



Travaglio "Per distinguere l’errore in buona fede e la critica aspra dalla diffamazione dolosa non c’è che una strada" .
A dire il vero se l'imputato dimostra la sua buona fede già adesso viene assolto
Perciò, se il presupposto dell'esistenza del diritto di cronaca è il principio della verità, che ne legittima l'esercizio - come sancito dall'art. 2, comma 1 dell'art. 2 della legge professionale 3.2.1963 n. 69, che esige il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri di lealtà e di buonafede - ne consegue che il giornalista ha l'obbligo di controllare l'attendibilità della fonte informativa e di accertare la verità del fatto pubblicato; pertanto, se egli pubblica una vicenda non vera e lesiva della reputazione altrui - diritto anch'esso costituzionalmente protetto dagli artt. 2 e 3 della Costituzione - è responsabile del reato di diffamazione a mezzo stampa a meno che non provi l'esimente di cui all'art. 59, ultimo comma, cod. pen. e cioè la sua buonafede (cd. verità putativa del fatto), che non sussiste per la mera verosimiglianza dei fatti narrati, ma necessita che egli dimostri sia i fatti e le circostanze che hanno reso involontario l'errore, sia di aver controllato con ogni cura professionale - da rapportare alla gravità della notizia e all'urgenza di informare il pubblico - la fonte della notizia, assicurandosi della sua attendibilità, al fine di vincere ogni dubbio ed incertezza prospettabili in ordine alla verità dei fatti narrati.
Viceversa, l'affidamento riposto sulla fonte informativa non ufficiale è a suo rischio, perchè egli ha il dovere di non appagarsi di notizie rese pubbliche da altre fonti informative senza esplicare alcun controllo, altrimenti le diverse fonti propalatrici delle notizie, attribuendosi reciproca credibilità, finirebbero per rinvenire l'attendibilità in se stesse.
ISTITUTO FOR.G.E.: Esimente diritto di critica politica e diffamazione.
Ultima modifica di King Z.; 28-09-12 alle 11:59
Regressista amante della pucchiacca.


Ultima modifica di MrBojangles; 28-09-12 alle 11:58


Regressista amante della pucchiacca.


I'm not a robot without emotions, I'm not what you see
I've come to help you with your problems, so we can be free
I'm not a hero, I'm not a savior, forget what you know
I'm just a man whose circumstances went beyond his control
Beyond my control


Lo ha "corretto", magari proprio sull'onda montante delle intemerate neo-giacobine come le si leggono in questo 3d.
Resta fermo che la galera come pena va EVITATA accuratamente (come ipotesi) per tutti coloro che, anche solo a "uova rotte" (capita a TUTTI coloro che fanno giornalismo) POI si dimostrano in buona fede e CHIEDONO scusa; magari aggiungendo che il danneggiato DEBBA essere consenziente al ritiro della querela.
Mi sembra evidente (per chi legge e CAPISCE lo scritto di Travaglio) che tutto ciò NON si riferisca a coloro che giornalisti, ed in buona fede, DIMOSTRANO di non essere.
Ultima modifica di MrBojangles; 28-09-12 alle 12:21


IN GALERA.
I'm not a robot without emotions, I'm not what you see
I've come to help you with your problems, so we can be free
I'm not a hero, I'm not a savior, forget what you know
I'm just a man whose circumstances went beyond his control
Beyond my control


L' ipotesi detentiva nella giurisdizione attuale alla fine dei sàlmi non limita alcunchè ,visto quello che viene scritto da 20 anni
tanto più che chi si dimostra in buona fede (ed un giornalista deve gioco-forza avere un archivio delle sue fonti) in carcere
non ci finisce .
Mi sai citare qualche caso di giornalista in buona fede finito in carcre ?
Regressista amante della pucchiacca.


Vài! Insulto libero.Da ieri dimissioni effettive e rischia pure un’altra condanna
Sallusti, da ieri, non è pù il direttore del Giornale, lo sostuisce pro tempore Gian Galeazzo Biazzi Vergani. L’addio ai lettori è passato anche via twitter: “Consegnata lettera dimissioni da direttore. Attendo eventi. Mi sto battendo perchè chi invece mi insulta possa continuare a farlo in libertà”.
Ma ieri un’altra tegola giudiziaria ha colpito Sallusti. ll gup di Milano, Maria Grazia Domanico, lo ha rinviato a giudizio insieme alla giornalista Barbara Romano e al generale Antonio Pappalardo, entrambi accusati di diffamazione per un'intervista pubblicata su Libero il 3 luglio del 2007. Nell'intervista il generale avrebbe diffamato l'ex sostituto procuratore militare di Padova, Maurizio Block, oggi consigliere del Csm Militare. Prima udienza a Milano il 5 dicembre.
il F.Q. di oggi, ppgg 2
Inizio io: infame.

