
Originariamente Scritto da
Edmond Dantés
…in questi ultimi due mesi hanno predicato in favore della sostenibilità dell’euro attivando ogni sorta di aggressione contro chi, come Betelgeuse, legittimamente, sotto la spinta della realtà economica e finanziaria del quotidiano vissuto di ognuno, ha mostrato responsabilmente quell’intimo convincimento sulla inaffidabilità del sistema sollevando efficacissimi dubbi sulla necessità del mantenimento della moneta unica.
Mentre infatti, con cadenza giornaliera, abbiamo potuto “contemplare” la pervicace sequenza dei detrattori di Betel nei diffusi interventi muniti di grafici dei vari kingzorc, Robert Jordan, Conte Oliver etc… i quali hanno divulgato con la puntigliosità pedantesca dello “sfaccettatore di diamanti” il loro merkel-pensiero che assegna al servo della cancelliera tedesca, Mario Monti, l’oscar per il “salvataggio” dell’Italia propugnato dalle agenzie di rating, nel Paese ed in molte Nazioni della zona euro che senza infingimenti hanno preso atto della loro collocazione in fondo al baratro, si alternano sommessi sospiri di sconcerto ad urla soffocate che, da quell’abisso, salgono sino alle coscienze dei popoli.
Lunedì 20 Agosto “Les Echos” annuncia alla Francia l’imminente incontro tra Hollande e la Merkel per un pranzo di lavoro il cui menu prevede un bel plateau flambée: la crisi della zona euro e per contorno le conosciute difficoltà di un rapporto denso di contrasti tra i due personaggi.
Ma, tra le righe, ci dice di più “Les Echos”.
Non nasconde invero che Hollande deve rispondere, davanti agli elettori che per questo motivo lo hanno preferito a Sarkozy, della coerenza annunciata durante la campagna elettorale. I Francesi infatti non tollerano affatto la “supremazia” della Germania. Non amano gli uomini che supinamente dimostrano quiescenza nei confronti di chi, nella storia degli ultimi settant’anni, ha palesato al mondo intero di cosa è capace.
A soccorrere questa illustre opinione, due giorni più tardi (il 22 agosto), “Le Figaro” che titolava “Etat d’urgence pour Hollande”.
Il serpeggiante pensiero dei francesi che condivido e che intimamente ed in modo del tutto autonomo allevo da diversi anni, malgrado certe angosciose perplessità che di tanto in tanto si infrangono contro gli scogli della storia e la presenza delle quali aveva l’inconfessato scopo di costringermi ad una più approfondita meditazione, è che qualcosa nel DNA della Germania la consegna ineluttabilmente all’incontrollato desiderio di dominio a dispetto di quei sani freni inibitori che quasi tutti i popoli della terra possiedono.
Mi sono chiesto, visitando l’Alloggio segreto della famiglia di Anne Frank, quali fossero le sensazioni provate dal turista tedesco di oggi, figlio o nipote di quello di allora, durante il tristissimo percorso in quell’orrendo nascondiglio. Mi sono chiesto se, come me e come tutti, nel salire quelle ripide scalette, ha udito le terrificanti grida della soldataglia, mitra in mano, mentre trascinava verso l’epilogo di un destino scritto dal cancelliere tedesco di quel tempo, inermi creature duramente provate da una sorte avversa.
E’ quella traccia congenita di una insofferente malcelata bramosia: la pretesa “supremazia” del popolo tedesco.
Ecco dunque, essa si riaffaccia oggi, nel terzo millennio, sotto mentite spoglie.
I Francesi lo avvertono. Lo sanno. La Storia è un testimone d’eccellenza. Va ascoltato sempre.
Coloro che fingono di sbellicarsi dalle risa, disarmati davanti alle ponderate, ragionevoli e giudiziose valutazioni di Betelgeuse, del Kobra e di matteomurinho dovrebbero riflettere bene e contare sino a duemila miliardi prima di aprire bocca.
Per la Germania è cambiato solo l’oggetto ma la determinazione nel mezzo è la stessa.
I segni sono già evidenti.
Lo scrivo oggi, ma presto ne sarete tutti consapevoli.