GIOVEDI 5 OTTOBRE1944

La lotta armata nel Nord Italia si va facendo sempre più spietata e la guerra civile assume toni sempre più drammatici. A distanza di oltre quarantacinque anni gli odi ed i rancori non sono ancora del tutto sopiti. Il continuo e martellante rituale delle celebrazioni della resistenza ha ricordato attraverso convegni, pubblicazioni, tavole rotonde, alla radio alla televisione, nelle piazze e nelle sale pubbliche, quel tragico periodo in chiave esclusivamente propagandistica e attraverso un antifascismo becero e servizievole di un potere arrogante e ladrone.

I vinti non hanno ancora diritto alla parola. Un curioso episodio, proprio nel momento in cui la macchina della persuasione è in piena attività per le celebrazioni del quarantennale dell’inizio della “resistenza”, scopre le strumentalizzazioni con cui, in tutto questo tempo, molti episodi della lotta partigiana e molti efferati eccidi sono stati presentati all’opinione pubblica in una visione quantomeno deformante della realtà

In un paesino della Provincia di Vicenza, Pedescala, frazione del Comune di Valdastico, 260 parenti di 63 persone uccise dai tedeschi, rifiutano, con un gesto clamoroso, la medaglia d’argento al valor partigiano, concessa al loro paese.

Tale onorificenza viene concessa a quel piccolo centro per ricordare l’eccidio compiuto dai tedeschi, cinque giorni dopo la fine della guerra in Italia. Un gruppo di partigiani s’impadronì delle armi abbandonate nella piazza del paese dai tedeschi in ritirata e sparò sui soldati germanici che cercavano la fuga mentre sopraggiungevano gli eserciti angloamericani. Sette di questi soldati vennero uccisi. I tedeschi ritornarono a Pedescala e per rappresaglia uccisero 63 persone innocenti; i partigiani che avevano compiuto l’azione non si fecero nemmeno vedere.

Nella lettera che i 260 parenti delle vittime hanno inviato al Presidente della Repubblica ed al Ministero della Difesa, scrivono che “i veri partigiani non possono riconoscersi in quei pochi che, con il loro atto inconsulto, hanno provocato la tragedia”.

Inoltre ricordano che quei morti sono stati strumentalizzati per ottenere una medaglia che premia i responsabili, pur indiretti, dell’eccidio. Precisano inoltre che la locale sezione dell’Anpi (Associazione Nazionale partigiani) allo scopo di ottenere il riconoscimento “ha incluso i nostri morti nel numero dei propri caduti, risultando così combattenti partigiani anche il piccolo Claudio, 4 anni e la nonna Caterina 95 anni.”
Responsabilità. | Thule Italia