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Discussione: Focus India

  1. #21
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    Predefinito Riferimento: Focus India

    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    Hai perfettamente ragione, infatti la più importante organizzazione proto-eurasiatista, lo SCO, ha accettato l'India come osservatore, al pari di Iran e Pakistan e Mongolia.
    Molto molto interessante questa notizia. Potresti postarmi qualche altra informazione su questo SCO e se sono già state effettuate riunioni con la presenza di esponenti indiani? Grazie

  2. #22
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    Predefinito Riferimento: Focus India

    Sulle relazioni iraniano-indiane quest'interessante articolo:


    La visita in India di Ahmadinejad: un momento determinante
    :::: 22 Maggio 2008 :::: 2:41 T.U. :::: Analisi :::: M.K. Bhadrakumar
    La visita in India di Ahmadinejad: un momento determinante
    di M.K. Bhadrakumar


    Le Cassandre indiane avevano ammonito il paese che il mondo ci avrebbe considerati volubili e poco seri se avessimo dialogato con l'Iran. Dicevano che l'immagine dell'India era destinata a crollare se avessimo discusso con l'Iran in modo costruttivo e in uno spirito di cooperazione. Questo succedeva poco più di una settimana fa e sembra già distante anni luce. Sarà interessante osservare quello che accadrà nelle prossime settimane. È altamente probabile che la comunità internazionale capirà la correzione di rotta della nostra politica nei confronti dell'Iran.

    La visita del presidente Mahmoud Ahmadinejad a Delhi, per quanto breve, è stata determinante. Innanzitutto l'India e l'Iran si gettano alle spalle l'indifferenza che ha caratterizzato le loro relazioni bilaterali negli anni 2005-2007. La visita di Ahmadinejad segnala il desiderio dell'Iran di incentivare i propri legami con l'India e sottolinea la nostra decisione di porre fine a un infelice interregno caratterizzato da una visione neoconservatrice dell'Iran filtrata attraverso il prisma della nostra “alleanza di valori” con gli Stati Uniti.

    Naturalmente sarebbe stato preferibile che il presidente si fermasse più a lungo in India e che le leadership dei due paesi tenessero una conferenza stampa congiunta. Ma forse i tempi non sono ancora maturi per questo. Ciò che importa per ora è che Nuova Delhi si è riavvicinata in punta di piedi alla comunità internazionale, secondo la quale si dovrebbe permettere all'Agenzia internazionale per l'energia atomica di terminare il suo lavoro sulla questione nucleare iraniana. Gli Stati Uniti sono così ostacolati nella loro volontà di imporre sanzioni punitive all'Iran.

    Anzi, perfino negli Stati Uniti si sta facendo strada un ripensamento. A una tavola rotonda svoltasil il 27 marzo scorso, cinque ex-segretari di stato – Henry Kissinger, James Baker, Warren Christopher, Madeline Albright e Colin Powell – hanno raggiunto il consenso sul fatto che gli Stati Uniti dovrebbero aprire una linea di dialogo con l'Iran. Albright ha enfatizzato l'importanza di trovare un “terreno comune”; Christopher ha sollecitato i diplomatici americani a esplorare i possibili contatti; Baker ha suggerito che il dialogo potrebbe incentrarsi su un dilemma comune – “un Iraq disfunzionale non sarebbe nell'interesse dell'Iran, hanno tutti i motivi per aiutarci come hanno fatto in Afghanistan”; Kissinger ha invocato una linea di comunicazione aperta e “incondizionata”; Powell ha paragonato il potenziale dialogo con le difficili visite da lui compiute in Iran – “Non sono sempre visite piacevoli, ma va fatto”. Un altro ex-segretario di stato, Zbigniew Brzezinski, sostiene da molto tempo la necessità di dialogare in modo costruttivo con l'Iran.

    Gli opinionisti indiani, dunque, non devono temere gli Stati Uniti se l'India decide di instaurare rapporti di amicizia con l'Iran. Di fatto, lo stratagemma statunitense volto a isolare l'Iran si è dimostrato inefficace. I regimi arabi “filoamericani” hanno cercato un accordo con l'Iran. La Turchia collabora con l'Iran sulle questioni della sicurezza regionale. L'Iran ha sventato i tentativi americani di provocare un cambio di regime a Teheran. Nel frattempo la posizione difficile degli Stati Uniti in Iraq ha aumentato l'influenza dell'Iran nella regione. Nuova Delhi ha dunque valutato bene la correlazione tra le forze nella regione.

    Un secondo aspetto emerso durante la visita di Ahmadinejad è il riconoscimento da parte dell'India della “fattibilità” del progetto del gasdotto iraniano. Ed era ora. C'è poi ragione di credere che l'accordo LNG [per l'importazione di gas naturale liquefatto, N.d.T.] con l'Iran sia ancora realizzabile. L'accorgo LNG ha un ruolo cruciale nel dare slancio alla cooperazione indo-iraniana. Teheran dovrebbe rendersi conto che non si tratta solo di cooperazione energetica. Senza dubbio l'accordo incentiverà l'espansione della cooperazione economica bilaterale. Dunque è possibile dire, in una prospettiva storica, che tenendo conto di tutti i fattori – l'innalzamento del prezzo del greggio; il crescente surplus di capitali dell'Iran per gli investimenti; il suo programma di privatizzazioni; il consolidamento e la stabilità del regime iraniano; le preoccupazioni dell'India in materia di sicurezza energetica; e la comparsa di compagnie indiane come entità multinazionali – la cooperazione indo-iraniana si trova a un punto di svolta.

    L'Iran è una figura fondamentale sullo scacchiere della sicurezza energetica. Il paradosso è che la diminuzione della dipendenza dell'Europa dall'energia russa è uno dei pilastri della politica transatlantica di Washington. Ma questo non è possibile a meno che l'Europa non acceda all'energia iraniana. Qui il tempo è un fattore essenziale, giacché l'Iran nei prossimi mesi si troverà a prendere decisioni molto importanti. Proprio il progetto Nabucco appoggiato dagli Stati Uniti – che prevede di trasportare il gas europeo attraverso la Turchia – potrebbe garantire all'Iran l'integrazione con l'Occidente. Al contempo, Ahmadinejad è interessato al progetto di una rete energetica che coinvolga Russia, Cina, India e Pakistan.

    Nel frattempo, i paesi centro-asiatici produttori di gas – Turkmenistan, Kazakistan e Uzbekistan – si sono accordati per passare ai prezzi europei nei loro contratti con la russa Gazprom. E ancora: di recente l'Iran ha chiesto formalmente di aderire alla Shanghai Cooperation Organisation (SCO). Inoltre ha preso l'iniziativa di creare un cartello di paesi produttori di gas sul modello dell'OPEC. Questo cartello potrebbe essere costituito al settimo incontro ministeriale del Forum dei paesi produttori di gas che si terrà a Mosca questo mese. Lo scenario peggiore per gli Stati Uniti sarebbe che l'Iran e la Russia si accordassero per coordinare le proprie politiche energetiche e magari dividersi il mercato del gas. Qui è in ballo niente meno che il ruolo di leader transatlantico degli Stati Uniti. Di certo l'Iran gioca una posta molto alta nella strategia globale statunitense. Questo spiega perché Washington insista sul fatto che l'Iran può avere interessi in gioco nel sistema internazionale solo se ciò avviene nell'ambito della strategia statunitense.

    Un terzo aspetto è che la visita di Ahmadinejad dovrebbe ispirarci un po' di lungimiranza. Abbiamo sempre riconosciuto che l'Iran è una potenza regionale. Il numero di abitanti dell'Iran e il suo tasso di crescita demografica, l'attuale stadio di sviluppo economico e le profonde capacità intellettuali sono tutti fattori che aumentano il suo prestigio in quanto potenza regionale. Inoltre la posizione geografica dell'Iran lo rende un protagonista di peso nelle regioni circostanti: il Golfo Persico e l'Asia Occidentale, il Caucaso, il Caspio, l'Asia Centrale e Meridionale. Ecco perché gli scambi indo-iraniani hanno sempre assunto un carattere molto ampio. Quella tradizione va ripristinata.

    Valutando i colloqui con Ahmadinejad, il ministro degli esteri Shiv Shankar Menon ha detto con la tipica moderazione che il progetto del gasdotto tra Iran, Pakistan e India ha le potenzialità per essere uno strumento di costruzione della fiducia tra i tre paesi. È una valutazione puntuale, senza orgoglio né pregiudizio, della geopolitica della regione. Ma come dovrebbe fare in simili circostanze ogni seria potenza regionale, l'India deve anche saper guardare avanti e individuare il modo per imprimere un effetto moltiplicatore alla spinta fornita dal progetto IPI. La proposta di Pechino a Tokyo di creare un gasdotto sottomarino estendendo il cosiddetto “Corridoio energetico Est-Ovest” (tra lo Xinjiang e Shanghai), attualmente in fase di costruzione, dall'Asia Caspica e Centrale alla Cina, è un esempio affascinante di come sia possibile pianificare con lungimiranza il futuro. L'idea è che due paesi potenzialmente rivali cooperino nel settore della sicurezza energetica in un'iniziativa di stabilità regionale. Forse i nostri vicini – lo Sri Lanka, il Nepal, il Bhutan e la China – possono essere coinvolti nel gasdotto Iran-Pakistan-India. In ogni caso, l'India deve sfruttare il suo ruolo di paese di transito per l'energia. È un'opportunità troppo buona per lasciarsela scappare.

    Insomma, è tempo che New Delhi comprenda che la SCO ha guadagnato una notevole forza di attrazione. L'Ucraina, la Bielorussia, il Nepal, lo Sri Lanka, l'Australia e la Nuova Zelanda, tra gli altri, fanno la fila per instaurare legami con la SCO. La Turchia mira a farne parte. L'Iran e il Pakistan, che hanno già lo status di “osservatori”, sono interessati a diventarne membri a tutti gli effetti. Anche noi dobbiamo considerare seriamente la questione dell'adesione. La nostra politica per l'Asia Centrale non dovrebbe continuare a essere un'appendice della strategia per la “Grande Asia Centrale” degli Stati Uniti, altro lascito neoconservatore.

    L'IPI può creare un nuovo contesto di cooperazione regionale tra India e Pakistan. Dovremmo elaborare progetti all'interno della SCO per sviluppare rotte di trasporto tra l'Asia Centrale e l'Asia Meridionale. La SCO è desiderosa di infondere nuove energie al suo “Gruppo di Contatto” con l'Afghanistan. È probabile che la Cina e gli stati centro-asiatici siano molto interessati a questi progetti della SCO. L'Afghanistan potrebbe diventare il fulcro dei collegamenti della SCO. Una ricaduta politica potrebbe essere un'iniziativa regionale sotto gli aspici della SCO per stabilizzare la situazione afghana. È spaventoso che gli stati della regione abbiano lasciato che gli Stati Uniti trasformassero l'Afghanistan in un laboratorio per testare l'efficienza della NATO.

    Queste modalità di cooperazione tra India e Iran rafforzerebbero la stabilità e la sicurezza regionale, oltre ad archiviare episodi negativi del nostro passato. Naturalmente questo comporta che si abbandonino le ossessioni “euro-atlantiste” e ci si concentri invece sulla regione nella quale viviamo. Le nostre Cassandre devono abituarsi all'idea che il dialogo India-Iran ha grandi potenzialità. Il problema è che, come rospi in un pozzo, vedono solo un piccolo lembo di cielo: lo vedono pieno di stelle e strisce, e pensano che tutto il cielo sia così.


    Articolo originale pubblicato il 10 maggio 2008

    Traduzione di Manuela Vittorelli

  3. #23
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    Predefinito Riferimento: Focus India

    Citazione Originariamente Scritto da msdfli Visualizza Messaggio
    storicamente l'India non ha mai rivestito un ruolo egemonico...se non in epoche remote...
    ma negli ultimi secoli è sempre stata ai margini dell'impero...
    ora se non sempre la storia è maestra personalmente ho dei dubbi sul popolo indiano...mentre non ne ho sui cinesi...
    e poi un paese basato ancora sulle caste mi convince poco...
    la loro modernità attuale è cmq indubbia
    In realtà più che di egemonia si dovrebbe parlare di interazione tra le principali potenze eurasiatiche. E quando si parla di interazione inevitabilmente si deve anche considerare il peso economico-commerciale, l'influenza religiosa e culturale, lo sviluppo tecnologico e militare di ogni singola nazione.

  4. #24
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Riferimento: Focus India

    Citazione Originariamente Scritto da Unghern Kahn Visualizza Messaggio
    Molto molto interessante questa notizia. Potresti postarmi qualche altra informazione su questo SCO e se sono già state effettuate riunioni con la presenza di esponenti indiani? Grazie
    per la prima infarinatura c'è la voce SCO su Wikipedia (è fatta abbastanza bene, molto oggettiva).

  5. #25
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    Predefinito Riferimento: Focus India

    A proposito dello SCO di cui hai parlato in rete ho trovato queste notizie da Wikipedia spero siano attendibili:

    Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione
    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
    Vai a: Navigazione, cerca

    La Shanghai Cooperation Organisation.
    Blu: Stati membri.
    Verde: Stati osservatoriL'Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (Shanghai Cooperation Organisation, SCO) è un organismo intergovernativo fondato il 14 giugno 2001 dai capi di Stato di:

    Cina
    Russia
    Kazakistan
    Kirghizistan
    Tagikistan
    Uzbekistan
    Questi paesi, con l' eccezione dell'Uzbekistan, avevano fatto parte originariamente del cosiddetto Shanghai Five (il Gruppo dei Cinque), ma dopo l'adesione dell'Uzbekistan, nel 2001, i membri dell' organizzazione decisero di trasformarne il nome in quello attuale. In Italia il gruppo è stato sempre comunque conosciuto con il nome di 'Gruppo di Shanghai'.

    Oltre ai paesi sovraelencati, considerati membri effettivi dello Sco, partecipano agli incontri dell'organizzazione anche altri quattro paesi osservatori:

    India
    Iran
    Mongolia
    Pakistan
    È probabile che in futuro questi stati diventeranno anch'essi membri effettivi dello Sco.

    Indice [nascondi]
    1 Le origini
    2 Le attività
    2.1 Cooperazione per la sicurezza
    2.2 Cooperazione economica
    2.3 Cooperazione culturale
    2.4 Future possibili adesioni
    3 Le relazioni internazionali
    4 Note
    5 Collegamenti esterni



    Le origini [modifica]
    Il Gruppo di Shanghai (o Gruppo dei Cinque) fu fondato nel 1996 a Shanghai, sigillato dalla firma del Trattato per il rafforzamento dell' appoggio militare nelle regioni di confine da parte dei capi di stato di Kazakistan, Cina, Kirghizistan, Tagikistan e Russia. Nel 1997, questa volta a Mosca, gli stessi paesi firmarono il Trattato per la riduzione delle forze militari nelle regioni di confine.

    I successivi incontri si sono tenuti ad Almaty (Kazakistan) nel 1998, a Bishkek (Kirghizistan) nel 1999 ed a Dushanbe (Tagikistan) nel 2000.

    Nel 2001 la Cina, e precisamente Shanghai, tornò ad ospitare il summit annuale. Fu durante questo incontro che i cinque stati membri optarono per l'inclusione dell' Uzbekistan, dando vita così al Gruppo dei Sei. Quindi, il 15 giugno 2001, i sei capi di stato firmarono la Dichiarazione della Shanghai Cooperation Organisation, con la quale, oltre ad esprimere un sentito encomio nei confronti dell' operato del Gruppo di Shanghai, veniva espressa la volontà di poter trasformare i meccanismi e gli accordi che legavano i sei stati membri, in una forma di cooperazione ben più ampia ed articolata. Nel luglio del 2001 Russia e Cina, le due maggiori rappresentanti dell' organizzazione, firmarono il Trattato per i buoni rapporti tra stati confinanti e per una cooperazione amichevole.

    Nel giugno del 2002, i capi dei paesi aderenti alla SCO si incontrarono in Russia, a San Pietroburgo. Qui firmarono lo statuto della SCO, nel quale venivano spiegati gli scopi, i principi, le strutture e le linee d' azione dell' organizzazione, consolidandone ufficialmente la struttura anche sotto l' aspetto del diritto internazionale.


    Le attività [modifica]

    Cooperazione per la sicurezza [modifica]
    La linea d'azione SCO è fortemente influenzata dalle preoccupazioni espresse dai paesi membri dell' Asia Centrale relativamente alla sicurezza, identificando nel terrorismo, separatismo ed fondamentalismo le principali minacce alla loro esistenza.

    Nel 2003 venne costituito a Shanghai un centro per l'anti-terrorismo e durante il summit SCO tenutosi a Tashkent, in Uzbekistan, dal 16 al 17 luglio 2004, si pervenne ad un accordo per l' istituzione di una Struttura Regionale per l' Anti-terrorismo (RATS, Regional Anti-Terrorism Structure). Il 21 aprile 2006 la SCO ha deciso di fondare un nuovo organismo per combattere i crimini relativi alla produzione ed al commercio di droga. Nell'aprile 2006, Grigory Logninov ha dichiarato che nonostante la SCO non avesse in programma di trasformarsi in un blocco militare, il crescente aumento delle minacce di "terrorismo, fondamentalismo e separatismo" rendeva necessario un massiccio coinvolgimento delle forze armate. La SCO ha finora effettuato numerose esercitazioni militari: la prima, nel 2003, avvenne in due fasi distinte, dislocate una in Kazakistan, l'altra in Cina. La prima esercitazione militare congiunta tra Russia e Cina, denominata Peace Mission 2005, si è svolta su ben più ampia scala, anche se al di fuori della struttura della SCO, il 19 agosto 2005. Visto il buon esito delle esercitazioni cino-russe, le autorità russe hanno cominciato a parlare di un possibile ruolo militare della SCO e dell' eventualità che anche l'India potesse, in un prossimo futuro, aggiungersi all esercitazioni.

    Le più recenti esercitazioni congiunte si sono svolte tra il 9 e il 17 Agosto 2007 a Celiabinsk, sugli Urali in Russia, e un'altra e' programmata in Asia Centrale, come deciso durante l' incontro dei Ministri della Difesa della SCO nell' aprile 2006. È probabile l'impiego di mezzi dell'aviazione e di armi ad alta precisione. Il Ministro della Difesa russo, Sergei Ivanov, ha dichiarato che le esercitazioni avranno luogo in piena trasparenza e saranno aperte ai mezzi di informazione ed al pubblico. Le esercitazioni militari a Celiabinsk, le prime congiunte di tutti i Paesi del gruppo di Shanghai, sono state seguite dal premier russo Putin e quello cinese Hu. Le manovre sono state seguite anche dai leader degli altri quattro paesi centro-asiatici che fanno parte dello Sco. Alle manovre hanno partecipato piu' di 6.000 soldati, in gran parte russi e cinesi, e oltre 70 tra elicotteri e aerei di questi due Paesi. È stato simulato l'attacco contro un migliaio di ribelli che hanno occupato un villaggio, preso degli ostaggi e che si accingono ad attraversare una vicina frontiera.

    L'ultimo incontro dei Ministri della Difesa si è svolto il 16 agosto 2007 a Bishkek, capitale del Kirghizistan. Teheran avrebbe chiesto di entrare nel Gruppo di Shanghai (Sco) (fonte agenzia Itar-Tass, citando il vice ministro degli esteri russo Aleksander Losiukov), inoltre il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha definito lo scudo spaziale Usa come una minaccia non solo per un singolo Paese ma per tutta l'Asia (fonte agenzia Interfax). Ahmadinejad si è detto convinto che il gruppo di Shanghai "riuscirà a prevenire l'uso della forza e delle minacce e il tentativo di imporre la propria volontà da parte di alcune potenze" e "sarà messaggero di pace e amicizia nel mondo intero" (fonte ANSA). Durante l'incontro la Russia ha proposto di convocare una conferenza sull'Afghanistan, sotto l'egida della SCO.


    Cooperazione economica [modifica]
    Il 23 settembre 2003, venne firmato dagli stati membri della SCO un abbozzo di accordo per l'intensificazione della cooperazione economica. Nel corso dello stesso incontro, il premier cinese Wen Jiabao aveva proposto l'obiettivo a lungo termine di costituire un'area per il libero commercio nell'ambito dei paesi aderenti alla SCO, mentre altre misure più immediate sarebbero state prese per migliorare e facilitare lo scambio delle merci nella regione. L'anno successivo, il 23 settembre 2004, è stato approvato un piano di monitoraggio comprensivo di un centinaio di azioni specifiche.

    Durante l'incontro svoltosi a Mosca il 26 ottobre 2005, il Segretario Generale dell'organizzazione ha dichiarato che la SCO avrebbe dato la priorità ai progetti comuni per lo sviluppo energetico che avrebbero riguardato principalmente il settore del gas e del petrolio, l'esplorazione di nuove riserve di idrocarburi e lo sfruttamento congiunto delle riserve d'acqua. La creazione di un Consiglio interbancario della SCO è stato, in quell'occasione, il risultato di un accordo pensato per il finanziamento di futuri progetti congiunti. Il primo incontro della Interbank Association della SCO ha avuto luogo a Pechino nei giorni 21 e 22 febbraio 2006.


    Cooperazione culturale [modifica]
    La cooperazione culturale è un' altra delle prerogative della SCO. I ministri della cultura degli stati membri si sono incontrati per la prima volta a Pechino il 12 aprile 2002, sottoscrivendo una dichiarazione d'intenti per la continuità della cooperazione. Il terzo incontro dei ministri si è svolto a Tashkent, in Uzbekistan, nei giorni 27 e 28 aprile 2006.

    Durante il summit di Astana, nel 2005, ha avuto luogo il primo Festival delle Arti organizzato della SCO. Un secondo Festival delle Arti dovrebbe svolgersi a Shanghai nel giugno 2006. Il Kazakistan ha suggerito l'allestimento di un festival delle danze popolari, da tenersi ad Astana nel 2008.


    Future possibili adesioni [modifica]
    Tra gli altri paesi, la Mongolia è stata la prima nazione a vedersi assegnato, nel 2004, lo status di osservatore, durante il summit di Tashkent. È stato poi il turno di Pakistan, India e Iran , il 5 luglio 2005, in occasione dell'incontro di Astana, in Kazakistan. Tutte e quattro le nazioni potrebbero presto diventare membri dell'organizzazione a tutti gli effetti.

    Li Hui, segretario del Ministero degli Esteri cinese, ha dichiarato, in un' occasione, che non accetterà nuovi membri se non in conseguenza di studi molto approfonditi. Anche secondo Grigory Logninov, membro permanente russo nella segreteria della SCO, l'allargamento della SCO è impedito da "un meccanismo immaturo che regola l'ammissione di nuovi membri" e il segretario generale Zhang Deguang ha aggiunto che un'eccessiva espansione avrebbe potuto ostacolare l'intensificazione della cooperazione.

    Durante una serie di incontri avvenuti nel febbraio 2006 tra le autorità cinesi ed i mezzi di informazione, il presidente del Pakistan, Pervez Musharraf, ha sostenuto fortemente la candidatura del proprio paese per l'ammissione a membro effettivo dell'organizzazione, dichiarandone l'idoneità ed il possesso dei requisiti necessari. La Cina ha dichiarato che ne avrebbe discusso con gli altri membri della SCO. Intanto, Musharraf è stato formalmente invitato al sesto summit della SCO che ha avuto luogo a Shanghai nel giugno 2006.

    La SCO ha incoraggiato anche l'India ad unirsi all'organizzazione, affermando che se decidesse di partecipare verrebbe considerata come una richiesta formale di adesione. Viene ritenuto che la Russia sosterrà l'adesione del Pakistan solo nel caso che anche quella dell'India venga accettata. Considerate le dispute tra le due nazioni, lo scenario può essere paragonato all'entrata contemporanea di Grecia e Turchia nella NATO. Fino ad ora l'India non ha presentato alcuna richiesta ufficiale di adesione, ma avrebbe fatto trapelare ufficiosamente il proprio interesse.

    Anche la Bielorussia ha presentato la richiesta di ammissione in qualità di osservatore e pare le sia stato, a questo riguardo, promesso sostegno da parte del Kazakistan. In ogni caso il Ministro della Difesa russo, Sergei Ivanov, avrebbe espresso dei dubbi sulla probabilità dell'accoglienza della richiesta della Bielorussia, in quanto si tratterebbe di un paese puramente europeo.


    Le relazioni internazionali [modifica]
    Sebbene nella dichiarazione che è alla base della costituzione della SCO si legga che "non è un'alleanza intesa contro altri stati e regioni ed aderisce al principio di apertura", gran parte degli osservatori credono che uno degli scopi fondanti dell'organizzazione sia stato quello di agire da contrappeso nei confronti degli Stati Uniti e, in particolare, di evitare conflitti che darebbero spazio ad interventi USA in aree vicine alla Russia o alla Cina. Molti osservatori credono, inoltre, che l'organizzazione sia stata creata come risposta alla minaccia rappresentata dai sistemi di difesa missilistica in mano agli Stati Uniti, dopo l'inversione di corso attuata da questi ultimi in materia di armamenti nucleari, con conseguente promozione della "Difesa missilistica nazionale" (National Missile Defense).

    La capacità del gruppo di agire con metodo e coordinamento è stata limitata dagli interessi contrapposti di Russia e Cina. All'indomani degli attacchi dell'11 settembre 2001, la SCO non è stata capace di sviluppare una politica coordinata contro il terrorismo e non è riuscita a confrontarsi in modo unitario con gli Stati Uniti. Gli USA, dal canto loro, sono stati invece capaci di accrescere in modo consistente la propria influenza, offrendo aiuti e riuscendo a convincere gran parte degli stati membri dell'Asia Centrale a concedere il loro territorio per l'installazione di basi militari USA.

    Le guerre in Afghanistan ed Iraq hanno favorito l'espansione della presenza militare statunitensi nella regione in Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. Dal summit della SCO di Astana (Kazakistan) del luglio 2005, venne la sollecitazione a stabilire una tabella di marcia per il ritiro delle truppe USA dai territori degli stati membri. Poche settimane dopo, l'Uzbekistan chiese agli USA di lasciare la base aerea K-2. A questo summit hanno partecipato per la prima volta con lo status di osservatori anche India, Iran e Pakistan.

    Nel 2006, l'Iran è in attesa di essere elevato al rango di membro a pieno titolo della SCO e verrà, probabilmente, incluso in operazioni congiunte sia di tipo militare che economico, dopo 20 anni di isolamento. La Bielorussia, che ha fatto richiesta di entrare a far parte dell'organizzazione come osservatore, è un'altra nazione che ha sperimentato l'isolamento internazionale da parte dell'occidente, a motivo della pratica di metodi antidemocratici.

    L'agenzia di stampa cinese Xinhua, ha annunciato, il 15 aprile 2006, che l'Iran è stato invitato ad unirsi alla Shanghai Cooperation Organization.


    Note [modifica]




    Collegamenti esterni [modifica]
    Sito ufficiale della SCO
    Paginedidifesa link.1
    Paginedidifesa link.2
    Asia news
    Tuttocina
    AKI Crisis Today
    Fels, Enrico (2009), Assessing Eurasia's Powerhouse. An Inquiry into the Nature of the Shanghai Cooperation Organisation, Winkler Verlag: Bochum. ISBN 978-3-89911-107-1
    Russia e Cina: la grande sfida all’imperialismo del 21º secolo
    AKI CRISES TODAY - reportages Aki
    RadioRadicale.it - Puntata della trasmissione di geopolitca dedicata ad un incontro dello Sco nel giugno 2009
    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_di_Shanghai_per_la_Cooperazione"

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    per la prima infarinatura c'è la voce SCO su Wikipedia (è fatta abbastanza bene, molto oggettiva).
    Questo è il link del sito ufficiale (pare davvero ricco di notizie e molto utile per capire gli sviluppi delle relazioni in ambito eurasiatista). Dopo posto qualcosa:

    Welcome to SCO Website....

  7. #27
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    Dal sito ufficiale dell'Organizzazione di Shangai per la Cooperazione (SCO):

    15-16 June 2009 the Russian President Dmitry Medvedev chaired the ninth meeting of the SCO Heads of State Council in Yekaterinburg. The documents adopted at the summit include Yekaterinburg Declaration and Joint Communiqué.

    The SCO Secretary-General Bolat Nurgaliev presented a report on the activity of the Organisation following the previous HSC meeting in Dushanbe.





    Yekaterinburg Declaration of the Heads of the Member States of

    the Shanghai Cooperation Organisation



    In accordance with the outcome of the Heads of State Council meeting held on 15 and 16 June 2009 in Yekaterinburg the heads of the member states of the Shanghai Cooperation Organisation state the following:

    1. Serious changes are taking place in the contemporary international environment. Aspiration to peace and sustainable development, promotion of equal cooperation became the spirit of the times. The tendency towards true multipolarity is irreversible. There is a growing significance of the regional aspect in settling global problems.

    The SCO member states, reaffirming their commitment to common development on the basis of the principles and provisions of the Charter of the Shanghai Cooperation Organisation and the Treaty on Long-Term Good-Neighbourly Relations, Friendship and Cooperation among the SCO Member States, consider as a priority task maintaining constructive dialogue and deepening close interaction and partnership to jointly seek effective ways of resolving global and regional problems with the use of the growing potential and international prestige of the SCO.

    2. The SCO member states believe that international cooperation is a basic and efficient instrument for countering new challenges and threats, coping with the global financial crisis, ensuring energy and food security and settling such a pressing issue as climate change.

    3. The current situation in the global economic and financial sector points to the need to increase cooperation of the international community in the field of controlling and managing international finances, making joint efforts to prevent the growth and spread of financial crisis risks, maintaining economic stability.

    The member states of the Organisation together with the international community intend to make efforts for the formation of a more just, equal, all-embracing and well-regulated international financial regime which takes into account a true balance of interests of all its participants and gives all States equal access to the advantages of globalisation.

    To that end interaction and sharing of information must be strengthened as regards the international financial sector and the issues of tackling the consequences of the global financial crisis in the SCO region.

    4. In current circumstances the SCO member states underline the growing significance of bolstering trade, economic and investment cooperation in the framework of the Organisation, including involving the potential of the observer states and dialogue partners.

    The parties noted the need to speed up the implementation of major projects which are designed to ensure the expansion of transport communication capabilities of the region and access to world markets, development of social infrastructure, formation of modern international centres for logistics, trade and tourism, construction of new factories, introduction of innovative and energy-saving technologies, including renewable sources of energy.

    The implementation of these projects, arrangement of international transport corridors, modernisation of railways and motorways will create preconditions for strengthening the potential of the region as a transcontinental bridge and giving a new impulse to the development of economic links between Europe and Asia.

    5. The SCO member states, noting the key significance of energy sector for successful economic development and creation of favourable preconditions for improving the living standards of their citizens, express determination to further advance mutually beneficial cooperation in this field on the basis of equality with the aim of ensuring effective, reliable and environmentally safe energy supplies.

    6. The Shanghai Cooperation Organisation proceeds from the need to further cement the legal foundations of international relations determined by generally accepted principles and norms of the international law and international obligations of States.

    Strengthening the central and coordinating role of the United Nations Organisation in world affairs, enhancing the effectiveness of its mechanisms with the aim of adequately responding to modern challenges, changing political and economic reality remains an urgent task. The reform of the UN Security Council must gain as much wider consensus of members of the international community.

    The SCO member states intend to strengthen coordination on the issues of reforming the UN and its Security Council.

    7. The SCO member states stress the significance of the issue of ensuring international information security as one of the key elements of the common system of international security.

    8. The SCO member states, reaffirming their commitment to a dialogue of civilisations, values of peace, tolerance, mutual respect and consent in international and interdenominational relations, irrespective of ethnic origin, religious and other beliefs, oppose drawing parallels between the fight against international terrorism and confrontation against any particular religion.

    9. Maintenance of international peace is possible only in conditions of equal security for all States. The security of some states must not be achieved to the detriment of the security of others.

    Settlement of international and regional conflicts must be conducted by political diplomatic means on the basis of the principles of equality and mutual respect, non-interference in internal affairs of sovereign states.

    The attempts to achieve unilateral advantages in defence field are counterproductive as they undermine the strategic balance and stability in the world, do not benefit confidence building, reduction of arms and disarmament.

    10. The SCO member states note that proliferation of nuclear weapons poses a serious threat to international peace and security.

    The Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons (NNPT) is the basic element of the international regime on the prevention of proliferation of nuclear weapons. Threats of proliferation of nuclear weapons can and must be eliminated on the basis of the NNPT provided that its parties unconditionally fulfill their obligations. The SCO member states reaffirm their strong support for the NNPT, welcome the multilateral efforts on its reinforcement, and are determined to move towards raising the effectiveness of the Treaty on the basis of the unity of its three key components: non-proliferation, disarmament, peaceful use of nuclear energy.

    The SCO member states reiterate their intention to assist further implementation of the Russia – U.S. initiative on fighting against acts of nuclear terrorism, and also welcome the coming into effect on 21 March 2009 of the Treaty on Establishing a Nuclear Free Zone in Central Asia.

    11. The SCO member states welcome the start of Russo-American negotiations on drafting a Treaty on the Reduction of Offensive Strategic Arms.

    12. The SCO member states stand up for resuming the process of negotiations on the denuclearisation of the Korean peninsula. They call to show restraint and continue the search for mutually acceptable solutions on the basis of the previously reached agreements.

    13. The SCO member states express grave concern over the complicated situation in Afghanistan related to illicit drug trafficking, terrorism and transnational organised crime which pose a threat to the whole international community.

    In this regard the parties acknowledged the need to increase interaction with the SCO observer states, Afghanistan and other states concerned, as well as with regional and international organisations, first and foremost, the UN and its specialised institutions.

    The SCO member states in close interaction with other states and international organisations concerned intend to establish anti-narcotic and financial security belts in the region.

    14. The SCO member states welcome the end of an internal military conflict in Sri Lanka, and express hope for establishing a firm peace, strengthening security and stability in the country on the basis of ensuring its state sovereignty and territorial integrity, guaranteeing the rights of all ethnic and religious groups.

    15. The SCO member states consider as a priority task enhancing the effectiveness of interaction in the field of a timely joint response to natural and manmade emergency events, implementing a set of measures aimed to diminish their impact on society and economy.

    16. The SCO member states attach special importance to strengthening cooperation in the field of effective counteraction against the threat of dangerous infections and other infectious diseases. To that end the parties acknowledged the need to mobilise available resources and launch joint work on preventing the spread of epidemic diseases.

    17. The SCO member countries state that the Organisation has become an essential element of the fledgling system of security and cooperation in the Asia Pacific region.

    Noting with satisfaction the growing interest of the international community in establishing ties with the SCO, they welcome the joining of the Republic of Belarus and the Democratic Socialist Republic of Sri Lanka to cooperation in the SCO framework as dialogue partners.

    The SCO member states stand ready to expand practical interaction with the United Nations Organisation, Commonwealth of Independent States, Association of South-East Asian Nations, Eurasian Economic Community, Collective Security Treaty Organisation, Economic Cooperation Organisation, United Nations Economic and Social Commission for Asia and the Pacific, other international and regional organisations, and to create on this basis a wide partnership network.

    The SCO member states are open to dialogue aimed to bring States closer together and facilitate the building of a more just world order, to cement global stability and economic development.








    Joint Communiqué of Meeting of the Council of the Heads of

    the Member States of the Shanghai Cooperation Organisation



    A regular meeting of the Council of Heads of Member States of the Shanghai Cooperation Organisation (SCO CHS) took place on 15 and 16 June 2009 in Yekaterinburg. President of the Republic of Kazakhstan N.A.Nazarbaev, Chairman of the People’s Republic of China Hu Jintao, President of the Kyrgyz Republic K.S.Bakiev, President of the Russian Federation D.A.Medvedev, President of the Republic of Tajikistan E.Rakhmon, President of the Republic of Uzbekistan I.A.Karimov were in attendance.

    President of the Russian Federation D.A.Medvedev chaired the meeting.

    Secretary-General of the SCO B.K.Nurgaliev and Director of the Executive Committee of the SCO Regional Counter-Terrorism Structure (RCTS) M.U.Subanov participated in the meeting.

    Heads of delegations from the SCO observer states – Prime Minister of the Republic of India M.Singh, President of the Islamic Republic of Iran M.Ahmadinejad, First Vice Premier of the Government of Mongolia N.Altankhuyag, President of the Islamic Republic of Pakistan A.Zardari, as well as guests of the host state – President of the Islamic Republic of Afghanistan H.Karzai, United Nations Under-Secretary-General for Political Affairs L.Pascoe were in attendance and delivered statements. Chairman of the Executive Committee – Executive Secretary of the Commonwealth of Independent States S.N.Lebedev, Secretary-General of the Eurasian Economic Community T.A.Mansurov, Secretary-General of the Collective Security Treaty Organisation N.N.Bordyuzha were also in attendance.

    For the first time the format of the summit, besides a restricted-attendance meeting of the heads of the SCO member states and a plenary session with the participation of the heads of all delegations, included a separate narrow-format meeting with the participation of the heads of the member states of the Organisation and leaders of the observer states.

    Exchange of opinions took place on the issues of international and regional situation. Common approaches of the Organisation members to building a more just and rational system of interstate relations in conditions of the crisis of the traditional structures of ensuring security and financial stability are reflected in Yekaterinburg Declaration signed by the heads of the SCO member states. The Declaration also outlines priority areas of joint activity in the framework of the Organisation.

    The heads of state signed the SCO Counter-Terrorism Convention which cements the legal base for counter-terrorism interaction in the SCO framework and its potential, cooperation in this field was taken to a new level.

    The approval of the SCO Regulations on Political Diplomatic Measures and Mechanisms of Response to Events Jeopardising Regional Peace, Security and Stability will help further enhance a mechanism of consultations, agree positions and interaction in international affairs.

    Plenipotentiary representatives of the member states of the Organisation signed the Agreement among the Governments of the SCO Member States on Cooperation in the Field of Ensuring International Information Security and the Agreement on Training of Officers for Counter-Terrorism Agencies of the SCO Member States.

    During the meeting in an open and friendly atmosphere main achievements of the activity of the Organisation in the period following 2008 Dushanbe summit were considered, immediate and long-term areas of joint work on the development of multifaceted cooperation were determined.

    It was stated with satisfaction that since the previous meeting targeted steps had been taken to enhance and streamline the SCO activity, strengthen the international prestige of the Organisation.

    The heads of state approved the report of the SCO Secretary-General on the work of the Organisation in the past year and the report of the RCTS Council on the work of the Regional Counter-Terrorism Structure in 2008.



    * * *



    The heads of state underlined that in conditions of the global financial crisis ensuring security and maintaining stability in the SCO region was assuming paramount significance.

    The parties noted the outcome of the Special Conference on Afghanistan under the SCO auspices (Moscow, 27 March 2009) dedicated to the issues of joint struggle against terrorism, illicit drug trafficking and organised crime.

    The parties approved the results of the 7th meeting of defence ministers (Moscow, 29 April 2009), 1st meeting of ministers of internal affairs and public security (Yekaterinburg, 18 May 2009) and the 4th meeting of secretaries of security councils (Moscow, 20 May 2009) of the member states of the Organisation.

    A task was set to raise the level of coordination of cooperation of the SCO member states in fighting against terrorism and other threats in the field of security. The RCTS is to play a central role in this field.

    Proceeding from the outcome of the command staff joint counter-terrorism exercise of the SCO member states “Norak-Anti-Terror-2009” held 17-19 April 2009 in the Republic of Tajikistan, the parties acknowledged the expediency of continuing the practice of regular staging of joint counter-terrorism drills.

    Taking into account the exchange of opinions at the meeting of heads of counternarcotics agencies of the SCO member states (Moscow, 19 May 2009) an instruction was given to submit to the next meeting of the SCO CHS agreed proposals concerning mechanisms of counternarcotics cooperation in the framework of the Organisation.

    The parties noted the importance of implementing the Plan of activities on interaction in providing assistance in emergency events in the SCO framework for 2009-2010 which was approved at the 4th meeting of heads of departments of the SCO member states responsible for prevention and elimination of emergency events (5 June 2009, Aktau, the Republic of Kazakhstan).



    * * *



    The heads of state noted with satisfaction the active participation of the SCO observer states in activities of mutual interest in the SCO framework.

    A decision was taken to grant the status of SCO dialogue partner to the Democratic Socialist Republic of Sri Lanka and the Republic of Belarus.

    The Special Expert Group was instructed to continue its work on the draft document on the order of admitting new members to the SCO.



    * * *



    The parties stated that the economic component in the SCO activity was showing significant dynamics, the legal base and organisational structure of trade and economic cooperation were being improved, the updated Action Plan on implementation of the Programme of Multilateral Trade and Economic Cooperation of the SCO Member States approved by the Heads of Government Council (Astana, 30 October 2008) was being gradually carried out.

    The parties acknowledged the expediency of taking effective measures aimed to minimise the consequences of the global financial crisis and encourage a closer regional trade, economic and investment cooperation in the SCO region.

    The SCO Business Council and Interbank Consortium are designed to play an increasing role in this field and advised to proceed from the need of more active transition from the mainly bilateral cooperation to the implementation of multilateral projects.

    The parties noted the importance of developing links in the social and cultural fields in the SCO framework that assists the strengthening of friendship and mutual understanding among peoples.



    * * *



    The heads of state highly appreciated the chairmanship of the Russian Federation at the SCO and expressed gratitude to the Russian side for its hospitality during Yekaterinburg summit.

    The next meeting of the SCO Heads of State Council will be held in 2010 in Tashkent. According to the SCO Charter the duties of a state holding chairmanship of the Organisation in the coming period are to be taken over by the Republic of Uzbekistan.





    Speech of the SCO Secretary-General Bolat Nurgaliev at the Meeting of the SCO Heads of State Council



    Esteemed Heads of State!

    Esteemed Heads of Delegations!

    Esteemed Participants of the Meeting!

    In accordance with the Secretariat Regulations a report of the Secretary-General on the activity of the Organisation following the 8th HSC Meeting in Dushanbe is being submitted to the Heads of State Council.

    In the past year under the intensive chairmanship of Russia main efforts were concentrated on fulfilling the tasks set by the heads of state.

    Consolidation of positions on responding to common challenges was a defining tendency in cooperation among the six states. Strengthening of the SCO's role as a positive factor in international and regional politics and a mechanism of creating an auspicious external environment for ensuring security, stability and economic growth in our states is an indisputable fact as was noted in the statements of the esteemed heads of state.

    Jointly with other coordinating structures the SCO permanent bodies conducted their work in accordance with the Action Plan on implementing the main agreements reached during Dushanbe Meeting of the Heads of State Council and the Heads of Government Meeting in Astana in October 2008, as well as in accordance with the decisions of the Foreign Ministers Council and the Council of the Regional Counter-Terrorism Structure.

    The member states' ministries of foreign affairs and other departments, the Secretariat and the RCTS Executive Committee made joint efforts to draw up the summit documents. Special attention was paid to the Declaration which contains an agreed assessment of the pressing issues of the international and regional situation and the priorities of developing multifaceted cooperation in the SCO framework.

    In the past year the SCO held meetings of the following decision-making bodies: external economy ministers, the Council of the Regional Counter-Terrorism Structure, ministers of education and culture, prosecutors general, defence ministers, the Foreign Ministers Council, ministers of internal affairs and public security, heads of counternarcotics agencies, secretaries of security councils, ministers of emergency situations.

    These high-level meetings paid priority attention to overseeing the process of fulfilling the decisions of the heads of state and the heads of government, as well as the preparatory work for Yekaterinburg summit.

    The Regulations on Political Diplomatic Measures and Mechanisms of Response to Events Jeopardising Peace, Security and Stability in the Region which has been drafted since 2007 is being submitted to the heads of state for their approval after having been discussed at the meetings of the foreign ministers and secretaries of security councils.

    In accordance with the Action Plan on Ensuring International Information Security the Intergovernmental Agreement on Cooperation in the Field of IIS was prepared that is due to be signed today.

    According to the Dushanbe summit decision on considering in the framework of a special expert group a whole set of issues concerning the expansion of the Organisation, detailed drafting of regulations on the order of admitting new members to the SCO is underway.

    Counternarcotics interaction was increased. The heads of counternarcotics agencies agreed to set up a three-level interaction mechanism on fighting against drug trafficking.

    The RCTS Council prepared a report to be approved by the heads of state on the Structure activity in 2008 which sums up the measures on coordinating efforts lying within its competence on the basis of the Programme of Cooperation on Fighting against Terrorism, Separatism and Extremism for 2007-2009. The Council was responsible for finalising the SCO Counter-Terrorism Convention, the Agreement on Training of Officers for Counter-Terrorism Agencies and the Programme of Cooperation for 2010-2012.

    Comprehensive maintenance of security and stability in the SCO region depends on gradual economic development, particularly in conditions of the need of managing crisis events in the world economy.

    20 specialised bodies in charge of implementing economic, social and cultural projects carried out their work on a regular basis. Concrete issues of developing interaction were discussed during the meetings of senior officials from external economy departments, ministries of agriculture, transport and customs services.

    Revision of the Action Plan on Fulfillment of the Programme of Multilateral Trade and Economic Cooperation was completed. After its approval by the heads of government the renewed version of the Action Plan was promptly circulated among executive structures of the SCO member states, as well as the Business Council and Interbank Consortium.

    The Business Council conducted work on attracting investment and implementing projects in the field of healthcare, education, insurance activity on national and regional markets.

    The Interbank Consortium approved the Regulations on Interaction with Authorised Banking Financial Institutions of the Observer States. Upon the recommendation of the IBC governing body I am referring to the heads of the observer states' delegations with a request to draw the attention of the relevant structures to these Regulations.

    "The SCO - a space for economic interaction and counteraction against the global crisis" conference jointly organised by the Business Council and IBC on the sidelines of the Petersburg International Economic Forum assisted the formulation of common approaches.

    Cooperation in the social and cultural areas generated fruitful results. For example, the ministers of culture adopted the Declaration on the role of youth in preserving and augmenting the cultural traditions and heritage of the peoples of the SCO member states. It is viewed as an important future-oriented document that will set the stage for practical actions.

    The SCO has been intensively developing partnership ties with UN-led institutions, as well as with the Commonwealth of Independent States, Eurasian Economic Community, Collective Security Treaty Organisation and other associations.

    Esteemed Heads of State!

    I would like to express sincere gratitude for the positive assessment of my contribution as Secretary-General and the contribution of Myrzakan Subanov as Director of the RCTS Executive Committee. The group of diplomats and experts from various departments conducting their work in the SCO framework consider as a matter of high honour their involvement in the noble cause of bringing our states closer together that created a truly exemplary model of interaction.

    Thank you for your attention.

  8. #28
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    Predefinito Rif: Riferimento: Focus India

    Il premier dell'India chiede di por termine all'opposizione al patto nucleare con gli Stati Uniti
    :::: 16 Giugno 2008 :::: 5:24 T.U. :::: Informazione :::: AFP - Nuova Delhi
    Il premier dell'India chiede di por termine all'opposizione al patto nucleare con gli Stati Uniti

    Nuova Delhi (AFP) 11 giugno 2008



    Manmohan Singh, il primo ministro indiano, mercoledì, ha fatto un nuovo appello agli alleati di sinistra del governo e dell’opposizione, per far cadere le obiezioni ad un pericoloso patto per l’energia nucleare con Washington. Singh, che sta sostenendo l'affare, avrebbe il permesso a che l'India compri la tecnologia e le centrali elettriche senza firmare patti globali di non proliferazione, ha detto che aveva promesso che sarebbe stato finalizzato presto, segnalava l'agenzia Press Trust of India.

    L'appello di mercoledì, è visto come un ultimo sforzo di Singh per ottenere l'accordo prima che il Presidente degli Stati Uniti, George W Bush, un sostenitore leale del patto, lasci l'ufficio alla fine dell'anno e prima che l'India affronti le elezioni nazionali nel maggio 2009, al più tardi.

    "La nostra politica interna ci ha impedito di andare avanti. Ancora, continuerò a sperare di poter realizzare dei progressi nei prossimi mesi", avrebbe detto Singh, citato dall’agenzia.

    Il patto, che deve essere ratificato dal congresso degli Stati Uniti, prima dello elezioni presidenziali di novembre, porrà fine all'esclusione dell’India, lunga tre decadi, dal commercio nucleare globale, ha detto Singh. "Quest’accordo, se si attua, se vede la luce del giorno, aprirà nuove possibilità alla cooperazione, non solo con gli Stati Uniti, ma anche con altre potenze nucleari come la Russia e la Francia", ha detto.

    Il patto, adottato nel 2006, non è riuscito a ottenere il supporto dei comunisti ed i nazionalisti indù all’opposizione, che dicono comprometterà il programma militare di Nuova Delhi e lo allea più strettamente con Washington. Singh, che dice che l'accordo aiuterà l'India ad soddisfare il proprio fabbisogno energetico, necessario per alimentare la sia economia in crescita rapida, mercoledì ha provato ancora ad acquietare tali timori. "L’accordo protegge l'interesse nazionale dell’India, protegge la sua capacità di usare l'energia nucleare, protegge i suoi interessi strategici ed allo stesso tempo dà nuove possibilità per la cooperazione civile", ha detto Singh.

    Oltre all’assenso dal congresso degli Stati Uniti, il patto ha bisogno dell'approvazione dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), per porre i reattori nucleari civili dell’India, sotto le misure di sicurezza delle NU. L'India, inoltre, richiede via libero dal gruppo delle 45 nazioni fornitrici nucleari (NSG), che regola il commercio nucleare civile globale, presso di cui può cominciare a comprare i reattori nucleari ed il combustibile.

    I senatori chiave degli Stati Uniti, ed i funzionari superiori, stanno aumentando la pressione su Nuova Delhi per accelerare questi punti, al più tardi ai primi di luglio, in modo che il patto possa ottenere l'approvazione definitiva dal congresso degli Stati Uniti, dove attualmente ha un supporto bipartitico.


    Traduzione di Alessandro Lattanzio.
    Alessandro Lattanzio, redattore di Eurasia. Rivista di studi geopolitici, esperto di questioni militari e autore di:

    Terrorismo sintetico


    anima i seguenti siti di analisied informazione:
    Aurora - Index
    Aurora - Index
    Aurora - Index

  9. #29
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    Predefinito Rif: Riferimento: Focus India

    Interessante analisi da un sito dedicato alla nazione indiana.


    Sulla questione Afghanistan Obama sceglie il Pakistan, mentre l’India rimpiange Bush
    Scritto da Amici di Indika in Amici di Indika, Cina, India
    Tratto da Arabnews (traduzione dell’originale dell’Asian Times)

    26 Febbraio 2009. Forse non sapremo mai cosa ha spinto il portavoce dell’Indian National Congress (INC), il

    Immagine storica di Gandhi e Nehru, considerati i padri dell
    partito di governo indiano, a suggerire che il Bharat Ratna – il “Gioiello dell’India” – venga conferito a George W. Bush. L’India ha conferito la sua più alta onorificenza civile solo a due stranieri, uno dei quali fu Nelson Mandela. Sembra che il politico dell’INC si sia lasciato trasportare da un’ondata di nostalgia, di fronte ad un pubblico selezionato dell’elite di Delhi – quella stessa elite che si dedicò alla “remunerativa” missione della “partnership strategica” fra India e Stati Uniti nell’era Bush. Ironicamente, mentre egli parlava venerdì scorso, una delegazione stava lasciando gli Stati Uniti alla volta dell’India per rendere omaggio al Mahatma Gandhi, il grande apostolo della nonviolenza che ispirò Martin Luher King, il quale a sua volta rimane una costante fonte di ispirazione per il presidente americano Barack Obama. Questi due eventi fra loro non correlati hanno messo in evidenza il dilemma che i politici indiani si trovano di fronte, mentre l’era Obama comincia il suo corso.
    In effetti, è una straordinaria presa di posizione il fatto che la prima delegazione americana a visitare l’India, dopo l’insediamento di Barack Obama, sia una delegazione “gandhiana”. Obama sta forse “demilitarizzando” la cooperazione strategica India-USA? La cooperazione militare fu al centro del rapporto fra Stati Uniti e India negli ultimi otto anni. Negli ultimi anni, l’India ha compiuto più di 50 esercitazioni militari insieme agli Stati Uniti.

    Un appuntamento mancato

    Una coltre di malinconia è scesa sull’elite di Nuova Delhi. Vi è una diffusa nostalgia per George W. Bush. I

    Obama e la Clinton
    responsabili dell’amministrazione Bush sostenevano che gli Stati Uniti considerano l’India come la principale potenza dell’Asia meridionale, e come un attore chiave del continente asiatico che sarebbe potuto emergere come un possibile contrappeso della Cina a livello militare. Ci si attendeva che gli Stati Uniti avrebbero districato l’India dal pantano dei suoi vicini sud-asiatici esercitando forti pressioni sul Pakistan.

    Grazie al costante incoraggiamento dell’amministrazione Bush, l’elite indiana cominciò a riporre fiducia nelle possibilità che il loro paese emergesse come un protagonista della scena mondiale. Essa cominciò a lavorare “spalla a spalla” con gli Stati Uniti, proprio come esortavano a fare i responsabili americani. Ora, gli strateghi indiani si ritrovano in una posizione imbarazzante – vestiti di tutto punto, per un appuntamento mancato.

    Tre fattori hanno scosso la fiducia indiana. Primo, gli strateghi indiani hanno seriamente sottostimato l’impasse militare che si stava sviluppando nella guerra in Afghanistan, e la conseguente acuta dipendenza degli Stati Uniti dalla collaborazione pakistana. Ciò può apparire sorprendente, ma la conoscenza degli affari afghani rimane scandalosamente insufficiente fra gli analisti indiani.

    Secondo, gli esperti indiani hanno sottovalutato la gravità della crisi finanziaria globale scoppiata lo scorso anno. Essi non hanno compreso che la crisi avrebbe fondamentalmente cambiato l’ordine mondiale. Perfino gli esperti indiani più scaltri avevano riposto una fede “commovente” nel progetto del “Nuovo Secolo Americano”.

    Terzo, l’establishment indiano non è riuscito a cogliere ciò che Obama intendeva quando parlava di “cambiamento”. Lo scetticismo indiano sulla capacità di Obama di cambiare le politiche americane è ancora abbastanza diffuso. L’establishment indiano aveva concluso che, alla fine, Obama avrebbe dovuto operare all’interno del “sistema”, messo con le spalle al muro dall’establishment politico e di sicurezza dell’America. Gli indiani non hanno capito che la stessa capacità americana di sostenere il suo predominio globale si stava indebolendo e necessitava di radicali cambiamenti nelle politiche di Obama.

    Da questo punto di vista la visita nella regione, la scorsa settimana, del nuovo rappresentante americano per l’Afghanistan e il Pakistan, Richard Holbrooke, ha rappresentato una cartina di tornasole. Essa ha messo in evidenza che l’appoggio di Islamabad alla strategia militare americana in Afghanistan è divenuto determinante. La guerra è giunta a una fase cruciale, e salvarne le sorti appare sempre più difficile.

    Soprattutto, vista la complessiva fragilità della situazione politica in Pakistan, si è raggiunto uno stadio oltre il quale gli Stati Uniti non possono esercitare ulteriori pressioni nei confronti di Islamabad. Perciò, con un cambiamento di approccio, gli Stati Uniti non avranno altra scelta che quella di lavorare con il Pakistan. Nella prossima fase, via via che Holbrooke aprirà la strada verso un compromesso afghano, il bisogno della collaborazione pakistana crescerà ulteriormente.

    Nel frattempo, la rivelazione che i droni (aerei senza pilota (N.d.T.) ) americani decollano da basi pakistane sottolinea quanto Washington e Islamabad abbiano lavorato fianco e fianco. L’accettazione passiva con cui gli Stati Uniti hanno accolto il rilascio di Abdul Qadeer Khan (scienziato pakistano considerato il fondatore del programma nucleare di Islamabad, accusato di essere coinvolto in un traffico internazionale di tecnologia nucleare (N.d.T.) ) ha messo in evidenza l’ampia tolleranza nei confronti del Pakistan. Gli strateghi indiani, che avevano immaginato che Nuova Delhi fosse il partner preferito di Washington nell’Asia Meridionale sono rimasti sbigottiti. Chiaramente, l’India non è neanche lontanamente un alleato apprezzabile quanto il Pakistan per gli Stati Uniti in questo momento.

    In prospettiva, la decisione di Obama (mercoledì scorso) di approvare l’invio di rinforzi americani in Afghanistan rappresenta un momento di svolta. Egli ha posto la sua presidenza in prima linea. Da questa settimana in avanti, la guerra di Obama è cominciata. Tale guerra potrebbe benissimo distruggere la sua presidenza. O egli avrà successo, o rimarrà impantanato nel conflitto. Tuttavia, la nuova strategia americana è ancora in via di definizione. Delhi prende nota che questo processo di definizione si trova ad una svolta così cruciale che il comandante dell’esercito pakistano, il generale Parvez Kayani, è stato invitato a Washington per consultazioni.

    Il messaggio è chiaro: Washington non è nello stato d’animo di inimicarsi il suo partner pakistano, e si attende che Delhi tenga sotto controllo le tensioni nei suoi rapporti con Islamabad.

    Corteggiare lo yuan

    Hu Jintao
    Ma vi è un altro aspetto, nella nuova politica estera di Obama, che preoccupa ancor di più l’India. La politica cinese di Obama rende obsoleto il calcolo strategico dell’India, costruito attorno alla strategia di contenimento degli USA. Appena due o tre anni fa, l’amministrazione Bush incoraggiò l’India a riporre la propria fiducia in un’alleanza quadripartita di democrazie “asiatiche” – gli Stati Uniti, il Giappone, l’Australia e l’India – che si sarebbe sforzata di stabilire le regole del comportamento cinese nella regione.
    Secondo alcune fonti, i responsabili del Dipartimento di Stato avevano inizialmente proposto che l’India fosse inclusa nell’itinerario dell’attuale primo tour ufficiale della Clinton all’estero, ma quest’ultima ha cancellato la tappa indiana. Per come stanno le cose, sembra che Clinton facesse sul serio quando lo scorso anno scrisse nel suo articolo sulla rivista “Foreign Affairs” che “il nostro [degli USA] rapporto con la Cina sarà il più importante rapporto bilaterale del mondo in questo secolo”.

    In un importante discorso presso la Asia Society di New York, venerdì scorso prima di imbarcarsi per il suo tour asiatico, Clinton disse: “Noi crediamo che gli Stati Uniti e la Cina possano trarre beneficio e contribuire reciprocamente ai successi di entrambi. E’ nostro interesse lavorare con maggiore impegno per creare un’area di interesse comune e di opportunità condivise”. Poi si è detta favorevole ad un “dialogo complessivo” e ad una “agenda più ampia” con la Cina.

    Le ragioni sono comprensibili. Gli Stati Uniti hanno bisogno di nuove opportunità di esportare in Cina, e dovrebbero persuadere Pechino ad accettare un tasso di cambio realistico fra dollaro e yuan, oltre a convincere la Cina a continuare ad investire i suoi soldi in America. Ma ciò che si sta profilando è una cosa straordinaria, mentre sta iniziando un nuovo capitolo nel rapporto di reciproca dipendenza dei due paesi, nel quale entrambi diventeranno partner di pari grado nella crisi. Ciò era semplicemente impensabile.

    Potrebbe affermarsi, nell’amministrazione americana, una visione secondo la quale l’Asia è sufficientemente grande per gli Stati Uniti e la Cina, e può essere un continente dal quale entrambi i paesi potranno trarre benefici, oltre che contribuire al bene comune.

    Tuttavia, è proprio a questo punto che sorge un serio problema per l’India. Dal punto di vista indiano, l’Asia meridionale e l’Oceano Indiano non sono “abbastanza grandi” per l’India e per la Cina.

    Il drago cinese accerchia il pavone indiano

    Il presidente cinese Hu Jintao ha suscitato preoccupazione in India, con il suo arrivo a Port Louis, nelle isole Mauritius, martedì scorso durante la fase finale della sua ultima “odissea” in Africa. Hu Jintao ha disinvoltamente elargito un generoso pacchetto di aiuti del valore di 1 miliardo di dollari alle Mauritius, che l’India tradizionalmente considera parte della sua “sfera d’influenza” nell’Oceano Indiano. Senza dubbio si è trattato di un gesto audace da parte di Pechino nei confronti di un paese in cui la maggioranza dei suoi 1,3 milioni di abitanti è di origine indiana – in un momento in cui anche la Cina deve far fronte alla crisi economica.

    Evidentemente, Pechino considera le Mauritius come un’ulteriore piattaforma fra la Cina e l’Africa, dalla quale i suoi imprenditori potrebbero agire in maniera ottimale. Ma il presidente cinese in questo modo è riuscito a convincere gli analisti indiani della realtà della politica di “accerchiamento” della Cina nei confronti dell’India. Un importante quotidiano indiano di destra ha commentato che la visita di Hu Jintao era “tutto fuorché ordinaria…Essa sottolinea l’inesorabile spinta di Pechino per assicurarsi una presenza navale permanente nell’Oceano Indiano occidentale…Ciò, ovviamente, avverrebbe a spese della marina indiana, che per tutti questi decenni è stata il principale partner di sicurezza delle Mauritius”.

    E’ precisamente questo orgoglio indiano che viene toccato dal cambiamento emerso nelle nuove priorità dell’amministrazione Obama nell’Estremo Oriente e nell’Asia sud-occidentale. Un difficile periodo di assestamento attende i politici indiani. L’India ha bisogno di buone relazioni con gli Stati Uniti. In ogni caso, il rapporto fra India e Stati Uniti è su una traiettoria di crescita irreversibile. Vi è un consenso “bipartisan”, in entrambi i paesi, secondo cui questo rapporto rientra negli interessi vitali di entrambi. Ma le attuali priorità strategiche degli Stati Uniti nella regione e le aspettative dell’India stanno divergendo. Dato il ruolo cruciale che il Pakistan ricopre nella strategia americana, l’amministrazione Obama sarà costretta a correggere la “disposizione” dell’amministrazione Bush nei confronti dell’India.

    Il Kashmir chiama

    Nuova Delhi ha reagito bruscamente quando sono filtrate voci sulla possibilità che il mandato di Holbrooke includesse il problema del Kashmir. Obama ha dato retta alla suscettibilità indiana. Ma a un prezzo. Ciò obbliga l’India a tenere a freno la sua eccessiva propensione degli anni passati a cercare l’intervento americano per tenere sotto controllo le tensioni fra India e Pakistan.

    In sostanza, Nuova Delhi dovrà porre molta più attenzione al suo rapporto bilaterale con il Pakistan. E certamente il Pakistan si attenderà dall’India una maggiore flessibilità. A torto o a ragione, il Pakistan ritiene che l’India si sia avvantaggiata in maniera unilaterale dai quattro anni di relativa calma nel loro rapporto, senza concedere nulla in cambio.

    In una sensazionale intervista rilasciata a Karan Thapar, una personalità di punta della televisione indiana, l’ex ministro degli esteri pakistano Khurshid Mahmoud Kasuri ha confermato ciò che molti a Nuova Delhi sospettavano, e cioè che attraverso canali diplomatici riservati Islamabad e Nuova Delhi avevano raggiunto un’ampia intesa su controverse questioni di confine, come le regioni di Sir Creek, Siachen e del Kashmir, già due anni fa.

    Ci si attendeva che il primo ministro indiano si sarebbe recato in Pakistan per concludere alcuni di questi accordi, ma sembra che la controparte indiana abbia cominciato ad avere paura, ed è per “pura sfortuna”, come ha affermato Kasuri, che il momento favorevole è svanito.

    Per citare Kasuri, “se il primo ministro indiano fosse venuto quando noi lo aspettavamo, attualmente avremmo firmato l’accordo e ciò avrebbe creato la giusta atmosfera per la risoluzione di altre dispute, in particolare la questione del Jammu e del Kashmir. Avevamo bisogno della giusta atmosfera”.

    In altre parole, vi è sempre il pericolo latente che ad un certo punto Holbrooke faccia “irruzione” nel problema del Kashmir, nel corso dei tentativi americani di affrontare le questioni centrali della sicurezza regionale. L’amministrazione Bush era stata costantemente informata da Nuova Delhi sui suoi colloqui riservati con Islamabad a proposito del Kashmir. Sottrarsi agli impegni con il Pakistan diventa problematico a questo stadio.

    Allo stesso tempo, il governo indiano non ha fato nulla fin qui per sensibilizzare l’opinione pubblica interna sul fatto che colloqui così delicati, che riguardano un governo congiunto indo-pakistano della regione del Kashmir, hanno raggiunto una fase avanzata.

    Dunque, per così dire, con l’arrivo di Holbrooke nella regione la scorsa settimana, è scattato il conto alla rovescia sulla questione del Kashmir. Il Pakistan insisterà in maniera crescente perché Obama spinga l’India a fare passi avanti verso una soluzione del problema del Kashmir nell’interesse complessivo della pace e della stabilità regionale.

    E Nuova Delhi resterà vigile e attenta. La visita di Holbrooke a Nuova Delhi, lunedì scorso, è stata fatta passare sotto silenzio. I mezzi di informazione indiani davano grande risalto ad ogni invito ufficiale di medio livello dell’amministrazione Bush, ma su Holbrooke è stato imposto il silenzio, come se quest’ultimo fosse messo al bando. E non c’è da meravigliarsi; in molti, all’interno dell’elite di Nuova Delhi, probabilmente hanno nostalgia per la tranquillità e la prevedibilità dell’era Bush.

    M. K. Bhadrakumar ha servito come diplomatico presso l’Indian Foreign Service per più di 29 anni; è stato ambasciatore in Uzbekistan (1995-98) ed in Turchia (1998-2001)




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    Predefinito Rif: Riferimento: Focus India

    L’India punta sull’energia solare. Entro il 2020 saranno in funzione impianti per 20 gigawatt
    Scritto da Emanuele Confortin in Emanuele Confortin, India
    New Delhi, 29 luglio 2009. L’India si prepara alla ‘rivoluzione ecologica’ pianificando forti investimenti nelle energie rinnovabili. Nel mirino del governo Singh figura in particolare il fotovoltaico, e stando alle prime dichiarazioni ufficiali, riportate dai principali media indiani (fonte Reuters), entro il 2020 saranno attivati impianti solari per totali 20 gigawatt di potenza, pari ad 1/8 degli attuali presidi di produzione di energia elettrica presenti sul territorio. Il progetto rientra in un preciso disegno promosso in campagna elettorale dallo stesso premier Singh, per ridurre in modo più che sensibile le emissioni di co2 ed allinearsi alle nuove direttive internazionali per contrastare il riscaldamento terrestre. La “National Solar Mission”, così come è stata definita, prevede lo stanziamento di 19 miliardi di dollari nei prossimi 30 anni, e la costituzione di un organo di vigilanza, che renderà obbligatorio per ciascuno stato dell’Unione la copertura di una parte del proprio fabbisogno elettrico attingendo dall’energia solare. Entro settembre saranno svelati ulteriori dettagli sul progetto, ma è già sicura l’introduzione di speciali incentivi per la produzione e installazione di sistemi fotovoltaici (l’equivalente del Conto Energia in Italia), così come bonus e riduzioni del carico fiscale per la ricerca in ambito solare.

    La prima delle tre fasi prevede la realizzazione di 1-1,5 gigawatt entro il 2012, periodo durante il quale sarà favorita la produzione nazionale di moduli fotovoltaici, e la riduzione dei costi. La nuova opportunità offerta dal mercato indiano non ha tardato a attirare le grandi società nazionali, con Tata BP Solar – joint venture tra Tata Power e BP plc solar -, BP solar e Bharat Heavy Electrical Ltd, società statale, e la Lanco Infratech. Notevoli anche gli investimenti esteri, in particolare in Cina, dove da marzo è triplicato l’acquisto di quote societarie di importanti brand come Suntech Power Holding e Trina Solar.

    Secondo le aspettative di New Delhi, grazie alla “National Solar Mission” l’India dovrebbe ridurre l’emissione di diossido di carbonio di 42 milioni di tonnellate, garantendo l’accesso all’energia solare per 3 milioni di famiglie entro il 2012. Un passo importante, soprattutto per una nazione in cui il 56% della popolazione non ha un accesso regolare all’energia elettrica. Altrettanto importante, il fatto che nel giro di pochi anni, sarà reso obbligatorio l’approvvigionamento elettrico da fonti rinnovabili per ospedali, hotel ed edifici governativi, favorendo la diffusione di una nuova ‘cultura del solare’ nei villaggi.

    Sebbene entro 11 anni il sole darà la bellezza di 20 gigawatt all’India (attualmente nel mondo sono in funzione impianti fotovoltaici per 14 gigawat), il fabbisogno nazionale di elettricità resta legato al carbone. Non a caso, la metà oscura del piano energentico indiano prevede anche l’incremento delle centrali a carbone, con 78,7 gigawatt di nuovi impianti in funzione entro il 2012, 15,1 dei quali già commissionati. Per quanto impressionante, la capacità produttiva di energia elettrica in India impallidisce se confrontata ai 792,5 gigawatt della Cina, ben 5 volte superiore a quella dell’Elefante indiano, anche come emissioni.



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