La perdita di memoria
di Giovanni Maria Bellu
Proviamo a immaginare cosa accadrebbe in Germania se il cancelliere in carica fosse rappresentato come Hitler. O cosa accadrebbe in Spagna se Zapatero fosse raffigurato nei panni del caudillo Francisco Franco. O in Argentina, o in Cile, o in qualunque paese del mondo se il capo del governo democratico fosse raffigurato come il dittatore deposto.
Di certo il capo del governo non gradirebbe. Probabilmente protesterebbe con la direzione di quel giornale di opposizione. Farebbe notare che la libertà di critica è sacrosanta, ma chi ha la responsabilità di informare l’opinione pubblica non può superare, anche nelle provocazioni, il limite del buon gusto.
Abbiamo detto “giornale di opposizione”. Perché solo un foglio fortemente ostile al governo potrebbe rappresentarne il capo come un dittatore sconfitto dalla storia. Parliamo ancora della Germania, della Spagna, dell’Argentina, del Cile.
Ma “Libero” non è un giornale di opposizione. E’ un quotidiano di centrodestra che sostiene con passione la politica del governo in carica. Né ha, improvvisamente, cambiato linea politica. D’altra parte, Palazzo Chigi – che di solito reagisce prontamente agli attacchi a Berlusconi – non ha diffuso alcuna nota di protesta.
E allora dov’è la notizia? Domanderà qualcuno. Le idee del capo del governo italiano attorno al fascismo sono note. Si sa che ne parla con indulgenza. Tempo fa disse che Mussolini gli oppositori li mandava “in villeggiatura”, dove la “villeggiatura” era il confino politico. Inoltre si è sempre rifiutato di rispondere alla domanda: “Lei si considera antifascista?” E quando, durante un comizio a Napoli, la folla lo accolse al grido di “Duce, duce” rispose con un sorriso smagliante.
Insomma, non c’è alcun motivo per sorprendersi del silenzio di Palazzo Chigi. Dov’è la notizia, dunque? E’ proprio in questo: nell’assenza di sorpresa. L’odierna copertina di “Libero” dimostra che l’accettazione del fascismo è entrata ormai nel senso comune. Mussolini è, per una parte della popolazione, una figura tutto sommato positiva. Tanto che la si può utilizzare per rappresentare il capo del governo italiano. Siamo oltre il “revisionismo” storico, oltre il dibattito accademico. Siamo alla perdita di un pezzo fondamentale della nostra memoria. Siamo a una cosa che in altri tempi, quando apparteneva a piccole e cupe minoranze, veniva chiamata “neofascismo”.
http://www.unita.it/news/81918/la_perdita_di_memoria




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