Episodio da deprecare e condannare senza appello, ovviamente.
Per quanto riguarda le cosiddette femministe perennemente indignate contro il "porco" è sufficiente dire che in questo momento l'impegno più assillante è quello di farsi spalamre creme abbronzanti sulla schiena. E non solo su quella. Magari a settembre, chissà...
No. Il nostro interesse, ancora una volta, è attratto dal modo farsesco e puerile in cui vengono descritti i protagonisti dell'episodio.
Lui, anzitutto, è un egiziano di 19 anni; lei un'italiana ventenne per di più incinta.
Nonostante lui sia più giovane viene descritto come "uomo" in questo termine concentrando tutta la brutalità del gesto compiuto.
Lei, invece, di un anno più vecchia è definita "ragazza" nonostante la gravidanza che già la rende donna.
Ci sembra di intravvedere in queste descrizioni un atteggiamento sessista e razzista perché mai un italiano di 19 anni che dovesse compiere lo stesso gesto verrebbe definito "uomo" ma, come possiamo notare spesso, verrebbe spacciato per "ragazzo".
"I nostri ragazzi" sono i calciatori quasi quarantenni prossimi alla panchina oppure i nostri soldati che si fanno ammazzare nelle missioni di pace. Se non si fanno ammazzare sono luridi mercenari.
"Ragazzo" è stato definito pure il 26enne che è morto due sere fa dopo una sbronza di droga e alcool.
Ci sembra che non ci siamo.
Le femmine son sempre ragazze, quasi mai donne. Lo diventano quando, pur giovanissime, compiono qualche azione deprecabile come l'infanticidio: "La donna, colta da raptus, ha gettato il bambino dal balcone". Non è mai una ragazza a compiere queste azioni, ma una "donna" che evidentemente ha conosciuto il male e la perversione.
Però se la stessa donna, ancorché incinta e con prole, se ne va in discoteca e viene violentata allora ritona immediatamente ragazza.
E questa odiosa modalità di descrivere i fatti inducendo il lettore ad un becero pietismo è, almeno per noi, insopportabile.




Rispondi Citando
