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  1. #371
    Sessantottino radicalchic
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    Predefinito Re: "Meno studi, meglio vivi"

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    diciamo che sono tutti bravissimi a far finta di lavorare, almeno quanto lo sono a lamentarsi
    Ché poi giudizi del genere, caratterizzati da tale olimpico disprezzo, provengono da personaggi come Brunetta, dico, Brunetta...
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  2. #372
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    Predefinito Re: "Meno studi, meglio vivi"

    Comunque non capisco questa cosa di voler adattare il mercato all'istruzione invece che l'istruzione al mercato.
    .
    Il vizio insito nel capitalismo è la ineguale distribuzione della ricchezza. La virtù insita nel socialismo è la uguale distribuzione della miseria.

  3. #373
    Sessantottino radicalchic
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    Predefinito Re: "Meno studi, meglio vivi"

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    tutta roba che con la sociologia c'entra ben poco, visto che si tratta di statistica di base
    Dovrebbero dar lavoro ai laureati in Economia, e invece!
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  4. #374
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    Predefinito Re: "Meno studi, meglio vivi"

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    tutta roba che con la sociologia c'entra ben poco, visto che si tratta di statistica di base
    La statistica può evidenziare l'esistenza di un fenomeno, ma l'analisi del significato dello stesso ed anche della sua importanza al di là dei valori statistici è un campo in cui i sociologi sono più adatti.
    Inoltre i sociologi sono solitamente la prima scelta per lavorare nel campo delle risorse umane in un azienda.

  5. #375
    acquenere
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    Predefinito Re: "Meno studi, meglio vivi"

    Citazione Originariamente Scritto da Iluvatar85 Visualizza Messaggio
    La statistica può evidenziare l'esistenza di un fenomeno, ma l'analisi del significato dello stesso ed anche della sua importanza al di là dei valori statistici è un campo in cui i sociologi sono più adatti.
    Inoltre i sociologi sono solitamente la prima scelta per lavorare nel campo delle risorse umane in un azienda.
    Sì, anche psicologia.

  6. #376
    Cancellato
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    Predefinito Re: "Meno studi, meglio vivi"

    Citazione Originariamente Scritto da Mario Rossi Visualizza Messaggio
    Ché poi giudizi del genere, caratterizzati da tale olimpico disprezzo, provengono da personaggi come Brunetta, dico, Brunetta...
    che io sappia prima di entrare in politica era un accademico di tutto rispetto.

  7. #377
    Sessantottino radicalchic
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    Predefinito Re: "Meno studi, meglio vivi"

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    che io sappia prima di entrare in politica era un accademico di tutto rispetto.
    Il bello è che prima accusi i baroni e poi fai le sviolinate a un socialista.
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  8. #378
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    Predefinito Re: "Meno studi, meglio vivi"

    Bisogna disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l'uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici; di fatti bruti e sconnessi che egli poi dovrà casellare nel suo cervello come nelle colonne di un dizionario per poter poi in ogni occasione rispondere ai vari stimoli del mondo esterno. Questa forma di cultura è veramente dannosa specialmente per il proletariato. Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell'umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri. Serve a creare quel certo intellettualismo bolso e incolore, cosí bene fustigato a sangue da Romain Rolland, che ha partorito tutta una caterva di presuntuosi e di vaneggiatori, piú deleteri per la vita sociale di quanto siano i microbi della tubercolosi o della sifilide per la bellezza e la sanità fisica dei corpi. Lo studentucolo che sa un po' di latino e di storia, l'avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciar passare dei professori crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio specializzato che adempie nella vita ad un compito ben preciso e indispensabile e che nella sua attività vale cento volte di piú di quanto gli altri valgano nella loro. Ma questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce.

    La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri. Ma tutto ciò non può avvenire per evoluzione spontanea, per azioni e reazioni indipendenti dalla propria volontà, come avviene nella natura vegetale e animale in cui ogni singolo si seleziona e specifica i propri organi inconsciamente, per legge fatale delle cose. L'uomo è soprattutto spirito, cioè creazione storica, e non natura. Non si spiegherebbe altrimenti il perché, essendo sempre esistiti sfruttati e sfruttatori, creatori di ricchezza e consumatori egoistici di essa, non si sia ancora
    realizzato il socialismo. Gli è che solo a grado a grado, a strato a strato, l'umanità ha acquistato coscienza del proprio valore e si è conquistato il diritto di vivere indipendentemente dagli schemi e dai diritti di minoranze storicamente affermatesi prima. E questa coscienza si è formata non sotto il pungolo brutale delle necessità fisiologiche, ma per la riflessione intelligente, prima di alcuni e poi di tutta una classe, sulle ragioni di certi fatti e sui mezzi migliori per convertirli da occasione di vassallaggio in segnacolo di ribellione e di ricostruzione sociale. Ciò vuol dire che ogni rivoluzione è stata preceduta da un intenso lavorio di critica, di penetrazione culturale, di permeazione di idee attraverso aggregati di uomini prima refrattari e solo pensosi di risolvere giorno per giorno, ora per ora, il proprio problema economico e politico per se stessi, senza legami di solidarietà con gli altri che si trovavano nelle stesse condizioni. L'ultimo esempio, il piú vicino a noi e perciò meno diverso dal nostro, è quello della Rivoluzione francese. Il periodo anteriore culturale, detto dell'illuminismo, tanto diffamato dai facili critici della ragione teoretica, non fu affatto, o almeno non fu completamente quello sfarfallio di superficiali intelligenze enciclopediche che discorrevano di tutto e di tutti con pari imperturbabilità, che credevano di essere uomini del loro tempo solo dopo aver letto la Grande enciclopedia di D'Alembert e Diderot, non fu insomma solo un fenomeno di intellettualismo pedantesco ed arido, simile a quello che vediamo dinanzi ai nostri occhi, e che trova la sua maggiore esplicazione nelle Università popolari di infimo ordine. Fu una magnifica rivoluzione esso stesso, per la quale, come nota acutamente il De Sanctis nella Storia della letteratura italiana, si era formata in tutta l'Europa come una coscienza unitaria, una internazionale spirituale borghese sensibile in ogni sua parte ai dolori e alle disgrazie comuni e che era la preparazione migliore per la rivolta sanguinosa poi verificatasi nella Francia.

    In Italia, in Francia, in Germania si discutevano le stesse cose, le stesse istituzioni, gli stessi principi. Ogni nuova commedia di Voltaire, ogni nuovo pamphlet era come la scintilla che passava per i fili già tesi fra Stato e Stato, fra regione e regione, e trovava gli stessi consenzienti e gli stessi oppositori da per tutto e contemporaneamente. Le baionette degli eserciti di Napoleone trovavano la via già spianata da un esercito invisibile di libri, di opuscoli, che erano sciamati da Parigi fin dalla prima metà del secolo XVIII e che avevano preparato uomini e istituzioni alla rinnovazione necessaria. Piú tardi, quando i fatti di Francia ebbero rinsaldate le coscienze, bastava un moto popolare a Parigi per suscitarne altri simili a Milano, a Vienna e nei piú piccoli centri. Tutto ciò sembra naturale, spontaneo ai faciloni, e invece sarebbe incomprensibile se non si conoscessero i fattori di cultura che contribuirono a creare quegli stati d'animo pronti alle esplosioni per una causa che si credeva comune.

    Lo stesso fenomeno si ripete oggi per il socialismo. È attraverso la critica della civiltà capitalistica che si è formata o si sta formando la coscienza unitaria del proletariato, e critica vuol dire cultura, e non già evoluzione spontanea e naturalistica. Critica vuol dire appunto quella coscienza dell'io che Novalis dava come fine alla cultura. Io che si oppone agli altri, che si differenzia e, essendosi creata una meta, giudica i fatti e gli avvenimenti oltre che in sé e per sé anche come valori di propulsione o di repulsione. Conoscere se stessi vuol dire essere se stessi, vuol dire essere padroni di se stessi, distinguersi, uscire fuori dal caos, essere un elemento di ordine, ma del proprio ordine e della propria disciplina ad un ideale. E non si può ottenere ciò se non si conoscono anche gli altri, la loro storia, il susseguirsi degli sforzi che essi hanno fatto per essere ciò che sono, per creare la civiltà che hanno creato e alla quale noi vogliamo sostituire la nostra. Vuol dire avere nozioni di cosa è la natura e le sue leggi per conoscere le leggi che governano lo spirito. E tutto imparare senza perdere di vista lo scopo ultimo che è di meglio conoscere se stessi attraverso gli altri e gli altri attraverso se stessi.

    Se è vero che la storia universale è una catena degli sforzi che l'uomo ha fatto per liberarsi e dai privilegi e dai pregiudizi e dalle idolatrie, non si capisce perché il proletariato, che un altro anello vuol aggiungere a quella catena, non debba sapere come e perché e da chi sia stato preceduto, e quale giovamento possa trarre da questo sapere.

    link: Socialismo e cultura : iskra


    Antonio Gramsci, noto difensore degli ignoranti...
    Ultima modifica di TEBELARUS; 08-07-12 alle 20:24
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    ► STATI UNITI D'EUROPA, SUBITO! Tutti gli Stati a Ovest della Russia!
    ♫ Top 25 Vocal Trance Spring 2015 l Amazing Vocal Trance Mix ♫

  9. #379
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    Predefinito Re: "Meno studi, meglio vivi"

    Citazione Originariamente Scritto da Zaccanasta Visualizza Messaggio
    Comunque non capisco questa cosa di voler adattare il mercato all'istruzione invece che l'istruzione al mercato.
    Se l'istruzione fosse assoggettata al mercato, intere discipline del sapere morirebbero. Già adesso siamo ad un livello di intrusione intollerabile. Il sapere necessita di un mercato a sè stante, i cui giudici siano i sapienti stessi e non dei bottegai di strada.
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  10. #380
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    Predefinito Re: "Meno studi, meglio vivi"

    Citazione Originariamente Scritto da Mario Rossi Visualizza Messaggio
    Se l'istruzione fosse assoggettata al mercato, intere discipline del sapere morirebbero. Già adesso siamo ad un livello di intrusione intollerabile. Il sapere necessita di un mercato a sè stante, i cui giudici siano i sapienti stessi e non dei bottegai di strada.
    come è noto ad harvard non c'è un dipartimento di filosofia

 

 
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