



Beh, su questo ti do ragione.
Peccato tu lo stia dicendo ad uno che per questo motivo viene tacciato di "qualunquismo" (nella stragrande maggioranza dei casi da chi non sa un beato cazzo di chi fosse Giannini: al limite se glielo nomini pensano all'attore, ma fa lo stesso)...
Sono anni che considero cacca certa politica, ma a quanto pare c'è sempre chi la spaccia per Nutella.
Oltre ai polli che la mangiano pure, ahimè..
Non rispondo a mitomani, onanisti e depensanti...a questi ci dovrebbe pensare l'ASL.




da affaritaliani.libero.it
Sallusti, sentenza confermata/ La Cassazione condanna definitivamente il direttore del Giornale a 14 mesi di reclusione
Mercoledì, 26 settembre 2012 - 1400
Condanna definitiva a 14 mesi di reclusione per il direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Lo ha deciso la quinta sezione penale della Cassazione.
Per il giornalista, dunque, si aprono ora le porte del carcere: la Suprema Corte ha rigettato il suo ricorso, condannandolo anche a pagare le spese processuali e a rifondere quelle sostenute dalla parte civile in questa fase di giudizio, per complessivi 4.500 euro. I supremi giudici hanno invece disposto un nuovo processo davanti alla Corte d'Appello di Milano per il cronista Andrea Monticone.
Dopo avere appreso la notizia della condanna, Alessandro sallusti ha convocato in riunione straordinaria i capiredattori del Giornale, al terzo piano dell'edificio che ospita il quotidiano. Sallusti ha comunicato ai suoi collaboratori che presentera' le proprie dimissioni all'editore, aggiungendo che si tratta di una sentenza politica e che e' intenzionato ad andare in carcere, dal momento che non chiedera' l'applicazione di misure alternative; "Mi rifiuto di essere rieducato da qualcuno, credo che l'affidamento deve avvenire per qualcuno che spaccia droga magari anche per qualche politico che ruba".
La sentenza sara' esecutiva tra trenta giorni. Nel frattempo, l'esecuzione viene sospesa. Questo perche', spiega il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, al direttore del Giornale non e' stata contestata la recidiva.
La Cassazione: "Su Libero pubblicata una notizia falsa"
Al centro del processo gli articoli, ritenuti diffamatori nei confronti del giudice tutelare di Torino Giuseppe Cocilovo, pubblicati sul quotidiano Libero nel 2007 e riguardanti il caso di un aborto di una ragazza tredicenne. L'accusa per Sallusti era quella di diffamazione aggravata in relazione ad un corsivo, firmato con lo pseudonimo 'Dreyfus'.
I giudici della quinta sezione penale di piazza Cavour, presieduti da Aldo Grassi, hanno dunque confermato la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Milano nei confronti di Sallusti il 17 giugno 2011: 14 mesi di reclusione, senza condizionale. In primo grado il direttore del Giornale era stato invece condannato a 5mila euro di multa. Il collegio della Suprema Corte non ha evidentemente condiviso le conclusioni esposte oggi, nella sua requisitoria, dal pg Gioacchino Izzo: quest'ultimo, infatti, pur ritenendo Sallusti responsabile del reato contestatogli, aveva sollecitato un nuovo processo d'appello per valutare la concessione delle attenuanti generiche. Questo avrebbe portato a uno sconto di pena per il giornalista e anche, probabilmente, ad evitargli il carcere.
Per il reato di diffamazione a mezzo stampa - i cui riferimenti normativi sono l'articolo 595 del codice penale e l'articolo 13 della legge sulla stampa - e' prevista la "pena della reclusione da uno a sei anni, oltre alla multa", sottolinea la Corte di Cassazione. E la notizia pubblicata dal quotidiano Libero nel febbraio del 2007 era "falsa", aggiunge la Suprema Corte in una nota diramata dopo la lettura del dispositivo su Sallusti. In attesa del deposito delle motivazioni, che avverra' nelle prossime settimane, piazza Cavour ritiene "opportuno precisare aspetti della questione" sulla base di quanto emerso dalle sentenze di merito. La giovane di cui si parlava nell'articolo "non era stata affatto costretta ad abortire - scrive la Cassazione - risalendo cio' ad una sua autonoma decisione, e l'intervento del giudice si era reso necessario solo perche', presente il consenso della mamma, mancava il consenso del padre della ragazza, la quale non aveva buoni rapporti con il genitore e non aveva inteso comunicare a quest'ultimo la decisione presa".
Inoltre, la "non corrispondenza al vero" della notizia, che era stata pubblicata il giorno prima dal quotidiano La Stampa, continua la Corte, "era gia' stata accertata e dichiarata lo stesso giorno 17 febbraio 2007 (il giorno prima della pubblicazione degli articoli incriminati sul quotidiano Libero da quattro dispacci dell'agenzia Ansa e da quanto trasmesso dal tg regionale e dal radio giornale, tant'e' che il 18 febbraio 2007, tutti i principali quotidiani tranne Libero ricostruivano la vicenda nei suoi esatti termini)". Dalle sentenze di merito, poi, continua la Cassazione, emerge la "non identificabilita' dello pseudonimo 'Dreyfus' e, quindi, la diretta riferibilita' del medesimo al direttore del quotidiano" che era appunto Sallusti. L'articolo a firma Dreyfus era comparso in prima pagina con il titolo "il dramma di una tredicenne. Il giudice ordina l'aborto", il 18 febbraio 2007. Il cronista Andrea Monticone aveva invece firmato l'articolo "Costretta ad abortire da genitori e Giudice". Entrambi gli articoli erano stati ritenuti dai giudici del merito diffamatori nei confronti del giudice tutelare Giuseppe Cocilovo.
La fidanzata Daniela Santanché: "Ora la rivoluzione"
“Sono sgomenta. Questo è un Paese ridicolo, che protegge i ladri, i delinquenti, chi ruba, chi ammazza e invece mette in galera un persona per una opinione. Oltretutto neppure sua, ma di un suo giornalista”. Daniela Santanché, pasionaria del Pdl e compagna di Sallusti, commenta ad Affaritaliani.it la sentenza della Cassazione che condanna il direttore del Giornale. “Questo è lo schifo di questo Paese. Con questo la magistratura ha toccato il suo fondo. Mi auguro che gli italiani questa volta non stiano chiusi nelle loro case, ma scendano in piazza e capiscano la magistratura che potere è. Se non si fa una rivoluzione questa volta non si farà mai più”. Ma la Santanché non vuole stare con le mani in mano: “Sicuramente faremo qualcosa. Ora sto partendo per andare a Milano dal direttore e poi ci pensiamo. Il mio stato d’animo, anche visto il rapporto di vita con il direttore, è di schifo”.
Il Pd: "Sospendere la sentenza"
Nonostante Sallusti fosse un direttore di un giornale apertamente schierato a destra, dal mondo politico si solleva un coro bipartisan per chiedere che la sentenza sia sospesa. “Il pronunciamento della Cassazione contro Sallusti fa obiettivamente impressione”, dichiara ad Affaritaliani.it Matteo Orfini, responsabile Cultura e Informazione della Segreteria nazionale del Pd. “Spero si intervenga su questo caso. Le sentenze si devono rispettare, ma evidentemente c’è un problema legislativo se per una cosa del genere un giornalista rischia di andare in carcere. Bisogna intervenire. Spero ci sia un appello bipartisan, la cosa è onestamente eccessiva”.
Le reazioni
"Gli errori si pagano ed e' giusto che anche i giornalisti paghino per i loro errori. Ma e' orribile che un giornalista venga condannato al carcere a causa di un articolo". E' il commento di Michele Santoro all'Agi. Il giornalista aggiunge che "le leggi non le fa la magistratura, le fa il Parlamento e dunque anche di questo orrore (e sottolinea il termine 'orrore', ndr) e' responsabile una politica che ha sempre mostrato disprezzo nei confronti della liberta' d'espressione".
La sentenza e' "eccessiva nella pena comminata e quindi sbagliata", commenta Gad Lerner all'Agi, aggiunngendo che a suo parere l'istituto della responsabilita' oggettiva del direttore (la fattispecie dell'accusa mossa a Sallusti, cioe' l'omesso controllo, ndr) e' "molto discutibile e insensata" considerando che "e' materialmemnte impossibile per un direttore poter controllare ogni giorno, ogni momento quello che esce o viene detto o pubblicato dalla testata che dirige. E lo dico con esperienza, essendosi passato anch'io".
"E' una porcata", dice Enrico Mentana, direttore del Tg La7; "E' una porcata - rincara - che ci sia, nel 2012 una norma che prevede il carcere per il reato a mezzo stampa. Mi fanno ridere i politici, tutti, di destra e sinistra che fanno ora dichiarazioni di fuoco. Le leggi le fanno loro..."
Nonostante la lettura del Giornale lo metta sempre di cattivo umore, Pier Ferdinando Casini ha sollecitato una soluzione che eviti il carcere ad Alessandro Sallusti. "Bisogna trovare il modo di porre rimedio a una incongruenza forte, visibile e inaccettabile", ha spiegato il leader Udc ai cronisti alla Camera. Questo, ha aggiunto, "vale anche e soprattutto per quelli come me che ogni mattina alla lettura del Giornale hanno il mal di pancia. Se mi sveglio di buon umore, il Giornale me lo fa passare. Ma voglio continuare ad avere quel mal di pancia perche' e' democrazia".
"Prendo atto della decisione della Corte di Cassazione. Non conosco il merito della vicenda e ho troppo rispetto delle sentenze per poter fare commenti". Cosi' il ministro della Giustizia, Paola Severino; "In merito al profilo normativo - sottolinea la guardasigilli - confermo quanto oggi detto in Parlamento sulla necessita' di intervenire al piu' presto sulla disciplina della responsabilita' per diffamazione del direttore responsabile, omogeneizzandola agli standard europei che prevedono sanzioni pecuniarie e non detentive".
Una "sentenza aberrante, una dimostrazione di incivilta' giuridica che ricorda i regimi totalitari". Cosi' il Cdr del Giornale commenta a caldo la sentenza della Cassazione. "Per il reato di opinione non si va in carcere, queste cose succedono in Siria", prosegue il Cdr. Sallusti, viene riferito, ha comunicato ai giornalisti del quotidiano l'intenzione di rassegnare le dimissioni perche' "non puo' fare il giornale da uomo non libero".
"E' una sentenza sconvolgente, ci sentiamo tutti Sallusti..". E' il primo commento di Franco Siddi, segretario generale della Federazione nazionale della stampa, alla notizia che la Corte di Cassazione ha confermato la condanna definitiva di Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, a 14 mesi di reclusione.
La Fnsi ha indetto una riunione straordinaria: tra le varie ipotesi di mobilitazione e protesta allo studio c'e' anche lo sciopero, delle firme o tale da fermare l'informazione della carta stampata e radiotelevisiva per un giorno. Si parla anche di quotidiani in edicola listati a lutto, per rappresentare la gravita' delle conseguenze della decisione della Cassazione.
"Un'intimidazione a mezzo sentenza, un'intimidazione a tutti i giornalisti", commenta Enzo Iacopino, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti; "Le norme sosterranno pure la decisione, ma la conseguenza e' devastante per la liberta' di stampa. Ogni organo di informazione vivra' questa decisione come una intimidazione. E il costo maggiore lo pagheranno i cittadini che avranno una informazione ancora meno libera".
Per Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del PdL al Senato, "quando il prossimo rapporto internazionale sulla liberta' di stampa collochera' l'Italia al livello della Corea del Nord, voglio vedere se qualcuno avra'il coraggio di prendersela con il centrodestra".
A seguire il caso, oltre al presidente della Repubblica Napolitano, è anche il premier Mario Monti: "Ho seguito il problema direttamente, bisogna trovare un equilibrio tra i due beni della societa': la liberta' di stampa e la tutela della reputazione" delle persone, ha detto in un'intervista al Tg1 rilasciata prima della sentenza della Cassazione. Il premier non si riferisce soltanto al caso del giornalista che rischia il carcere, affronta il tema dal punto di vista legislativo. "Ci sono - dice - diverse soluzioni in diversi Paesi, e' natutale per noi italiani fare riferimento alle posizioni dell'Unione europea, il ministro della Giustizia Severino avra' occasione oggi alla Camera di illustrare la posizione del governo". "Verra' utilizzato - spiega il Professore - uno dei disegni di legge gia' presentati e arrivare a una formulazione ben chiara anche per quanto riguarda le pene che sia in linea con la Corte di Strasburgo e le legislazioni vigenti" in tutta Europa.
E il ministro Severino, nel question time alla Camera, ha proposto di accelerare la calendarizzazione di quei disegni di legge di iniziativa parlamentare, gia' all'esame delle Camere, che "in linea con la giurisprudenza della Corte europea di Strasburgo e con la maggior parte delle legislazioni europee in materia, prevedono la sola pena pecuniaria per il direttore responsabile e, piu' in generale, per la diffamazione".
«La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera con l'accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori»


Condanna confermata per il direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Ma, almeno per il momento, non corre l'imminente rischio della galera. La procura, attraverso un comunicato del capo Bruti Liberati, ha fatto sapere che l'esecuzione della pena è sospesa. La Corte di Cassazione ha infatti confermato la condanna della Corte d'Appello di Milano che gli ha affibbiato una pena detentiva a 14 mesi di reclusione (senza condizionale per il pericolo di reiterare il reato). Ma l'esecuzione della pena spetta comunque alla Procura, che non intende procedere all'immediata esecutività dal momento che non ci sono recidive o cumuli di pena.
Sallusti, Cassazione conferma il carcere La Procura sospende l'esecuzione della pena - Corriere.it
Ho trovato curioso questo passaggio.
Perché tra 14 mesi non può reiterarlo? O addirittura farlo dal carcere stesso? Cosa fanno? Gli daranno il 41 bis?
Comunque al momento la pena è sospesa, domani è un altro giorno.
La sentenza non la discuto, non sono io a doverlo fare, il problema sta a monte. La legge deve cambiare e ridurre la diffamazione a reato normato dal codice civile e non penale.
Per il resto lascio che i segaioli vadano di mano oggi, è la loro giornata, a me di Sallusti non interessa molto, ma un giorno toccherà a qualcun altro meno antipatico, allora ne riparleremo.
Spero che certo forumisti abbiano avuto dei fazzolettini a portata di mano quando hanno letto la notizia.


"La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile" (Corrado Alvaro)
È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi


su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)


Il direttore responsabile lo è, appunto, per convenzione: sono state messe (nell'altro 3d) più di una sentenza di Cassazione che definiscono questa fattispecie di responsabilità.
Se quel direttore, poi, si dimostra "irresponsabile" e non è capace di organizzare la redazione in funzione della linea editoriale che DEVE decidere lui, colpa sua.


allora visto che il direttore responsabile non è responsabile. Il NON-DIRETTORE RESPONSABILE, facciamo che non esiste più il direttore responsabile e chiunque si può aprire il suo bravo giornale.
Avere il non-direttore responsabile è un bel modo per tappare la bocca agli altri 60 milioni di italiani che invece non appartengono alla casta dei giornalisti.
Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
(brunik - 25/09/2011)


Cosa si pretenderebbe? Un'altra casta di impuniti? Quì la libertà di stampa c'entra quanto la libertà di diffamazione.hefico: :gluglu:
Dall'Alpe alle Piramidi
dal Manzanarre al Reno
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar