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Discussione: Indipendenza... e poi?

  1. #1
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    Predefinito Indipendenza... e poi?

    Vi volevo sottoporre questo mio scritto:
    antoniolucignano.com: Indipendenza... e poi?

    Molte persone, sentendomi criticare spesso la sedicente unità d'italia e professare la necessità di autonomia e indipendenza delle terre e dei popoli meridionali, mi domandano spesso: "Una volta diventati indipendenti, cosa diventeremo?". Una repubblica federale? Uno stato centralizzato? Una monarchia, col ritorno magari dei Borbone-Due Sicilie?
    Sono domande legittime, alle quali però non si può dare un'unica risposta. Perché sono domande sbagliate. Noi vogliamo la libertà, e poi già abbiamo deciso cosa diventare una volta liberi? Noi vogliamo l'autonomia, o magari l'indipendenza, e già sappiamo di che morta dobbiamo morire?
    No, non è così che si fa. Noi dobbiamo essere liberi a prescindere dal sistema istituzionale che il Popolo sovrano deciderà di darsi, magari tramite un referendum popolare. Una volta libero, una volta indipendente, il Popolo deciderà se l'attuale Sud Italia (in cui, però, dobbiamo inglobare anche i territori del fu Regno delle Due Sicilie che ad oggi sono formalmente appartenenti a regioni non meridionali) dovrà essere una repubblica federale o un regno; se la Sicilia insulare dovrà essere federata o meno coi territori peninsulari.
    Noi dobbiamo conquistare la libertà, che è la possibilità di realizzare una libera associazione di donne e di uomini. Nessun sistema calato dall'alto: il Popolo sceglierà come unirsi.

    Ovviamente, io ho delle preferenze. Proposte da fare.
    Credo, ad esempio, che il primo passo verso l'indipendenza sia una forte autonomia delle regioni meridionali, da ottenere tramite la creazione di una Macroregione Sud, in base all'articolo 132 della Costituzione Italiana:
    Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d'abitanti, quando ne facciano richiesta tanti consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.


    Si può, con referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra.
    Una volta creata la macroregione si potrà procedere al "referendum scozzese": nel 2014, si terrà in Scozia un referendum sulla indipendenza dalla Gran Bretagna, pur continuando a riconoscere la Regina Elisabetta come Capo di Stato (come avviene in Canada o Australia, ad esempio).
    In Italia, non avendo una monarchia, si potrebbe pensare ad una trasformazione in senso confederale della Repubblica, con capitale Roma e con un Presidente della Confederazione Italica eletto dal Popolo.
    All'interno di tale Confederazione, vi sarà uno Stato autonomo delle Due Sicilie, che tramite referendum popolare deciderà la forma istituzionale e di governo da darsi. Io opto per una Repubblica Federale delle Due Sicilie, con capitale Napoli. In questo caso, i popoli siciliani insulari e peninsulari sarebbero, appunto, federati e autonomi. Credo, infatti, che la Sicilia insulare debba essere autonoma, ma non indipendente dal resto delle Due Sicilie, proprio alla luce del bagaglio storico-culturale comune tra i popoli meridionali. Tutti.

    Si realizzerà mai questo sogno?
    Non lo so. L'unica possibilità per questo sogno di realizzarsi è smettere di essere un sogno, e diventare un progetto politico.

  2. #2
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    [ CENSURA]
    Abruzzen sei libero di scrivere un tuo commento sull'argomento però ti prego di evitare provocazioni inutili
    BY UQBAR
    Ultima modifica di uqbar; 08-09-12 alle 23:10

  3. #3
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Citazione Originariamente Scritto da Abruzzen Visualizza Messaggio
    Fate,ottima idea
    Pensiero profondissimo dell'esimio professore, che viene qui a provocare - e il regolamento sanziona le provocazioni - ma noi dall'alto della nostra civiltà e tolleranza lo consentiamo, proprio come fanno (...si fa per dire) i suoi cari "amichetti" patagni dei piani superiori (piani superiori...razze superiori). Provate a trollare ai piani superiori dai "patagni", vanno subito a piagnucolare dal moderatore.
    Mi sembra che da un po di tempo i patagni piagnucolino troppo...Mi sbaglio?

    ...Professò...andiamo un po di fantasia...chè mò aviti proprio stufato...

    ...tanto...qui non ci casca nessuno. Nessuno abbocca alle tue provocazioni da avanspettacolo.

    ...e tu saresti un professore?

    ...ma facitimi 'u piaciri...ostridicolo:

    sergente romano
    …perché da greco libero a greco libero si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi trecento soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita, non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia e per la Civiltà.
    Noi siamo Greci…



  4. #4
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    l'ipotesi attraverso l'autonomia regionale e l'art. 132 cost è stata oggetto di studio approfondito alcuni anni fa da giòpizzetto.
    interessante e molto realistica.
    io però preferisco la via attraverso l'auto-imposione per ragioni economiche dello stato italiano (aiutata da azioni di rivolta fiscale dei popoli italici senza violenza chiaramente) e la successiva presa del potere dei patrioti duosiciliani: questa è una ipotesi da sogno improbabile però ... ma io sono un sognatore
    Ultima modifica di uqbar; 08-09-12 alle 23:11

  5. #5
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Ma non è che in questo modo ripetete, al contrario, le diarroiche tematiche dei ragazzetti pisciasotto che parlano si secessione e di nord che lavora e sud che ci mangia a sbafo ?.....di come sarebbe bello il nord senza la Calabria , la Campania e la Sicilia ?....

    Penso che per fare discorsi di secessione o di separatismo bisogna avere la straordinaria intelligenzia di Calderoli, di Bossi, di Borghezio e del Trota.

    O di quegli sfigati che manco sanno l'Italia di quali e quante regioni è fatta, e ogni tanto parlano di storia o geografia o economia, senza sapere di cosa parlano.

    E noi al sud non credo che abbiamo persone di quello spessore intellettuale, sociale e politico. Quelli sono davvero troppo intelligenti... altro che il maiale .....

    Allora lasciate perdere le provocazioni intellettuali, che devono essere prima capite e poi elaborate da queste persone, a cui spiegare che 2+1 è uuale a 3 equivale a mandarli in una casa di cura a farsi massaggiare il cervello per mesi ....... .
    Ultima modifica di Les Paul; 08-09-12 alle 23:20

  6. #6
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Citazione Originariamente Scritto da Les Paul Visualizza Messaggio
    Ma non è che in questo modo ripetete, al contrario, le diarroiche tematiche dei ragazzetti pisciasotto che parlano si secessione e di nord che lavora e sud che ci mangia a sbafo ?.....di come sarebbe bello il nord senza la Calabria , la Campania e la Sicilia ?....

    Penso che per fare discorsi di secessione o di separatismo bisogna avere la straordinaria intelligenzia di Calderoli, di Bossi, di Borghezio e del Trota.

    O di quegli sfigati che manco sanno l'Italia di quali e quante regioni è fatta, e ogni tanto parlano di storia o geografia o economia, senza sapere di cosa parlano.

    E noi al sud non credo che abbiamo persone di quello spessore intellettuale, sociale e politico. Quelli sono davvero troppo intelligenti... altro che il maiale .....

    Allora lasciate perdere le provocazioni intellettuali, che devono essere prima capite e poi elaborate da queste persone, a cui spiegare che 2+1 è uuale a 3 equivale a mandarli in una casa di cura a farsi massaggiare il cervello per mesi ....... .
    ma il nostro indipendentismo è profondamente diverso dal secessionismo volgare dei padanisti, il nostro è un indipendentismo nobile.
    i padanisti sono mossi dall'odio e il disprezzo per i meridionali: noi invece non disprezziamo nessuno;
    loro non sanno precisamente cosa sia la padania per loro l'unica cosa importante è che nella padania confluiscano tutte le zone dell'italia ricca addirittura ci vogliono mettere pure il nostro abruzzo: per noi invece l'importanete non sono i soldi ma la storia; la nostra nazione è precisissima, abbiamo una bandiera un inno e una nazione con una storia precisa di oltre 1.000 anni;
    in definitiva se i padanisti sono secessionisti (distacco mosso dall'odio) noi invece siamo indipendentisti (amore per la nostra storia) e si sa l'amore vince sempre sull'odio.

  7. #7
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Ma come farebbe il popolo meridionale, popolo d'amore e di ingegno, a desiderare l'indipendenza dal nord ...?. Cosa sarebbe il nord senza noi del sud ?... pensaci solo per u attimo, e vedrai che se il sud dovesse lasciare il nord per una sola giornata, ritornerebbero alle risaie, alla pellagra, ai barbari che violentavano maschi e femmine, con i risultati eterogenei che vediamo ancora oggi .....iango:

    E non è vero che il nord disprezza il sud, ma è solo una frangia di gente sempliciotta e allergica alla cultura a seguire questo verbo. La gente del nord è gente operosa, intelligente e capace, ingegnosa e intraprendente, che con gli sfigati della lega e del becero qualunquismo a tanto al chilo non hanno proprio niente a che vedere.

    Si, è vero, l'amore vince sempre sull'odio. E tu sai che il sud è un popolo incapace di covare odio, di professare intolleranza e di esibire il "ce l' ho duro" che regolarmente viene ripetuto come un mantra da chi invece ce l'ha moscio ?.... chi davvero ce l'ha duro, come da testimonianze antropologiche presenti in tutto il mondo, non ha bisogno di ricordarlo a nessuno.

    Capisci a mmè....:giagia:

    Ma come farebbe un napoletano, che si integra in modo formidabile con milanesi e nigeriani, con trevisani e marocchini, con comunisti e fascisti, con pizza e bresaola, con froci e meretrici, travestiti e femminielli, a pensare soltanto lontanamente ad una pseudo indipendenza da qualcuno ?.....

  8. #8
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Citazione Originariamente Scritto da uqbar Visualizza Messaggio
    l'ipotesi attraverso l'autonomia regionale e l'art. 132 cost è stata oggetto di studio approfondito alcuni anni fa da giòpizzetto.
    interessante e molto realistica.
    io però preferisco la via attraverso l'auto-imposione per ragioni economiche dello stato italiano (aiutata da azioni di rivolta fiscale dei popoli italici senza violenza chiaramente) e la successiva presa del potere dei patrioti duosiciliani: questa è una ipotesi da sogno improbabile però ... ma io sono un sognatore

    Uqbar, adesso che i troll tacciono, possiamo tentare di sviluppare un ragionamento.

    Vorrei riepilogare il pensiero di Zitara, uno dei pochissimi meridionalisti che percorre il sentiero secessionista anche se scavato in un solco quasi “marxista”.

    Zitara, a proposito delle ex Due Sicilie, parla esplicitamente di “Colonia interna” e considera l’unità d’Italia la causa principale di uno squilibrio che un secolo e mezzo dopo è del tutto irrisolto. Proprio a partire dall’appropriazione delle ricchezze del Sud che costituisce, sempre in termini marxiani, un momento topico di quell’accumulazione originaria.
    Per Zitara esiste solo la rivoluzione separatista. Non c’è altra via, non c’è opzione, non ci sono neppure margini di miglioramento sostanziali nel quadro dell’Italia unita perché è l’Italia unita la causa stessa della questione meridionale.

    Ancora per Zitara un urbanistica coloniale si individua nella Reggio Calabria degli anni ’70 e che manifesta l’intreccio tra banca, capitale settentrionale e distribuzione meridionale in un capitalismo dei consumi che regola e disciplina il sottosviluppo.
    Ed è proprio attraverso il commercio che passa e si rafforza la subalternità coloniale, in quanto il commercio (oggi detto distribuzione: alimentari, tessuti, edilizia, legno, ecc.) si approvvigiona presso gli industriali. In sostanza, con il risparmio locale le banche hanno sempre prefinanziato lo sbocco meridionale dell’industria padana”( N. Zitara, Negare la Negazione, Reggio Calabria 2001, p. 20).
    …Non siamo padroni del nostro risparmio. Esso finisce a Milano e viene reinvestito dagli istituti di credito soltanto nei consumi, ma per potere adempiere al nostro dovere di fedeli consumatori, abbiamo bisogno di denaro perchè senza denaro non si può comprare la merce settentrionale, eppure solo chi ha un lavoro possiede il denaro da spendere. Ecco dunque la ragione pura dell’intervento straordinario: lo stato interviene nell’economia per garantire posti pubblici e misure assistenzialistiche minime in modo da dare reddito al Sud e farne aumentare la capacità di acquisto senza però farne aumentare la capacità produttiva. E’ questo il tratto saliente del sistema che Zitara qualifica come colonialismo interno. Egli scriveva: “…si possono individuare le seguenti principali condizioni che fanno del Mezzogiorno un’area coloniale:
    1. Dipendenza da altre aree per la maggior parte dei beni di consumo e di investimento;
    2. Produzione agricola rivolta all’esportazione sotto la forma di materie prime;
    3. Drenaggio delle risorse ambite dalle aree sviluppate, nella fattispecie delle forze lavorative;
    4. Subordinazione culturale” (Nicola Zitara, La lotta di classe nella colonia Mezzogiorno, in Il proletariato esterno, Milano 1977, p. 98-9).
    La colonia interna insomma garantisce al Nord manodopera qualificata e a basso costo, derrate agricole a prezzi stracciati, smaltimento rapido e vantaggioso dei propri prodotti (e dei rifiuti industriali) e carne da macello per le proprie guerre imperialiste.


    La classe dirigente e quella partitica e sindacale meridionale amministrano la colonia, fanno da cintura di trasmissione delle direttive nordiste.
    Al governo della colonia insomma concorre una borghesia burocratica e parassitaria che si nutre di clientele e finanziamenti, essa prospera sulla pelle della propria terra: “voltandola in termini di geopolitica, al Sud, la classe sociale, che gli economisti latino-americani hanno definito “borghesia compradora”, legata com’è agli interessi di Milano, rappresenta un nemico reale e possente.

    Per Zitara, “la separazione d’Italia è inevitabile; il problema d’affrontare non è questo, ma se, dopo la separazione, il Sud sarà ancora governato dall’attuale classe politica.
    Non basta dunque la sola separazione: “… un governo fantoccio servirebbe a mascherare la continuazione del colonialismo toscopadano, che non si esprime più con le baionette, ma con l’usura” (N. Zitara, Comunicazione politica, in Rivista elettronica Fora, 5 settembre 2008)
    “La piena occupazione verrà realizzata attraverso il controllo del commercio estero. L’ingresso di merci straniere sarà contingentato. Occorrerà risuscitare tutte le produzioni agricole e manifatturiere cosiddette mature, attualmente non operative a causa dell’invasione straniera del mercato meridionale. Basterà quest’atto di liberazione per promuovere la rinascita di milioni di occupazioni”.

    Ora…il mio dubbio è: in un’epoca di globalizzazione, moneta comune, unione europea e mercati integrati, il “protezionismo economico” invocato da Zitara potrà essere motivo sufficiente per uno sviluppo economico di “struttura” e duraturo? Oppure saremo strangolati dai soliti “giganti”.

    La discussione è aperta, mi aspetto che si discuta proficuamente e a lungo.

    Cerchiamo di stroncare sul nascere i troll (per non mandare tutto in vacca), per favore. Tollereremo solo Les Paul, perchè è simpatico ed è "dei nostri".

    Per quanto riguarda il pensiero di Nicola Zitara il post è liberamente tratto da:
    FORA... - Rivista elettronica fondata da Nicola Zitara

    sergente romano
    …perché da greco libero a greco libero si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi trecento soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita, non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia e per la Civiltà.
    Noi siamo Greci…



  9. #9
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    ottima impostazione Sergente,
    la questione che poni è dunque questa: in un’epoca di globalizzazione, moneta comune, unione europea e mercati integrati, il “protezionismo economico” invocato da Zitara potrà essere motivo sufficiente per uno sviluppo economico di “struttura” e duraturo? Oppure saremo strangolati dai soliti “giganti” ?.
    siccome la questione è complessa mi riservo di rispondere domani a mente lucida: però grosso modo posso anticiparti il mio punto di vista e cioè che la soluzione a mio avviso non può prescindere da una rinascita dell'intera area mediterranea e orientale ... anche Zitara era consapevole dei rischi che tu richiami e anche lui parlava di vocazione mediterranea, di medio oriente etc.

  10. #10
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Citazione Originariamente Scritto da Les Paul Visualizza Messaggio
    Ma come farebbe il popolo meridionale, popolo d'amore e di ingegno, a desiderare l'indipendenza dal nord ...?.
    ma l'indipendenza che noi desideriamo non è dal nord ma dallo stato italiano imposto nel 1860: la differenza è profondissima ed è ciò che ci distingue dai leghisti padanisti. è evidente poi che l'indipendenza dallo stato italiano comporta il distacco dal nord ma la differenza comunque permane
    Ultima modifica di uqbar; 09-09-12 alle 00:32

 

 
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