pure la relazione, cioè l'identità con l'altro, l'uguaglianza, allora si porterebbe dietro pure l'argilla, ma allora mi daresti ragione perchè significherebbe dire che l'ente si conserva totalmente).
Oltretutto, voglio farti notare, stai scrivendo precisamente che Ay diviene Ax, lo scrivi tu stesso! cioè la relazione di A con x diviene (e dunque E') la relazione di A con y, e dunque una relazione (chiamiamola S) diventa e si uguagli ad una diversa relazione (chiamiamola F): S=F, cioè uguaglianza di positivo e negativo.
Se chiamiamo apparire e non-apparire la dimensione dell'esistenza e del non-essere si fa prima, e forse ci si capisce meglio: nessuno dice che l'ente non si porti nel non apparire, per definizione l'ente scompare, lo attesta l'esperienza, ma questo è altro dal dire che l'ente debba divenire: l'esperienza attesta l'apparire e lo scomparire dell'ente, non la sua trasformazione.