User Tag List

Risultati da 1 a 8 di 8
Like Tree2Likes
  • 1 Post By Silvia
  • 1 Post By Silvia

Discussione: I fuochi fatui

  1. #1
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,415
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito I fuochi fatui

    I fuochi di Sant'Elmo
    Sono detti fuochi fatui o, quando compaiono sulle navi, fuochi di Sant'Elmo. Si tratta di fiammelle vaganti di origine ignota fino a tempi vicini a noi, che diedero origine alle più svariate e contrastanti superstizioni.

    Secondo alcuni, i fuochi fatui sarebbero stati anime dannate che avrebbero attirato i viandanti verso cimiteri, infide paludi, terre senza ritorno; secondo altri spiriti benigni, i quali avrebbero condotto i coraggiosi che avrebbero osato seguirli nella notte di Santa Walpurga (quella del 1° maggio, quando nel folklore tedesco ha luogo il sabba) in luoghi dove erano sepolti fantastici tesori.

    Il fuoco di Sant'Elmo, protettore dei marinai (si tratta in verità di San Pedro Gonzales, confuso con Sant'Erasmo, vescovo siriano), ha ugualmente, nelle credenze popolari, due significati: stando ai navigatori che ebbero alla sua vista esperienze confortanti, esso porterebbe le imbarcazioni alla salvezza, secondo altri le faville elettriche che durante le tempeste coronano le alberature delle navi rappresenterebbero un cattivo presagio.

    C'è chi fa nascere il fuoco di Sant'Elmo dai 'velieri fantasma'. Non dimentichiamo che quest'ultima leggenda è molto posteriore, ma proponiamo ai lettori la storia, a titolo di curiosità.

    Nell'autunno del 1752 un vecchio tre alberi, il Palatine, lasciò l'Olanda alla volta del 'nuovo mondo', carico di emigranti. La destinazione doveva essere Filadelfia, dove però non giunse mai, a causa dell'ubriachezza cronica del capitano, del malcontento degli ufficiali e dell'indisciplina dell'equipaggio. Neik pressi delle coste della Nuova Inghilterra scoppiò un feroce alterco, il comandante venne buttato a mare e i suoi uomini, dopo aver fatto man bassa del denaro dei passeggeri, fuggirono sulle due uniche scialuppe di salvataggio. E il Palatine, in una notte tra Natale e Capodanno, si arenò sulla costa dell'isoletta di Block, a circa 18 chilometri da Long Island.

    I pescatori di quel misero lembo di terra accolsero i passeggeri, saccheggiarono il tre alberi e lo incendiarono, risospingendolo in alto mare, dove sarebbe affondato.

    Una donna rimasta a bordo, però (sempre secondo la leggenda), si sarebbe aggrappata al parapetto, chiedendo disperatamente aiuto, purtroppo non più in tempo per essere salvata.


    Immagine dal sito http://www.wikimedia.org

    Ebbene, ancora oggi c'è chi afferma di vedere, nella settimana di Natale, la sagoma di una nave in fiamme. E dalla cima dei suoi pennoni si sprigionerebbero strani bagliori.

    Un altro racconto è dovuto al proprietario di un peschereccio di Long Island, che lo pubblicò sul periodico Scientific American, nel 1882, proponendo una spiegazione abbastanza plausibile del fenomeno.

    "Durante un'uscita a pesca", egli riferì, "un mio uomo disse: 'Speriamo di non abbandonare il Capo!', riferendosi a Montank. Gli chiesi perché avesse pronunciato quella frase ed egli, dopo aver tergiversato, finì per rispondermi di aver visto al largo un veliero che navigava in silenzio nel pieno della notte.

    Il marinaio venne deriso e il peschereccio gettò l'ancora nella Baia del Giardiniere, poche miglia a ovest dell'isola di Block. Ebbene, quella notte il capitano venne bruscamente svegliato dal suo secondo, che lo condusse sul ponte.

    Scorsero un natante piuttosto grosso, una goletta che avanzava puntando direttamente verso noi. Io mi accostai ai due, gridando: ' Ohi, della goletta! Virate di bordo!', ma in un attimo le vele bianche furono su noi. Stavo per buttarmi in mare, quando, d'improvviso, il vascello sparì e il timoniere ci venne a chiedere se per caso non avevamo le traveggole.

    Ebbene, giurerei di aver visto l'Olandese Volante!".

    Una settimana dopo, l'episodio si ripetè e, con una decisione improvvisa, il capitano ordinò di seguire il 'fantasma' e dichiarò in seguito: "Così come sono certo di essere vivo, vi assicuro che non avere mai fatto una pesca tanto abbondante. E penso che la luminscenza bianca fosse data in realtà non dalle vele di un'imbarcazione, ma dalla fosforescenza di un immenso banco di pesci che, muovendosi in una massa compatta, possono certo produrre tale effetto".

    Il professor W. E. Ganong condusse un'inchiesta sul caso, e i risultati furono pubblicati sul periodico della Società storica nazionale del New Brunswick. Dopo avere attentamente esaminato i fatti e interrogato parecchi attendibili testimoni, lo studioso pervenne a queste conclusioni:
    1) Vengono sovente avvistate sul mare luci che sembrano misteriose, ma sono in realtà di natura fisica.
    2) Esse si mostrano in ogni stagione, ma soprattutto in inverno e in estate.
    3) Tali appariznioni, in genere, precedono le tempeste.
    4) La maggior parte di esse ha forma grossolanamente emisferica, con la parte piatta quasi poggiata sull'acqua. Talvolta brillano semplicemente, senza cambiare aspetto, talvolta si sollevano in leggere colonne che ai marinai possono sembrare vele spiegate.

    (continua)
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 04-08-16 alle 00:14
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,415
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: I fuochi fatui

    Il professor Ganong, pur non escludendo altre ipotesi, propende per la teoria che possa trattarsi di fuochi di Sant'Elmo.

    Veniamo ora ai fuochi fatui osservati sulla terraferma, che fuono addirittura oggetto, alla fine dello scorso secolo e all'inizio del nostro, di un'inchiesta governativa statunitense.

    La cosa prese avvio dal fatto che, a partire dal 1850, gli abitanti della zona di Ratlesnake, nella Carolina del Nord, avevano osservato luci, ora rosse, ora bianco-giallastre, che comparivano su un altopiano dei monti Appalachi. Cominciarono, naturalmente, a circolare storie su spiiti che avrebbero popolato i vicini rilievi, e la faccenda non si esaurì.

    L'inchiesta promossa da Washington non approdò a nulla, ma le apparizioni continuarono, tanto che nel 1913 alcuni specialisti del Servizio geologico degli Stati Uniti furono inviati sul posto a studiare il fenomeno. Essi constatarono che la zona era costituita da normale granito, che non esistevano paludi nelle vicinanze e che, quindi, non si poteva parlare di fuochi fatui. Gli esperti ne dedussero che i fenomeni dovevano essere attribuiti ai fari delle locomotive, ma i membri del congresso che avevano promosso l'inchiesta non si mostrarono soddisfatti di tale versione e organizzarono un'altra spedizione destinata a operare in una zona più vasta. Essa giunse alla conclusione che le 'luci' erano dovute per il 47 per cento ai fari delle locomotive, per il 33 per cento a quelli delle automobili e per il restante 20 per cento a luci fisse e falò di sterpaglie. Osservò, inoltre, che la zona sita ai piedi della montagna era spesso coperta di nebbia e che l'aria conteneva una cospicua quantità di polvere, per cui l'atmosfera risultava particolarmente rifrangente.

    Un ulteriore rapporto, del 1925, segnalò molti clamorosi errori del precedente. Si fece osservare, tra l'altro, che le 'luci' erano state osservate almeno sessant'anni addietro, cioè parecchi decenni prima che venisse costruita la ferrovia locale e circa mezzo secolo prima che comparissero le automobili. Inoltre, un'inondazione avvenuta nel 1916 aveva causato interruzioni alle strade e alla linea ferrata e, nonostante ciò, le 'luci' erano regolarmente comparse. Un elemento importante è dato dal fatto che esse brillavano dopo periodi di siccità più o meno lunghi: tanto conferma il fatto che l'umidità (data, in questo caso, da un piccolo fiume) contribuisce alla realizzazione del fenomeno.


    Un antico cimitero (Podgorze, Cracovia), tipico luogo in cui osservare i fuochi fatui
    Immagine dal sito http://www.significantcemeteries.org/

    Anche nelle zone in cui si incontrano i confini del Kansas, del Missouri e dell'Oklahoma, gli strani fuochi compaiono spessissimo, tanto che hanno dato luogo a una fiorente industria turistica. Pure qui, tra le città di Columbus, Jopline e Miami (non quella della Florida, naturalmente), scorre un fiume, lo Spring, e la sua presenza, con la foschia che esso determina, potrebbe far pensare a una rifrazione della luce dei fari delle automobili in transito, anche perché alcune luminosità si scorgono a coppie, rosse e bianche, proprio come quelle dei veicoli.

    La soluzione sembrerebbe ovvia, però non lo è affatto, poiché anche in quella zona i fuochi fatui comparvero assai prima dell'uso delle macchine.

    Ma torniamo agli 'spiriti'. La storia inizia nel 1880, in piena epoca della corsa all'oro, quando sorse nel Colorado, nei pressi della cosiddetta 'Montagna Umida', una cittadina di cinquemila abitanti, oggi quasi completamente deserta, Dal cimitero si innalzavano, in corrispondenza delle tombe, luci bianco-azzurre. Sia il quotidiano New York Time che la rivista National Geographic inviarono sul posto i loro cronisti, che non riuscirono però a cavare il proverbiale ragno dal buco, inseguendo invano le fiammelle.

    Pure in questo caso s'ipotizzò che i 'fuochi' non fossero che riflessi delle luci della vicina Westcliffe, ma la teoria cadde alla semplice constatazione che le fiammelle spuntano anche quando, a causa della nebbia, la città è completamente invisibile dagli immediati dintorni. Venne tirata in ballo anche la radioattività, ma gli appositi strumenti non ne rivelarono la minima traccia.

    La scienza è pervenuta ora a svelarci il mistero: i fuochi di Sant'Elmo, che appaiono sui vecchi pennoni, nei cimiteri e, in genere, in terreni umidi e grassi, sono dovuti a esalazione e accensione spontanea d'idrogeno fosforato prodotto dalla fermentazione di sostanze organiche.

    A volte si può anche trattare di scariche elettriche, di meteoriti, di fulmini globulari (un caso raro, quest'ultimo, ma assai impressionante), di effetti di riflessione e rifrazione atmosferica e di altri fenomeni ancora.

    Meno male che, almeno qui, non sono finora stati coinvolti gli onnipresenti 'dischi volanti' con le loro luci abbaglianti e i loro misteriosi abitatori.

    Da Dimensione X (Edipem)
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 04-08-16 alle 00:14
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  3. #3
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,011
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    I fuochi fatui sono tenui luminosità, simili a deboli fiammelle, che si sprigionano (ma sempre più raramente) di notte, vicino ad acquitrini e cimiteri. Nelle leggende popolari, queste luminescenze bluastre prendono forma di spiriti vaganti, effimeri e irraggiungibili: prova evidente dell'esistenza dell'anima.



    Conosciuti da secoli in tutto il mondo, sono considerati un fenomeno naturale dovuto ai gas prodotti dalla decomposizione di materiale organico. Per questo sono spesso associati a cimiteri e paludi, ma la loro reale composizione è tuttora ignota. Una teoria suggerisce che siano generati dal metano, uno dei gas prodotti dalla putrefazione, mescolato a tracce di fosfina, un composto che si autoincendia a contatto con l'aria, incendiando a sua volta il metano. Con questa ipotesi, però, contrastano le poche testimonianze dirette di persone che li hanno avvicinati fino a toccarli e che parlano di qualcosa di simile a un vapore luminoso freddo. Potrebbe allora trattarsi non di combustione, ma di chemiluminescenza (o fosforescenza) della fosfina. Ma nessuno ha mai catturato, analizzato o riprodotto in laboratorio un fuoco fatuo, e la letteratura scientifica sull'argomento è quasi nulla.

  4. #4
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,011
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Quando un fenomeno sconosciuto irrompe nella nostra realtà sembra che la prima urgenza sia quella di catalogarlo e per far ciò dargli un nome (forse nel tentativo di comprenderlo subito). I fuochi fatui, ovvero tutte quelle luci legate in qualche modo al soprannaturale ed al mondo dei morti, hanno assunto, dall'antichità ad oggi, una serie infinita di varianti terminologiche che cambiano a secondo del paese, della lingua, della località e del contesto culturale. Molte più pagine di queste sarebbero necessarie solo per la semplice elencazione dei nomignoli assunti dai fuochi fatui nelle principali lingue; tra i più comuni abbiamo: feux follets, farfadet, will-o'-the-wisp, Jack o' lantern, spooky-lights, corpse candles, ghost-lights, foolish fire, vaett lys, irrlicht, fuego fatuo, luz mala, etc.



    Illustrazione dal Calendrier des Bergers


    E' in Francia che, della denominazione "feu follet", abbiamo una delle prime versioni scritte attorno al 1491: "feu qui est fol" (fuoco che è folle). Si tratta dell'elencazione fatta da un almanacco stampato a Parigi: "Illustrations de Composte et Calendrier des Bergers". Oltre all’iconografia del "feu qui est fol", venivano citate ed illustrate una serie di altre fenomenologie, oggi di difficile identificazione: "chandelle ardant", "feu montant", "enticelles ardantes", "chievres de feu saillantes", etc.



    Illustrazione dal Calendrier des Bergers


    Le tre illustrazioni di questo almanacco sono molto sofisticate e piene di dettagli che sembrano avere ispirato anche le immagini contenute nel testo filosofico "Margarita philosophica" che però già a partire dalla prima edizione del 1503 usava il termine "ignis fatuus". Il "Margarita philosophica" del monaco tedesco Gregorius Reisch (che lo aveva scritto, in latino, tra il 1489 ed il 1496) presenta infatti un’illustrazione meno elaborata dell'"ignis fatuus" accanto a tre immagini simili a quelle già presenti nel "Calendrier des Bergers": "capre (di fuoco) danzanti", "stella cadente" e "dragone volante". L’"ignis fatuus" è qui rappresentato come uno spiritello avvolto dalle fiamme. Pare quindi che gli almanacchi medioevali non siano da trascurare e sottovalutare alla stregua di semplice letteratura popolare, ed anzi alcuni studiosi li hanno proprio considerati come il punto di passaggio tra le dottrine esoteriche medioevali che davano atto dei comportamenti della Natura e la scienza sperimentale successiva.

    Mentre si rafforzava il termine di "fuoco fatuo" molti altri cadevano completamente nell'oblio, oppure restavano relegati ai modi di dire di una cultura rurale, da ridurre a puro folklore. Nella prima metà del '700 lo studioso bolognese Iacopo Bartolomeo Beccari, professore di fisica all'Istituto di Scienze ed Arti di Bologna, si aggirava nelle campagne a caccia di "fuochi fatui" che in quei luoghi venivano comunemente chiamati Cularsi. Già allora l'origine di quel nome si era persa: a suo parere si trattava dello stesso nome dato ad una specie di uccelli. Con molta probabilità invece l'origine di questo termine è da ricercarsi in tempi più lontani e nell'ambito del folklore gallo-celtico. Infatti i cularsi hanno nomi abbastanza simili un po’ in tutta l'Italia del nord (Culés, Culéis, Cúarz, Cúas, Cúlas, Cúlaz, e Cúlarz) e soprattutto in diverse regioni della Francia (Culards, Culots, Culâ, Cubâ). E questo per restare solo ad uno dei tanti nomi popolari dei "fuochi fatui", poiché ne esistono molti altri, in tutto e per tutto intercambiabili, nelle stesse regioni: Lümera, Lumazza, in Italia, Sotré, Lumerette o Lanternotte, in Francia. Quasi che, allo stesso modo degli scienziati, anche la cultura popolare avesse bisogno di una propria classificazione e di una qualche epistemologia del prodigioso.

    Quanto agli uomini di scienza ed ai primi usi del termine latino "ignis fatuus", non sappiamo se fosse semplicemente stato tratto dalla terminologia popolare, latinizzandolo, oppure se fosse anche stato considerato fatuo a causa del fatto che a riportare il prodigio fosse gente inesperta e priva di bagaglio scientifico. Tra i primi documenti a nostra conoscenza che riportano tale termine troviamo il "Compendium naturalis philosophiae…" dello studioso francese Francisco Titelmanno, del 1535. Pochi anni dopo, nel 1563, William Fulke, in "A goodly gallerye with a most plesaunt prospect, into the garden of naturall contemplation, to behold the naturall causes of all kynde of meteors…" accenna brevemente a: "This impression seene on the land, is called in Latine, Ignis fatuus, foolish fire, that hurteth not, but only freareth fooles". Siamo di fronte al lento passaggio dai prodigi degli antichi alle più attualizzate meteore, un termine quest'ultimo che (a differenza dell'uso ristretto che ne facciamo oggi) a quei tempi inglobava una serie di fenomeni in atmosfera assai eterogenei.

    Nico Conti (Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen) - www.itacomm.net/

    L'articolo completo è disponibile in pdf: http://www.itacomm.net/PH/2008_Conti.pdf
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-02-10 alle 22:58

  5. #5
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,415
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: I fuochi fatui


    T. Nast, Ignis Fatuus (1878)
    Immagine dal sito http://upload.wikimedia.org/
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 04-08-16 alle 00:15
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  6. #6
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,011
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: I fuochi fatui

    Fuochi fatui e luci nei boschi


    Nella tradizione anglosassone, i will o' the wisp erano noti per la loro natura ambigua, talvolta maligna. Sono molti i racconti in tal senso, nei quali misteriose luci portano sperduti viandanti fuori strada, conducendoli in zone pericolose. Leggende di questo tipo esistono in tutta la Gran Bretagna, e anche il nome dei fuochi fatui cambia a seconda della regione.

    Wirt Sikes nel suo libro "British Goblins" fa riferimento a una storia molto popolare in Galles: un passante, che sta tornando la sera verso casa, vede nel buio di fronte a sé una debole luce muoversi a poca distanza dal suolo, e nella penombra gli pare di vedere che la lanterna sia sorretta da uno strano piccolo uomo ricurvo. Il viandante segue il portatore della "lanterna" per diversi chilometri, pensando che conoscesse la strada meglio di lui. Ad un certo punto, però, si ritrova di colpo sull'orlo di un precipizio, sul fondo del quale un fiume in piena scroscia furente, rigonfio delle piogge degli ultimi giorni. Solo in quel momento il viandante si rende conto che la luce è sospesa a mezz'aria, ben al di sopra del torrente, anche se nel buio gli sembra di intravedere ancora il piccolo uomo osservarlo con uno sguardo maligno. Poi, la luce svanisce di colpo, e l'uomo si ritrova solo, a chilometri da casa, nel buio più completo e sull'orlo di un precipizio. Ma le leggende sui will o' the wisp sono varie, e non sempre questi fuochi sono così pericolosi, talvolta guidano i viandanti verso tesori nascosti o, più spesso, vengono associati alle fate e al loro modo bizzarro e a volte apparentemente dispettoso di comportarsi.




    Anche in Italia esistono leggende sui fuochi fatui. Famoso è il caso delle fiammelle di Caiolo e di Berbenno, in provincia di Sondrio. I viandanti che, dopo il crepuscolo, percorrevano una strada di campagna nella piana di Caiolo, si vedevano rincorrere da fiammelle misteriose che sorgevano tra le zolle all'improvviso e vagavano come anime in pena. Gli esperti ritengono si tratti dei cosiddetti fuochi fatui probabilmente causate dai corpi dei numerosi soldati caduti nella famosa battaglia del 1487, sparsi in quella piana. Ma nel folklore locale si continua a pensare al diavolo, alle streghe e a tutte le creature della notte.


    Ivan likes this.

  7. #7
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,415
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: I fuochi fatui

    Fuochi fatui: “luci fantasma” tra scienza e leggenda

    Piccole fiammelle azzurre che spuntano improvvisamente dal nulla. I “fuochi fatui” animano da sempre leggende e credenze in tutto il mondo. Sebbene la scienza abbia trovato qualche risposta, l'origine del fenomeno è tutt'altro che chiarita.


    G. Klimt, Fuochi fatui (1903)

    In tutto il mondo si narrano leggende su strane luci spettrali osservate dai viaggiatori nel cuore della notte.

    Le apparizioni si mostrano come bizzarre fiammelle solitamente di colore blu che si manifestano a livello del terreno in particolari luoghi come i cimiteri, le paludi e gli stagni nelle brughiere.

    Il fenomeno è conosciuto con una varietà di nomi: in italiano sono noti come “fuochi fatui”, nome che mira più a descrivere il modo in cui si manifesta il fenomeno, mentre nei paesi anglosassoni, sono conosciuti come “Will-o’-the-Wisp”, oppure “Jack-o’-lantern”, in base alla leggenda cui fanno riferimento.

    Anche la scienza si è interrogata sul fenomeno. Benché non esistano prove sulla reale esistenza dei fuochi fatui in natura, sono state avanzate diverse teorie, tra cui quella quella sull’ossidazione del fosfano e metano, prodotto dalla decomposizione anaerobica del carbonio organico, che può provocare una luce splendente dovuta a chemiluminescenza.

    Tuttavia, come riporta l’Enciclopedia del CICAP, l’origine del fenomeno è tutt’altro che chiarita.


    Leggende in tutto il mondo

    Le leggende che riguardano i fuochi fatui sono davvero tantissime e riportate in tutto il mondo, anche se quelle meglio attestate si tramandano nel folklore inglese e in gran parte di quello europeo.

    I racconti britannici si somigliano un po’ tutti e sottolineano l’aspetto malefico della luce in sé o di chi la porta con sé. Quelli più noti sono quelli di “Will-o’-the-Wisp”, o “Jack-o’-lantern”.

    Il termine Will-o’-the-Wisp si basa sul racconto di fabbro malvagio di nome Will, il quale, giunto alla fine dei suoi giorni, ebbe da San Pietro la possibilità di redimersi. Essendone incapace, fu condannato a vagare sulla Terra per sempre, con in mano un carbone ardente per scaldarsi.

    Fedele alla sua malvagità, Will si serviva del carbone luminoso per attirare in trappola gli ignari viaggiatori che notavano la luce, conducendole in fitte foreste e terribili paludi dalle quali non riuscivano più ad uscire.

    La leggenda di Jack-O’-Lantern, invece, risale all’Irlanda. La storia racconta dell’alcolizzato Jack che fu anche lui costretto a vagare per l’eternità con una lanterna in mano, in quanto escluso sia dal Paradiso che dall’Inferno, non solo per la sua vita immorale, ma anche per aver addirittura tentato di ingannare il diavolo.

    Nell’Europa continentale, le luci vengono associate allo spirito dei defunti, alle fate o ad altri esseri soprannaturali che cercano di far perdere il sentiero agli ignari viaggiatori. Altre volte, si ritiene che le luci notturne siano gli spiriti dei bambini non battezzati o nati morti, i quali, non potendo accedere né al paradiso, né all’inferno, volano sospesi nel limbo.

    Storie simili si narrano in nord Europa. In Svezia, ad esempio, la leggenda vuole che il fuoco fatuo sia l’anima di una persona non battezzate che attira i viaggiatori verso l’acqua, nella speranza di riceve il battesimo.

    In Danimarca e Finlandia, invece, il fuoco fatuo era associato alla presenza di un qualche tesoro sepolto nelle profondità del terreno o di una palude.

    Anche l’Asia conosce numerose leggende associate a questi enigmatici fuochi notturni. Nel folklore giapponese sono conosciuti come Hitodama, letteralmente “sfera di spirito”.

    Sono le anime delle persone morte da poco e appaiono come piccole sfere luminose di colore blu pallido o verdastro con una piccola coda, generalmente nei cimiteri e soprattutto in estate. Sarebbe talvolta possibile osservarle accanto a persone gravemente malate come manifestazione dell’anima che lascia gradualmente il corpo.

    Altri tipi di fuochi fatui presenti nella tradizione giapponese sono gli onibi (fuochi demoniaci), originari della tradizione cinese dove sono noti come guǐhuǒ, che accompagnano le manifestazioni di esseri spirituali di origine non umana, accusati di attirare i viandanti lontano dal sentiero per farli perdere nel bosco.


    Tentativi di spiegazione scientifica

    Il primo tentativo di spiegare scientificamente le cause dei fuochi fatui è da attribuire al fisico italiano Alessandro Volta, il quale, nel 1776, scoprì il metano.

    Egli propose che alcuni fenomeni elettrici naturali, come i fulmini, potrebbero interagire con i gas prodotti dalla palude producendo il noto fuoco fatuo.

    Molti scienziati sposarono la tesi di Volta, che però fu presto messa in discussione dato che le testimonianze non accennavano a condizioni meteorologiche favorevoli ai fulmini, riportavano assenza di calore e lo strano comportamento del fuoco fatuo che sembra retrocedere quando avvicinato da qualcuno.

    Tuttavia, l’apparente ritiro del fuoco fatuo poteva essere facilmente spiegato con lo spostamento dell’aria generato da oggetti in movimento in prossimità del fenomeno e la conseguente dispersione dei gas. La tesi fu dimostrata con una serie di esperimenti prodotti nel 1832 da Louis Blesson.

    Nella scienza moderna, è generalmente accettati che la maggior parte dei fuochi fatui sono causate dall’ossidazione di fosfina (PH3), difosfano (P2H4) e metano (CH4). Queste molecole, prodotte dalla decomposizione organica, a contatto con l’ossigeno possono provocare emissione di fotoni.

    Un tentativo di replicare un fuoco fatuo in laboratorio fu tentato nel 1980 dal geologo britannico Alan A. Mills dell’Università del Leicester.

    Lo scienziato riuscì a produrre una nube incandescente fredda mescolando fosfina, greggio e gas naturale, ottenendo una luce di colore verde, ma anche una copiosa quantità di fumo acre, fattore in contrasto con la maggior parte delle testimonianze oculari di fuoco fatuo.

    Lo stesso Mills, in uno studio prodotto nel 2000, propose che i fuochi fatuo fossero “fiamme fredde”, ovvero aloni luminescenti precombustione che si verificano quando vari composti sono riscaldati appena sotto il punto di accensione.

    Nel 2008, i chimici italiani Luigi Garlaschelli e Paolo Boschetti hanno replicato gli esperimenti di Mills segnando qualche progresso. La luce era ancora verdastra, ma regolando le concentrazioni di gas e le condizioni ambientali (temperatura e umidità) è stato possibile ridurre il fumo e l’odore a livelli non rilevabili.

    Fuochi fatui: "luci fantasma" tra scienza e leggenda | Il Navigatore Curioso
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  8. #8
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,011
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: I fuochi fatui

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio

    Il primo tentativo di spiegare scientificamente le cause dei fuochi fatui è da attribuire al fisico italiano Alessandro Volta, il quale, nel 1776, scoprì il metano.

    Egli propose che alcuni fenomeni elettrici naturali, come i fulmini, potrebbero interagire con i gas prodotti dalla palude producendo il noto fuoco fatuo.


    L'ARIA INFIAMMABILE NATIVA DELLE PALUDI




    Il 3 novembre 1776 Alessandro Volta, ospite di amici sul Lago Maggiore, ad Angera, godeva un pò di vacanza. Costí, presso la riva del lago, in un canneto dal basso fondale melmoso, scopre l'"Aria Infiammabile Nativa delle Paludi", così denominata dallo stesso Volta. É un'aria che arde lentamente con una piccola fiamma azzurra solo se si accosta ad essa del fuoco, e solo a contatto con l'aria atmosferica. Egli, che ha già ottenuto "arie infiammabili" facendo reagire acidi su metalli, pensa che anche quell'aria del canneto possa essere infiammabile: la "raccoglie" e scopre così il gas metano.

    Volta intuisce che quest'aria infiammabile pullulante attraverso acque pantanose, possa essere prodotta da tutte le paludi. Raccoglie quell'aria nel sopra citato canneto, entro laghi, negli stagni e in qualsivoglia luogo dove giacciono rimasugli di vegetali e di animali putrefatti. Non mai arriva ad ottenerne dalle terre, e molto meno dalle acque limpide. Arriva a sospettare che tale aria derivi da sostanze vegetali ed animali in decomposizione. Il suo sospetto è realtà: i chimici che conoscevano l'aria infiammabile delle miniere di carbone (grisou), di zolfo e di salgemma la ritenevano di origine minerale, mentre invece è di origine organica, come sostenuto da Volta.

    Il vedere il nuovo gas sgorgare soprattutto dai luoghi dove ci sono sostanze organiche in decomposizione, fa sorgere a Volta l'idea che i fuochi fatui, che sogliono di notte spaventare il vile volgo, siano fiamme di aria nativa delle paludi. Ma come spiegheremo il loro accendersi - si domanda Volta – poiché altro mezzo non conosciamo d'allumare l'aria infiammabile che quello di accostarvi una fiamma? Gli viene in mente allora che le scariche elettriche naturali possono fare altrettanto; ed eccolo subito a tentare di accendere, mediante le scintille, l'aria infiammabile metallica (l'idrogeno) e quella delle paludi.

    Riuscita la prova, egli abbandona però immediatamente il problema naturalistico, e si riduce a studiare quello strettamente fisico-chimico della possibile accensione elettrica delle arie infiammabili. Scrive a Padre Campi: "Io sostengo che gli olii più puri né lo spirito del vino purissimo pareggiano nella potenza e facilità d'avvampare la nostra aria infiammabile".

    Nello stesso anno sostituisce il metano all'olio delle lucerne. L'aria infiammabile viene immessa, mediante un rubinetto che apre e chiude il passaggio, in una cannuccia alla bocca della quale si accende per mezzo di una scintilla che scocca (fra due punte metalliche) quando si solleva lo scudo di un elettroforo. Nasce così la "Lampada di Volta".


 

 

Discussioni Simili

  1. Fuochi Fatui: testimonianze
    Di FalcoConservatore nel forum Il Seggio Elettorale
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 21-09-08, 01:06
  2. Tra due fuochi...
    Di Kobra nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 16-08-06, 13:14
  3. I fuochi fatui
    Di Tomás de Torquemada nel forum Esoterismo e Tradizione
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 06-07-06, 15:32
  4. Fuochi d'artificio
    Di agaragar nel forum Fondoscala
    Risposte: 24
    Ultimo Messaggio: 05-09-04, 23:29
  5. Fuochi fatui
    Di cornelio nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 05-02-04, 03:32

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226