Se il Cav è cotto perché tutti lo temono?
I nemici di Berlusconi, terrorizzati dall’idea che si ricandidi, lo danno per vinto. Ma il giudizio spetta agli elettori
Vittorio Feltri- Dom, 15/07/2012
La notizia che Silvio Ber*lusconi ha (o avrebbe) deciso di fare macchi*na indietro e tornare in politica in qualità di candidato premier del centrodestra, co*m’era scontato, ha suscitato nello schieramento avversario reazio*ni più o meno scomposte e com*menti improntati a indignazione, per non dire di peggio. Secondo qualcuno, i grandi leader europei sarebbero preoccupati: temono che col Cavaliere ancora sulla sce*na la situazione politica italiana possa complicarsi al punto da pre*giudicare la stabilità continenta*le.
Tutto ciò ci sembra strano, ma ne prendiamo atto. Qualcosa co*munque non quadra. Ascoltando e leggendo le dichiarazioni di per*sonaggi della sinistra nostrana si rimane basiti: il fondatore del Pdl ormai è cotto, ha perso grinta e fan*tasia, le sue idee, ammesso ne ab*bia, sono tramontate, non convin*cono più nessuno. In breve: l’uo*mo non avrebbe alcuna probabili*tà di risalire ai vertici. Poniamo che questi giudizi non siano campati in aria e destinati a trovare conferma nelle urne il prossimo anno, quando si andrà a votare. Nel caso, i detrattori del*l’ex premier dovrebbero festeggia*re la sua ridiscesa in campo, felici di dover competere con uno scon*fitto in pectore . Molto meglio combattere contro un Pdl guidato da un signore stanco che non contro un Pdl condotto da un comandante fresco, lungi*mirante, pieno di energie e di immaginazio*ne. Anziché stracciarsi le vesti e addirittura deridere il Cavaliere redivivo, i progressisti dovrebbero essere felici di averlo davanti barcollante e di potersene sbarazzare sen*za fatica.
Chissà perché, viceversa, ostentano di*sgusto come usavano certi pugili che, sali*ti sul ring, si insultavano a sangue, ancor prima del gong, nel puerile tentativo di vincere il match a parole invece che a pu*gni. Sottovalutare e disprezzare l’antago*nista in realtà è segno di debolezza, rivela un terrore inconscio di esserne travolti. Quando Pier Luigi Bersani afferma che il rientro di Berlusconi è una sciagura, non si rende conto di dire una bestialità: non tocca a lui emettere sentenze, bensì agli elettori.In democrazia, piaccia o no, sono i voti a decretare chi vince. E se il segretario del Pd si misurasse con un rivale debole non sarebbe per lui una disgrazia, ma una for*tuna. Il problema è che la fortuna bisogna guadagnarsela evitando anzitutto di ren*dersi ridicoli,mentre Bersani in questa fa*se, corteggiando Pierferdinando Casini e osteggiando Matteo Renzi, traccheggian*do sulle alleanze con Nichi Vendola e An*tonio Di Pietro, mostra di assomigliare di più alla caricatura che ne fa il comico Mau*rizio Crozza che a un leader di partito.A proposito, un paio di giorni fa, Miche*le Serra ha scritto sulla Repubblica un cor*siv*o in cui osservava che il copione del Ca*valiere, vecchio di vent’anni, è scaduto e improponibile. Può essere che il brillante giornalista abbia ragione.Ma gli consiglie*rei di dare un’occhiata a quello di Bersani, se è in grado di recuperarne una copia, ciò che a noi non è riuscito facendoci nascere il sospetto che non esista neppure l’origi*nale.Abbiamo l’impressione che la sinistra, data la minaccia dei grillini, sia costretta alla fine - se non muta la legge elettorale *ad adottare la formula Romano Prodi, falli*ta due volte: tutti i progressisti nella mede*sima coalizione. È questo il copione gradi*to a Serra? Sarebbe questa la novità politi*ca che fa risaltare l’inadeguatezza di Berlu*sconi? Se è così, molti italiani penseranno che peggio del centrodestra c’è solo il cen*trosinistra. E sceglieranno il male minore.
Se il Cav è cotto perché tutti lo temono? - ilGiornale.it




Rispondi Citando
